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Santa Eufemia di Calcedonia Martire

Festa: 16 settembre

† Calcedonia, 16 settembre 303

Secondo la tradizione, subì il martirio durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano e morì a Calcedonia il 16 settembre 303. La sua vicenda personale è però conosciuta attraverso fonti di natura diversa: accanto alla tradizione liturgica e alle successive narrazioni della Passio, possediamo una testimonianza particolarmente importante del vescovo Asterio di Amasea, che alla fine del IV secolo descrive il culto già diffuso della martire e un ciclo pittorico raffigurante le sue sofferenze. La fama di Eufemia fu legata in modo decisivo al luogo della sua sepoltura. Nella basilica costruita sul suo martyrion si riunì nel 451 il Concilio di Calcedonia, convocato per affrontare la controversia cristologica suscitata dalle posizioni di Nestorio, Eutiche e Dioscoro e per definire la fede della Chiesa sulla piena umanità e divinità di Cristo. Gli atti conciliari attestano effettivamente che il concilio si riunì nel martyrion della santa. Alla memoria della martire venne in seguito collegato anche il celebre racconto secondo il quale Eufemia avrebbe manifestato miracolosamente quale delle due professioni di fede fosse conforme alla retta dottrina. Questo episodio appartiene però alla tradizione agiografica successiva e non compare negli atti del Concilio del 451. È quindi importante distinguerlo dalla documentazione storica direttamente legata all'assemblea conciliare.

Patronato: Rovigno d'Istria

Etimologia: Eufemia = che parla bene, acclamata, dal greco

Emblema: Palma del martirio, croce, talvolta leoni o orso, strumenti del martirio.

Martirologio Romano: A Calcedonia in Bitinia, nell’odierna Turchia, santa Eufemia, vergine e martire, che sotto l’imperatore Diocleziano e il proconsole Prisco, superati per Cristo molti supplizi, giunse con strenuo combattimento alla corona di gloria.


Calcedonia era una città della Bitinia situata sulla riva asiatica del Bosforo, di fronte a Costantinopoli. La tradizione cristiana colloca qui la vita e il martirio di Eufemia durante la persecuzione di Diocleziano.
Della sua esistenza personale si conosce molto poco. I nomi dei genitori, Filofrone e Teodosia, la loro appartenenza a un ambiente aristocratico e l'età giovanissima attribuita alla martire appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere considerati dati storici sicuri. Le fonti più antiche non permettono infatti di ricostruire una vera biografia familiare di Eufemia.
Il dato più importante è invece l'antichità del suo culto. Alla fine del IV secolo il vescovo Asterio di Amasea parla di una vergine chiamata Eufemia, morta per la fede cristiana, sulla cui tomba i fedeli si riunivano annualmente. Egli ricorda inoltre che presso il sepolcro erano narrate pubblicamente le vicende del suo martirio.
Questa testimonianza è particolarmente preziosa perché precede di diversi decenni il Concilio di Calcedonia. Dimostra che Eufemia non fu una figura inventata o creata dalla propaganda conciliare: il suo culto era già vivo prima del 451.

Il martirio
La tradizione colloca il martirio di Eufemia nel 303, durante la persecuzione di Diocleziano. La data del 16 settembre trova un'importante conferma nei Fasti Vindobonenses priores, una fonte cronografica tardoantica che registra per quel giorno la passione della santa. La ricerca storica colloca pertanto la sua morte fra il 303 e il 305, con il 16 settembre 303 come data tradizionalmente più precisa.
La Passio conservata nella Bibliotheca Hagiographica Graeca con il numero 619 sviluppa ampiamente la narrazione del martirio. Il dossier agiografico comprende diverse redazioni e versioni, alcune delle quali furono studiate criticamente da François Halkin nella sua opera Euphémie de Chalcédoine. Légendes byzantines, pubblicata nel 1965.
Secondo il racconto tradizionale, Eufemia avrebbe rifiutato di sacrificare agli dèi durante una persecuzione contro i cristiani. Dopo l'arresto sarebbe stata sottoposta a numerose torture. La tradizione orientale racconta che rimase miracolosamente illesa di fronte a diversi tentativi di ucciderla e che alla fine venne condotta nell'arena, dove furono liberate contro di lei le belve.
Gli episodi delle singole torture, così come la successione dettagliata delle prove subite dalla giovane, appartengono però soprattutto alla narrazione agiografica. Non possono essere presentati allo stesso livello documentario della data del martirio o dell'esistenza del suo culto antico.
La testimonianza di Asterio è particolarmente interessante proprio perché, pur conoscendo la tradizione del martirio, non fornisce una narrazione dettagliata paragonabile alle Passiones posteriori. Il vescovo descrive invece un dipinto che rappresentava Eufemia davanti al giudice, sottoposta alla tortura, rinchiusa in prigione e infine immersa nelle fiamme.
La testimonianza dimostra così che alla fine del IV secolo esisteva già una tradizione iconografica articolata della passione della santa.

