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San Valeriano di Tournus Martire

Festa: 15 settembre

† Tournus, Gallia Lugdunense (ora Francia), 15 settembre 178 o 179

E' il più antico martire legato alla storia cristiana di Tournus, nella Borgogna meridionale, lungo la Saona. Di lui le fonti più antiche conservano soltanto poche tracce, sufficienti però a dimostrare l'esistenza di un culto già sviluppato nell'alto Medioevo. Il suo nome compare infatti nella tradizione del Martirologio geronimiano e, soprattutto, nella testimonianza di Gregorio di Tours, che nel VI secolo ricorda la tomba del martire a Tournus e un santuario sorto presso di essa. La tradizione agiografica posteriore presenta Valeriano come un cristiano proveniente da Lione, sfuggito alla persecuzione che colpì quella comunità e rifugiatosi a Tournus, dove avrebbe annunciato il Vangelo. Arrestato dal governatore Prisco, sarebbe stato sottoposto a torture e infine decapitato. Questi particolari, tuttavia, provengono da Passiones redatte molti secoli dopo gli avvenimenti e non possono essere verificati storicamente. La sua memoria rimase legata a Tournus. Sul luogo della sepoltura sorse un complesso religioso che, dopo l'arrivo nell'875 dei monaci provenienti da Noirmoutier con le reliquie di san Filiberto, sarebbe diventato uno dei grandi centri monastici della Borgogna. Il culto di Valeriano sopravvisse così alla trasformazione del monastero e della città, fino alla conferma pontificia concessa da Leone XIII nel 1900.

Etimologia: Dal latino Valerianus, derivato da Valerius, 'appartenente alla gens Valeria', da valere 'essere forte, vigoroso'.

Emblema: Palma del martirio, spada (strumento della decapitazione).

Martirologio Romano: A Tournus lungo la Saône nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Valeriano, martire.


La figura storica di Valeriano è avvolta da una notevole oscurità. Le fonti più antiche non permettono di ricostruire con sicurezza né la sua origine, né la sua formazione, né il periodo preciso della sua attività cristiana. Non sono conosciuti i nomi dei genitori, il luogo di nascita o le circostanze attraverso le quali egli sarebbe giunto nella regione di Tournus.
Il dato più solido è l'antichità del suo culto. Gregorio di Tours, vescovo e autore della seconda metà del VI secolo, nel Liber in gloria martyrum, dedica il capitolo 53 al martire Valeriano, collegandolo a san Marcello, martire di Chalon-sur-Saône. Gregorio afferma che Valeriano era stato sepolto a Tournus, a circa quaranta miglia da Chalon, e racconta un miracolo avvenuto presso la sua tomba.
Questa testimonianza è particolarmente importante perché mostra che, almeno nel VI secolo, esisteva già a Tournus un santuario dedicato a Valeriano e che la sua memoria era sufficientemente consolidata da essere associata a una tradizione miracolosa.

Valeriano e i martiri di Lione
La tradizione medievale cercò successivamente di collocare Valeriano nel grande quadro delle origini cristiane della Gallia. Secondo le Passiones conservate nella Bibliotheca Hagiographica Latina, egli sarebbe stato un cristiano legato alla comunità di Lione durante la persecuzione nella quale morirono il vescovo Potino, Blandina e numerosi altri cristiani. Dopo essere riuscito a fuggire dal carcere, avrebbe raggiunto Tournus, allora un centro fortificato situato sulla Saona, e vi avrebbe iniziato un'attività di evangelizzazione.
Questo racconto è suggestivo, ma deve essere valutato con prudenza. Valeriano non compare infatti tra i nomi dei martiri di Lione conservati nelle fonti più antiche relative alla persecuzione del 177 circa. La sua associazione con quei martiri appartiene alla tradizione agiografica successiva.
Anche l'ipotesi secondo cui Valeriano sarebbe stato originario dell'Asia Minore non può essere considerata un dato storico. Le tradizioni più tarde gli attribuiscono infatti un'origine orientale e un collegamento con Lione, ma nessuna fonte contemporanea al presunto martirio permette di verificarli.

