Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: [email protected]


> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera C > San Cagnoaldo di Laon Condividi su Facebook

San Cagnoaldo di Laon Vescovo

Festa: 6 settembre

Champagne, Francia, circa 580-590 - Laon, Francia, 637-639 circa

E' una figura della Chiesa franca del VII secolo, quando il monachesimo irlandese portato da San Colombano stava trasformando profondamente la spiritualità e l'organizzazione ecclesiastica della Gallia. Nato da una delle più illustri famiglie aristocratiche della Champagne, Cagnoaldo abbracciò la vita monastica nel celebre monastero di Luxeuil, fondato da San Colombano, diventando uno dei discepoli più fedeli del grande missionario irlandese. La sua elezione alla cattedra episcopale di Laon, intorno al 626-627, segnò il passaggio dalla vita contemplativa del chiostro alle responsabilità pastorali di guida di una diocesi in un periodo storico complesso, caratterizzato dalle lotte tra i regni merovingi e dalla necessità di evangelizzare profondamente le popolazioni rurali. Fratello di San Faro, vescovo di Meaux, e di Santa Fara, fondatrice del monastero di Faremoutiers, Cagnoaldo appartiene a quella straordinaria generazione di santi che, usciti dalle file dell'aristocrazia franca, seppero coniugare la formazione monastica colombaniana con le esigenze del ministero episcopale, contribuendo in modo decisivo alla cristianizzazione della Francia e alla fusione tra cultura germanica e eredità gallo-romana. La sua memoria liturgica è celebrata il 6 settembre.

Etimologia: Dal germanico hagan (siepe, recinto) + wald (potere, comando), quindi 'potente nella difesa' o 'comandante del recinto sacro'.

Emblema: Abiti episcopali (mitra, pastorale), libro dei Vangeli, spesso raffigurato con i fratelli Faro e Fara.

Martirologio Romano: A Laon in Francia, san Cagnoaldo, vescovo, che fu discepolo di san Colombano e unico ministro nel suo eremo vicino a Bregenz.


Cagnoaldo nacque nella regione della Champagne, in una delle famiglie più potenti e prestigiose dell'aristocrazia franca del tardo VI secolo. Suo padre era Chagnerico (o Agnerico), alto funzionario di corte, mentre la madre si chiamava Aiga. La famiglia apparteneva a quell'élite gallo-franca che deteneva le leve del potere politico e amministrativo nel regno merovingio, mantenendo stretti legami con la corte reale.
Cagnoaldo ebbe numerosi fratelli, molti dei quali venerati come santi: Faro (Faron), che sarebbe diventato vescovo di Meaux; Fara (Fara), fondatrice del monastero di Faremoutiers; Walbert; e altre sorelle di cui si sono perse le tracce documentarie. Questa straordinaria concentrazione di santità in una sola famiglia non è casuale, ma riflette un fenomeno tipico del VII secolo: l'aristocrazia franca, profondamente cristianizzata, iniziava a vedere nei propri figli non solo futuri detentori di cariche politiche, ma anche guide spirituali della società.

La formazione a Luxeuil
Intorno ai primi anni del VII secolo, probabilmente ancora adolescente o poco più che ventenne, Cagnoaldo entrò nel monastero di Luxeuil, fondato da San Colombano intorno al 590 nelle montagne dei Vosgi. Luxeuil era diventato il centro propulsore del monachesimo colombaniano in Gallia, caratterizzato da una regola austera, da una intensa vita di preghiera e penitenza, e da un forte impegno missionario.
Sotto la guida di San Colombano, Cagnoaldo ricevette una formazione spirituale e intellettuale di altissimo livello. Il monachesimo irlandese portava con sé non solo un ideale ascetico rigoroso, ma anche una solida cultura biblica e patristica, oltre a una passione per lo studio delle Scritture e la pratica della penitenza. Cagnoaldo si distinse ben presto tra i discepoli di Colombano per la sua pietà, la sua intelligenza e la sua capacità di comando, qualità che lo resero uno dei collaboratori più fidati del maestro.
La Vita Columbani, scritta dal monaco Giona di Bobbio pochi decenni dopo i fatti, ci offre preziose testimonianze sulla personalità di Cagnoaldo. Egli appare come un monaco equilibrato, capace di coniugare il rigore ascetico con la prudenza e il senso pratico, qualità che si riveleranno preziose quando dovrà assumere responsabilità di governo nella Chiesa.