Asterio di Amasea e la prima grande testimonianza
L'omelia XI di Asterio di Amasea costituisce una delle fonti più importanti per la conoscenza del culto antico di Eufemia. Asterio, attivo tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, racconta di aver visto un dipinto raffigurante la passione della martire e ne descrive le varie scene.
La vergine viene rappresentata davanti al giudice, quindi durante le torture, in prigione mentre prega e infine tra le fiamme. L'opera colpì profondamente il vescovo, che ne fece una vera e propria descrizione letteraria.
La testimonianza è importante anche per la storia dell'arte cristiana. L'omelia di Asterio venne infatti utilizzata secoli dopo nel dibattito sulla legittimità delle immagini sacre e fu citata dal secondo Concilio di Nicea del 787.
Asterio attesta inoltre che sulla tomba della martire era stato costruito un monumento e che la sua festa annuale attirava un grande concorso di popolo. Il culto di Eufemia era quindi già strutturato prima che il suo nome venisse definitivamente associato al grande concilio del 451.

La basilica di Calcedonia
Sul luogo della sepoltura sorse una basilica dedicata a Eufemia. Il complesso comprendeva il martyrion della santa e divenne uno dei più importanti luoghi di culto della Calcedonia cristiana.
Il prestigio della basilica crebbe ulteriormente nel V secolo. Nel 451 l'imperatore Marciano convocò a Calcedonia il quarto Concilio ecumenico, al quale parteciparono centinaia di vescovi dell'Oriente e rappresentanti della Chiesa di Roma.
Gli atti conciliari affermano esplicitamente che l'assemblea si riunì nel martyrion della santa. Il documento dogmatico conclusivo del concilio indica infatti come sede il santuario della santa martire Eufemia.
Questo legame costituisce l'aspetto più originale della memoria di Eufemia: una martire del III-IV secolo, della quale conosciamo pochissimi dati personali, divenne la patrona simbolica di uno dei momenti decisivi della storia della dottrina cristiana.

Eufemia e il Concilio di Calcedonia
Il Concilio di Calcedonia affrontò la controversia sulla natura di Cristo e formulò una definizione secondo la quale Cristo è un'unica persona nella quale sono presenti pienamente la natura divina e quella umana, unite senza confusione e senza separazione.
Il legame fra Eufemia e il concilio è storicamente certo per quanto riguarda la sede: l'assemblea si riunì realmente nella sua basilica. Diversa è la valutazione del celebre miracolo della professione di fede.
Secondo la tradizione bizantina, le due diverse professioni di fede contrapposte durante il concilio sarebbero state deposte nel sepolcro della martire. Dopo alcuni giorni, riaperta la tomba, il testo conforme alla fede calcedonese sarebbe stato trovato nelle mani di Eufemia, mentre l'altro sarebbe stato ai suoi piedi. In questa forma il racconto è attestato nella tradizione agiografica e sinassoriale posteriore.
Il dato storico richiede però prudenza: il miracolo non compare negli atti del Concilio del 451. Per questo non può essere presentato come un episodio documentato della vicenda conciliare. È più corretto considerarlo una tradizione sorta per esprimere simbolicamente la convinzione che la martire, attraverso la sua intercessione, avesse testimoniato la fede definita a Calcedonia.
Proprio questo racconto contribuì a fare di Eufemia una figura particolarmente importante nella tradizione ortodossa, dove la memoria del miracolo viene celebrata l'11 luglio.

