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† Roma, Impero romano, circa 107
E' ricordato nel Martirologio Romano insieme a san Zosimo come martire associato alla passione di sant'Ignazio di Antiochia. La sua esistenza è attestata da una fonte cristiana molto antica, l'Epistola ai Filippesi attribuita a san Policarpo di Smirne, nella quale Rufo e Zosimo sono ricordati accanto a Ignazio come persone di cui i cristiani di Filippi avevano conosciuto la perseveranza e che avevano condiviso le sue sofferenze. Eusebio di Cesarea, nella Storia ecclesiastica, conserva lo stesso passo di Policarpo. Oltre questa testimonianza, le notizie biografiche sono estremamente scarse. Non sono conosciuti con certezza né il luogo di nascita, né l'origine familiare, né l'attività svolta da Rufo. La tradizione successiva lo identifica con un martire morto a Roma durante il regno di Traiano, probabilmente intorno al 107, insieme a Zosimo e in rapporto con il martirio di Ignazio. Questa ricostruzione, entrata nella tradizione liturgica, comprende elementi che non sono direttamente attestati dalla fonte policarpiana.
Etimologia: Rufo = fulvo, rossiccio, dal latino
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Commemorazione dei santi Rufo e Zosimo, martiri, che il beato Policarpo associò nel martirio a sant’Ignazio, scrivendo ai Filippesi: «Essi condivisero la passione del Signore e non amarono il secolo presente, ma colui che per loro e per tutti è morto e risorto».
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La prima testimonianza su Rufo proviene dall'Epistola ai Filippesi di Policarpo di Smirne. Nel capitolo 9, Policarpo esorta i cristiani di Filippi alla perseveranza richiamando esempi che essi avevano conosciuto direttamente. Tra questi nomina 'Ignazio, Zosimo e Rufo', insieme ad altri membri della comunità, a Paolo e agli apostoli. Aggiunge che tutti questi avevano perseverato nella fede e nella giustizia e che si trovavano presso il Signore, avendo condiviso la sofferenza per Cristo. La formulazione costituisce una testimonianza antica e particolarmente importante, ma non offre una biografia individuale di Rufo. Non vengono indicati la sua origine, la famiglia, l'età, la professione, l'incarico ecclesiastico o le circostanze precise della morte. Il passo di Policarpo fu ripreso da Eusebio di Cesarea nella Storia ecclesiastica, composta nel IV secolo. Eusebio cita espressamente Rufo e Zosimo insieme a Ignazio e conserva la notizia secondo cui essi avevano condiviso le sofferenze dei testimoni ricordati da Policarpo. La sua testimonianza conferma quindi la presenza dei due nomi nella tradizione cristiana antica, ma non aggiunge elementi biografici indipendenti.
Il rapporto con sant'Ignazio La tradizione liturgica interpreta le parole di Policarpo come riferite a compagni del martirio di Ignazio. Il Martirologio Romano li commemora infatti come martiri che Policarpo associò al martirio del vescovo di Antiochia. La formulazione liturgica non fornisce però particolari sull'arresto, sul processo o sull'esecuzione di Rufo. La data tradizionale della morte viene collocata intorno al 107, nel periodo in cui viene generalmente situato il martirio di Ignazio sotto l'imperatore Traiano. Il dato cronologico è quindi ricostruito dal rapporto con Ignazio e non deriva da un documento che registri la morte di Rufo in un giorno determinato. La tradizione successiva colloca il martirio a Roma e riferisce che Rufo e Zosimo furono condotti nella capitale insieme a Ignazio e morirono nell'arena. Questi particolari non compaiono nell'Epistola ai Filippesi di Policarpo e appartengono alla successiva elaborazione agiografica. Anche la tradizione secondo cui i due sarebbero stati dati alle belve poco prima di Ignazio non possiede una testimonianza contemporanea indipendente.
Filippi e l'origine del culto Il riferimento a Filippi nell'Epistola di Policarpo è certo, ma non consente di stabilire che Rufo fosse originario della città. La tradizione successiva lo ha collegato alla comunità filippese, mentre altre ricostruzioni lo hanno considerato proveniente da Antiochia. Né l'una né l'altra origine è sufficientemente documentata. L'associazione con Filippi deriva soprattutto dalla circostanza che Policarpo scrisse ai cristiani di quella comunità e richiamò Rufo e Zosimo tra gli esempi di perseveranza che essi conoscevano. Il testo non dice esplicitamente che fossero cittadini di Filippi.
Una possibile identificazione da escludere Rufo è un nome presente anche nel Nuovo Testamento. Marco 15,21 menziona Rufo come figlio di Simone di Cirene, mentre Paolo, in Romani 16,13, saluta un Rufo definito 'prescelto nel Signore'. Una tradizione antica e successiva ha proposto di identificare questi personaggi con il Rufo commemorato insieme a Zosimo. L'identificazione non può però essere considerata dimostrata. La fonte di Policarpo non stabilisce alcun rapporto tra il proprio Rufo e il figlio di Simone di Cirene, né collega esplicitamente il personaggio alla comunità romana salutata da Paolo. La presenza dello stesso nome non è sufficiente a fondere le diverse figure. La tradizione liturgica relativa a Rufo e Zosimo costituisce pertanto un dossier distinto da quello del Rufo ricordato da Paolo.
