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† Gaza, Palestina, circa 362
Furono tre fratelli cristiani che subirono il martirio a Gaza durante il regno dell'imperatore Giuliano l'Apostata, intorno al 362. La loro vicenda si colloca in uno dei momenti più delicati della storia della Chiesa antica, quando il tentativo dell'imperatore di restaurare il paganesimo creò tensioni religiose in tutto l'impero. Gaza, città della Palestina con radicate tradizioni pagane, divenne teatro di violenti scontri tra la comunità cristiana in crescita e i sostenitori dell'antica religione. I tre fratelli furono accusati dai pagani di aver distrutto i loro templi e di aver schernito le divinità tradizionali. Questa accusa scatenò contro di loro la furia della folla. Assaliti da una moltitudine inferocita, Eusebio, Nestabo e Zenone furono lapidati e fatti a pezzi, morendo così per la loro fede cristiana. Con loro subì il martirio anche il cugino Nestore, che sopravvisse poco alle ferite riportate. Le loro spoglie furono raccolte da un altro cugino, anch'egli di nome Zenone, che costruì in loro onore una basilica fuori dalle mura della città e vi depose i resti dei martiri. Lo storico Sozomeno, nato nei pressi di Gaza intorno al 380, ci ha lasciato una testimonianza dettagliata di questi eventi. La memoria liturgica dei tre fratelli è fissata al 21 settembre nei sinassari greci, mentre il Martirologio Romano li commemora nella stessa data.
Etimologia: Eusebio dal greco 'eusebes' (pio, devoto); Nestabo di origine incerta, forse semitica; Zenone dal greco 'Zenon', derivato di Zeus.
Emblema: Palme del martirio, pietre (strumento del martirio).
Martirologio Romano: A Gaza in Palestina, santi martiri Eusebio, Néstabo e Zenone, fratelli: al tempo dell’imperatore Giuliano l’Apostata, assaliti dalla folla dei pagani, furono fatti a pezzi e uccisi. Subì con loro il martirio anche san Nestore, che per le ferite ricevute portò poco dopo a termine il suo combattimento.
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La città di Gaza nel IV secolo rappresentava un crocevia culturale e religioso di notevole importanza. Situata sulla costa mediterranea della Palestina, la città conservava forti tradizioni pagane legate ai culti antichi, mentre la comunità cristiana andava gradualmente crescendo grazie alla predicazione e alla testimonianza dei credenti. Durante il regno di Costantino e dei suoi immediati successori, il cristianesimo aveva guadagnato libertà e riconoscimento nell'impero. Tuttavia, questa situazione subì una brusca inversione di tendenza con l'ascesa al trono di Giuliano, nipote di Costantino, che nel 361 salì al potere come unico imperatore. Giuliano, che era stato educato al cristianesimo ma lo aveva abbandonato per abbracciare la filosofia neoplatonica e i culti pagani, avviò una politica di restaurazione dell'antica religione romana. Giuliano non emanò editti di persecuzione generale contro i cristiani, come era avvenuto sotto Diocleziano, ma creò le condizioni perché in diverse località dell'impero si scatenassero violenze contro le comunità cristiane. L'imperatore revocò i privilegi concessi alla Chiesa, promosse i pagani a cariche pubbliche e incoraggiò il ritorno alle pratiche sacrificali tradizionali. Questo clima favorì reazioni violente da parte delle comunità pagane che vedevano nell'occasione propizia per riaffermare la propria supremazia religiosa.
L'accusa e l'aggressione In questo contesto di tensione religiosa, i tre fratelli Eusebio, Nestabo e Zenone vivevano a Gaza come membri attivi della comunità cristiana. Non possediamo informazioni dettagliate sulla loro famiglia, sulla loro condizione sociale o sulle loro attività quotidiane. Le fonti antiche si concentrano esclusivamente sugli eventi del martirio, senza fornire particolari biografici sulla loro vita precedente. Ciò che emerge con chiarezza dalle testimonianze è che i tre fratelli erano conosciuti per il loro zelo cristiano e la loro fedeltà alla fede. Questa dedizione li rese bersagli visibili in un momento in cui i rapporti tra cristiani e pagani si stavano deteriorando rapidamente. La scintilla che provocò la violenza contro di loro fu l'accusa di aver distrutto templi pagani e di aver schernito la religione tradizionale. Non sappiamo se questa accusa corrispondesse a verità o fosse infondata. In entrambi i casi, in un'epoca in cui la distruzione di luoghi di culto pagani era considerata un grave sacrilegio e un crimine contro lo stato, l'accusa bastò a scatenare l'ira della popolazione. Sozomeno, lo storico ecclesiastico originario della regione di Gaza, ci ha trasmesso un resoconto particolareggiato della reazione dei pagani. Secondo la sua testimonianza, la notizia dell'offesa arrecata agli dei tradizionali si diffuse rapidamente nella città, provocando un'indignazione generale. La folla, esasperata e desiderosa di vendicare l'oltraggio subito dalle divinità, si lanciò alla ricerca dei presunti colpevoli.
