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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera F > Santi Fausto, Dio (Divo) e Ammonio Condividi su Facebook

Santi Fausto, Dio (Divo) e Ammonio Martiri

Festa: 8 settembre

† Alessandria d'Egitto, 303-313 circa

Nelle ore buie della persecuzione dioclezianea, quando l'impero romano tentava l'ultimo, disperato assalto contro la Chiesa nascente, tre sacerdoti di Alessandria d'Egitto scelsero la fedeltà a Cristo fino al sangue. Fausto, Dio e Ammonio furono compagni di martirio del grande vescovo Pietro, ultimo presule della sede alessandrina prima della pace costantiniana. Di loro Eusebio di Cesarea, lo storico delle persecuzioni, conserva memoria essenziale ma significativa: tre presbiteri uniti nel ministero e nella morte. La tradizione manoscritta dei martirologi ha talvolta confuso le loro commemorazioni, mescolandole con altri martiri egiziani, ma il nucleo storico rimane saldo: tre uomini di Chiesa che ad Alessandria, centro culturale e teologico del cristianesimo antico, testimoniarono con il martirio la loro fede. La loro memoria liturgica, fissata all'8 settembre, si inserisce nel contesto delle numerose vittime della persecuzione che tra il 303 e il 313 insanguinò l'Egitto. Non conosciamo i dettagli della loro esistenza, né le circostanze precise dell'arresto e della condanna, ma questa stessa essenzialità di notizie rende più autentica la loro testimonianza.

Etimologia: Fausto deriva dal latino faustus che significa propizio, favorevole; Dio è forma abbreviata di nomi teoforici greci come Dioscoro o Dionigi; Ammonio deriva dal greco ammonios, probabilmente collegato

Emblema: Palma del martirio, paramenti sacerdotali, libro dei Vangeli.

Martirologio Romano: Ad Alessandria d’Egitto, santi Fausto, Dio e Ammonio, sacerdoti e martiri, che nella persecuzione dell’imperatore Diocleziano ricevettero la corona del martirio insieme al vescovo san Pietro.


Per comprendere la vicenda di Fausto, Dio e Ammonio occorre immergersi nell'Alessandria dei primi anni del IV secolo. La città fondata da Alessandro Magno era allora uno dei centri più vitali dell'impero romano: porto strategico sul Mediterraneo, crocevia di culture greca, egizia e romana, ma soprattutto sede di una Chiesa numericamente consistente e teologicamente raffinata. La comunità cristiana alessandrina vantava una tradizione apostolica - secondo la leggenda fondata da san Marco evangelista - e aveva prodotto pensatori del calibro di Clemente e Origene.
Ma proprio questa vitalità attirò la tempesta. Quando Diocleziano salì al potere nel 284, avviò una politica di restaurazione dell'unità imperiale basata sul culto tradizionale degli dei. Nel 303 emanò il primo dei quattro editti contro i cristiani: distruzione delle chiese, rogo delle Scritture, destituzione dai pubblici uffici, arresto dei chierici. In Egitto, provincia strategicamente cruciale, la repressione fu particolarmente feroce.

I tre presbiteri
In questo contesto operavano Fausto, Dio e Ammonio. Eusebio di Cesarea, nella sua Historia Ecclesiastica, li menziona come presbiteri - cioè sacerdoti - della Chiesa alessandrina. Non sappiamo quando fossero stati ordinati, né quali incarichi specifici ricoprissero. Il titolo di presbitero nel III-IV secolo indicava chi aveva ricevuto l'ordinazione sacerdotale e collaborava con il vescovo nel ministero liturgico, nella predicazione e nella guida della comunità.
È probabile che i tre fossero alessandrini di nascita o da lungo tempo residenti nella città. Il ministero presbiterale richiedeva stabilità e conoscenza della comunità. Fausto, il cui nome latino significa "propizio", potrebbe essere stato di origine romana o italica, oppure un egiziano o greco che aveva adottato un nome latino, come era comune nell'amministrazione imperiale. Dio - forma abbreviata che potrebbe derivare da Dioscurio o essere correlata a Teodoro - e Ammonio, dal nome greco che richiama il dio Ammon ma che per i cristiani aveva assunto valenze nuove, erano probabilmente di cultura greco-egizia.