La tradizione del martirio Il titolo di martire è oggi stabilmente associato a Rufo e Zosimo nel Martirologio Romano. La fonte più antica, tuttavia, non descrive il martirio in termini narrativi e non conserva un racconto della condanna o dell'esecuzione. Policarpo afferma che essi soffrirono insieme a Ignazio, espressione che è stata interpretata dalla tradizione cristiana come riferimento alla morte violenta subita per la fede. Le successive tradizioni agiografiche hanno precisato il luogo e la modalità del martirio, collocandolo a Roma e collegandolo alle fiere dell'arena. Tali particolari non sono direttamente attestati da Policarpo e non possono essere considerati dati biografici certi.
La memoria liturgica La memoria di Rufo e Zosimo si sviluppò attraverso la tradizione dei martirologi occidentali. Nel Martirologio Romano di età moderna i due erano ricordati il 18 dicembre come discepoli degli apostoli e martiri a Filippi. La riforma del Martirologio Romano li collocò invece il 17 ottobre, in relazione alla memoria di sant'Ignazio. L'edizione italiana ufficiale del Martirologio Romano del 2004 li commemora il 17 ottobre come martiri associati da Policarpo al martirio di Ignazio. Il passaggio dalla semplice testimonianza di Policarpo alla più dettagliata figura agiografica del martire mostra lo sviluppo progressivo della tradizione. La qualifica di discepolo del Signore e l'identificazione con altri Rufo appartengono a una fase successiva e non possono essere retroproiettate nella testimonianza del II secolo.
La testimonianza di Policarpo L'Epistola ai Filippesi rappresenta il nucleo storico più antico relativo a Rufo. Policarpo lo nomina insieme a Ignazio e Zosimo in un contesto che presuppone una conoscenza diretta da parte dei cristiani di Filippi. La fonte è quindi molto più antica delle successive raccolte martirologiche e costituisce il punto di partenza per ogni ricostruzione storica della figura.
Lo sviluppo della tradizione martirologica La memoria di Rufo e Zosimo passò dalla testimonianza di Policarpo alla tradizione dei martirologi medievali. Adone di Vienne li qualificò come discepoli del Signore, contribuendo alla formazione di una tradizione più ampia rispetto alla testimonianza originaria. La tradizione successiva arrivò così a presentare come dati biografici elementi che nel testo di Policarpo non compaiono.
Curiosità Una statua di San Rufo, opera dello scultore Matteo Tomassini, fu collocata nel 1702-1703 nel colonnato destro di piazza San Pietro, dove figura accanto alla statua di San Zosimo realizzata da Annibale Casella.
Cronologia - circa 107 - Morte tradizionalmente collocata nel contesto del martirio di sant'Ignazio a Roma; la data precisa non è documentata. - II secolo - Policarpo di Smirne ricorda Rufo e Zosimo nella sua Epistola ai Filippesi, associandoli a Ignazio e alla sofferenza per Cristo. - IV secolo - Eusebio di Cesarea riprende nella Storia ecclesiastica il passo di Policarpo relativo a Rufo e Zosimo. - Medioevo - La tradizione martirologica occidentale amplia progressivamente il profilo di Rufo e Zosimo, qualificandoli come martiri e discepoli del Signore.
Valutazione storico-critica - L'esistenza di un cristiano chiamato Rufo, ricordato insieme a Zosimo da Policarpo, è attestata da una fonte antica e prossima cronologicamente alla generazione successiva agli apostoli. - La fonte policarpiana non fornisce dati sulla nascita, sulla famiglia, sull'attività o sull'origine geografica di Rufo. Questi elementi rimangono non documentati. - Il rapporto con sant'Ignazio è storicamente fondato sul testo di Policarpo, che associa Rufo e Zosimo alla sofferenza di Ignazio. La descrizione dettagliata del viaggio a Roma e dell'esecuzione nell'arena appartiene invece alla tradizione successiva. - La data circa 107 deriva dalla tradizionale cronologia del martirio di Ignazio e non da una testimonianza specifica sulla morte di Rufo. - L'identificazione con il Rufo figlio di Simone di Cirene o con il Rufo salutato da Paolo in Romani 16,13 non è dimostrata. La presenza del medesimo nome non consente di stabilire l'identità personale. - Anche l'origine filippese o antiochena di Rufo non è attestata direttamente dalla fonte più antica. - La qualifica di martire appartiene oggi al culto liturgico ufficiale, ma la fonte originaria di Policarpo non conserva un racconto del martirio né le sue modalità. Il Martirologio Romano collega esplicitamente Rufo e Zosimo al martirio di Ignazio. - Il culto è anteriore alle moderne procedure di canonizzazione e non risulta legato a una causa canonica individuale. - Non sono documentate con sufficiente certezza reliquie riconducibili personalmente a questo Rufo. La presenza di altri santi omonimi, tra cui martiri di Capua e un Rufo ricordato come discepolo di Paolo, rende necessaria una rigorosa distinzione delle tradizioni.
Fonti e bibliografia essenziale - Policarpo di Smirne, Epistola ai Filippesi, cap. 9, testimonianza antica su Ignazio, Rufo e Zosimo. - Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, III, 36, che conserva e trasmette il passo di Policarpo relativo a Rufo e Zosimo. - Joseph-Marie Sauget, 'Rufus et Zosimus', in Bibliotheca Sanctorum, vol. XI, Roma, Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, 1968, coll. 489-491. - 'Saints Rufus', in The Catholic Encyclopedia, 1912, voce dedicata alle diverse figure omonime e alla distinzione tra Rufo e Zosimo e gli altri Rufo della tradizione cristiana.
Autore: Giampietro Cattini
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