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† Costantinopoli, circa 740
Sono ricordati come martiri di Costantinopoli legati alla controversia sul culto delle sacre immagini durante il regno dell'imperatore Leone III l'Isaurico, nel primo periodo della crisi iconoclasta bizantina. Il Martirologio Romano li commemora il 20 settembre come due vescovi, Ipazio e Asiano, e un sacerdote, Andrea, indicando nella difesa delle immagini sacre il motivo della loro condanna e del loro martirio. Le notizie biografiche più antiche, tuttavia, sono molto scarne. I sinassari bizantini conservano soprattutto la memoria di Ipazio e Andrea, originari della Lidia e formatisi in Tracia. Tornati nella loro regione, Ipazio avrebbe abbracciato la vita monastica, mentre Andrea sarebbe entrato nel clero come lettore. La fama della loro vita ascetica avrebbe indotto il metropolita di Efeso a ordinare Ipazio vescovo e Andrea sacerdote. Durante il regno di Leone III, i due furono condotti a Costantinopoli e sottoposti a crudeli torture per la loro opposizione alla politica iconoclasta. La tradizione sinassaria descrive una lunga serie di supplizi, conclusi con l'esposizione dei loro corpi ai cani nel quartiere dello Xerolophos. La documentazione, priva di una Passio autonoma conservata, impone però prudenza nel ricostruire nei dettagli la loro vicenda.
Etimologia: Ipazio, dal greco Hypátios, 'superiore, sommo'; Andrea, dal greco Andréas, 'virile, valoroso'; Asiano, dal latino Asianus, 'dell'Asia'.
Martirologio Romano: A Costantinopoli, santi martiri Ipazio e Asiano, vescovi, e Andrea, sacerdote, che per aver difeso il culto delle sacre immagini sotto l’imperatore Leone l’Isaurico, dopo crudeli e atroci torture, furono dati in pasto ai cani.
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Le fonti bizantine collocano l'origine di Ipazio e Andrea nella Lidia, regione dell'Asia Minore occidentale. Non sono tramandati l'anno della nascita, la località precisa né informazioni sulla loro famiglia. Anche la cronologia della loro formazione rimane incerta. Secondo il sinassario, i due furono inviati in Tracia per ricevere un'educazione. Il dato è significativo perché mostra come la loro formazione non fosse limitata alla dimensione locale e come, già prima dell'ordinazione, fossero considerati uomini destinati a un servizio ecclesiale. Tornati in Lidia, seguirono strade differenti. Ipazio intraprese la vita monastica, mentre Andrea si orientò verso il ministero ecclesiastico e fu lettore. Le fonti insistono sulla loro vita ascetica e sulle loro virtù, ma non consentono di stabilire con precisione quale monastero frequentassero o quali fossero i loro maestri spirituali.
Ipazio vescovo e Andrea sacerdote La reputazione raggiunta dai due uomini giunse, secondo la tradizione, al metropolita di Efeso, che li fece venire presso di sé. Ipazio ricevette l'ordinazione episcopale, mentre Andrea fu ordinato sacerdote. La notizia presenta però una difficoltà storica: la Lidia dipendeva ecclesiasticamente dalla sede metropolitana di Sardi, non da Efeso. Gli studiosi hanno quindi osservato l'anomalia senza poterla risolvere sulla base della documentazione conservata. Anche la sede episcopale di Ipazio non è chiaramente identificabile. La tradizione successiva lo ha associato a Efeso, mentre il titolo conservato nel Martirologio Romano ha dato origine a una complessa questione interpretativa riguardo alla denominazione Asianus. Questo problema è particolarmente importante per la corretta identificazione dei tre martiri. Le fonti sinassariali bizantine trattano infatti essenzialmente di Ipazio e Andrea, mentre il Martirologio Romano contemporaneo elenca separatamente Ipazio e Asiano, vescovi, e Andrea, sacerdote. È dunque più prudente considerare documentata la memoria del gruppo così come trasmessa dal Martirologio, senza attribuire ad Asiano una biografia autonoma che le fonti antiche disponibili non permettono di ricostruire.
La crisi iconoclasta La vicenda dei martiri si colloca nel regno di Leone III l'Isaurico, imperatore dal 717 al 741. In questo periodo l'Impero bizantino entrò nella lunga controversia sulla legittimità della venerazione delle immagini sacre. La questione non riguardava semplicemente l'uso di immagini nelle chiese. Al centro del dibattito vi era il significato stesso della rappresentazione di Cristo, della Vergine e dei santi e il modo corretto di distinguere la venerazione riservata alle immagini dall'adorazione dovuta soltanto a Dio. Il Martirologio Romano collega esplicitamente il martirio di Ipazio, Asiano e Andrea alla difesa del culto delle sacre immagini sotto Leone III. È necessario, tuttavia, evitare di proiettare sulle fonti dei martiri una ricostruzione troppo dettagliata del conflitto. Non possediamo infatti una Passio autonoma che permetta di conoscere con sicurezza le circostanze del loro arresto, l'eventuale processo o le parole pronunciate davanti alle autorità.