La persecuzione si abbatte sulla Chiesa
Quando gli editti imperiali cominciarono a essere applicati in Egitto, la Chiesa alessandrina si trovò nella tempesta. Il vescovo Pietro, che guidava la comunità, divenne immediatamente bersaglio delle autorità. Uomo di grande fermezza, rifiutò ogni compromesso e organizzò la resistenza spirituale della sua comunità, incoraggiando i fedeli a mantenere la fede nonostante le minacce.
Fausto, Dio e Ammonio, come presbiteri, non potevano sottrarsi alle loro responsabilità pastorali. Mentre molti cristiani cercavano rifugio nel deserto o nelle campagne, loro rimasero nella città per assistere i fedeli, celebrare i sacramenti in segreto, preservare l'unità della Chiesa. Questo choix de vie li espose inevitabilmente alla repressione.
Eusebio non fornisce dettagli sull'arresto, ma possiamo immaginare la dinamica: denuncia da parte di apostati o pagani zelanti, irruzione delle autorità romane nelle case dove si celebrava l'eucaristia, cattura dei chierici. I tre presbiteri furono probabilmente imprigionati insieme al vescovo Pietro, condividendo con lui le dure condizioni della carcerazione.

Il martirio
Le fonti antiche non tramandano particolari sul processo e sull'esecuzione. Sappiamo solo che Fausto, Dio e Ammonio "ricevettero la corona del martirio" insieme al vescovo Pietro. L'espressione eusebiana è tipica del linguaggio martirologico: la corona simboleggia sia la vittoria sulla morte sia il premio eterno promesso ai fedeli.
Il martirio avvenne molto probabilmente per decapitazione, pena riservata ai cittadini romani o a persone di una certa condizione, oppure per spada. Altre fonti parlano di supplizi vari per i martiri alessandrini di questo periodo, ma per i nostri tre presbiteri manca documentazione specifica.
La data esatta è incerta. Il vescovo Pietro subì il martirio il 26 novembre 311, durante il regno di Massimino Daia, successore di Diocleziano che aveva intensificato la persecuzione in Oriente. È plausibile che Fausto, Dio e Ammonio siano stati giustiziati nella stessa data o in prossimità di essa, come compagni del loro vescovo.

La confusione dei martirologi
La memoria dei tre martiri si è conservata nei secoli, ma non senza alterazioni. Il Martirologio Geronimiano (V secolo) e il Martirologio Siriaco li commemorano all'8 settembre insieme ad altri martiri. Il Martirologio Romano attuale li ricorda nella stessa data con questa formula: "Ad Alessandria d'Egitto, santi Fausto, Dio e Ammonio, sacerdoti e martiri, che nella persecuzione dell'imperatore Diocleziano ricevettero la corona del martirio insieme al vescovo san Pietro".
Tuttavia, nei secoli medievali si crearono confusioni. Alcuni martirologi collocano Fausto, Dio e Ammonio al 26 novembre con altri compagni (Filea, Esichio, Pacomio, Teodoro); altri all'8 settembre con Teofilo, Neotero e ventidue compagni; altri ancora menzionano un Macario al 6 settembre con un Fausto prete. Queste duplicazioni derivano dalla conflazione di elenchi martirologici diversi e dalla tendenza medievale ad accumulare nomi senza critica storica.
Gli studiosi moderni, confrontando Eusebio con i martirologi antichi, hanno cercato di dipanare la matassa. Filea era vescovo di Thmuis, martirizzato con Filoromo il 4 febbraio; Esichio potrebbe essere il famoso correttore biblico; Pacomio e Teodoro erano vescovi di sedi egiziane sconosciute. Quanto a Neotero e Macario, se ne conoscono solo i nomi dal Geronimiano.
La figura di Fausto presenta un'ulteriore complicazione: oltre al presbitero martirizzato con Pietro, esisteva un diacono Fausto esiliato sotto Valeriano (253-260) e poi ucciso all'inizio della persecuzione dioclezianea. Si tratta di due persone distinte che i martirologi talvolta confondono.

Il contesto teologico del martirio alessandrino
Il martirio di Fausto, Dio e Ammonio non va isolato dal contesto teologico della Chiesa alessandrina. Alessandria aveva elaborato una spiritualità del martirio particolarmente raffinata. Origene, nel suo Esortazione al martirio, aveva insegnato che il martirio non era semplice resistenza fisica al dolore, ma testimonianza (martyria) della verità di Cristo. Il martire imitava Cristo offrendosi volontariamente, perdonando i persecutori, mantenendo la carità fino alla fine.
Questa spiritualità influenzò profondamente i cristiani egiziani. Durante la persecuzione di Decio (250-251) molti erano apostatati, ottenendo certificati di sacrificio pagano (libelli) per evitare la morte. Al tempo di Diocleziano, la Chiesa alessandrina si trovò divisa tra i lapsi (caduti) e i confessores (coloro che avevano confessato la fede sotto tortura). Il vescovo Pietro si distinse per equilibrio: severo con chi aveva sacrificato volontariamente, misericordioso con chi aveva ceduto sotto tortura.
Fausto, Dio e Ammonio, come presbiteri, condividevano questa linea pastorale. Il loro martirio non fu gesto eroico isolato, ma culminazione di un ministero dedicato a guidare la comunità nella fedeltà evangelica.

