Apollinare (Apollinaris, Apollinaire, Aplonay) nacque intorno al 453, probabilmente a Vienne, in una famiglia dell'aristocrazia gallo-romana. Suo padre, Esichio o Isicio, fu vescovo di Vienne, mentre il fratello minore Avito gli succedette sulla stessa cattedra episcopale. La parentela con Sidonio Apollinare, vescovo di Clermont e autore latino del V secolo, è attestata dalla tradizione prosopografica, anche se i rapporti genealogici precisi tra le due famiglie non sono sempre ricostruibili con certezza. Le notizie sull'infanzia e sulla formazione di Apollinare sono molto scarse. La Vita Apollinaris, identificata nella Bibliotheca Hagiographica Latina con il numero BHL 634, non offre una ricostruzione ampia della sua giovinezza. Le informazioni più solide sulla sua vita derivano invece dalla documentazione relativa ai concili e dalla corrispondenza del fratello Avito.
Vescovo di Valence Apollinare divenne vescovo di Valence negli ultimi anni del V secolo, probabilmente poco prima del 492. La durata del suo episcopato è tradizionalmente indicata in circa trentaquattro anni, dato che, se combinato con le attestazioni conciliari, conduce a collocare l'inizio dell'episcopato intorno al 490-491. La sede di Valence si trovava nel regno dei Burgundi, in un'area nella quale convivevano tradizioni romane e nuove strutture politiche germaniche. La situazione religiosa era inoltre segnata dalla presenza dell'arianesimo presso parte dell'aristocrazia burgunda. Le fonti ecclesiastiche successive ricordano Apollinare come un vescovo impegnato nella difesa della disciplina ecclesiastica e della fede cattolica. La sua attività è documentata direttamente nel concilio di Epaone, convocato nel 517. Negli atti compare come vescovo di Valence e sottoscrive le decisioni conciliari. Il concilio affrontò numerose questioni disciplinari riguardanti il clero, la vita ecclesiastica, i rapporti con gli ariani e il matrimonio tra persone legate da stretti vincoli di parentela.
Il caso di Stefano Uno degli episodi più importanti collegati ad Apollinare riguarda Stefano, alto funzionario del regno burgundo, che aveva sposato Palladia, sorella della propria precedente moglie. Il problema fu affrontato nel contesto dell'applicazione delle norme canoniche contro i matrimoni considerati incestuosi. Il caso ricompare negli atti del concilio di Lione, celebrato in una data compresa tra il 518 e il 523. Apollinare vi compare insieme ad altri vescovi. Gli atti conciliari costituiscono una testimonianza indipendente dalla Vita e confermano l'esistenza della controversia ecclesiastica intorno a Stefano. La Vita Apollinaris collega direttamente la vicenda alla persecuzione del vescovo da parte del re Sigismondo e racconta che Apollinare sarebbe stato mandato in esilio e successivamente trattenuto in prigionia. Il racconto contiene però particolari problematici, soprattutto riguardo al luogo dell'esilio e alla successione degli eventi. Per questo la persecuzione non può essere ricostruita in ogni dettaglio con la stessa sicurezza degli episodi attestati dagli atti conciliari. La stessa Vita narra che, durante l'esilio, il re si ammalò gravemente e che la regina avrebbe chiesto ad Apollinare di intervenire. Il vescovo avrebbe inviato il proprio mantello e il sovrano sarebbe guarito. Questo episodio appartiene alla tradizione agiografica e non può essere assunto come fatto storico dimostrato.
Gli ultimi anni Una parte particolarmente interessante della Vita riguarda gli ultimi anni di Apollinare. Il testo descrive un viaggio verso Arles e Marsiglia compiuto quando il vescovo era già gravemente debilitato. L'episodio è stato oggetto di differenti interpretazioni cronologiche. Una parte della storiografia più antica ha considerato la Vita un testo di epoca carolingia, sulla base soprattutto dei problemi geografici e storici presenti nel racconto. L'edizione critica di Bruno Krusch nei Monumenta Germaniae Historica contribuì a questa interpretazione. Studi successivi hanno invece rivalutato la possibilità che il testo conservi materiale molto più antico, forse composto nel VI secolo e non molto tempo dopo la morte del vescovo. La questione rimane discussa. La Vita non può essere trattata come una fonte contemporanea incontestabile per ogni particolare, ma non è neppure necessario considerarla interamente priva di valore storico. La sua parte relativa agli ultimi anni potrebbe conservare tradizioni antiche sulla memoria di Apollinare a Valence. La morte viene tradizionalmente collocata intorno al 520. Tuttavia, la partecipazione di Apollinare al concilio di Lione, insieme alla cronologia proposta da studi recenti sulla Vita, permette di collocarla più prudentemente dopo il 523, forse nel 524 o nel 525. Non è conosciuto il giorno della morte.
