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Gerusalemme, 13 settembre 335
Il 13 settembre la Chiesa celebra un evento straordinario che ha segnato per sempre la storia del cristianesimo: la dedicazione delle basiliche costruite dall'imperatore Costantino I sul luogo del Sepolcro di Cristo e del Calvario a Gerusalemme. Era il 335 quando, dopo quasi dieci anni di lavori, migliaia di fedeli e vescovi da tutto l'impero parteciparono alla solenne consacrazione di quello che sarebbe diventato il cuore pulsante della cristianità. Non si trattò semplicemente dell'inaugurazione di un edificio di culto, ma della nascita dei Luoghi Santi come li conosciamo oggi. Costantino, primo imperatore cristiano, volle trasformare in monumenti della fede i luoghi della passione e resurrezione di Gesù, liberandoli dall'oblio e dalla profanazione pagana. Sotto la guida del vescovo Macario e con il supporto di sua madre Elena, che secondo la tradizione avrebbe ritrovato la Vera Croce, nacque un complesso basilicale senza precedenti: da un lato l'Anastasis, la chiesa della Resurrezione costruita attorno al sepolcro stesso di Cristo; dall'altro il Martyrion, basilica a cinque navate per le celebrazioni liturgiche. Questa festa non commemora un santo, ma un momento fondante: il passaggio dalla Chiesa delle persecuzioni alla Chiesa riconosciuta, l'inizio dei pellegrinaggi a Gerusalemme, la definizione di una liturgia che ancora oggi struttura l'anno cristiano. Per quasi diciassette secoli, nonostante distruzioni, ricostruzioni e dominazioni diverse, quel luogo ha continuato a essere il centro simbolico del mondo cristiano.
Emblema: Basilica a pianta centrale; croce; sepolcro vuoto; colonne; cupola; pellegrini; imperatore Costantino; vescovo Macario.
Martirologio Romano: A Gerusalemme, dedicazione della basiliche che l’imperatore Costantino volle piamente edificare sul monte Calvario e sul sepolcro del Signore.
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Dopo l'editto di Milano del 313, che concedeva libertà di culto ai cristiani, Costantino I avviò una politica senza precedenti di sostegno alla Chiesa. Tra le sue priorità vi fu la riscoperta e la valorizzazione dei luoghi della vita di Cristo. Gerusalemme, distrutta da Tito nel 70 d.C. e ricostruita come Aelia Capitolina da Adriano, era stata deliberatamente privata della sua identità ebraica e cristiana. Sul Golgota i Romani avevano edificato un tempio a Venere, quasi a voler cancellare la memoria della crocifissione. Intorno al 325, l'imperatore decise di intervenire. In una lettera al vescovo Macario di Gerusalemme, conservataci da Eusebio di Cesarea, Costantino ordinò la demolizione del tempio pagano e la costruzione di una basilica "degna del luogo santissimo dove il Salvatore ha vinto la morte". Non fu una decisione puramente religiosa: politicamente, segnava il trionfo del cristianesimo nell'impero e la volontà di dare alla nuova religione di stato luoghi di culto monumentali.
La scoperta del Sepolcro Secondo la testimonianza di Eusebio, che scrisse pochi anni dopo i fatti, la demolizione del tempio di Venere rivelò il sepolcro di Cristo, rimasto nascosto per tre secoli. Gli operai trovarono una grotta scavata nella roccia che la tradizione locale identificava come il luogo dove Giuseppe di Arimatea aveva deposto il corpo di Gesù. Costantino ordinò che il sepolcro fosse isolato dalla roccia circostante e racchiuso in un'edicola monumentale al centro di una rotonda. Parallelamente, la tradizione tramanda che Elena, madre dell'imperatore, giunta in pellegrinaggio a Gerusalemme intorno al 326, abbia guidato le ricerche della Vera Croce. Tre croci sarebbero state ritrovate nel luogo del supplizio e quella di Cristo identificata attraverso un miracolo. Che il racconto sia storico o leggendario, certo è che il ritrovamento della reliquia della Croce divenne parte integrante della memoria della dedicazione.
