Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: [email protected]


> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Beato Adelpreto di Trento Condividi su Facebook

Beato Adelpreto di Trento Vescovo e martire

Festa: 20 settembre (e 19 settembre)

† presso Arco, Trentino, 20 settembre 1172

Fu vescovo di Trento dal 1156 e governò la diocesi in uno dei periodi più complessi della storia del principato ecclesiastico, quando l'autorità episcopale doveva confrontarsi contemporaneamente con l'Impero, con il Papato e con le potenti famiglie feudali del territorio. Le fonti medievali e gli studi moderni consentono di documentare la sua presenza nella vita politica dell'epoca, anche se restano oscure le sue origini familiari e molti aspetti della sua attività episcopale. Nel 1158 accompagnò attraverso il territorio trentino i legati inviati da papa Adriano IV presso Federico Barbarossa e rimase coinvolto nelle tensioni che caratterizzavano i rapporti tra potere imperiale, autorità ecclesiastica e signorie locali. La sua morte violenta avvenne il 20 settembre 1172 nei pressi di Arco, secondo la cronologia oggi maggiormente sostenuta dagli studi specialistici. L'uccisione fu attribuita ad Aldrighetto di Castelbarco e venne presto interpretata dalla Chiesa trentina alla luce del suo ruolo di vescovo e difensore dell'autorità ecclesiastica. Il culto locale come martire si consolidò nei secoli successivi. Le indagini condotte sui suoi resti hanno inoltre confermato la presenza di gravi lesioni traumatiche compatibili con una morte violenta.

Etimologia: 'Adelpreto' deriva da elementi germanici riconducibili ai concetti di nobiltà e splendore.

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: Presso la città di Arco in Trentino, beato Adelpreto, vescovo, che, strenuo difensore dei poveri, degli orfani e della libertà della Chiesa, fu tratto dai nemici in un agguato e morì crudelmente percosso.


Le notizie sulla nascita e sulla famiglia di Adelpreto sono molto scarse. Le fonti non permettono di stabilire con sicurezza né il luogo né la data della sua nascita. Una tradizione ecclesiastica trentina lo collega a un ambiente germanico di alto livello sociale e agli Hohenstaufen, la famiglia imperiale cui apparteneva Federico Barbarossa. La diocesi di Trento, per la sua posizione geografica e politica, era infatti strettamente inserita nell'orbita dell'Impero.
La stessa tradizione lo vuole formato in un ambiente ecclesiastico dell'area di Bamberga. Questi elementi sono stati accolti dalla storiografia locale, ma devono essere distinti dai dati documentari più solidi. La prima attestazione certa di Adelpreto come vescovo risale al 17 settembre 1156, quando compare in un atto alla presenza dell'imperatore Federico Barbarossa.

L'elezione a vescovo di Trento
Adelpreto assunse la guida della Chiesa trentina nel 1156, in una fase nella quale il vescovo non era soltanto responsabile della diocesi sotto il profilo religioso, ma esercitava anche importanti funzioni temporali nell'ambito del principato ecclesiastico.
La sua posizione lo collocava inevitabilmente al centro dei conflitti che opponevano l'Impero ai Comuni italiani e al Papato. Federico Barbarossa cercava di riaffermare l'autorità imperiale nell'Italia settentrionale, mentre numerose città e signorie difendevano i propri interessi e la propria autonomia.
Adelpreto ebbe rapporti stretti con la corte imperiale. È documentata la sua presenza in diversi contesti legati alla politica di Federico I, ma la vecchia interpretazione che lo presenta semplicemente come un esponente del partito imperiale deve essere trattata con cautela. Gli studi hanno mostrato infatti una situazione più complessa, nella quale l'attività del vescovo comprendeva anche l'amministrazione concreta del territorio e la difesa dei diritti della Chiesa trentina.

L'episodio dei legati di Adriano IV
Uno degli episodi meglio documentati della sua vita risale al 1158.
In quell'anno Adelpreto accompagnò attraverso il territorio trentino due legati inviati da papa Adriano IV presso Federico Barbarossa. Durante il viaggio il gruppo fu aggredito dai conti di Appiano. I legati furono catturati e depredati, mentre Adelpreto riuscì a sottrarsi alla cattura. L'episodio mostra quanto fosse pericoloso attraversare il territorio alpino in una fase di forte instabilità politica.
La vicenda rivela anche il ruolo che il vescovo di Trento poteva assumere come intermediario e accompagnatore nelle relazioni tra le autorità ecclesiastiche e imperiali.