La convocazione a Costantinopoli Secondo i sinassari bizantini, l'imperatore fece venire Ipazio e Andrea dalla Lidia nella capitale. La convocazione deve essere collocata nel clima di tensione provocato dalla politica iconoclasta di Leone III. La tradizione non descrive un vero e proprio procedimento giudiziario. Dopo una prima serie di tormenti, i due subirono ulteriori supplizi il giorno seguente. Il racconto presenta una progressione deliberatamente drammatica, nella quale la sofferenza fisica diviene la conseguenza della loro perseveranza nel difendere le immagini sacre. È proprio questa sobrietà documentaria a richiedere cautela: il nucleo storico della memoria, cioè la morte violenta di Ipazio e Andrea nel contesto della crisi iconoclasta, è consolidato dalla tradizione liturgica, mentre molti particolari appartengono alla narrazione agiografica trasmessa dai sinassari.
Il martirio La tradizione bizantina racconta che, dopo le prime torture, ai martiri fu strappata la pelle del capo. Sul cranio furono quindi bruciate immagini sacre, in una forma di supplizio che trasformava materialmente il simbolo della loro fede nell'oggetto stesso della persecuzione. Successivamente le loro barbe furono cosparse di pece e i due furono trascinati per una parte della città. Infine, nel quartiere dello Xerolophos, furono gettati ai cani. Lo Xerolophos era la denominazione bizantina della zona della cosiddetta settima collina di Costantinopoli, nell'area occidentale della città. La topografia della capitale bizantina è ampiamente documentata e il termine Xerolophos identifica effettivamente una precisa area della città antica. Il Martirologio Romano conserva il nucleo essenziale della tradizione con una formulazione più concisa: Ipazio e Asiano, vescovi, e Andrea, sacerdote, furono torturati e infine dati in pasto ai cani per avere difeso il culto delle immagini sacre. La data tradizionale della morte è posta intorno al 740, negli ultimi anni del regno di Leone III. La data precisa non è documentata.
La questione di Asiano La presenza di Asiano nella commemorazione costituisce uno degli aspetti più problematici della tradizione. Il testo del Martirologio Romano oggi vigente parla esplicitamente di tre persone: Ipazio e Asiano, entrambi vescovi, e Andrea, sacerdote. La tradizione bizantina esaminata dagli studiosi, invece, presenta principalmente Ipazio e Andrea. La precedente formulazione del Martirologio Romano aveva parlato di Ipazio come Episcopus Asianus, espressione interpretabile come 'vescovo dell'Asia' o riferibile alla provincia asiatica. Nella revisione del Martirologio la formulazione è stata resa come Hypatius et Asianus, episcopi, trasformando quindi Asianus in un nome personale distinto. Questo passaggio è fondamentale per comprendere perché la commemorazione moderna presenti tre martiri mentre molte fonti agiografiche parlano soltanto di due. Non è possibile, sulla base della documentazione disponibile, ricostruire una biografia autonoma di Asiano con lo stesso grado di attendibilità attribuibile alla tradizione relativa a Ipazio e Andrea.
La tradizione alessandrina Una testimonianza particolarmente interessante è quella del Sinassario Alessandrino, attribuito a Michele, vescovo di Atrib e Malig. La commemorazione compare nello stesso giorno del 20 settembre, ma la narrazione presenta una versione profondamente diversa. In questa tradizione Ipazio e Andrea sarebbero originari di Lidda, in Palestina, avrebbero abbracciato la vita monastica e sarebbero poi andati presso l'abba Macario, dove sarebbero rimasti per tre anni. In seguito, grazie alla loro fama di carità e ascesi, Ipazio sarebbe stato scelto come vescovo e Andrea avrebbe ricevuto il sacerdozio. Ancora più significativa è la cronologia proposta dal testo: il persecutore non sarebbe Leone III, ma Giuliano l'Apostata, imperatore dal 361 al 363. I due sarebbero stati arrestati per il loro zelo pastorale e avrebbero subito il martirio dopo essersi rifiutati di partecipare al culto degli idoli. La divergenza dimostra quanto sia necessario distinguere il nucleo storico della commemorazione dalle successive elaborazioni agiografiche. La sostituzione di Leone III con Giuliano sembra derivare, secondo l'analisi riportata nella Bibliotheca Sanctorum, dalla rielaborazione della tradizione da parte del redattore del sinassario, che avrebbe collocato la vicenda sotto un imperatore persecutore a lui più familiare.