La costruzione delle due basiliche Il complesso costantiniano era in realtà costituito da due edifici distinti ma comunicanti. A est sorgeva il Martyrion, una basilica a cinque navate lunga circa 50 metri, con colonne e capitelli importati da tutto l'impero, destinata alle celebrazioni liturgiche. Era preceduta da un atrio porticato e da un cortile colonnato. A ovest si trovava l'Anastasis, la chiesa della Resurrezione: una rotonda di circa 35 metri di diametro con il sepolcro di Cristo al centro, circondato da colonne su due ordini e coperto da una cupola. Tra i due edifici si estendeva un cortile a cielo aperto che includeva il Calvario, la rupe del Golgota, lasciato volutamente all'aperto per permettere ai pellegrini di vedere il luogo esatto della crocifissione. L'intero complesso era orientato verso est, secondo la tradizione cristiana, e rappresentava un capolavoro architettonico che combinava la pianta basilicale romana con elementi simbolici cristiani. I lavori durarono quasi dieci anni, impiegando operai da tutto l'impero e materiali preziosi: marmi, colonne, mosaici, oro. Costantino finanziò generosamente l'opera, inviando paramenti sacri, vasi liturgici in oro e argento, e disponendo rendite per il mantenimento del clero e delle lampade che dovevano ardere perpetuamente.
La cerimonia di dedicazione Nel 335 tutto era pronto per la consacrazione. Costantino aveva convocato a Gerusalemme un concilio di vescovi da tutte le province dell'impero, inizialmente riunito a Tiro per questioni disciplinari e poi trasferito a Gerusalemme per la dedicazione. Eusebio di Cesarea, presente all'evento, ce ne ha lasciato una descrizione entusiasta: "Si vedevano arrivare da ogni parte i vescovi, e la folla dei forestieri che affluiva da ogni regione". La cerimonia si svolse il 13 settembre 335, in coincidenza con la festa ebraica delle Capanne (Sukkoth), che cadeva il 15 del mese di Tishri. La scelta non fu casuale: i cristiani vedevano nella festa del raccolto e della dimora di Dio con il suo popolo una prefigurazione della resurrezione e della Gerusalemme celeste. Per otto giorni si susseguirono processioni, celebrazioni eucaristiche, battesimi solenni. I vescovi consacrarono gli altari, unsero le pareti con il crisma, celebrarono i misteri eucaristici sul luogo stesso della passione. Egeria, la pellegrina che visitò Gerusalemme intorno al 381-384, ci ha lasciato nella sua "Peregrinatio" una descrizione dettagliata di come si celebrava l'anniversario della dedicazione: otto giorni di festa con processioni al Santo Sepolcro, al Calvario, all'Eleona (la chiesa dell'Ascensione), con la partecipazione del vescovo, del clero, dei monaci e di una folla di pellegrini che riempiva la città.
Il significato teologico e politico La dedicazione delle basiliche gerosolimitane non fu un evento isolato ma parte di un programma imperiale più ampio. Costantino costruì basiliche a Roma (San Pietro, San Paolo, San Giovanni in Laterano), a Betlemme (Natività), a Costantinopoli (Santi Apostoli), ma Gerusalemme occupava un posto unico. Qui non si celebrava la memoria di un martire o di un apostolo, ma gli eventi fondanti stessi del cristianesimo: morte e resurrezione di Cristo. Teologicamente, la costruzione delle basiliche segnava il passaggio da un cristianesimo "invisibile" delle catacombe a un cristianesimo pubblico, trionfante. I luoghi della passione, da simboli di vergogna e sconfitta, diventavano centri di pellegrinaggio e vittoria. La resurrezione era ormai celebrata in un monumento degno dell'evento. Politicamente, l'operazione legittimava il potere imperiale cristiano. Costantino si presentava come il nuovo Salomone, costruttore del Tempio, ma di un tempio infinitamente superiore. La sua munificenza dimostrava che l'impero romano, ora cristiano, metteva le sue risorse al servizio della fede.
La tradizione liturgica Dalla dedicazione del 335 nacque una tradizione liturgica che continua ancora oggi. La festa dell'Enkainia (dal greco "inaugurazione") si diffuse rapidamente in tutto il mondo cristiano. In Occidente, il Martyrologium Romanum fissa la memoria al 13 settembre. In Oriente, la Chiesa ortodossa celebra la festa con particolare solennità, spesso chiamata "Elevazione della Croce" in connessione con il ritrovamento della Vera Croce. La liturgia gerosolimitana, ricostruita grazie al racconto di Egeria, divenne modello per molte chiese locali. La veglia pasquale celebrata al Santo Sepolcro, l'adorazione della croce il Venerdì Santo, le processioni della Domenica delle Palme: tutti questi riti nacquero o si consolidarono nel IV secolo attorno alle basiliche costantiniane.
