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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera C > San Caletrico di Chartres Condividi su Facebook

San Caletrico di Chartres Vescovo

Festa: 4 settembre

† Chartres, Francia, 4 settembre 567/573

Successore di san Leobino, Caletrico occupò giovanissimo il seggio di XVII vescovo di Chartres fra il 552 e il 567, anno in cui partecipò ai concili di Tours e di Parigi. Morì a trentotto anni, un 4 settembre, fra il 567 e il 573. Si conservano: un epitafio di 26 vv. dovuto a Venanzio Fortunato, che celebrava le sue doti di mente e di cuore; il suo sarcofago nella cripta della cattedrale (cappella di San Martino), interessante monumento artistico che reca la data della sua morte (4 settembre) e quella della traslazione delle reliquie (7 ottobre); e, infine, la sua immagine sulle vetrate della cattedrale. Il suo culto era vivo nel 1035; nel 1703 i fedeli si accalcavano ancora, in cerca di reliquie, intorno al suo sarcofago, ritrovato sotto l'altare della chiesa di S. Nicola.

Emblema: Abiti vescovili, mitra, pastorale, libro dei Vangeli.

Martirologio Romano: A Chartres in Neustria, ora in Francia, san Caletríco, vescovo.


Le notizie sulle origini di Caletrico sono scarsissime, come spesso accade per i personaggi del VI secolo. Non conosciamo né il luogo né la data di nascita, né la famiglia di provenienza. Ciò che emerge con chiarezza dalle fonti è che Caletrico salì sulla cattedra episcopale di Chartres in età molto giovane, circostanza che suggerisce una formazione culturale e spirituale di alto livello.
La sede di Chartres, antica Carnutes, era una delle diocesi più importanti della Gallia settentrionale, erede di una tradizione cristiana che affondava le radici nei primi secoli dell'evangelizzazione della regione. Caletrico succedette a san Leobino (Lubino), vescovo di grande prestigio, assumendo così la responsabilità di guidare una comunità cristiana consolidata ma che affrontava le sfide del nuovo contesto politico e sociale creato dall'insediamento dei Franchi.
L'episcopato di Caletrico viene collocato dagli studiosi approssimativamente fra il 552 e il 567. Questa datazione si basa sulla partecipazione documentata del vescovo ai concili del 567 e sulla notizia della sua morte prematura a trentotto anni. Se le fonti hanno tramandato l'età della morte, il fatto stesso che Venanzio Fortunato abbia composto per lui un epitaffio così esteso testimonia la stima di cui Caletrico godeva negli ambienti ecclesiastici del tempo.

Il ministero episcopale a Chartres
Il governo pastorale di Caletrico si svolse in un contesto storico complesso. La Gallia del VI secolo viveva una fase di transizione: le strutture romane erano in gran parte scomparse, mentre il regno dei Franchi si consolidava sotto la dinastia merovingia. In questo scenario, i vescovi assumevano un ruolo cruciale non solo spirituale ma anche civile, diventando spesso punti di riferimento per le popolazioni locali e interlocutori necessari per il potere politico.
Chartres, con la sua cattedrale e le sue istituzioni ecclesiastiche, rappresentava un centro di stabilità e cultura in un mondo in trasformazione. Caletrico dovette affrontare le sfide pastorali tipiche del suo tempo: mantenere la coesione della comunità cristiana, garantire l'assistenza ai poveri e ai bisognosi, preservare il patrimonio culturale e liturgico della Chiesa.
L'epitaffio composto da Venanzio Fortunato, che ci è pervenuto integralmente, costituisce la fonte più preziosa per conoscere la personalità di Caletrico. Venanzio Fortunato, poeta e futuro vescovo di Poitiers, fu uno degli intellettuali più prestigiosi della Gallia del VI secolo, autore di carmi, inni liturgici ed epitaffi per numerosi vescovi e personaggi illustri del tempo. Il fatto che abbia dedicato a Caletrico un componimento di ventisei versi, conservato nella raccolta DACL (III, colonne 1035-1036), indica che il vescovo di Chartres era considerato una figura di spicco nell'episcopato gallico.
Nei versi di Fortunato emergono le doti di mente e di cuore di Caletrico: la sua cultura, la pietà, la dedizione al ministero pastorale. Sebbene non possediamo altri dettagli specifici sulle sue opere o iniziative, l'elogio funebre di un poeta così raffinato suggerisce che Caletrico fu un vescovo colto e pastore sollecito, capace di guadagnarsi il rispetto e l'affetto della sua comunità.