Il martirio I tre fratelli furono individuati e catturati dalla moltitudine inferocita. Non ci fu processo regolare né possibilità di difesa. La violenza popolare prese il sopravvento su ogni forma di giustizia istituzionale. I pagani di Gaza, esaltati dal desiderio di punire coloro che consideravano nemici degli dei e della tradizione, sottoposero Eusebio, Nestabo e Zenone a una terribile aggressione. I martiri furono lapidati, secondo una modalità di esecuzione che richiamava le antiche pratiche di giustizia sommaria. Le pietre piovvero sui tre fratelli con furia crescente. Le fonti parlano di loro che furono "fatti a pezzi" dalla folla, indicando la brutalità estrema dell'aggressione. Non si trattò di un'esecuzione ordinata secondo procedure giudiziarie, ma di un vero e proprio linciaggio collettivo. Con i tre fratelli subì il martirio anche il loro cugino Nestore. Le fonti non precisano se Nestore morì insieme ai cugini o poco dopo a causa delle ferite riportate. In entrambi i casi, la tradizione lo considera parte del gruppo dei martiri di Gaza sotto Giuliano l'Apostata. La violenza dell'aggressione riflette il clima di esasperazione che si era creato a Gaza durante il regno di Giuliano. Mentre l'imperatore a Costantinopoli cercava di restaurare il paganesimo attraverso mezzi politici e legislativi, nelle province le tensioni religiose potevano esplodere in atti di violenza incontrollata. I tre fratelli e il loro cugino divennero vittime di questa dinamica.
La sepoltura e le prime forme di culto Terminata la furia omicida, si pose il problema della sepoltura dei martiri. Secondo le tradizioni giudaico-cristiane, dare sepoltura ai morti era un atto di pietà e rispetto, ancora più importante quando si trattava di persone morte per la loro fede. Un cugino dei martiri, che portava anch'egli il nome di Zenone, si fece carico di raccogliere e seppellire i resti dei tre fratelli e di Nestore. Questo Zenone, che le fonti ricordano come credente, dovette affrontare notevoli rischi personali nell'assolvere questo compito. In un clima di ostilità contro i cristiani, recuperare i corpi di persone giustiziate dalla folla per presunti crimini contro gli dei poteva essere considerato un atto di complicità. Zenone costruì una basilica fuori dalle mura della città di Gaza e vi depose le spoglie dei martiri. La costruzione di un edificio di culto sulle tombe dei martiri seguiva una pratica diffusa nel cristianesimo antico. Le basiliche martiriali, situate generalmente fuori dalle mura urbane secondo le normative romane sulla sepoltura, divenivano luoghi di pellegrinaggio e di preghiera. Questa basilica costruita dal cugino Zenone rappresenta la prima testimonianza del culto reso ai tre fratelli e a Nestore. Non possediamo informazioni archeologiche sull'edificio, né sappiamo quanto a lungo sia rimasto in funzione. Con l'avanzare dell'Islam in Palestina dal VII secolo in poi, le comunità cristiane della regione subirono un progressivo declino, e molti luoghi di culto antichi andarono perduti.
La trasmissione della memoria agiografica La memoria dei martiri di Gaza sotto Giuliano l'Apostata si conservò principalmente nelle tradizioni delle Chiese orientali. Sozomeno, nato a Bethelia vicino a Gaza intorno al 380 da una famiglia che si era convertita dal paganesimo al cristianesimo, dedicò spazio nella sua Storia Ecclesiastica agli eventi del regno di Giuliano e alle violenze contro i cristiani. Sozomeno si trasferì a Costantinopoli non prima del 423 e lì compose la sua opera in nove libri, dedicata all'imperatore Teodosio II. La sua testimonianza riveste particolare importanza perché proveniva da qualcuno che conosceva direttamente la regione di Gaza e le tradizioni locali. Tuttavia, il suo racconto non indica una specifica data di culto per i martiri. I menologi e i sinassari bizantini fissarono la memoria dei santi al 21 settembre, anche se si trovano varianti al 20 e al 22 settembre. Queste fonti liturgiche greche aggiungono talvolta alla lista dei martiri il nome di un certo Bousuris, senza però precisare il luogo del suo martirio o il suo legame con i tre fratelli. Curiosamente, i martirologi occidentali antichi non conobbero questi santi. Fu il cardinale Cesare Baronio, nel XVI secolo, a introdurre i martiri di Gaza nel Martirologio Romano. Tuttavia, Baronio fissò arbitrariamente la loro festa all'8 settembre, una data che non trovava riscontro nelle tradizioni più antiche. Il Martirologio Romano attuale, nell'edizione del 2004, ha corretto questa discrepanza e commemora i santi Eusebio, Nestabo e Zenone al 21 settembre, in armonia con la tradizione bizantina. Il testo recita: "A Gaza in Palestina, santi martiri Eusebio, Néstabo e Zenone, fratelli: al tempo dell'imperatore Giuliano l'Apostata, assaliti dalla folla dei pagani, furono fatti a pezzi e uccisi. Subì con loro il martirio anche san Nestore, che per le ferite ricevute portò poco dopo a termine il suo combattimento."