Il culto nei secoli
Nonostante la scarsità di notizie biografiche, il culto dei tre martiri si mantenne vivo. La commemorazione dell'8 settembre entrò nel Martirologio Romano e nei calendari liturgici occidentali. In Oriente, la tradizione copta conservò memoria dei martiri alessandrini di questo periodo, anche se con elenchi e date differenti.
Non risultano chiese dedicate specificamente a Fausto, Dio e Ammonio, né reliquie venerate in luoghi specifici. Questo è comprensibile dato il contesto della persecuzione: i corpi dei martiri furono spesso dispersi o sepolti in luoghi segreti per evitare profanazioni. Solo dopo l'editto di Milano (313) si cominciò a costruire santuari sulle tombe dei martiri, ma per i nostri tre presbiteri non abbiamo testimonianze archeologiche.

Curiosità
- Il nome "Dio" nella forma latina "Divus" potrebbe aver creato confusione nei copisti medievali, poiché divus in latino significava "divino" ed era titolo attribuito agli imperatori divinizzati. Questo potrebbe spiegare alcune varianti testuali nei martirologi.
- La città di Alessandria conservava in epoca romana un archivio centrale dove si registravano gli atti dei processi. Purtroppo questi documenti relativi ai martiri cristiani furono quasi certamente distrutti dopo la legalizzazione del cristianesimo, privandoci di fonti preziose.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Santi FAUSTO, DIO, AMMONIO, FILEA, ESICHIO, PACOMIO, TEODORO, TEOFILO, NEOTERO, MACARIO e compagni, martiri di Alessandria.

Questo elenco riunisce tre elogi del Martirologio Romano relativi a martiri che nel Geronimiano e nel Martirologio Siriaco figurano insieme l'8 settembre. Nel Romano, Fausto, Dio (Didio), Ammonio, Filea, Esichio, Pacomio e Teodoro sono ricordati al 26 novembre; Teofilo e Neotero all’8 settembre, insieme con un Ammonio duplicato del precedente, ed altri ventidue compagni; Macario al 6 settembre, insieme con un Fausto prete, duplicato di quello del 26 novembre, e compagni vari.
La fonte dell'elenco va ricercata in Eusebio. Parlando della persecuzione di Diocleziano in Egitto egli afferma che con Pietro vescovo furono martirizzati i preti Fausto, Dio e Ammonio; poi, senza specificare località e tempo menziona l’uccisione di quattro vescovi; Filea, Esichio, Pacomio, Teodoro. Quanto a Neotero e Macario provengono dal Geronimiano. I compilatori dei martirologi unirono poi indiscriminatamente questi nomi.
Circa la personalità dei singoli ecco qualche precisazione :
1) Fausto, prete alessandrino è persona diversa dal Fausto diacono, esiliato durante la persecuzione di Valeriano e ucciso più tardi nei primi tempi della persecuzione di Diocleziano (da Eusebio non sappiamo altro se non che fu un prete ucciso con due suoi colleghi, Dio e Ammonio, probabilmente sotto Massimino Daia);
2) Filea è il vescovo di Thmuis ucciso insieme a Filoromo e con lui commemorato il 4 febbraio;
3) Esichio, vescovo, è forse il correttore della Bibbia dei Settanta e del testo evangelico;
4) Pacomio e Teodoro sono noti da Eusebio come vescovi di Chiese egiziane sconosciute. Dei quattro vescovi si è conservata una lettera collettiva scritta dalla prigione di Alessandria a Melezio di Licopoli per mitigarne il rigorismo e rimproverarne l’indebita ingerenza nella Chiesa alessandrina;
5) Teofilo è un martire alessandrino ricordato da Dionigi d’Alessandria nelle lettere a Fabio d’Antiochia;
6) di Neotero e Macario si conoscono solo i nomi dal Geronimiano.


Autore:
Gian Domenico Cordini


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-21

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