Il governo del principato
Il governo di Adelpreto fu segnato dal confronto con le famiglie feudali che cercavano di rafforzare il proprio potere nel territorio trentino.
Il vescovo intervenne in diverse controversie giudiziarie e patrimoniali. La documentazione conservata mostra un'attività concreta nell'amministrazione del principato e nella tutela dei diritti della Chiesa. Un documento relativo alla controversia tra le comunità di Mori e Nago testimonia, per esempio, l'esercizio della sua autorità giudiziaria. Altri atti lo mostrano impegnato nella gestione di beni, castelli e diritti appartenenti alla mensa episcopale.
La tradizione liturgica trentina lo ricorda soprattutto come difensore dei poveri, degli orfani e dei più deboli. Questa immagine non va separata dal concreto esercizio della sua funzione episcopale: nel principato medievale, infatti, la difesa dell'ordine pubblico e dei diritti ecclesiastici comprendeva anche la protezione delle comunità sottoposte alle pressioni dei signori locali. La formulazione del Martirologio Romano mette esplicitamente in relazione la sua memoria con la difesa dei poveri, degli orfani e della libertà della Chiesa.

Il conflitto con i feudatari
Il rapporto tra Adelpreto e alcune delle principali famiglie signorili del territorio divenne progressivamente più difficile.
Tra i gruppi coinvolti emergono i Castelbarco, destinati a diventare una delle più importanti potenze signorili della Vallagarina. Le origini della famiglia sono ancora oggetto di discussione, ma la sua presenza nel territorio è documentata già nel XII secolo. Il contrasto con il vescovo testimonia la difficoltà di mantenere l'autorità episcopale in una regione nella quale le famiglie aristocratiche tendevano a consolidare autonomamente il proprio potere.
La morte di Adelpreto va quindi collocata nel quadro delle tensioni politiche e territoriali del principato, evitando di trasformarla automaticamente in un episodio esclusivamente religioso.

La morte violenta
La cronologia della morte di Adelpreto è stata a lungo discussa.
La tradizione più antica e gli studi di Iginio Rogger hanno dato particolare rilievo alla data del 20 settembre 1172. Anche il calendario liturgico trentino e la ricerca storica recente assumono questa data come riferimento. Alcune fonti posteriori hanno invece collocato la morte nel 1177, mentre la pagina precedente di questa scheda riportava proprio il 1177 come data approssimativa. La ricerca specialistica ha tuttavia ricostruito la vicenda sulla base della documentazione e della narrazione medievale di Bartolomeo da Trento, privilegiando il 1172.
Secondo la tradizione agiografica, Adelpreto venne aggredito nei pressi di Arco da uomini legati alla famiglia Castelbarco e fu ucciso da Aldrighetto di Castelbarco. Bartolomeo da Trento, autore domenicano vissuto nel XIII secolo, raccontò la morte del vescovo nella sua opera agiografica dedicata ai santi dell'area trentina.
La narrazione medievale descrive un'aggressione particolarmente violenta. Il valore di questa testimonianza è stato rafforzato, almeno per quanto riguarda la natura delle lesioni, dalle moderne indagini sui resti.

Le conferme antropologiche
Un aspetto particolarmente significativo della storia di Adelpreto è rappresentato dagli studi scientifici condotti sui suoi resti.
Le indagini antropologiche effettuate nel Novecento hanno rilevato sul cranio una larga ferita da taglio nella regione destra, accompagnata da una frattura. La lesione è stata interpretata come prodotta da un'arma tagliente. Il dato concorda con la descrizione della morte contenuta nella tradizione agiografica medievale.
Nel 1977 Iginio Rogger e Cleto Corrain pubblicarono inoltre i risultati della ricognizione e della ricollocazione delle reliquie. Gli studi permisero di chiarire la storia della sepoltura e di superare anche alcuni dubbi ottocenteschi sull'effettiva presenza dei resti del vescovo.

Il culto del martire
Dopo la morte, Adelpreto fu venerato dalla Chiesa trentina come martire. Il suo culto fu legato alla tomba nella Cattedrale di San Vigilio e alla memoria della sua morte violenta.
Non si tratta di una canonizzazione pontificia nel senso moderno del termine. Il titolo di beato deriva dall'antico culto locale, successivamente recepito nella tradizione liturgica della Chiesa trentina e nel Martirologio Romano.
Per secoli la memoria liturgica subì diverse modifiche. La festa era celebrata almeno dal XVI secolo il 27 marzo; nel XX secolo la sua presenza nel calendario diocesano fu ridimensionata. L'attuale proprio della Chiesa tridentina lo ricorda invece il 20 settembre come memoria facoltativa, mentre in Cattedrale la celebrazione ha una collocazione propria al 19 settembre.