Le fonti sulla vita di Apollinare Le fonti più importanti sono di natura diversa. Gli atti del concilio di Epaone del 517 e quelli del concilio di Lione costituiscono le testimonianze più solide per la presenza di Apollinare nella vita ecclesiastica della Gallia burgunda. Particolarmente importante è anche la corrispondenza di Avito di Vienne, che permette di collocare Apollinare nell'ambiente aristocratico ed ecclesiastico della Gallia meridionale. La Vita Apollinaris, BHL 634, è invece una fonte agiografica. La sua datazione e il suo valore storico sono stati discussi. L'edizione critica di Krusch la considerò un testo carolingio e sostanzialmente inattendibile in diversi punti. Studi più recenti hanno contestato questa conclusione e hanno proposto una composizione molto più antica, forse nella metà del VI secolo. Il testo rimane quindi una fonte importante per la storia della memoria di Apollinare, ma i suoi episodi devono essere distinti dalle attestazioni documentarie contemporanee.
Il culto a Valence La memoria di Apollinare si sviluppò precocemente nella Chiesa di Valence. Il Martirologio geronimiano lo commemora il 5 ottobre e la stessa data è conservata nel Martirologio Romano. La tradizione liturgica lo presenta come fratello di Avito di Vienne e come restauratore della vita cristiana nella sede di Valence. Nel Medioevo il culto fu consolidato attraverso la venerazione delle reliquie. Nell'XI secolo il corpo del santo fu trasferito nella nuova cattedrale di Valence, che in seguito assunse il titolo di Saint-Apollinaire. La cattedrale attuale ebbe origine intorno all'anno 1000 e fu consacrata da papa Urbano II nel 1095. Durante le guerre di religione del XVI secolo la cattedrale subì gravi devastazioni e le reliquie attribuite ad Apollinare furono disperse. Il culto del santo sopravvisse e, dopo la riorganizzazione ecclesiastica successiva alla Rivoluzione francese, Apollinare fu riconosciuto come patrono della diocesi di Valence.
Cronologia - 453 circa - Nascita di Apollinare, probabilmente a Vienne, nella Gallia meridionale. - 490-491 circa - Inizio probabile dell'episcopato di Apollinare a Valence. - settembre 517 - Apollinare partecipa al concilio di Epaone e sottoscrive gli atti conciliari. - 518-523 - Apollinare è attestato nel contesto del concilio di Lione, convocato per affrontare nuovamente la controversia riguardante Stefano e Palladia. - 523 circa - Termine del regno di Sigismondo e possibile limite cronologico per gli ultimi eventi narrati nella Vita Apollinaris. - 524-525 circa - Possibile periodo della morte di Apollinare, secondo una recente ricostruzione fondata sulla cronologia della Vita. - VI secolo - Si consolida la memoria cultuale di Apollinare nella Chiesa di Valence. - XI secolo - Traslazione tradizionale delle reliquie nella nuova cattedrale di Valence. - 1095 - Consacrazione della cattedrale di Valence da parte di papa Urbano II. - XVI secolo - Dispersione delle reliquie durante le guerre di religione.
Valutazione storico-critica - Apollinare di Valence è una figura storicamente attestata, distinta dagli altri santi omonimi, in particolare da Apollinare di Ravenna e da Apollinare di Hierapolis. - Le testimonianze più sicure sono la sottoscrizione degli atti del concilio di Epaone del 517, la partecipazione al concilio di Lione e le testimonianze provenienti dall'ambiente di Avito di Vienne. - La nascita intorno al 453 e l'origine viennese sono tradizionali e plausibili, ma non sono documentate da una fonte contemporanea. - L'inizio dell'episcopato è collocabile probabilmente intorno al 490-491. La tradizione dei trentaquattro anni di episcopato deriva dalla Vita e non consente da sola di stabilire date assolute. - La data della morte, tradizionalmente indicata intorno al 520, è problematica. La partecipazione al concilio di Lione e una recente rivalutazione cronologica della Vita rendono plausibile una morte dopo il 523, forse nel 524-525. - Il conflitto con Stefano è storicamente attestato dagli atti conciliari, mentre i particolari dell'esilio di Apollinare e soprattutto gli episodi miracolosi appartengono alla tradizione agiografica. - La Vita Apollinaris, BHL 634, presenta una questione storiografica ancora discussa. La datazione carolingia proposta da Krusch è stata contestata da studi recenti che riconoscono nel testo elementi compatibili con una composizione merovingia relativamente vicina agli eventi narrati. - La tradizione relativa alla guarigione di Sigismondo mediante il mantello del vescovo non dispone di una conferma documentaria indipendente e appartiene al racconto agiografico. - Il culto di Apollinare è antico e stabilmente attestato. La sua memoria compare nel Martirologio geronimiano e nel Martirologio Romano al 5 ottobre. - La tradizione delle reliquie a Valence è legata alla storia medievale della cattedrale; la successiva dispersione durante le guerre di religione rende problematica una ricostruzione completa della loro conservazione. - Non è documentata una canonizzazione formale secondo la procedura moderna. Il culto appartiene alla venerazione dei santi anteriori all'istituzione delle attuali procedure canoniche.