Il culto in Oriente e in Occidente
Il Concilio del 451 diede un forte impulso alla diffusione del culto di Eufemia. Chiese a lei dedicate sorsero in diverse regioni dell'Oriente e successivamente anche in Occidente. La sua memoria entrò nei calendari liturgici e il suo nome venne ricordato da numerosi scrittori cristiani.
La diffusione occidentale fu particolarmente significativa. Treccani ricorda che il culto della martire si estese presto sia in Oriente sia in Occidente e che a Eufemia furono dedicate numerose chiese, tra cui diverse a Roma e ben cinque a Ravenna.
Anche la letteratura cristiana contribuì alla sua fortuna. La martire fu ricordata, fra gli altri, da poeti e scrittori come Prudenzio, Paolino di Nola, Venanzio Fortunato ed Ennodio.

La traslazione delle reliquie
La storia delle reliquie di Eufemia è caratterizzata da tradizioni differenti.
Secondo la tradizione orientale, quando Calcedonia fu minacciata dalle incursioni persiane nel VII secolo, le reliquie della martire furono trasferite a Costantinopoli, probabilmente intorno al 620. Durante la controversia iconoclasta sarebbero state nascoste e successivamente riportate nella capitale.
La tradizione ortodossa attuale identifica nella chiesa patriarcale di San Giorgio al Fanar il principale luogo di conservazione delle reliquie della martire. Nel 2025, in occasione della celebrazione dell'11 luglio, le reliquie di Eufemia sono state pubblicamente venerate al Fanar.
Esistono tuttavia anche tradizioni occidentali relative alle reliquie. A Rovigno d'Istria è venerato un corpo attribuito alla santa e la città conserva una lunga tradizione legata alla sua traslazione. A Piacenza, nella chiesa di Sant'Eufemia, sono ugualmente venerate reliquie attribuite alla martire. La tradizione piacentina collega la presenza delle reliquie al ritrovamento dei resti durante lavori di scavo, ma tale attribuzione deve essere mantenuta nel quadro della tradizione locale e non confusa con una certezza storica assoluta.

Il significato della sua memoria
La figura di Eufemia si trova all'incrocio fra tre dimensioni della storia cristiana.
La prima è quella del martirio. La sua memoria appartiene al grande patrimonio delle testimonianze cristiane della persecuzione di Diocleziano.
La seconda è quella del culto dei martiri. Già alla fine del IV secolo la sua tomba era un luogo di preghiera, la festa richiamava numerosi fedeli e la sua vicenda veniva rappresentata nell'arte. La testimonianza di Asterio mostra quanto fosse ormai radicata la memoria della santa.
La terza, e più singolare, è quella conciliare. La basilica costruita sul suo sepolcro divenne la sede di uno dei concili più importanti della storia della Chiesa. Il suo nome rimase così associato alla definizione calcedonese della fede cristiana.
Non è dunque necessario attribuire alla santa un ruolo storico diretto nelle decisioni del concilio per comprenderne l'importanza. Eufemia divenne il simbolo di una continuità ideale fra la testimonianza del martire e la confessione della fede della Chiesa.

Il significato del nome
Il nome greco Euphēmía è collegato a eu, 'bene', e phēmí, 'dire, parlare'. Il significato può quindi essere reso con 'colei che parla bene', 'di buona parola' o 'che pronuncia parole favorevoli'. L'etimologia si accorda particolarmente bene con il ruolo simbolico assunto dalla santa nella tradizione successiva, come testimone della retta confessione di fede.

Iconografia
La più antica testimonianza iconografica importante è quella descritta da Asterio di Amasea. Il vescovo vide un ciclo pittorico che mostrava Eufemia davanti al giudice, durante le torture, in prigione e nel momento della morte sul rogo. La descrizione è di eccezionale interesse per la storia dell'arte cristiana tardoantica.
Nell'iconografia successiva la santa è frequentemente raffigurata con la palma del martirio. In Oriente il suo rapporto con il Concilio di Calcedonia ha inoltre favorito rappresentazioni nelle quali è associata al concilio e alla professione della fede.

