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† Roma, prima del 593
E' commemorato nel Martirologio Romano il 6 settembre, ma non è questo
il suo dies natali, che rimane ignoto; quella data, infatti, fu scelta
per una confusione causata dalla commemorazione nel Geronimiano di un
Eleuterio vescovo, sepolto sulla via Salaria e identificato col nostro.
Anche l'anno della morte è ignoto, ma essa avvenne certamente prima del
593. L'unica fonte per le notizie su Eleuterio è san Gregorio Magno che
lo ricorda più volte nei suoi Dialogi esaltandone le virtù e
presentandolo come autore di alcuni racconti riportati nell'opera e di
miracoli da lui operati. Eleuterio era abate del monastero di san Marco
Evangelista posto fuori le mura di Spoleto e da lui stesso fondato nel
535; già vecchio si ritirò nel monastero di sant'Andrea ad Clivum Scauri
in Roma fondato da san Gregorio Magno ed ivi morì. Il suo corpo fu più
tardi trasferito a Spoleto. Uomo di grande semplicità e devozione,
assiduo nell'orazione, ebbe dal Signore il dono dei miracoli, uno dei
quali fu operato da lui in favore dello stesso san Gregorio. Venerato
già come santo nel secolo VIII, il suo nome però fu inserito molto tardi
nei martirologi.
Etimologia: Dal greco 'eleutheros', che significa 'libero' o 'liberatore'.
Emblema: Abito benedettino, bastone abbaziale, libro dei Vangeli.
Martirologio Romano: A Spoleto in Umbria, sant’Eleuterio, abate, di cui il papa san Gregorio Magno loda la semplicità e la compunzione del cuore.
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Le notizie sulle origini di Eleuterio sono scarsissime. Tutto ciò che possiamo affermare con una certa sicurezza è che visse nel VI secolo, in quel periodo cruciale della storia italiana segnato dalle guerre gotiche e dall'arrivo dei Longobardi. L'Umbria, e Spoleto in particolare, si trovavano in una posizione strategica e furono profondamente coinvolte nei tumultuosi eventi che portarono al crollo del regno ostrogoto e alla nascita del ducato longobardo di Spoleto. In questo contesto di instabilità politica e sociale, il monachesimo rappresentava un punto di riferimento stabile per le popolazioni locali. I monasteri non erano solo centri di preghiera, ma anche luoghi di assistenza ai poveri, di conservazione della cultura e di evangelizzazione delle campagne ancora legate a pratiche pagane.
La fondazione del monastero di San Marco Nel 535, Eleuterio fondò il monastero di San Marco Evangelista fuori le mura di Spoleto, in una zona che la tradizione locale identifica con l'area dove sorge ancora oggi la piccola chiesa di San Marco in pomeriis. La fondazione di un monastero in quel periodo richiedeva non solo risorse economiche, ma anche una solida organizzazione e una chiara visione spirituale. La scelta di collocare il monastero fuori dalle mura cittadine seguiva una prassi comune nel monachesimo delle origini: il distacco fisico dalla città permetteva ai monaci di vivere più intensamente la dimensione contemplativa, pur rimanendo a disposizione della popolazione per l'assistenza spirituale e materiale. Eleuterio strutturò la comunità secondo i principi della vita cenobitica, con la preghiera comune, il lavoro manuale e l'ospitalità. La data del 535 è particolarmente significativa: ci troviamo pochi anni prima dell'inizio della guerra gotica (535-553) che avrebbe devastato l'Italia. Eleuterio dimostrò quindi una notevole capacità profetica nel creare una struttura destinata a diventare un punto di riferimento per la popolazione nei decenni difficili che seguiranno.
Il ministero abbaziale Come abate, Eleuterio guidò la comunità monastica con saggezza e fermezza, ma soprattutto con quella semplicità di cuore che tanto colpì Gregorio Magno. La semplicità, nel linguaggio del grande papa, non indica ingenuità o ignoranza, ma purezza di intenzione, trasparenza di vita, adesione totale al Vangelo senza compromessi. La compunzione del cuore, altra virtù per cui Eleuterio fu lodato, era considerata dai Padri del deserto e dalla tradizione monastica come una delle grazie più elevate. Si trattava di quella capacità di piangere per i propri peccati e per quelli del mondo, di mantenere il cuore tenero e aperto alla misericordia divina, di vivere in costante tensione verso Dio. Gregorio Magno nei Dialoghi racconta che Eleuterio operò diversi miracoli, anche se non entra nei dettagli specifici come fa per altri santi. Sappiamo però che uno di questi miracoli riguardò lo stesso Gregorio, il che testimonia il rapporto personale che intercorreva tra l'abate spoletino e il futuro papa. Questo particolare è importante perché ci permette di capire che Eleuterio era conosciuto e stimato negli ambienti romani più elevati.
Il ritiro a Roma e la morte Giunto a tarda età, Eleuterio lasciò il monastero che aveva fondato e guidato per tanti anni e si ritirò nel monastero di Sant'Andrea al Celio a Roma, fondato da Gregorio Magno sulla proprietà della sua famiglia. Questo trasferimento non deve essere letto come un abbandono, ma piuttosto come il completamento naturale di un cammino spirituale. Il monastero del Celio era diventato, sotto la guida di Gregorio, un centro di eccellenza della vita monastica romana. Qui Gregorio aveva radunato alcuni dei migliori religiosi del tempo, creando una comunità che sarebbe diventata il vivaio da cui sarebbero usciti molti dei futuri vescovi e abati d'Italia. La presenza di Eleuterio in questa comunità rappresenta un riconoscimento della sua statura spirituale. Fu proprio al Celio che Eleuterio concluse la sua esistenza terrena. La data precisa della morte non ci è nota, ma sappiamo con certezza che avvenne prima del 593, anno in cui Gregorio Magno completò i Dialoghi. Considerando che Eleuterio era già anziano quando si trasferì a Roma e che aveva fondato il monastero nel 535, possiamo supporre che sia morto in età molto avanzata, probabilmente negli anni 580 o nei primissimi anni 590.
La traslazione delle reliquie e il culto Dopo la morte, il corpo di Eleuterio fu traslato da Roma a Spoleto, dove la devozione popolare lo accolse come un patrono celeste. La traslazione delle reliquie era una prassi comune nel Medioevo e rispondeva al desiderio delle comunità locali di conservare le spoglie dei propri santi. A Spoleto, il culto di Eleuterio si radicò profondamente, anche se la sua inserzione nei martirologi ufficiali avvenne piuttosto tardi. Già dall'VIII secolo comunque era venerato come santo, e la sua memoria veniva celebrata il 6 settembre. Questa data, come abbiamo visto, non corrisponde al vero anniversario della morte, ma fu scelta probabilmente per una confusione con un altro santo di nome Eleuterio. La chiesa di San Marco in pomeriis, sorta sul sito dell'antico monastero, divenne il centro del culto eleuteriano e conservò le sue reliquie. Ancora oggi questa piccola chiesa, situata in fondo a via delle Felici, rappresenta un legame tangibile con la figura dell'antico abate.
I miracoli e la testimonianza di Gregorio Magno Gregorio Magno dedica a Eleuterio il capitolo 33 del Libro III dei Dialoghi, collocandolo tra i grandi santi italiani del VI secolo. Il papa romano non elenca miracoli specifici come fa per altri, ma afferma chiaramente che Eleuterio era "favorito da Dio con il dono dei miracoli" e che uno di questi fu operato a beneficio dello stesso Gregorio. Questa reticenza nel descrivere i prodigi è significativa: Gregorio vuole mettere in risalto non tanto gli aspetti straordinari della santità di Eleuterio, quanto le virtù interiori, la semplicità e la compunzione. Per il grande papa, questi doni sono più importanti dei miracoli, perché rivelano un cuore completamente trasformato dalla grazia divina. La compunzione, in particolare, era considerata nella tradizione monastica come una delle grazie più elevate. Significava avere il cuore costantemente contrito, capace di piangere per i propri peccati e per quelli del mondo, mantenere un'umiltà profonda davanti a Dio. Eleuterio possedeva questa grazia in modo eminente, e questo lo rendeva un vero maestro di vita spirituale.
