Le notizie sulla vita di Opilio sono molto tarde rispetto all'epoca nella quale sarebbe vissuto. La Chiesa di Piacenza-Bobbio riconosce esplicitamente che la sua biografia ci è stata trasmessa da una leggenda del XIII secolo. La tradizione identifica Opilio come diacono addetto alla basilica di San Vittore, edificio che in seguito assunse la dedicazione a sant'Antonino dopo la collocazione delle reliquie del martire. In occasione di tale traslazione Opilio sarebbe stato ancora accolito e avrebbe partecipato alla cerimonia sotto il vescovo Savino. L'esistenza storica di un diacono piacentino di nome Opilio non è però documentata da fonti contemporanee al V secolo. Uno studio storico-agiografico ha rilevato che il personaggio, nella forma in cui è conosciuto dalla tradizione piacentina, compare nella tarda Legenda sancti Opilii, tramandata da un codice dell'Archivio capitolare di Sant'Antonino risalente alla fine del XIV secolo. La prima attestazione liturgica medievale individuata per Opilio risale invece alla metà del XII secolo, nel Liber Magistri della Chiesa piacentina.
Il servizio nella basilica Secondo l'ufficio proprio piacentino trasmesso dagli Acta Sanctorum, Opilio avrebbe esercitato dapprima il ministero di accolito e successivamente quello di diacono. La tradizione lo colloca stabilmente presso la basilica di San Vittore, dove avrebbe trascorso gran parte della propria vita al servizio della liturgia e della preghiera. Il racconto agiografico insiste sulla sua austerità: digiuno, preghiera prolungata, lettura delle Scritture e attenzione ai poveri costituiscono i principali tratti della figura tramandata dalla tradizione. Particolarmente significativo è il racconto secondo cui Opilio avrebbe distribuito ai poveri il cibo che la madre gli mandava per il suo sostentamento. L'episodio appartiene alla narrazione agiografica medievale e non dispone di una testimonianza indipendente contemporanea. Lo stesso vale per il quadro delle virtù attribuitegli, tra cui umiltà, mitezza, pazienza e vigilanza.
Il rapporto con la traslazione di sant'Antonino Il legame fra Opilio e sant'Antonino costituisce il nucleo più caratteristico della tradizione biografica. Il racconto dell'ufficio proprio afferma che Opilio, allora accolito, partecipò alla traslazione del corpo di Antonino promossa dal vescovo Savino. La tradizione piacentina considera quindi Opilio uno dei membri del clero che avrebbero preso parte alla sistemazione delle reliquie nella basilica di San Vittore. Questo episodio non permette però di stabilire con precisione la cronologia della vita di Opilio. Gli Acta Sanctorum osservano infatti che le fonti relative a Savino non indicano l'anno della traslazione e che, di conseguenza, non è possibile ricavare da essa una data precisa per il ministero di Opilio.
Le tradizioni agiografiche La parte più narrativa della leggenda presenta Opilio come uomo di intensa vita spirituale. Un episodio racconta che il fratello minore Gelasio lo avrebbe visto durante la preghiera circondato dagli angeli e avrebbe udito una voce che richiamava le parole evangeliche sui piccoli e sul regno dei cieli. Alla figura di Opilio vengono inoltre attribuiti diversi miracoli, fra cui guarigioni e liberazioni dal demonio. Questi racconti sono attestati nell'ufficio liturgico antico, ma non costituiscono testimonianze contemporanee alla sua vita. Anche il racconto della morte presenta caratteri tipicamente agiografici. Secondo l'ufficio, Opilio morì il 12 ottobre e il suo volto sarebbe apparso luminoso, mentre dal corpo sarebbe emanato un profumo soave. Il corpo sarebbe stato deposto nella chiesa di Sant'Antonino. Tali particolari appartengono alla tradizione narrativa e non possono essere verificati attraverso fonti contemporanee.
La data della morte La datazione della morte è uno degli aspetti più incerti. Gli Acta Sanctorum confrontano diverse proposte antiche e moderne: Ferrario la collocava intorno al 420, Castellano intorno al 410, mentre Pietro Maria Campi proponeva il 450. Nessuna di queste date è sostenuta da un'antica fonte cronologicamente vicina a Opilio. I Bollandisti conclusero soltanto che Opilio dovette morire nel V secolo, probabilmente dopo il vescovo Savino, senza poter stabilire l'anno. La datazione oggi adottata dalla diocesi di Piacenza-Bobbio è più prudente: la morte viene collocata nella prima metà del V secolo. La stessa cronologia compare, in forma sintetica, nel Martyrologium Romanum, che indica Opilio come vissuto nel V secolo.