L'esperienza missionaria e il legame con la famiglia
Durante il periodo luxoviense, Cagnoaldo mantenne stretti contatti con la sua famiglia d'origine. Sua sorella Fara, seguendo il suo esempio e quello del fratello Faro, aveva fondato intorno al 620 il monastero doppio di Faremoutiers-en-Brie, che divenne rapidamente uno dei centri monastici femminili più importanti della Gallia. Cagnoaldo probabilmente contribuì con i suoi consigli e il suo sostegno alla fondazione e all'organizzazione di questo monastero, che seguiva la regola colombaniana.
Il fratello Faro, dopo essere stato funzionario di corte, aveva abbracciato la vita ecclesiastica e sarebbe diventato vescovo di Meaux intorno al 626. I tre fratelli - Cagnoaldo, Faro e Fara - rappresentano dunque un caso emblematico di come l'aristocrazia franca del VII secolo stesse orientando le proprie energie non solo verso il potere temporale, ma anche verso la costruzione di una società profondamente cristiana, attraverso il monachesimo e il ministero episcopale.

L'elezione a vescovo di Laon
Intorno al 626-627, Cagnoaldo fu eletto vescovo di Laon, importante sede episcopale nella regione della Piccardia. La scelta di affidare questa diocesi a un ex monaco di Luxeuil non fu casuale: rifletteva la volontà di rinnovare la Chiesa franca attraverso l'inserimento di vescovi formati secondo la spiritualità colombaniana, capaci di unire la contemplazione monastica all'impegno pastorale.
La diocesi di Laon si estendeva su un territorio vasto e in parte ancora poco evangelizzato. Cagnoaldo dovette affrontare le sfide tipiche dell'episcopato merovingio: organizzare la vita liturgica e sacramentale, formare un clero spesso impreparato, contrastare le sopravvivenze pagane nelle campagne, gestire i rapporti con i potenti locali e con la corte reale.
La sua formazione monastica si rivelò preziosa: Cagnoaldo introdusse nella sua diocesi gli ideali di preghiera, penitenza e studio che aveva appreso a Luxeuil. Probabilmente favorì la fondazione di monasteri e la riforma del clero secondo modelli più rigorosi. La sua vicinanza ai fratelli Faro e Fara gli permise inoltre di creare una rete di influenze spirituali che si estendeva su gran parte della Gallia settentrionale.

Gli ultimi anni e la morte
Cagnoaldo resse la diocesi di Laon per circa dieci anni, fino alla morte, avvenuta intorno al 637, anche se alcune fonti posticipano la data al 639. Non abbiamo notizie dettagliate degli ultimi anni del suo episcopato, ma possiamo immaginare che li dedicò al consolidamento dell'opera iniziata, alla formazione del clero e alla cura pastorale del suo popolo.
Morì in fama di santità, e la sua memoria fu subito venerata dai fedeli di Laon. La rapidità con cui si sviluppò il suo culto testimonia l'impressione profonda che la sua santità di vita e il suo ministero avevano lasciato nella comunità cristiana.

Il culto e le reliquie
Il culto di San Cagnoaldo si diffuse rapidamente nella diocesi di Laon e nelle regioni limitrofe. Il suo corpo fu inizialmente sepolto nella cattedrale di Laon, che divenne meta di pellegrinaggi. Nel corso dei secoli, le sue reliquie furono oggetto di particolare venerazione, soprattutto in occasione di calamità e pericoli per la città.
Purtroppo, come per molti santi francesi, le reliquie di Cagnoaldo furono disperse durante la Rivoluzione francese, quando il fervore anticlericale portò alla distruzione o alla dispersione di innumerevoli tesori sacri. Oggi restano solo frammenti o reliquie secondarie, conservate in alcune chiese della regione.