Le fonti storiche La principale fonte storica sui martiri di Gaza è rappresentata dall'opera di Sozomeno, che scrisse nella prima metà del V secolo. La sua Storia Ecclesiastica copre il periodo dal 324 al 425 e costituisce una fonte preziosa per la conoscenza degli eventi del IV secolo in Oriente. Sozomeno, pur essendo nato da famiglia pagana convertitasi al cristianesimo, dimostra una conoscenza diretta delle tradizioni locali della regione di Gaza. Oltre a Sozomeno, le informazioni sui martiri derivano principalmente dalle fonti liturgiche bizantine (menologi e sinassari) e dal Martirologio Romano. Non sono pervenuti atti di martirio antichi o passionari specifici dedicati ai tre fratelli.
Il culto Il culto dei santi Eusebio, Nestabo e Zenone si è conservato principalmente nelle Chiese orientali di tradizione bizantina. La loro memoria liturgica al 21 settembre è attestata nei libri liturgici greci. In Occidente, la loro commemorazione è presente nel Martirologio Romano, ma non sembrano aver avuto un culto diffuso o una particolare devozione popolare. Non si conoscono chiese dedicate specificamente a questi santi né in Palestina né altrove, almeno non dopo la distruzione o la scomparsa della basilica costruita dal cugino Zenone fuori dalle mura di Gaza.
Iconografia L'iconografia dei tre martiri è piuttosto rara. Quando vengono rappresentati, gli attributi caratteristici sono le palme del martirio, simbolo tradizionale della vittoria sulla morte, e le pietre, che ricordano lo strumento della loro uccione. Possono essere raffigurati insieme o singolarmente, generalmente con le vesti semplici tipiche del IV secolo.
Curiosità - Il cugino dei martiri che costruì la basilica portava lo stesso nome di uno dei tre fratelli: Zenone. Questa omonimia ha talvolta creato confusione nelle fonti antiche, rendendo difficile distinguere tra il martire Zenone e il suo omonimo cugino che ne raccolse le spoglie. - Baronio, introducendo i martiri di Gaza nel Martirologio Romano, scelse arbitrariamente l'8 settembre come data di celebrazione, probabilmente per esigenze di calendario liturgico. Solo con la riforma del Martirologio Romano seguita al Concilio Vaticano II si è tornati alla data tradizionale del 21 settembre attestata dalle fonti bizantine.
Cronologia - IV secolo (inizio): Nascita dei tre fratelli Eusebio, Nestabo e Zenone a Gaza - 361: Giuliano diventa unico imperatore - 362: Giuliano avvia la politica di restaurazione pagana; i tre fratelli e il cugino Nestore subiscono il martirio a Gaza per lapidazione da parte di una folla pagana - 362-363 circa: Il cugino Zenone costruisce una basilica fuori Gaza e vi depone le spoglie dei martiri - 380 circa: Nasce Sozomeno a Bethelia vicino a Gaza - 423-450 circa: Sozomeno scrive la sua Storia Ecclesiastica a Costantinopoli - XVI secolo: Baronio introduce i martiri nel Martirologio Romano fissando la data all'8 settembre - 2004: Il Martirologio Romano riformato fissa la memoria al 21 settembre. Autore: Enrico Quiri
Santi Eusebio, Ponziano, Vincenzo e Pellegrino, martiri di Gaza
I tre fratelli Eusebio, Nestabo e Zenone, come il loro cugino Nestore, furono vittime di una sommossa suscitata a Gaza sotto Giuliano l'Apostata (362) dai pagani, che li accusarono di aver distrutto i loro templi e schernito la loro religione. I resti dei martiri furono affidati a uno dei loro cugini, chiamato Zenone, che costruì in loro onore una basilica fuori della città e ve li depose.
Lo storico Sozomeno ha lasciato un racconto particolareggiato della reazione dei pagani, ma non indica nessuna data di culto. I menei e i sinassari greci fissano la memoria dei santi al 21 settembre (si trova altresì al 20 e al 22) e aggiungono alla lista il nome di Bousuris, ma senza precisare il luogo del martirio. I martirologi occidentali non li conoscono.
Tuttavia, il Baronio li ha introdotti nel Martirologio Romano fissandone arbitrariamente la festa all'8 settembre.
Autore: Raymond Janin
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