Il Concilio e la tradizione del miracolo
Il miracolo delle professioni di fede costituisce uno dei racconti più celebri legati a Eufemia. La tradizione lo interpreta come una conferma soprannaturale della fede definita a Calcedonia. Storicamente, tuttavia, occorre distinguere il dato certo dalla narrazione successiva: gli atti del concilio attestano la riunione nel martyrion di Eufemia, ma non riportano il prodigio.
La distinzione è particolarmente importante perché permette di valorizzare la tradizione senza trasformarla in un documento storico.

La memoria liturgica
Nel calendario romano Eufemia è ricordata il 16 settembre come vergine e martire di Calcedonia. Vatican News la presenta come martire di Calcedonia e ricorda il rapporto della sua basilica con il grande concilio del 451-452.
Nella tradizione bizantina la memoria principale è anch'essa collegata al 16 settembre, mentre l'11 luglio è dedicato al ricordo del miracolo associato al Concilio di Calcedonia.

Patronato e culto popolare
Il culto di Eufemia si diffuse ampiamente in Italia e in altre regioni dell'Europa cristiana. Fra i luoghi nei quali la memoria della santa assunse particolare rilievo figura Rovigno d'Istria, che conserva un'importante tradizione legata alle sue reliquie e la considera propria patrona.

Curiosità
- La più antica testimonianza letteraria particolarmente significativa sul culto di Eufemia è l'omelia XI di Asterio di Amasea, composta alla fine del IV secolo.
- Asterio non si limita a parlare della santa, ma descrive con grande precisione un dipinto della sua passione, fornendo una testimonianza di straordinario valore per la storia dell'arte cristiana.
- L'omelia di Asterio fu utilizzata nel secondo Concilio di Nicea del 787 durante la discussione sul culto delle immagini.
- La Passio greca di Eufemia è catalogata nella Bibliotheca Hagiographica Graeca con il numero 619 e la sua tradizione manoscritta è conservata in diverse biblioteche europee.
- Il suo nome è direttamente associato al Concilio di Calcedonia perché l'assemblea del 451 si riunì effettivamente nel martyrion della santa.

Cronologia
- 303: secondo i Fasti Vindobonenses priores, Eufemia subisce il martirio a Calcedonia il 16 settembre.
- Fine IV secolo: Asterio di Amasea testimonia l'esistenza del culto pubblico della martire e descrive immagini della sua passione.
- 451: il Concilio di Calcedonia si riunisce nel martyrion di Eufemia e definisce la dottrina cristologica delle due nature di Cristo nell'unica persona del Verbo.
- VII secolo: secondo la tradizione, le reliquie vengono trasferite da Calcedonia a Costantinopoli.
- 787: il secondo Concilio di Nicea utilizza anche la testimonianza di Asterio nella controversia sul culto delle immagini.
- 11 luglio: nella tradizione bizantina si celebra il miracolo di Eufemia collegato al Concilio di Calcedonia.
- 16 settembre: memoria liturgica di santa Eufemia, vergine e martire di Calcedonia.

Valutazione storico-agiografica
- Santa Eufemia appartiene a quella categoria di martiri antichi la cui importanza storica non deriva dalla quantità di informazioni biografiche disponibili, ma dalla straordinaria fortuna del loro culto.
- Il nucleo più antico della tradizione è solido: esistono una memoria di martirio collocata a Calcedonia, una data antica del 16 settembre, un culto già documentato nel IV secolo e una basilica sorta sul luogo della sua sepoltura. La testimonianza di Asterio costituisce un documento di particolare valore perché è anteriore al Concilio di Calcedonia e conferma che il culto della martire era già pienamente sviluppato.
- Più problematici sono invece i dettagli della Passio, i nomi dei genitori, l'età della martire, la successione delle torture e alcuni particolari della morte. Questi elementi appartengono alla tradizione agiografica e devono essere presentati come tali.
- Il rapporto con il Concilio del 451 è invece storicamente documentato per quanto riguarda la sede dell'assemblea. Il famoso miracolo della professione di fede appartiene alla tradizione ecclesiale successiva e possiede soprattutto un valore teologico e simbolico.
- Proprio questa distinzione permette di comprendere meglio la figura di Eufemia: una giovane martire quasi sconosciuta nei suoi dati biografici essenziali divenne, attraverso il culto, l'arte, la liturgia e la memoria conciliare, una delle figure femminili più importanti della cristianità tardoantica.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