La memoria liturgica La memoria di Opilio è attestata nel calendario del Liber Magistri, codice liturgico piacentino della metà del XII secolo, al 12 ottobre. Lo studio di Luigi Canetti osserva che questa attestazione è relativamente tarda rispetto alla ricostruzione tradizionale della vita del santo e che, nel Liber Magistri, Opilio compare senza un ufficio proprio. In età moderna il culto ricevette una formulazione liturgica più ampia. Gli Acta Sanctorum riportano che gli uffici propri della Chiesa piacentina, approvati dalla Congregazione dei Riti nel 1602 e nel 1603 e stampati nel 1635, prescrivevano il 12 ottobre come giorno della celebrazione di Opilio. Lo stesso testo ricorda inoltre una memoria della traslazione delle sue reliquie il 10 maggio. Il Martyrologium Romanum attuale lo ricorda il 12 ottobre con un elogio estremamente breve: a Piacenza, in Emilia, sant'Opilione, diacono. La brevità dell'elogio riflette la scarsità delle notizie storiche certe sulla sua vita.
Le reliquie La tradizione piacentina identifica nella basilica di Sant'Antonino il principale luogo di conservazione delle reliquie di Opilio. La diocesi di Piacenza-Bobbio indica inoltre una seconda sede nella cappella del Seminario Urbano. La presenza delle reliquie nella basilica è già attestata nella tradizione raccolta dagli Acta Sanctorum. La stessa fonte ricorda una traslazione solenne attribuita al vescovo Fabrizio, identificato con Fabrizio Maramaldo, vescovo di Piacenza dal 1476 al 1508.
Un possibile problema di identificazione Il nome Opilio o Opilione ricorre anche in relazione a un importante patrizio della Padova del VI secolo, Opilione, prefetto del pretorio e promotore di un edificio paleocristiano presso la tomba di santa Giustina. L'iscrizione conservata presso il complesso di Santa Giustina lo presenta come personaggio di rango senatorio e fondatore dell'edificio. La coincidenza onomastica ha dato origine a una discussione storiografica sulla possibile relazione fra il patrizio padovano e il culto piacentino di Opilio. Luigi Canetti ha sottolineato che l'identificazione non può essere considerata dimostrata: il culto piacentino del diacono Opilio è infatti attestato liturgicamente soltanto nel pieno Medioevo, mentre la Legenda sancti Opilii che lo collega alla basilica piacentina è molto tarda. L'ipotesi di una relazione fra le due figure rimane quindi non verificata.
Curiosità - Nel calendario medievale piacentino Opilio compare il 12 ottobre con il titolo di confessore, mentre il Martyrologium Romanum contemporaneo lo presenta semplicemente come diacono. - La tradizione liturgica piacentina conservava anche una memoria della traslazione delle reliquie di Opilio, celebrata il 10 maggio secondo l'antico ufficio riportato dagli Acta Sanctorum.
Cronologia - IV secolo - Periodo probabile della nascita e degli inizi della vita di Opilio; le date precise non sono documentate. - IV secolo - Secondo la tradizione agiografica, Opilio esercita il ministero di accolito presso la basilica di San Vittore a Piacenza. - IV-V secolo - Secondo la tradizione, partecipa alla traslazione delle reliquie di sant'Antonino promossa dal vescovo Savino. - Prima metà del V secolo - Periodo nel quale la tradizione e la storiografia più prudente collocano la morte di Opilio a Piacenza. - Metà del XII secolo - Opilio è ricordato il 12 ottobre nel Liber Magistri, codice liturgico della Chiesa piacentina. - XIII secolo - Si colloca la leggenda dalla quale la Chiesa di Piacenza-Bobbio dichiara di aver ricevuto le principali notizie narrative su Opilio. - Fine del XIV secolo - La Legenda sancti Opilii è tramandata dal codice dell'Archivio capitolare di Sant'Antonino individuato dagli studi moderni. - 1602-1603 - Gli uffici propri della Chiesa piacentina per la memoria di Opilio ricevono l'approvazione della Congregazione dei Riti. - 1635 - Viene stampato l'ufficio proprio piacentino che celebra Opilio il 12 ottobre e ricorda anche la traslazione delle sue reliquie. - 12 ottobre - Memoria liturgica di sant'Opilio nel calendario della Chiesa piacentina e nel Martyrologium Romanum.