L'arrivo a Tournus secondo la tradizione
Secondo la Passio medievale, Valeriano avrebbe trovato rifugio a Tournus dopo la fuga da Lione. Qui avrebbe condotto una vita semplice, stabilendosi nei pressi del centro abitato e dedicandosi all'annuncio cristiano.
La posizione di Tournus era particolarmente favorevole agli scambi. La città si trovava lungo la Saona e costituiva un punto di passaggio tra diverse aree della Gallia. La tradizione agiografica presenta proprio questo ambiente come il luogo nel quale Valeriano avrebbe esercitato la sua missione, rivolgendosi anche a persone provenienti da altre regioni.
Non è possibile stabilire quanto di questo racconto conservi una memoria storica e quanto sia invece frutto dell'elaborazione agiografica medievale. È comunque significativo che la tradizione abbia sempre identificato Valeriano non semplicemente come un martire morto a Tournus, ma come il principale testimone delle origini cristiane della città.

Il martirio
La tradizione più diffusa attribuisce il martirio di Valeriano al governatore Prisco, che avrebbe esercitato la propria autorità nella regione di Chalon-sur-Saône. Dopo l'arresto, Valeriano sarebbe stato sottoposto a torture particolarmente crudeli e, nonostante le sofferenze, avrebbe mantenuto la professione della fede cristiana.
Le Passiones medievali descrivono torture con strumenti di ferro e concludono il racconto con la decapitazione del martire. Alcune versioni collegano il suo martirio direttamente alla vicenda di san Marcello di Chalon-sur-Saône. La documentazione agiografica relativa a Valeriano è classificata nella Bibliotheca Hagiographica Latina con i numeri BHL 8487-8491 e comprende miracoli, Passio, traslazioni e racconti relativi alle reliquie.
L'anno 178, frequentemente indicato nelle biografie moderne, deve però essere trattato come data tradizionale, non come una certezza storica. Il Martirologio Romano attuale non indica l'anno della morte e si limita a ricordare Valeriano come martire a Tournus. Anche la ricerca storica sottolinea la difficoltà di stabilire con precisione l'epoca del suo martirio.

La tomba e il primo culto
La memoria di Valeriano sopravvisse soprattutto attraverso la sua tomba. È questo il dato che assume maggiore importanza nella storia successiva di Tournus.
Gregorio di Tours testimonia nel VI secolo l'esistenza del sepolcro del martire e racconta un episodio di guarigione attribuito alla sua intercessione. Il conte Gallus, gravemente malato, sarebbe stato condotto alla tomba di Valeriano. Dopo aver pregato e promesso di fornire il materiale necessario per riparare il tetto della chiesa, avrebbe ottenuto la guarigione. Il racconto mostra che il santuario era allora già un luogo riconosciuto di culto e di pellegrinaggio.
La testimonianza di Gregorio è quindi molto più importante del racconto dettagliato della Passio medievale: non permette di conoscere la vita di Valeriano, ma documenta con sicurezza l'esistenza di una memoria martiriale e di un luogo di culto a Tournus diversi secoli prima della redazione delle Passiones.

Dalla memoria del martire al monastero
Il culto di Valeriano contribuì alla storia stessa di Tournus. Sul luogo della sua sepoltura si sviluppò progressivamente un complesso religioso. La tradizione locale colloca già alla fine del IV secolo la costruzione di un oratorio sopra la tomba del martire e attribuisce al VI secolo la presenza di una chiesa e di una piccola comunità monastica. La cronologia precisa di questi primi edifici, tuttavia, non è interamente documentata.
Nel IX secolo il monastero di Tournus entrò in una nuova fase della propria storia. Nell'875 Carlo il Calvo lo affidò ai monaci provenienti da Noirmoutier, costretti ad abbandonare la loro sede a causa delle incursioni normanne. I monaci portarono con sé le reliquie del loro fondatore, san Filiberto. Da quel momento il monastero assunse progressivamente il nome di Saint-Philibert, mentre la memoria di Valeriano rimase legata al luogo della sua antica sepoltura.
La trasformazione è significativa: il santuario nato intorno alla memoria di un martire locale divenne uno dei grandi complessi monastici medievali della Borgogna.

La traslazione delle reliquie nel X secolo
Una delle testimonianze più interessanti riguarda la traslazione delle reliquie di Valeriano durante l'abbaziato di Stefano, intorno al 979.
La documentazione medievale riferisce che il sepolcro fu aperto e che il corpo del martire venne rinvenuto. La testa risultava separata dal resto del corpo. Per il capo venne realizzato un prezioso reliquiario a forma di busto, mentre le altre ossa furono deposte in una cassa preziosa. Una parte dei resti rimase nel sarcofago.
L'episodio mostra il rilievo raggiunto dal culto di Valeriano nell'ambiente monastico di Tournus. Le reliquie non erano più semplicemente custodite presso la tomba originaria, ma divenivano oggetto di una solenne valorizzazione liturgica e artistica.

Il culto nella nuova abbazia
La presenza delle reliquie di Valeriano continuò a caratterizzare la topografia sacra di Tournus anche dopo l'arrivo dei monaci di Saint-Philibert. La grande abbazia romanica oggi visibile conserva nella cripta il ricordo del primitivo santuario.
L'attuale abbazia di Saint-Philibert rappresenta uno dei principali monumenti romanici della Francia meridionale. La sua storia architettonica è legata alla lunga evoluzione del complesso sorto nell'area del culto di Valeriano. Gli studi storico-artistici hanno evidenziato la complessità delle diverse campagne edilizie e la continuità dell'importanza religiosa del luogo.
Accanto all'abbazia esistette inoltre una chiesa dedicata specificamente a san Valeriano, destinata al culto della popolazione di Tournus. La chiesa romanica, costruita in epoca medievale, è oggi conservata solo in parte.

Le reliquie e la loro dispersione
La storia delle reliquie divenne nei secoli successivi complessa e controversa. La documentazione conservata dalla Bibliothèque nationale de France comprende raccolte specificamente dedicate a san Valeriano e alle sue reliquie, comprese controversie sull'autenticità di alcuni resti attribuiti al martire e sulla loro eventuale provenienza da Sens.
Nel XVI secolo la situazione divenne ancora più difficile. Nel 1562, durante le guerre di religione, le reliquie furono profanate e disperse secondo la tradizione storica locale. Per questo motivo non è oggi possibile ricostruire con certezza l'integrità dell'antico corpo venerato a Tournus.
Nella cripta dell'abbazia di Saint-Philibert è tuttora indicato un antico sarcofago come tomba di san Valeriano. La sua identificazione deve essere considerata tradizionale e non equivale a una prova archeologica dell'effettiva sepoltura del martire in quel manufatto.

La conferma del culto
Il culto di Valeriano, antichissimo e legato soprattutto alla città di Tournus, fu riconosciuto dalla Chiesa anche in epoca moderna. Il 24 novembre 1900 papa Leone XIII ne confermò il culto. Non si tratta di una canonizzazione nel senso moderno del termine, poiché la venerazione del martire era anteriore di molti secoli e rientrava nella categoria dei culti antichi.
Il riconoscimento pontificio sancì quindi una venerazione già profondamente radicata nella storia religiosa di Tournus.

Il culto liturgico
San Valeriano è commemorato il 15 settembre. Il Martirologio Romano lo colloca a Tournus, lungo la Saona, nell'antica Gallia Lugdunense, oggi territorio francese: «A Tournus lungo la Saône nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Valeriano, martire».
È significativo che l'attuale Martirologio Romano abbia scelto una formulazione estremamente sobria. Non riprende infatti i dettagli più elaborati delle Passiones medievali e non assegna una data precisa al martirio. In questo modo distingue implicitamente il dato essenziale, l'esistenza della memoria di un martire venerato a Tournus, dalle ricostruzioni narrative sviluppatesi nel corso del Medioevo.

Una memoria legata alla città
La particolare importanza di Valeriano consiste dunque nel rapporto tra la sua memoria e la storia urbana di Tournus. Il suo culto non fu semplicemente aggiunto alla vita religiosa della città: costituì uno dei nuclei intorno ai quali si sviluppò il principale complesso sacro locale.
Per questo Valeriano può essere considerato il martire fondatore della memoria cristiana di Tournus. La sua figura resta storicamente sfuggente, ma la continuità del culto è documentata attraverso una lunga sequenza di testimonianze: il ricordo antico del martire, la tomba, il santuario, la testimonianza di Gregorio di Tours, la tradizione monastica, la traslazione delle reliquie, la chiesa medievale a lui dedicata e infine la conferma pontificia del 1900.
La sua importanza storica non deriva quindi dalla quantità di informazioni conservate sulla sua vita, ma dalla straordinaria durata della memoria che la comunità cristiana di Tournus costruì intorno al suo sepolcro.

Il rapporto con san Marcello di Chalon
Gregorio di Tours presenta Valeriano in relazione con san Marcello, martire di Chalon-sur-Saône. I due culti appartengono alla stessa area geografica della Borgogna meridionale e furono successivamente collegati anche dalle tradizioni agiografiche. La Passio medievale di Valeriano sviluppò ulteriormente questo rapporto, facendo dei due martiri compagni di fuga e di evangelizzazione. La relazione personale, tuttavia, non è documentabile nelle fonti più antiche.

Le fonti agiografiche
Il dossier agiografico di Valeriano è particolarmente interessante perché permette di osservare la stratificazione della memoria del santo. La Bibliotheca Hagiographica Latina registra testi diversi: un miracolo collegato a Gregorio di Tours, una Passio attribuita a Baldric, vescovo di Dol, una Passio con traslazione e miracoli attribuita al monaco Garnier e ulteriori testi relativi alle traslazioni delle reliquie.
Questa stratificazione consente di distinguere il nucleo più antico, costituito dalla presenza del culto e dalla testimonianza di Gregorio di Tours, dagli sviluppi narrativi medievali.

L'abbazia di Saint-Philibert
L'attuale abbazia di Saint-Philibert rappresenta la continuazione monumentale di una storia religiosa molto più antica. Il complesso romanico fu costruito tra X e XII secolo e conserva nella cripta la memoria del precedente santuario. L'arrivo delle reliquie di san Filiberto nell'875 modificò profondamente l'identità del monastero, ma non cancellò la memoria del martire Valeriano.

Curiosità
- San Valeriano è ricordato nel Martirologio Romano non attraverso una narrazione del martirio, ma con una formula essenziale che indica soltanto Tournus come luogo della sua morte.
- Gregorio di Tours, nel VI secolo, racconta una guarigione attribuita all'intercessione di Valeriano: il miracolato era Gallus, conte di Chalon-sur-Saône.
- Intorno al 979 le reliquie furono solennemente traslate dall'antico sepolcro e vennero realizzati preziosi reliquiari per il capo e per il resto del corpo.
- La Bibliothèque nationale de France conserva una documentazione manoscritta specificamente dedicata a san Valeriano, alla sua Passio, alle traslazioni e alla questione delle reliquie.
- L'antica abbazia di Tournus era originariamente legata al culto di Valeriano; dopo l'arrivo dei monaci di Noirmoutier e delle reliquie di san Filiberto, il complesso assunse progressivamente il nome di Saint-Philibert.
- Il 24 novembre 1900 papa Leone XIII confermò il culto di san Valeriano.

Cronologia
- II secolo: secondo la tradizione, Valeriano subisce il martirio a Tournus; l'anno 178 è tradizionale e non documentato con certezza.
- VI secolo: Gregorio di Tours testimonia la presenza della tomba e del culto del martire a Tournus.
- 875: Carlo il Calvo affida il monastero di Tournus ai monaci provenienti da Noirmoutier con le reliquie di san Filiberto.
- circa 979: durante l'abbaziato di Stefano vengono traslate le reliquie di Valeriano e realizzati nuovi reliquiari.
- XI-XII secolo: il complesso monastico di Tournus viene progressivamente trasformato nell'imponente abbazia romanica di Saint-Philibert.
- 1562: durante le guerre di religione le reliquie di Valeriano vengono profanate e disperse secondo la tradizione storica locale.
- 24 novembre 1900: papa Leone XIII conferma il culto di san Valeriano.
- 15 settembre: memoria liturgica del martire nel Martirologio Romano.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

La Gallia del II secolo viveva un periodo di profonda trasformazione religiosa e sociale. Il cristianesimo, arrivato probabilmente già nel I secolo attraverso le vie commerciali romane, stava crescendo nelle città principali come Lione (Lugdunum), Vienna e Autun. Tuttavia, i cristiani rappresentavano ancora una minoranza sospetta agli occhi delle autorità romane, accusata di ateismo verso gli dèi tradizionali e di pratiche considerate sovversive.
L'imperatore Marco Aurelio (161-180), nonostante la sua fama di filosofo stoico, non fu estraneo alle persecuzioni contro i cristiani. Nel 177 scoppiò a Lione una delle più violente ondate persecutorie della Gallia, documentata dalla lettera delle Chiese di Lione e Vienna conservata da Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica. Il vescovo Potino, novantenne, morì in carcere dopo essere stato torturato, mentre quarantotto cristiani furono martirizzati tra Lione e Vienna, tra cui la giovane schiava Blandina, divenuta simbolo del coraggio nella fede.