La memoria liturgica e Baronio La memoria dei martiri ha conosciuto una storia complessa anche in Occidente. I sinassari bizantini la collocano il 20 o il 21 settembre, mentre altre tradizioni hanno conosciuto date differenti. Il cardinale Cesare Baronio, utilizzando fonti orientali, inserì invece la commemorazione nel Martyrologium Romanum al 29 agosto. Secondo l'analisi di Joseph-Marie Sauget, Baronio modificò inoltre alcuni particolari della narrazione del martirio e attribuì erroneamente la vicenda agli Acta di santo Stefano il Giovane. Il Martirologio Romano attuale ha riportato la memoria al 20 settembre, allineandola alla tradizione bizantina principale.
Culto e significato storico Il valore storico della memoria di Ipazio, Asiano e Andrea risiede soprattutto nella testimonianza della resistenza cristiana alle politiche iconoclaste dell'Impero bizantino. La loro vicenda mostra anche la difficoltà dello storico nel ricostruire la biografia di alcuni martiri dell'VIII secolo. Nel loro caso non è conservata una Passio autonoma; la memoria dipende soprattutto dai sinassari e dalla tradizione liturgica successiva. Per questo motivo, accanto alla certezza della loro venerazione come martiri, devono essere considerate con prudenza le informazioni riguardanti la loro formazione, le modalità precise dell'arresto, il processo e alcuni dettagli del supplizio. La loro memoria resta comunque strettamente associata alla controversia sulle immagini sacre e alla difesa della tradizione cristiana che riconosce nell'icona una rappresentazione riferita al prototipo e non un oggetto di adorazione in sé.
La controversia sulle immagini La crisi iconoclasta bizantina fu uno dei più importanti conflitti religiosi dell'VIII e IX secolo. La politica di Leone III segnò l'inizio di una fase nella quale la venerazione delle immagini venne sottoposta a forti restrizioni e divenne oggetto di confronto politico ed ecclesiastico. Ipazio e Andrea sono ricordati proprio nel quadro di questa controversia. Il loro caso non deve però essere confuso con quello di altri celebri confessori delle immagini, come san Germano di Costantinopoli o santo Stefano il Giovane, le cui vicende sono meglio documentate.
Il quartiere dello Xerolophos Lo Xerolophos, letteralmente 'collina secca', era una delle zone elevate della Costantinopoli bizantina. La tradizione agiografica colloca proprio in quest'area l'ultimo episodio della passione di Ipazio e Andrea. La localizzazione è quindi uno dei pochi elementi topografici concreti contenuti nel racconto del loro martirio.
La difficoltà dell'identificazione di Asiano L'elemento più singolare della tradizione è la trasformazione di Asianus da qualificazione legata a Ipazio a nome di un secondo vescovo. La revisione del Martirologio Romano ha consolidato la forma moderna della commemorazione, ma le fonti bizantine esaminate dagli studiosi non offrono una biografia indipendente di Asiano paragonabile a quella degli altri due nomi.
Curiosità - La memoria liturgica orientale è tradizionalmente fissata al 20 settembre, mentre il vecchio Martyrologium Romanum la collocava al 29 agosto. - La fonte agiografica principale non è una Passio autonoma, che non si è conservata, ma la tradizione dei sinassari bizantini. - Il Sinassario Alessandrino presenta una versione completamente diversa, collocando i martiri al tempo di Giuliano l'Apostata anziché sotto Leone III. - La precedente formulazione latina del Martirologio parlava di Hypatius, Episcopus Asianus; la formulazione moderna distingue invece Ipazio e Asiano come due vescovi. - Il luogo indicato dalla tradizione per l'ultimo supplizio, lo Xerolophos, era una delle aree collinari della Costantinopoli bizantina.
Cronologia - Periodo non precisato: nascita di Ipazio e Andrea in Lidia, secondo la tradizione bizantina. - Prima dell'episcopato: formazione in Tracia. - Successivamente: Ipazio abbraccia la vita monastica; Andrea entra nel clero. - VIII secolo: Ipazio viene ordinato vescovo e Andrea sacerdote. - 717-741: regno di Leone III l'Isaurico. - Circa 740: martirio a Costantinopoli, secondo la tradizione. - Età moderna: Cesare Baronio inserisce la memoria nel Martirologio Romano al 29 agosto. - 2001-2004: il Martirologio Romano riformato colloca la memoria al 20 settembre e presenta Ipazio e Asiano come vescovi distinti, insieme ad Andrea sacerdote.