La partecipazione ai concili del 567
Un momento importante dell'episcopato di Caletrico fu la partecipazione ai concili di Tours e Parigi nell'anno 567. Questi concili rappresentano eventi significativi nella vita della Chiesa gallica del VI secolo e testimoniano il ruolo attivo che Caletrico svolgeva nell'episcopato del regno franco.
Il concilio di Tours, convocato per ordine del re Cariberto, si tenne il 17 novembre 566 o 567 e vide la partecipazione di nove vescovi, fra cui Germano di Parigi. I concili di questo periodo affrontavano questioni disciplinari, liturgiche e organizzative, cercando di mantenere l'unità e la coesione della Chiesa in un contesto politico frammentato. La presenza di Caletrico a questo concilio lo colloca fra i vescovi più attivi e influenti della Gallia settentrionale.
Anche la partecipazione al concilio di Parigi, tenutosi nello stesso periodo, conferma il ruolo di rilievo di Caletrico nell'episcopato merovingio. I concili erano occasioni importanti per i vescovi per confrontarsi, prendere decisioni comuni e rafforzare i legami fra le diverse chiese locali. La giovane età di Caletrico al momento di questi eventi conciliari rende ancora più significativa la sua presenza, suggerendo che le sue qualità erano riconosciute a livello regionale.
Questi concili si inseriscono nel più ampio contesto della riorganizzazione ecclesiastica della Gallia del VI secolo, un processo che vide i vescovi assumere un ruolo sempre più centrale nella definizione della vita religiosa e civile del regno franco.

Gli ultimi anni e la morte
Caletrico morì a soli trentotto anni, un 4 settembre, in un anno compreso fra il 567 e il 573. La morte prematura interruppe un episcopato che, pur breve, era stato intenso e fruttuoso. Se accettiamo la datazione che colloca l'inizio del suo episcopato intorno al 552, Caletrico avrebbe governato la Chiesa di Chartres per circa quindici anni, morendo dunque intorno al 567-568, poco dopo la partecipazione ai concili.
La data del 4 settembre è attestata con certezza dal sarcofago conservato nella cripta della cattedrale di Chartres. Questo monumento funerario, di notevole interesse artistico e storico, costituisce una delle fonti più preziose per la conoscenza di Caletrico. Il sarcofago, collocato nella cappella di San Martino della cripta cattedrale, reca incise non solo la data della morte (4 settembre) ma anche quella della traslazione delle reliquie (7 ottobre), testimonianza della devozione che si sviluppò intorno alla figura del vescovo già nei secoli successivi.
La sepoltura nella cattedrale di Chartres, in un luogo così prestigioso come la cripta, indica il rispetto e la venerazione di cui Caletrico godette presso la sua comunità. La cappella di San Martino, dove fu collocato il sarcofago, era un luogo particolarmente significativo: san Martino di Tours era infatti uno dei santi più venerati nella Gallia del tempo, e la dedicazione a lui intitolata testimonia l'importanza del culto martiniense nella regione.