Iconografia
San Cagnoaldo viene raffigurato generalmente con gli attributi tipici dei vescovi: la mitra, il pastorale e il libro dei Vangeli. In alcune rappresentazioni più elaborate compare insieme ai fratelli San Faro e Santa Fara, a sottolineare il legame familiare e spirituale che li univa. L'arte medievale lo ha talvolta rappresentato mentre riceve la formazione monastica da San Colombano o mentre evangelizza le popolazioni della Piccardia.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Discende da un’illustre famiglia borgognona: suo padre, Cagnerico era un potente Signore, commensale di Teodoberto, Re d’Austrasia; sua madre, Laudegonda era donna profondamente saggia e cristiana. Il fratello, San Faro, dopo aver ricoperto ruoli importanti a corte ed essere stato sposato, si separò col consenso della moglie che prese il velo e divenne Vescovo di Meaux; anche la sorella, Burgundofara, è Santa e fu fondatrice del noto Monastero di Faremoutier. In un tale contesto di nobiltà e di santità lui stesso gustò sin da giovane del piacere delle cose sante e, giunto ad un’età idonea, fu inviato dal padre a Luxeuil per essere educato sotto la guida di S. Colombano. Qui crebbe nell’esercizio della virtù e nella scienza assieme a tanti giovani nobili. Tra questi eccellette, tanto da attirarsi una particolare amicizia di San Colombano che lo chiamava «giovane devoto a Dio» e volle, cosa non frequente nel mondo monastico, che diventasse Prete. Lo prese con sé come intimo collaboratore, associandolo alle sue missioni.
Si pone al 590 l’anno dell’ingresso di Cagnoald a Luxeuil, ossia sin dalla sua fondazione. Quando San Colombano fu esiliato da Teodorico II, Cagnoald lasciò la sua Sede e lo seguì, lavorando con lui nella regione del Lago di Costanza. Era l’anno 610 e a San Colombano fu proibito di condurre con sé altri monaci che non fossero irlandesi o bretoni; gli uomini del principe dovettero usare la violenza per imporre il rispetto dell’ordine, relegando i monaci franchi entro il Monastero, ove rimasero a lungo sinché  la proibizione fu tolta per intercessione di Sant’Agile, cugino di Cagnoald; è allora che il Santo poté ricongiungersi al suo maestro. Probabilmente lo raggiunse quando questi era ospite dal padre, Cagnerico; qui venne trattenuto un certo tempo, non volendo il Nobile privarsi di una simile presenza edificante e fu durante questo soggiorno che San Colombano impose il velo a Burgundofara, ancora bimba e la consacrò a Dio. Cagnoald seguì Colombano a Brégentz, condividendone le fatiche, imitandone le virtù a divenendo testimone dei prodigi che compiva. Mentre rimanevano eremiti su una montagna, per ordine di Colombano pose un limite alle scorribande che un orso faceva nella foresta, devastando i vegetali di cui i due si nutrivano: Cagnoald tracciò un solco con una verga e intimò alla bestia di non oltrepassarlo, cosa che l’animale fece.
Quando nel 612 il persecutore Teodorico combatté a Tolbiac col fratello, Teodoberto, Colombano ebbe in visione gli eventi; li comunicò a Cagnoald e questi in un impeto irriflessivo disse a Colombano di pregare perché Teodorico perdesse. Ma Colombano lo riprese, rammentandogli il dovere di pregare per i nemici e di lasciare al Giudice giusto il compito di decidere. Teodorico vinse e Colombano dovette fuggire anche di lì, recandosi in Italia, dove fonderà il Monastero di Bobbio. A questo punto Cagnoald si separò da lui e rientrò a Luxeuil dove riprese la vita cenobitica. Di qui fu inviato in aiuto della sorella nella fondazione del Monastero di Eboriac (poi Faremoutier), e il successo di questa fondazione dimostra quale grazia Dio accorda all’opera dei suoi Santi. Mentre era in ciò impegnato, morto il Vescovo Richeberto, Cagnoald fu designato a sostituirlo a Laôn, sesto di quella Sede, nel 623. Non si hanno notizie degli atti del suo episcopato, salvo la partecipazione al Concilio di Reims, di cui firma i decreti assieme a prelati quali San Donato, Vescovo di Besançon, che era con lui cresciuto a Luxeuil; di San Sulpizio, Vescovo di Bourges; di Pallade, Vescovo d’Auxerre; di San Anserico, Vescovo di Soissons; di San Bertrando, Vescovo di Cambrai; di Hadouin, Vescovo di Mans; di San Arnolfo, Vescovo di Metz, etc. Fu certo un Vescovo che godette di stima universale, per prudenza, dolcezza, carità verso poveri e malati. Il 22 novembre 631 sottoscrive l’atto con cui Sant’Eligio dota il Monastero da lui fondato a Solignac, sotto la Regola di San Colombano. Muore in data imprecisata tra il 632 ed il 640, mentre si trovava nel Monastero di Saint-Vincent.
Inumato nel coro di Saint-Vincent, vi fu riscoperto nel 1196 dall’Abate Ugo che lo tolse dalla terra e lo mise in una cassa, poi distrutta dagli Inglesi. Nel XVII secolo fu ulteriormente sistemato e un femore donato nel 1643 alla Cattedrale di Laôn; nel 1623  alcune reliquie furono date alle religiose di Faremoutier. Molte volte, in occasione di epidemie e disastri, gli abitanti di Laôn sperimentarono la potenza dell’intercessione del loro Santo. Tutti i resti sparirono durante la Rivoluzione, Abbazia compresa che fu in parte distrutta.


Autore:
Marco Faraldi

______________________________
Aggiunto/modificato il 2026-08-20

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati