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Tarso di Cilicia, circa 602 - Canterbury, 19 settembre 690
Originario di Tarso di Cilicia, Teodoro nacque intorno al 602 e ricevette una formazione eccezionalmente ampia nelle discipline sacre e profane, con una particolare conoscenza del greco e del latino. Monaco e uomo di cultura, si trovava a Roma quando, nel 667, papa Vitaliano lo scelse per la sede arcivescovile di Canterbury, rimasta vacante dopo la morte di Wighard. Aveva già circa sessantasei anni, circostanza che rende singolare la sua nomina e la successiva missione in una terra ancora segnata da profonde differenze ecclesiastiche e politiche. Consacrato vescovo a Roma il 26 marzo 668, raggiunse Canterbury nel maggio 669 insieme ad Adriano, destinato a diventare suo principale collaboratore. Teodoro percorse le regioni abitate dagli Angli, riorganizzò le diocesi, consacrò nuovi vescovi e cercò di dare una struttura stabile alla Chiesa inglese. Nel 673 presiedette il sinodo di Hertford, nel quale furono approvati importanti principi di disciplina ecclesiastica. Nel 680 convocò il sinodo di Hatfield, che confermò l'adesione della Chiesa inglese alla dottrina cattolica contro il monotelismo. Parallelamente promosse a Canterbury un'intensa attività culturale insieme ad Adriano, creando una scuola nella quale si studiavano Scrittura, lingue, computo, musica e discipline del sapere antico. Morì a Canterbury il 19 settembre 690, dopo ventidue anni di episcopato. Il Martirologio Romano lo ricorda come vescovo, monaco di Tarso, inviato in Inghilterra da papa san Vitaliano e celebre per la sua dottrina e santità.
Etimologia: Dal greco Theodoros e significa dono di Dio.
Emblema: Abito episcopale, pastorale, libro; talvolta raffigurato come arcivescovo di Canterbury.
Martirologio Romano: A Canterbury in Inghilterra, san Teodoro, vescovo, che, monaco di Tarso, elevato all’episcopato dal papa san Vitaliano e mandato quasi settuagenario in Inghilterra, governò con forza d’animo la Chiesa a lui affidata.
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Teodoro nacque a Tarso, in Cilicia, intorno al 602. La sua patria era una delle grandi città culturali dell'Oriente romano e apparteneva a un ambiente nel quale le tradizioni greche e cristiane si incontravano con una lunga eredità filosofica e letteraria. Le informazioni sulla sua giovinezza non sono numerose. La fonte fondamentale è la Historia ecclesiastica gentis Anglorum di Beda, composta alcuni decenni dopo la morte dell'arcivescovo. Beda presenta Teodoro come un uomo preparato sia nella letteratura sacra sia in quella profana, esperto di greco e di latino. La sua formazione appare quindi molto più ampia di quella normalmente richiesta a un ecclesiastico del suo tempo. La ricostruzione della sua formazione è stata approfondita dalla ricerca moderna. È stato ipotizzato un periodo di studi ad Atene e, sulla base dell'analisi delle tradizioni esegetiche legate alla scuola di Canterbury, anche un possibile soggiorno ad Antiochia o Edessa e una permanenza a Costantinopoli. Questi ultimi passaggi, tuttavia, non sono documentati con la stessa sicurezza delle notizie tramandate da Beda e devono essere considerati ricostruzioni degli studiosi. Teodoro divenne monaco e trascorse successivamente un periodo in Italia. Quando si trovava a Roma, nel 667, non era ancora sacerdote né vescovo.
La scelta di papa Vitaliano La Chiesa inglese attraversava allora una fase delicata. La controversia sulla celebrazione della Pasqua e sulle consuetudini ecclesiastiche, affrontata in precedenza nel sinodo di Whitby, aveva lasciato tensioni non completamente risolte. Inoltre molte sedi episcopali erano vacanti e le diocesi erano spesso troppo vaste per essere amministrate efficacemente. Dopo la morte dell'arcivescovo Deusdedit, Wighard era stato inviato a Roma per ricevere la consacrazione, ma era morto prima di poter tornare in Inghilterra. Papa Vitaliano dovette quindi trovare un nuovo candidato. In un primo momento il papa pensò ad Adriano, monaco di origine africana e abate di un monastero nei pressi di Napoli. Adriano rifiutò e indicò Teodoro come candidato. La scelta cadde così su un monaco orientale, ormai sessantaseienne, dotato di una formazione greca e latina particolarmente adatta alle esigenze della Chiesa inglese. Teodoro fu ordinato e consacrato arcivescovo il 26 marzo 668. Partì quindi per l'Inghilterra insieme ad Adriano e all'anglosassone Benedetto Biscop. Dopo il viaggio attraverso il continente raggiunse Canterbury il 27 maggio 669.
Il riordino della Chiesa inglese Al suo arrivo Teodoro trovò una situazione ecclesiastica complessa. Le diocesi erano poche, molto estese e legate anche alla struttura politica dei regni anglosassoni. Mancavano inoltre diversi vescovi e non erano ancora pienamente consolidate le forme di coordinamento tra le varie Chiese locali. Il nuovo arcivescovo intraprese un'ampia visita pastorale. Beda racconta che Teodoro percorse le diverse regioni abitate dagli Angli e fu generalmente accolto con rispetto. Il suo obiettivo era consolidare l'unità ecclesiastica, riempire le sedi vacanti e introdurre una disciplina più uniforme. Uno dei suoi interventi più significativi riguardò la moltiplicazione delle sedi episcopali. Le grandi diocesi esistenti rendevano difficile un'efficace amministrazione pastorale e Teodoro cercò progressivamente di suddividerle. Il progetto incontrò resistenze, soprattutto quando coinvolse interessi politici e personali di altri vescovi. Particolarmente complesso fu il rapporto con Wilfrid, vescovo di York. Teodoro intervenne nella controversia relativa alla vastissima diocesi di Wilfrid e sostenne la necessità di una maggiore articolazione territoriale. La vicenda portò alla divisione della sede e alla sostituzione di Wilfrid con altri vescovi. In seguito, tuttavia, i rapporti tra i due non rimasero semplicemente quelli di una contrapposizione personale. L'attività di Teodoro contribuì così a trasformare una serie di Chiese ancora fortemente condizionate dalla frammentazione politica dei regni anglosassoni in una realtà ecclesiastica maggiormente coordinata.
Il sinodo di Hertford Uno dei momenti fondamentali dell'episcopato di Teodoro fu il sinodo di Hertford. La data tradizionalmente indicata è il 24 settembre 673. Beda, tuttavia, nella sua cronologia presenta il sinodo nel terzo anno del regno di Egfrido e la tradizione manoscritta e gli studi moderni hanno discusso alcuni problemi di datazione. La data 673 è quella normalmente utilizzata nella storiografia. Il sinodo riunì i principali vescovi della Chiesa inglese e rappresentò un momento decisivo nella costruzione di una disciplina ecclesiastica comune. Teodoro propose una serie di norme tratte dalla tradizione canonica, con l'obiettivo di rafforzare l'unità e la pace della Chiesa. Furono approvati dieci articoli riguardanti, tra l'altro, la celebrazione della Pasqua, i rapporti tra le diocesi, la tutela dei monasteri, la disciplina monastica, la convocazione periodica dei sinodi e l'ordine gerarchico tra i vescovi. Fu inoltre affermata la necessità di aumentare il numero delle sedi episcopali. Hertford rappresentò un passaggio importante perché le diverse Chiese inglesi si presentarono per la prima volta in modo così evidente come una realtà ecclesiale coordinata. Il sinodo costituisce pertanto uno dei principali documenti dell'opera organizzatrice di Teodoro.
La controversia cristologica e il sinodo di Hatfield Teodoro non si occupò soltanto dell'organizzazione della Chiesa. Seguì anche le questioni dottrinali che interessavano l'intera cristianità. Nel VII secolo la controversia sul monotelismo, riguardante il numero delle volontà presenti in Cristo, aveva provocato profonde divisioni soprattutto nell'Oriente cristiano. La questione era stata affrontata dai concili e dai sinodi precedenti e continuava a interessare la Chiesa universale. Nel 680 papa Agatone inviò in Inghilterra l'abate Giovanni, incaricato di verificare l'ortodossia della Chiesa inglese. Teodoro convocò quindi il sinodo di Hatfield, in Hertfordshire, il 17 settembre 680. L'assemblea riaffermò la fede cattolica e la conformità della Chiesa inglese all'insegnamento dei concili ecumenici riconosciuti dalla Chiesa. Il documento emanato a Hatfield costituisce una testimonianza importante del grado di inserimento della Chiesa inglese nella vita della cristianità occidentale e dei rapporti che Teodoro mantenne con Roma.
Teodoro e la scuola di Canterbury L'opera di Teodoro non si limitò alla disciplina ecclesiastica. Il suo episcopato ebbe anche una straordinaria importanza culturale. Adriano raggiunse Canterbury e divenne abate del monastero dei Santi Pietro e Paolo. I due formarono una delle più importanti coppie intellettuali dell'Inghilterra anglosassone. Teodoro portava con sé la cultura greca dell'Oriente cristiano; Adriano possedeva una solida preparazione latina e una conoscenza altrettanto approfondita della cultura ecclesiastica. A Canterbury fu organizzata una scuola che attirò numerosi studenti. Beda ricorda che alcuni degli allievi ancora viventi ai suoi tempi conoscevano il greco e il latino con una padronanza paragonabile a quella della loro lingua madre. Il programma comprendeva la Sacra Scrittura e le discipline ecclesiastiche, ma anche poesia, astronomia, computo e altre conoscenze del sapere antico. La scuola di Canterbury divenne così uno dei principali centri di trasmissione della cultura mediterranea nell'Inghilterra del VII secolo. Il suo influsso non fu limitato alla generazione immediatamente successiva: attraverso gli allievi di Teodoro e Adriano, conoscenze linguistiche, esegetiche e scientifiche entrarono stabilmente nella cultura anglosassone. Questo è forse uno degli aspetti più importanti e duraturi dell'eredità di Teodoro. La sua azione contribuì infatti non soltanto alla riorganizzazione istituzionale della Chiesa, ma anche alla formazione intellettuale del clero inglese.
Un pastore e un uomo di governo Le fonti presentano Teodoro come una personalità energica e autorevole. Il suo compito non fu semplice: dovette intervenire in una Chiesa ancora giovane, distribuita fra regni differenti e non sempre concorde sulla disciplina, sull'organizzazione e sulle prerogative episcopali. La sua politica ecclesiastica fu talvolta energica fino alla durezza, come mostra soprattutto il conflitto con Wilfrid. Tuttavia il giudizio complessivo di Beda è nettamente positivo. Nella sua narrazione, l'arrivo di Teodoro rappresenta un punto di svolta per la Chiesa inglese, sia sotto il profilo dell'ordine ecclesiastico sia sotto quello della cultura. La sua autorità derivava anche dal legame con Roma. Era stato scelto personalmente da papa Vitaliano e mantenne una relazione con la sede apostolica che contribuì a rafforzare l'inserimento della Chiesa inglese nella struttura della cristianità latina.
Gli ultimi anni e la morte Teodoro rimase arcivescovo di Canterbury per ventidue anni. Giunse in Inghilterra quando aveva già circa sessantasei anni e continuò a esercitare il suo ministero fino a un'età eccezionalmente avanzata. Morì a Canterbury il 19 settembre 690, all'età di circa ottantotto anni. Beda sottolinea l'età avanzata del vescovo e ricorda che Teodoro stesso aveva predetto ai suoi amici, molti anni prima, che avrebbe raggiunto quell'età, attribuendo la previsione a un sogno. Questo particolare appartiene alla narrazione di Beda e deve essere distinto dai dati biografici documentabili. Teodoro fu sepolto nella chiesa di San Pietro, presso il monastero dei Santi Pietro e Paolo di Canterbury. Beda, ricordando la sua morte, gli attribuisce un'importanza eccezionale e osserva che le Chiese inglesi ricevettero durante il suo episcopato benefici maggiori di quelli ricevuti in precedenza.
Culto e memoria Il culto di Teodoro è antico e appartiene alla tradizione dei santi venerati prima dell'introduzione delle procedure canoniche moderne. La sua memoria liturgica ricorre il 19 settembre. Il Martirologio Romano lo commemora a Canterbury come vescovo e ricorda che, già monaco di Tarso, fu elevato all'episcopato da papa san Vitaliano e inviato in Inghilterra in età avanzata, dove governò con forza d'animo la Chiesa affidatagli. La formulazione dell'attuale Martirologio mette in evidenza soprattutto la sua missione ecclesiale, la dottrina e la capacità di governo. La memoria di Teodoro si è conservata anche nella tradizione liturgica anglicana e ortodossa, oltre che in quella cattolica. Il 19 settembre rimane la data comunemente associata alla sua festa.
Teodoro e Adriano Il rapporto con Adriano fu essenziale. I due provenivano da ambienti differenti, ma condividevano una forte formazione mediterranea e la conoscenza del greco. Insieme trasformarono Canterbury in un centro di studio di livello internazionale per l'epoca. Gli studi moderni hanno sottolineato quanto sia difficile distinguere precisamente l'apporto personale dell'uno da quello dell'altro nelle testimonianze relative alla scuola di Canterbury. La loro attività deve quindi essere considerata come un'impresa intellettuale comune, pur riconoscendo a Teodoro la responsabilità istituzionale derivante dal suo ufficio.
Teodoro e Wilfrid Il rapporto con Wilfrid costituisce uno degli episodi più complessi del suo episcopato. Teodoro riteneva necessario ridimensionare le grandi diocesi inglesi e favorire una distribuzione più equilibrata delle responsabilità episcopali. Wilfrid si oppose a questa politica e la controversia sfociò nella sua deposizione e nell'allontanamento dalla Northumbria. La vicenda mostra che l'opera di unificazione ecclesiastica di Teodoro non fu un processo pacifico. Il suo progetto comportava una riorganizzazione concreta delle competenze dei vescovi e incontrava inevitabilmente interessi consolidati.