L'arresto e la fuga dalla prigione
È in questo contesto drammatico che va collocata la figura di Valeriano. Le fonti tradizionali lo presentano come membro della comunità cristiana lionese, arrestato durante o immediatamente dopo la persecuzione del 177. La tradizione afferma che Valeriano fu imprigionato insieme a Marcello, un sacerdote, e che entrambi riuscirono a evadere miracolosamente dalla prigione.
Secondo la narrazione agiografica, Marcello fuggì verso Chalon-sur-Saône, dove trovò rifugio presso un pagano che, dopo averlo visto offrire incenso alle immagini di Marte, Mercurio e Minerva, lo rimproverò e fu da lui convertito al cristianesimo. Valeriano invece si diresse verso nord, lungo la valle della Saône, probabilmente cercando di raggiungere comunità cristiane più sicure o semplicemente tentando di sfuggire alle autorità romane.
La fuga dalla prigione non rappresentò per Valeriano una rinuncia alla testimonianza cristiana, ma piuttosto un rinvio del martirio. Le fonti sottolineano che egli non abiurò la fede e continuò a vivere come cristiano, sapendo che il rischio di una nuova cattura era concreto.

Il martirio a Tournus
La tradizione colloca il martirio di Valeriano un anno dopo la grande persecuzione lionese, quindi nel 178 o 179. Secondo alcune versioni, Valeriano fu catturato nei pressi di Tournus, una località sulla Saône a nord di Mâcon, mentre secondo altre fonti cadde nelle mani dei persecutori direttamente a Tournus.
Il governatore Prisco (Priscus) lo fece torturare con uncini di ferro dopo averlo fatto sospendere in alto, ma Valeriano rimase fermo nella confessione di Cristo. Di fronte al suo rifiuto di sacrificare agli dèi romani e di rinunciare alla fede cristiana, le autorità romane emisero la sentenza di morte per decapitazione, la pena capitale riservata ai cittadini romani o ai casi di particolare gravità.
Il 15 settembre, verosimilmente del 178 o 179, Valeriano fu condotto fuori dalle mura di Tournus e decapitato. Il luogo dell'esecuzione divenne immediatamente oggetto di venerazione per la piccola comunità cristiana locale. La tradizione del martirio per decapitazione è confermata dal Martyrologium Romanum e da tutte le fonti agiografiche successive.

La sepoltura e i primi segni di culto
Immediatamente dopo il martirio, i cristiani di Tournus recuperarono il corpo di Valeriano e lo seppellirono in una tomba fuori dalle mura della città, secondo l'uso del tempo. La sepoltura del martire divenne ben presto luogo di preghiera e di pellegrinaggio per i fedeli locali.
Già alla fine del IV secolo, quando la pace costantiniana permetteva finalmente il libero culto del cristianesimo, sulla tomba di Valeriano fu costruito un oratorio, una piccola cappella destinata alla preghiera e alla celebrazione dei misteri cristiani. Questo primo edificio di culto testimonia come la memoria del martire fosse già viva e radicata nella comunità cristiana locale a distanza di oltre due secoli dal martirio.
Nel VI secolo, con la crescita del cristianesimo in Borgogna e la diffusione del monachesimo, sull'area della tomba di Valeriano sorsero una chiesa più ampia e un piccolo monastero. La scelta di costruire un luogo di culto proprio sulla sepoltura del martire seguiva una pratica diffusa in tutto l'impero romano d'Occidente, che vedeva nelle tombe dei martiri i luoghi privilegiati della santità e della grazia divina.

L'abbazia di Saint-Philibert e la traslazione delle reliquie
La storia del culto di San Valeriano si intreccia indissolubilmente con quella dell'abbazia di Saint-Philibert de Tournus, uno dei capolavori dell'architettura romanica borgognona. Nell'875, i monaci dell'abbazia di Noirmoutier, fuggiti dalle incursioni dei Normanni che devastavano le coste atlantiche della Francia, approdarono a Tournus portando con sé le preziose reliquie del loro fondatore, San Filiberto (Philibert), abate del VII secolo.
I monaci trovarono rifugio nel monastero dedicato a San Valeriano e qui si stabilirono definitivamente. Le reliquie di San Filiberto furono accolte con grande venerazione, ma il martire locale Valeriano non fu dimenticato. Nel 979 le reliquie di Valeriano furono traslate nella cripta della nuova chiesa abbaziale, dove rimangono ancora oggi insieme a quelle di Filiberto.
Tra il 1008 e il 1028, l'abate Berniero fece costruire la chiesa dedicata specificamente a San Valeriano, un edificio romanico che ancora oggi si ammira a Tournus. La chiesa, con il suo portale romanico caratterizzato da pietre alternate di colore bianco e giallo ocra, rappresenta un capolavoro dell'architettura religiosa dell'XI secolo. Anche se l'abbazia prese il nome di Saint-Philibert de Tournus, Valeriano rimase il patrono originario della città e continuò a essere venerato insieme a Filiberto.