Fonti e bibliografia essenziale - Vita Apollinaris episcopi Valentinensis, BHL 634, ed. Bruno Krusch, Monumenta Germaniae Historica, Scriptores rerum Merovingicarum, III, Hannover, 1896, pp. 197-203. - Acta Sanctorum, Octobris, III, 5 ottobre, pp. 45-65, De S. Apollinare Ep. Conf. Valentiae Segalaunorum in Gallia. - Martyrologium Hieronymianum, memoria di Apollinare al 5 ottobre. - Martyrologium Romanum, memoria di sant'Apollinare vescovo di Valence al 5 ottobre. - Louis Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, Paris, 1907, pp. 210-218, 223. - Danuta Shanzer, Ian Wood, Avitus of Vienne. Letters and Selected Prose, Liverpool, Liverpool University Press, 2002. - Concilia Galliae A. 511-A. 695, ed. Charles de Clercq, Turnhout, Brepols, 1963. - Gérard Mathon, 'Apollinare, vescovo di Valence, santo', in Bibliotheca Sanctorum, II, Roma, 1962, coll. 249-250. - A. I. Kasparov, 'Apollinaris, Bishop of Valence: Biography, Vita, Cult', Vestnik Volgogradskogo Gosudarstvennogo Universiteta. Serija 4. Istorija. Regionovedenie. Meždunarodnye otnošenija, 30/3, 2025. - Prosopographie chrétienne du Bas-Empire, IV/1, La Gaule chrétienne (314-614), Paris, 2013, voce Apollinaris 6. - Diocèse de Valence, documentazione storica sulla diocesi e sulla memoria di sant'Apollinare. Autore: Giampietro Cattini
Figlio di sant'Isicio, senatore, divenuto poi vescovo di Vienne, e fratello maggiore di sant'Avito, nacque in questa città nel 453 da una famiglia illustre, imparentata con lo scrittore Sidonio Apollinare, se non con Avito che fu proclamato Augusto a Tolosa nel 455. Discepolo di san Mamerto, fu ordinato vescovo di Valence qualche anno avanti il 492, succedendo a Massimo che era stato denunziato al papa come manicheo. Allontanato così dal fratello, continuò a conservare con lui relazioni affettuose di cui testimonia la corrispondenza nella quale attraverso l'affettazione di uno stile usuale nella sua epoca, appaiono sentimenti di una rara delicatezza, in occasione dello scambio di doni o di servizi e di feste celebrate insieme. Non è certo che egli assistesse alla conferenza episcopale di Lione nel 499 poiché gli atti di essa sono apocrifi, ma la sua firma figura in documenti autentici emanati dai concili di Épaone (517) e di Lione (516-23). Una Vita, rimasta anonima nonostante tutti i tentativi fatti per identificarne l'autore, non è al di là di ogni sospetto, ma si sbaglierebbe a farne senz'altro l'opera di un falsario come ha preteso l'editore dei Monumenta, B. Krush, senza ricevere però l'assenso dei Bollandisti. Fatte queste riserve, vediamo i fatti.
Stefano, ufficiale del re Sigismondo, avendo sposato, nonostante i canoni, sua cognata Palladia, era stato colpito dal decreto 30 del concilio di Épaone, redatto specialmente per la circostanza, e la scomunica era stata rinnovata dal concilio di Lione. Sigismondo, infuriato, esiliò i vescovi presenti a Sardinia, borgata non identificata del lionese, ma dovette tosto richiamarli, ad eccezione di Apollinare. Ammalatosi, il re ricuperò la salute per intercessione del santo di cui gli era stato fatto toccare un vestito e perciò mise fine anche all'esilio del santo vescovo.
Verso la fine della sua vita Apollinare intraprese un viaggio ad Arles e a Marsiglia durante il quale avrebbe incontrato san Cesario ed altri personaggi non meno illustri, sulla cui identità però permangono dubbi fondati. La stessa incertezza circonda i miracoli che avrebbero accompagnato la sua ultima malattia. Apollinare morì verso il 520. La sua festa si celebra il 5 ottobre. I suoi resti, trasferiti a più riprese e deposti finalmente verso il 1060 nella chiesa dedicata al suo nome, furono dispersi nel sec. XVI dai calvinisti. E' onorato come patrono della diocesi di Valence sotto il nome popolare di Aplonay.
Autore: Gérard Mathon
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