Valutazione storica - La tradizione relativa ai Santi Ipazio, Asiano e Andrea presenta un nucleo storico plausibile e liturgicamente consolidato, ma una documentazione biografica molto limitata. - È storicamente sicuro che la Chiesa li abbia venerati come martiri collegati a Costantinopoli e alla difesa delle immagini sacre durante il periodo dell'iconoclasmo. È invece necessario mantenere una certa prudenza per quanto riguarda la biografia individuale, soprattutto per Asiano, e per i particolari delle torture. - La tradizione bizantina che riguarda Ipazio e Andrea appare la base più importante per la ricostruzione della loro vicenda. La versione del Sinassario Alessandrino, che li trasferisce all'epoca di Giuliano l'Apostata, deve essere considerata una tradizione agiografica alternativa e non una conferma cronologica. - Il dato più significativo rimane quindi la loro memoria come testimoni della fede cristiana nel periodo della controversia iconoclasta, una memoria recepita anche dal Martirologio Romano attuale. Autore: Giampietro Cattini
Santi IPAZIO, vescovo, e ANDREA, prete, martiri a Costantinopoli.
Non si conserva alcuna passio di questi martiri. Secondo la notizia dei sinassari bizantini, al 20 o al 21 settembre, essi erano entrambi originari della Lidia, ma erano stati mandati in Tracia per studiare e ricevere la loro educazione. Sembra, inoltre, che fossero ritornati nel loro paese d’origine, Ipazio per abbracciare la vita monastica ed Andrea per entrare fra il clero in qualità di lettore.
La loro virtù era tale che il metropolita d’Efeso (diocesi d’Asia), avendo udito parlare di loro, li fece venire per ordinare Ipazio vescovo e Andrea prete. Non si comprende perché spettasse al metropolita di Efeso di conferire loro gli ordini sacri dato che la Lidia dipendeva dal metropolita di Sardi. È tuttavia proprio dalla Lidia che l’imperatore (si era al tempo di Leone III l’Isaurico [717-741] e della persecuzione iconoclasta) li fece venire nella capitale imperiale.
La notizia dei sinassari riporta in seguito il loro martirio, senza far menzione di una qualche forma di giudizio. Dopo una prima serie di tormenti, l’indomani, fu loro strappato il cuoio capelluto e sul cranio furono bruciate alcune sante icone. Quindi le loro barbe furono cosparse di pece e si fece fare loro il giro di una parte della città; dopodiché, nel quartiere di Xirolofo, furono dati in pasto ai cani.
C. Baronio, che era venuto a conoscenza delle figure di questi martiri attraverso i sinassari bizantini, ne introdusse, arbitrariamente, la memoria non al 20 o al 21 settembre, neanche al 22, come lui pretende d’aver visto nei sinassari, ma al 29 agosto, trasformando peraltro i particolari del martirio: egli dice, infatti che le barbe di Ipazio e di Andrea furono cosparse di pece e di incenso e conclude dicendo che i due martiri furono sgozzati. Non è esatto inoltre, come egli afferma, che il martirio dei due santi sia descritto negli Acta di santo Stefano il Giovane.
È interessante notare ciò che la notizia dei sinassari bizantini è divenuta nel Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atrib e Malig. La si ritrova allo stesso giorno, cioè il 23 tut (= 20 settembre), ed il nome di Ipazio, trascritto primitivamente Ubatiyus, è divenuto, dopo una trasposizione dei punti diacritici, Unatiyus o Unaniyus. Se questa trasformazione onomastica si può spiegare paleograficamente, non è così per ciò che è detto dei martiri che vengono addirittura trasportati in tutt’altra epoca.
Secondo detta notizia Ipazio ed Andrea erano oriundi di Lydda in Palestina e avevano abbracciato la vita monastica in un monastero di quella regione. Quindi si erano recati presso l’abba Macario (cioè, sembra, in Egitto) dove rimasero per tre anni sotto la sua direzione. La loro fama di carità e ascesi era così grande che Ipazio venne eletto vescovo e Andrea ricevette il sacerdozio. Di fronte al loro zelo pastorale l'imperatore Giuliano l'Apostata (361-363) li fece arrestare e dopo il loro rifiuto di abbandonare la fede cristiana per il culto degli idoli li sottopose a crudeli tormenti durante i quali trovarono la morte. La traduzione geez del Sinassario Alessandrino ha conservato al giorno corrispondente del 23 mascaram la loro commemorazione con la stessa notizia.
Non sembra che Leone l'Isaurico compaia mai in detto Sinassario ed è quindi probabile che il redattore della notizia abbia preferito introdurre il nome di un imperatore appartenente ad un periodo precedente che gli era nello stesso tempo più familiare.
Autore: Joseph-Marie Sauget
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