Il culto e le reliquie
Il culto di san Caletrico si sviluppò progressivamente dopo la sua morte, alimentato dalla memoria del suo ministero e dalla presenza del suo sarcofago nella cattedrale. Le fonti documentano che già nel 1035 il culto del santo vescovo era vivo e radicato nella comunità di Chartres.
Un episodio particolarmente significativo ci è tramandato per l'anno 1703: in quella data, i fedeli si accalcavano ancora intorno al sarcofago di Caletrico, ritrovato sotto l'altare della chiesa di San Nicola, in cerca di reliquie. Questo episodio testimonia la persistenza della devozione popolare per il santo vescovo a distanza di oltre undici secoli dalla sua morte.
Oltre al sarcofago, un'altra testimonianza del culto di Caletrico è costituita dalla sua immagine sulle vetrate della cattedrale di Chartres. Le celebri vetrate della cattedrale, capolavori dell'arte medievale, includevano infatti la rappresentazione del santo vescovo, segno della sua integrazione nel pantheon dei santi locali venerati a Chartres.
La memoria liturgica di san Caletrico è fissata al 4 settembre, data della sua morte (dies natalis). Il Martirologio Romano lo commemora con questa formula: "A Chartres in Neustria, ora in Francia, san Caletrico, vescovo". La semplicità della commemorazione martirologica è tipica dei santi dell'alto medioevo di cui si sono conservate poche notizie biografiche, ma la cui santità è attestata dalla tradizione ininterrotta della Chiesa locale.

Il sarcofago di Caletrico
Il sarcofago di san Caletrico rappresenta uno dei monumenti funerari più interessanti della cattedrale di Chartres. Conservato nella cripta, nella cappella di San Martino, questo manufatto costituisce una fonte epigrafica di primaria importanza. Le iscrizioni sul sarcofago riportano due date fondamentali: il 4 settembre, data della morte del vescovo, e il 7 ottobre, data della traslazione delle reliquie.
La traslazione delle reliquie, celebrata il 7 ottobre, fu un evento importante nella storia del culto di Caletrico. Le traslazioni erano cerimonie solenni che segnava momenti significativi nella vita del culto di un santo, spesso legate alla costruzione o riedificazione di chiese, o alla riscoperta di sepolture antiche. Nel caso di Caletrico, la traslazione potrebbe essere avvenuta in occasione di lavori nella cattedrale o per dare maggiore dignità e visibilità alla sepoltura del santo vescovo.

Venanzio Fortunato e l'epitaffio
L'epitaffio composto da Venanzio Fortunato per Caletrico merita un approfondimento particolare. Venanzio Fortunato (circa 530-609) fu uno dei principali poeti cristiani del VI secolo, autore di inni liturgici ancora oggi in uso, come il "Vexilla Regis" e il "Pange Lingua". La sua produzione include numerosi epitaffi per vescovi e personaggi illustri della Gallia del suo tempo.
Il fatto che Fortunato abbia dedicato a Caletrico un epitaffio di ventisei versi testimonia la stima di cui il vescovo di Chartres godeva. Venanzio Fortunato non componeva versi per chiunque: i suoi epitaffi erano riservati a personalità di primo piano dell'episcopato gallico. L'epitaffio, conservato nella raccolta documentaria DACL (III, colonne 1035-1036), celebrava le doti di mente e di cuore di Caletrico, offrendoci così, seppur in forma sintetica e letteraria, un ritratto morale del vescovo.

La cattedrale di Chartres
La cattedrale di Chartres, dove Caletrico esercitò il suo ministero e dove fu sepolto, è uno dei monumenti più celebri del patrimonio religioso francese. Sebbene l'edificio attuale sia in gran parte frutto della ricostruzione gotica avviata nel XII secolo sotto il vescovo Fulberto, la comunità cristiana di Chartres affonda le sue radici in epoca molto antica.
Al tempo di Caletrico, la cattedrale era certamente un edificio di epoca romana o alto-medievale, probabilmente più modesto rispetto al capolavoro gotico che conosciamo. La cripta, dove si trova il sarcofago di Caletrico, conserva tracce di queste fasi antiche e rappresenta uno degli elementi più suggestivi della cattedrale. La cappella di San Martino, dove è collocato il sarcofago, testimonia la continuità del culto nella stessa sede attraverso i secoli.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-19

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