Le distruzioni e ricostruzioni La basilica costantiniana non sopravvisse intatta nei secoli. Nel 614 i Persiani di Cosroe II invasero Gerusalemme, massacrarono la popolazione e incendiarono le chiese. Il patriarca Zaccaria fu deportato in Persia con la reliquia della Vera Croce. L'imperatore Eraclio riconquistò la città nel 628 e ricostruì parzialmente le basiliche, ma pochi anni dopo, nel 638, Gerusalemme cadde sotto il dominio arabo-musulmano. Il califfo Omar garantì inizialmente la protezione dei luoghi santi cristiani, ma nel 966, durante una rivolta, la basilica fu nuovamente incendiata. La distruzione più radicale avvenne nel 1009 per ordine del califfo fatimide al-Hakim, che ordinò la demolizione completa del Santo Sepolcro e delle basiliche. Solo nel 1048, sotto l'imperatore bizantino Costantino IX Monomaco, iniziò la ricostruzione che portò all'edificio che oggi conosciamo, consacrato nel 1149 dai crociati.
Le comunità custodi Attualmente la basilica del Santo Sepolcro è gestita da un complesso sistema di "status quo" che coinvolge sei comunità cristiane: greco-ortodossa, cattolica (Custodia di Terra Santa), armeno-ortodossa, copta, siriaco-ortodossa ed etiopica. Ognuna ha diritti specifici su determinate aree della basilica e partecipa alle celebrazioni secondo calendari e riti propri. Questa situazione, nata nel XVIII secolo per evitare conflitti, è tuttora in vigore e garantisce la continuità del culto nonostante le tensioni politiche.
L'architettura attuale Della basilica costantiniana rimangono pochi elementi visibili: alcune colonne incorporate nelle strutture successive, tracce di mosaici, e soprattutto l'impianto generale che rispetta ancora la divisione tra l'area del Sepolcro (Anastasis) e quella del Calvario. La facciata romanica, il campanile, le cappelle interne sono il risultato di stratificazioni successive: bizantine, crociate, restauri ottocenteschi e moderni. Nel 2016 è stato completato un importante restauro dell'edicola del Santo Sepolcro, che ha consolidato la struttura e permesso studi archeologici che hanno confermato l'antichità del monumento.
Curiosità - Durante i lavori di restauro del 2016, aprendo l'edicola del Santo Sepolcro, i tecnici hanno trovato sotto la lastra di marmo bianco una lastra più antica con incisa una croce, probabilmente posta dai crociati nel XII secolo. - La lampada che arde davanti al Santo Sepolcro è alimentata da olio donato da diverse nazioni cristiane; secondo la tradizione, la fiamma non deve mai spegnersi. - Il "Fuoco Santo" che miracolosamente si accende ogni anno nella veglia pasquale ortodossa è documentato per la prima volta nel IX secolo, ma la tradizione lo fa risalire all'epoca costantiniana. - Costantino fece coniare monete con l'immagine del Santo Sepolcro, tra le prime rappresentazioni numismatiche di un luogo santo cristiano.
Cronologia - 313 - Editto di Milano: Costantino concede libertà di culto ai cristiani - 325 circa - Costantino ordina la costruzione delle basiliche a Gerusalemme - 326 circa - Pellegrinaggio di Elena a Gerusalemme; tradizione del ritrovamento della Vera Croce - 326-335 - Costruzione delle basiliche del Martyrion e dell'Anastasis - 13 settembre 335 - Dedicazione solenne delle basiliche alla presenza di numerosi vescovi - 381-384 - Pellegrinaggio di Egeria; descrizione della liturgia gerosolimitana - 614 - Distruzione parziale da parte dei Persiani di Cosroe II - 628 - Ricostruzione da parte dell'imperatore Eraclio - 638 - Gerusalemme cade sotto il dominio arabo-musulmano - 966 - Nuovo incendio durante una rivolta - 1009 - Distruzione totale per ordine del califfo al-Hakim - 1048-1149 - Ricostruzione bizantina e consacrazione crociata - 1808 - Incendio e restauri successivi - 2016 - Completamento del restauro dell'edicola del Santo Sepolcro.
Autore: Enrico Quiri
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