Il monastero di San Marco in pomeriis La chiesa di San Marco in pomeriis, che ancora oggi esiste a Spoleto, rappresenta l'erede diretta del monastero fondato da Eleuterio nel 535. Il termine "in pomeriis" indica la sua collocazione fuori dalle mura cittadine, nel pomerio, cioè quello spazio sacro che circondava le mura delle città antiche. L'edificio attuale, pur nelle sue modeste dimensioni, conserva tracce di diverse epoche costruttive. Già nel VI secolo esisteva una chiesetta dedicata a San Marco, e la tradizione locale attribuisce la fondazione proprio all'abate Eleuterio. La posizione, in fondo a via delle Felici, nel primo sobborgo fuori dalle mura, corrisponde perfettamente alla scelta monastica di distacco dalla città pur mantenendo la prossimità. Nel corso dei secoli, il monastero attraversò periodi di splendore e di decadenza. La comunità monastica probabilmente subì le conseguenze dell'invasione longobarda e delle guerre che devastarono l'Umbria nel VI e VII secolo. In epoca medievale, la chiesa fu più volte restaurata e modificata, ma mantenne sempre la dedicazione a San Marco e la memoria del fondatore Eleuterio.
La spiritualità eleuteriana La spiritualità di sant'Eleuterio, così come ci viene presentata da Gregorio Magno, si caratterizza per alcuni elementi fondamentali che la rendono esemplare per il monachesimo del suo tempo e per i cristiani di ogni epoca. La semplicità del cuore rappresenta il tratto distintivo della sua santità. Non si tratta di ingenuità o di ignoranza, ma di quella purezza di intenzione che permette di cercare Dio in tutte le cose, di vivere il Vangelo senza compromessi, di essere trasparenti e autentici nel rapporto con Dio e con i fratelli. In un'epoca di grandi controversie teologiche e politiche, Eleuterio rappresenta la semplicità di chi sa che l'essenziale è amare Dio e il prossimo. La compunzione del cuore è l'altra grande virtù che lo caratterizza. Nella tradizione monastica, la compunzione è la capacità di mantenere il cuore "contrito", cioè aperto alla misericordia di Dio, capace di piangere per i propri peccati e per quelli del mondo. È una grazia che purifica l'anima, che mantiene umili, che permette di accogliere la presenza di Dio. Eleuterio possedeva questa grazia in modo eminente, e questo lo rendeva un uomo di preghiera continua. L'assiduità nella preghiera è un altro elemento caratterizzante. Per un abate del VI secolo, la preghiera non era solo un dovere liturgico, ma il respiro stesso della vita. Eleuterio dedicava lunghe ore alla preghiera personale e comunitaria, e questa intimità con Dio era la fonte della sua capacità di guida spirituale.
Curiosità - Gregorio Magno racconta che Eleuterio operò un miracolo a suo favore personale, anche se non specifica di quale miracolo si trattasse. Questo dettaglio testimonia un rapporto diretto tra i due, probabilmente quando Gregorio visitava Spoleto o quando Eleuterio si trasferì a Roma. - La data della festa (6 settembre) fu scelta per errore, confondendo il nostro Eleuterio con un omonimo vescovo sepolto sulla via Salaria. Questo errore si consolidò nei martirologi e ancora oggi viene mantenuto. - Eleuterio visse in un periodo in cui Spoleto stava per diventare capitale di un importante ducato longobardo. Probabilmente conobbe i drammatici eventi della guerra gotica e dell'invasione longobarda del 568.
Autore: Enrico Quiri
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