La scuola e il computo Una delle acquisizioni più interessanti della ricerca contemporanea riguarda il possibile ruolo di Teodoro nella trasmissione delle conoscenze sul computo, cioè sui sistemi utilizzati per il calcolo del calendario ecclesiastico e della data della Pasqua. Uno studio pubblicato dalla Cambridge University Press ha evidenziato i possibili legami tra la formazione orientale di Teodoro, la tradizione computistica greca e l'attività della scuola di Canterbury. Non tutti i dettagli della ricostruzione sono certi, ma l'ipotesi rafforza l'immagine di Teodoro come intellettuale inserito nei grandi circuiti culturali del Mediterraneo tardoantico.
Gli scritti e il cosiddetto Penitenziale di Teodoro A Teodoro è stato tradizionalmente associato un Penitenziale, insieme agli Iudicia Theodori o Capitula Dacheriana. La ricerca moderna ha però precisato notevolmente la questione. Non è oggi corretto attribuire semplicemente a Teodoro la redazione materiale di un unico Penitenziale. Gli studi hanno mostrato che i testi conservati sono composizioni successive, basate in parte su insegnamenti, decisioni o tradizioni canoniche riconducibili alla sua attività. Una versione della sua dottrina penitenziale era comunque già conosciuta fuori dall'Inghilterra entro una generazione dalla sua morte. Il valore di questi testi sta quindi soprattutto nella testimonianza che offrono della diffusione dell'autorità canonica di Teodoro e dell'influenza esercitata dalle sue decisioni sulla disciplina ecclesiastica medievale.
Le reliquie Teodoro fu sepolto a Canterbury nella chiesa di San Pietro del monastero dei Santi Pietro e Paolo, poi noto come abbazia di Sant'Agostino. La memoria del luogo di sepoltura rimase legata alla sua venerazione nei secoli successivi. La tradizione medievale ricorda una successiva ricognizione del corpo e una traslazione delle reliquie. Tali notizie appartengono alla storia del culto medievale e non possiedono la stessa solidità documentaria delle informazioni relative alla sua vita e alla sua sepoltura originaria.
Un santo senza martirio Teodoro non fu martire e non è ricordato per una particolare attività taumaturgica. La sua santità è legata soprattutto al ministero episcopale, alla capacità di governo, alla fedeltà alla Chiesa e alla promozione della cultura cristiana. La sua figura è quindi particolarmente significativa perché mostra un modello di santità episcopale nel quale l'organizzazione della Chiesa, l'insegnamento e la formazione intellettuale costituiscono parte integrante della missione pastorale.
Curiosità - Teodoro arrivò in Inghilterra quando aveva circa sessantasei anni, un'età eccezionalmente avanzata per intraprendere una missione ecclesiastica di tale portata. - Era originario di Tarso, la stessa città della Cilicia associata nella tradizione cristiana all'apostolo Paolo. - Conosceva sia il greco sia il latino e portò nella Chiesa inglese una componente culturale proveniente direttamente dal mondo mediterraneo orientale. - Secondo Beda, al momento della morte aveva ottantotto anni e aveva ricoperto la sede di Canterbury per ventidue anni. - Alcuni allievi della scuola di Canterbury erano ancora in vita al tempo di Beda e conoscevano il greco e il latino con grande padronanza. - Il sinodo di Hertford è considerato uno dei primi grandi momenti di coordinamento istituzionale della Chiesa inglese. La sua importanza supera quindi l'ambito strettamente religioso e interessa anche la storia politica e istituzionale dell'Inghilterra altomedievale.
Cronologia - circa 602 - Nasce a Tarso di Cilicia. - VII secolo - Riceve una formazione nelle discipline sacre e profane e approfondisce la conoscenza del greco e del latino. - 667 - Si trova a Roma; papa Vitaliano lo sceglie come arcivescovo di Canterbury. - 26 marzo 668 - È consacrato arcivescovo a Roma. - 27 maggio 669 - Arriva a Canterbury e assume la guida della Chiesa inglese. - 673 - Presiede il sinodo di Hertford, che approva dieci importanti norme disciplinari. - 680 - Presiede il sinodo di Hatfield, che riafferma l'ortodossia della Chiesa inglese nella controversia monotelita. - circa 684 - Presiede un'ulteriore assemblea ecclesiastica a Twyford, in Northumbria. - 19 settembre 690 - Muore a Canterbury, all'età di circa ottantotto anni.
Autore: Giampietro Cattini
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