Valutazione storico-critica - L'identità di Opilio come figura venerata dalla Chiesa piacentina è attestata dalla tradizione liturgica medievale e dalla continuità del culto, ma le informazioni biografiche disponibili sono molto tarde rispetto al periodo nel quale sarebbe vissuto. - Il dato più solido è l'esistenza di un culto piacentino per un Opilio o Opilione, ricordato come diacono il 12 ottobre. Il Liber Magistri offre una testimonianza liturgica risalente alla metà del XII secolo, mentre la narrazione biografica più articolata dipende da tradizioni molto posteriori. - La partecipazione di Opilio alla traslazione delle reliquie di sant'Antonino appartiene alla tradizione agiografica. Le fonti non consentono di stabilire l'anno della traslazione e quindi neppure di ricavare da questo episodio una cronologia precisa della vita del diacono. - Le date proposte dagli autori antichi per la morte di Opilio, comprese fra circa 410, 420 e 450, non sono sostenute da una fonte antica indipendente. Gli Acta Sanctorum concludono prudentemente per una morte nel V secolo; la diocesi di Piacenza-Bobbio la colloca nella prima metà del secolo. - I racconti relativi alla vita ascetica, alla distribuzione del cibo ai poveri, alla visione degli angeli e ai miracoli appartengono alla tradizione agiografica medievale e non sono confermati da testimonianze contemporanee indipendenti. - L'identificazione di Opilio con il patrizio Opilione attivo a Padova nel VI secolo non è dimostrata. La coincidenza del nome ha prodotto un'ipotesi storiografica, ma la cronologia, la diversa condizione sociale e la documentazione disponibile non consentono di considerare le due figure come una sola persona. - La venerazione delle reliquie di Opilio è tuttora attestata nella basilica di Sant'Antonino e nella cappella del Seminario Urbano di Piacenza. - Il Martyrologium Romanum inserisce Opilione tra i santi ricordati il 12 ottobre, qualificandolo come diacono e collocandolo nel V secolo. L'attuale memoria liturgica costituisce quindi una testimonianza del riconoscimento ecclesiale del culto, non una conferma delle numerose informazioni narrative trasmesse dalla tarda leggenda.
Fonti e bibliografia essenziale - Bollandisti, Acta Sanctorum Octobris, tomus VI, Tongerloo, Typis Abbatiae, 1794, sezione del 12 ottobre, De S. Opilio diac. conf. Placentiae in Italia. - Franco Molinari, 'Opilio, diacono di Piacenza, santo', in Bibliotheca Sanctorum, vol. IX, Roma, 1967, coll. 1216-1217. - Luigi Canetti, 'Culti femminili nell'antica provincia ecclesiastica ravennate: il caso di santa Giustina a Piacenza', in Giustina e le altre. Sante e culti femminili in Italia settentrionale dalla prima età cristiana al secolo XII, a cura di Andrea Tilatti e Francesco G. B. Trolese, Roma, Viella, 2009, pp. 125-161. - Brian Møller Jensen, 'In Placentia. A Study of Patron and Local Saints in Piacenza', Ecclesia Orans, 13, 1996, pp. 439-461. - Diocesi di Piacenza-Bobbio, Messa propria di Sant'Opilio, diacono, memoria del 12 ottobre. Autore: Giampietro Cattini
Sant’Opilio o Opilione è un diacono di Piacenza. Comunemente è ricordato insieme al fratello San Gelasio e al vescovo piacentino San Mauro.
I tre santi vengono quasi sempre ricordati in un unico capitolo dai pochi biografi, e sono definiti sempre con le stesse caratteristiche.
Sant’Opilio fu un grande esempio per la sua pietà, il suo spirito di austera penitenza e la sua viva carità verso il prossimo.
La tradizione vuole che spartisse con i poveri il cibo che la madre gli inviava attraverso San Gelasio, suo fratello.
Non abbiamo alcun dato certo circa la sua biografia.
Alcuni racconti c’informano che in quanto accolito partecipò alla traslazione del corpo di Sant’Antonino, voluta da San Savino.
Si può pensare che la data di morte di Sant’Opilio possa collocarsi nella prima metà del V Secolo.
Le sue ossa riposano nella basilica di Sant’Antonino e alcune reliquie furono portate dal vescovo Giovanni Battista Scalabrini, nella cappella del seminario urbano.
Ci sono varie opere che raffigurano San Opilio diacono.
Nella cappella del seminario c’è un quadro della fine ottocento, del pittore Ghittoni, che raffigura il giovane San Opilio con il volto estatico a colloquio con gli angeli, insieme a San Gelasio.
Inoltre, ci è rimasto l’unico dipinto dell’artista Bernardo Ferrari che raffigura i due santi ed è collocato nella basilica di Sant’Antonino di Piacenza.
Nella chiesa parrocchiale di Vigolo Valnure c’è un dipinto del 1882, di Fedele Toscani che lo raffigura da solo.
Infine San Opilio è raffigurato in un ritratto in rilievo in pietra, nell’altare della cripta del Duomo di Piacenza.
Sant’Opilio è ricordato dalla chiesa piacentina il giorno 12 ottobre.
Autore: Mauro Bonato
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