E’ la celebre martire di Calcedonia nella cui basilica ebbe luogo nel 451-52 quello che fu detto il Grande Concilio. La data esatta del suo martirio ci è testimoniata dai Fasti Vindobonenses priores: "Diocletiano VII et Maximiano V. His cons. ecclesiae demolitae sunt et libri dominici combusti sunt et passa est sancta Eufemia XVI kal. octobris".
Dunque, Eufemia consumò il suo martirio il 16 settembre del 303. Prima di chiederci che altro si sa di lei, occorre precisare, per una giusta valutazione critica delle fonti e dei dati che ne risultano, che il concilio di Calcedonia ebbe grande influenza sulla diffusione del suo culto e di notizie sulla santa: è da allora soprattutto che la sua festa viene ad estendersi gradualmente in tutta la cattolicità, e chiese a lei dedicate sorgono dovunque; è in quello stesso periodo di tempo che viene scritta la passio (BHG, I, p. 188, n. 619), da cui dipenderà poi quasi tutta la letteratura agiografica che in età posteriore si è occupata della santa; ed è ancora in relazione al concilio celebrato nel suo Martyrion che nasce la festa dell'11 luglio, di s. Eufemia protettrice dell'ortodossia. Questa festa è conosciuta in Occidente dal Martirologio Geronimiano e dal Calendario marmoreo di Napoli, ed in Oriente è accolta pressoché in tutti i calendari. Il Sinassario Costantinopolitano racconta anche i particolari del miracolo ricordato in questa festa: le due professioni di fede, quella ortodossa e quella eutichiana, erandl state collocate dentro la tomba sul petto della santa, ma dopo alcuni giorni, riapertasi l'urna che era stata debitamente sigillata, si trovò il testo ereticale posto ai piedi della martire, e quello ortodosso stretto fra le sue mani.
Non mancano tuttavia testi anteriori al concilio, i quali naturalmente potranno godere di un maggior credito, non solo perché più antichi, ma anche per essere immuni da quell'ondata di entusiastica devozione che il trionfo dell'ortodossia di Calcedonia dovette riflettere sulla santa.
Asterio, vescovo di Amasea tra il 380 ed il 410, nella sua undecima omelia ci assicura dell'esistenza di un culto alla santa: i cristiani suoi concittadini le hanno eretto un monumento sepolcrale, ne celebrano ogni anno la festa con grande concorso di popolo, e i sacri ministri, in tale occasione, raccontano nelle loro omelie i particolari del suo martirio. Quest'ultima nota ci sembra indicare la fonte prima di ogni trattazione agiografica su Eufemia: le omelie festive. Inoltre, Asterio ci offre, benché indirettamente, notizie su come avvenne il martirio della santa. Infatti, il forbito oratore pontico racconta di aver ammirato alcune splendide pitture poste nel porticato (cioè nel nartece) di una chiesa (peraltro non precisata, ma non certo quella dedicata alla martire in Calcedonia), le quali raffiguravano scene del suo martirio. In una di esse viene rappresentato il processo: il giudice, circondato da sgherri e da segretari, guarda con volto truce la vergine ammantata del pallio filosofale, ma il cui aspetto fa trasparire la purezza e il coraggio dell'animo. In una seconda, Eufemia appare mentre è torturata: un carnefice le tiene il capo rovesciato all'indietro, mentre un altro le spezza e le strappa i denti; poi si vede la vergine gettata in prigione ed assorta in preghiera: sul suo capo risplende il santo segno della croce; un'ultima scena, infine, ritrae la santa mentre, con le braccia levate al cielo e ilare in volto, consuma sul rogo il suo martirio.
Reliquie della santa sono conservate nel Duomo di Rovigno d'Istria (Croazia) e nella Basilica di Sant’Eufemia a Piacenza.


Autore:
Giovanni Lucchesi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-08

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