Il culto e la venerazione
Il culto di San Valeriano si è mantenuto ininterrotto per oltre diciotto secoli a Tournus e nella regione borgognona. La sua memoria liturgica è fissata al 15 settembre nel Martyrologium Romanum, che lo commemora con queste parole: 'A Tournus lungo la Saône nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Valeriano, martire'.
Valeriano è venerato come patrono principale di Tournus e come patrono dei martiri. La sua intercessione è stata invocata nei secoli per la protezione della città e per la perseveranza nella fede. La chiesa di Saint-Valérien, pur essendo divenuta parte del complesso abbaziale di Saint-Philibert, ha conservato la sua dedicazione originaria e continua a testimoniare l'antichità e la profondità del culto del martire.
Le reliquie del santo, conservate nella cripta, sono state oggetto di particolare venerazione nel corso dei secoli. I pellegrini che si recavano a Tournus per visitare l'abbazia rendevano omaggio sia a San Filiberto che a San Valeriano, creando una duplice tradizione di pellegrinaggio che ha caratterizzato la spiritualità della città fino ai giorni nostri.

Iconografia e arte
L'iconografia di San Valeriano segue i canoni tradizionali della rappresentazione dei martiri. Gli attributi principali sono la palma del martirio, simbolo della vittoria sulla morte e del trionfo della fede, e la spada, strumento della sua decapitazione. Nelle rappresentazioni più antiche, il santo è raffigurato come un giovane uomo dall'aspetto severo e dignitoso, vestito con abiti semplici del II secolo romano.
Nella chiesa di Saint-Valérien a Tournus si conservano statue e rappresentazioni artistiche del santo. L'arte romanica borgognona ha spesso raffigurato Valeriano insieme ad altri santi locali, creando un pantheon visivo della santità regionale. Le vetrate, gli affreschi e le sculture medievali lo rappresentano generalmente in piedi, con la palma in una mano e la spada nell'altra, talvolta con una corona a indicare la vittoria del martirio.
Nel XIX secolo, con il revival romantico dell'arte sacra, San Valeriano è stato oggetto di nuove rappresentazioni, tra cui dipinti e incisioni che hanno contribuito a diffondere la sua immagine oltre i confini della Borgogna.

Curiosità
- La chiesa di Saint-Valérien a Tournus presenta una particolarità architettonica: il suo portale romanico è costruito con pietre alternate di colore chiaro e giallo ocra, creando un effetto cromatico distintivo che la rende immediatamente riconoscibile. Questa tecnica decorativa è tipica dell'architettura romanica borgognona dell'XI-XII secolo.
- Secondo alcune tradizioni locali, la fuga di Valeriano dalla prigione sarebbe avvenuta grazie a un intervento miracoloso: le catene si sarebbero spezzate da sole e le porte del carcere si sarebbero aperte spontaneamente, permettendo al martire e al suo compagno Marcello di fuggire senza essere scoperti dalle guardie.

Cronologia
- 177: Persecuzione di Lione sotto Marco Aurelio; martirio del vescovo Potino e di quarantotto cristiani; Valeriano viene arrestato
- 177-178: Valeriano e Marcello fuggono dalla prigione
- 178 o 179: Cattura di Valeriano presso Tournus; martirio per decapitazione il 15 settembre
- Fine IV secolo: Costruzione di un oratorio sulla tomba di Valeriano
- VI secolo: Edificazione di una chiesa e di un monastero sul luogo del martirio
- 875: Arrivo dei monaci di Noirmoutier con le reliquie di San Filiberto
- 979: Traslazione delle reliquie di Valeriano nella cripta dell'abbazia
- 1008-1028: Costruzione della chiesa romanica di Saint-Valérien per volere dell'abate Berniero
- XI-XII secolo: Sviluppo dell'abbazia di Saint-Philibert de Tournus come importante centro spirituale della Borgogna.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-09-04

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