La polemica del Settecento
La storia del culto di Adelpreto conobbe una fase particolarmente complessa nel XVIII secolo.
Nel 1754 l'erudito roveretano Girolamo Tartarotti mise in discussione la santità e il carattere martiriale della morte del vescovo. La sua obiezione fondamentale riguardava la natura dell'episodio: Adelpreto sarebbe morto nel contesto di un conflitto politico e militare e non per una persecuzione motivata direttamente dalla fede cristiana.
La contestazione provocò una durissima reazione negli ambienti ecclesiastici e civili trentini. Benedetto Bonelli fu incaricato di difendere la tradizione del culto e pubblicò una prima dissertazione sul tema, cui seguirono i monumentali studi storico-critici dedicati ad Adelpreto. La controversia rappresentò uno degli episodi più significativi della storiografia ecclesiastica trentina del Settecento.
Il confronto tra Tartarotti e Bonelli è oggi interessante anche dal punto di vista metodologico: mostra come, già nel XVIII secolo, la figura di un santo medievale potesse essere sottoposta a un esame critico delle fonti, mettendo in discussione tradizioni consolidate.

La memoria nella Cattedrale di Trento
Adelpreto rimase strettamente associato a san Vigilio, patrono principale della diocesi di Trento.
L'altare maggiore della Cattedrale, consacrato nel 1743, è dedicato anche alla sua memoria. La tradizione lo ha quindi posto accanto al primo vescovo di Trento come figura rappresentativa della continuità della Chiesa locale.
Un'importante testimonianza della sua venerazione è costituita inoltre dalla lamina romanica in rame dorato che raffigura la sua uccisione. Originariamente associata alla sepoltura, è oggi conservata nel tesoro della Cattedrale di Trento. L'opera costituisce una rara testimonianza artistica della memoria medievale del vescovo martire.

Le reliquie
La storia delle reliquie di Adelpreto è stata oggetto di diverse verifiche.
Nel 1837 una commissione aprì l'arca che si trovava nel transetto meridionale della Cattedrale. Furono rinvenuti due scheletri distinti, circostanza che alimentò ulteriori interrogativi sull'identificazione dei resti. Nel corso del Novecento, gli scavi archeologici condotti sotto la Cattedrale e le successive indagini permisero di approfondire la questione.
Nel 1977 i resti riconosciuti come quelli di Adelpreto furono ricollocati in un antico sarcofago collocato nella basilica paleocristiana di San Vigilio, nell'area archeologica sottostante la Cattedrale. Ancora oggi il sarcofago costituisce il luogo della memoria materiale del vescovo.

Un martire nella storia della Chiesa trentina
La figura di Adelpreto presenta una caratteristica particolare: il suo culto nasce dall'intreccio tra la memoria di un vescovo impegnato nel governo della Chiesa e di un uomo morto violentemente nel contesto dei conflitti politici del suo tempo.
Per questo la sua vicenda non può essere ridotta alla semplice immagine del vescovo guerriero della tradizione popolare. Le fonti permettono piuttosto di riconoscere in lui un protagonista della difficile difesa dell'autorità episcopale e dei diritti della Chiesa in una società nella quale il potere religioso e quello temporale erano profondamente intrecciati.
Il Martirologio Romano conserva questa memoria sottolineando il suo impegno a favore dei poveri e degli orfani e la difesa della libertà della Chiesa. La tradizione trentina lo ha così trasformato in una figura rappresentativa della fedeltà alla responsabilità episcopale anche nelle circostanze più difficili.

Adelpreto e Bartolomeo da Trento
Una delle fonti agiografiche fondamentali per la conoscenza di Adelpreto è la narrazione composta dal domenicano Bartolomeo da Trento nella prima metà del XIII secolo. L'opera, studiata criticamente da Iginio Rogger nel 1977, comprende la vita, la morte e i miracoli attribuiti al vescovo.
È una fonte preziosa, ma deve essere letta secondo i criteri propri della letteratura agiografica medievale: accanto a informazioni storiche possono trovarsi elementi miracolosi e costruzioni narrative finalizzate alla celebrazione della santità.

La questione del martirio
Il problema storico più delicato riguarda il significato da attribuire alla morte di Adelpreto.
La sua uccisione è storicamente documentata nella tradizione medievale e trova un importante riscontro nelle lesioni rilevate sui resti. Più complesso è stabilire in quale misura la morte debba essere qualificata come martirio in senso strettamente teologico.
La tradizione ecclesiastica trentina lo ha riconosciuto come martire in ragione del suo servizio episcopale e della difesa della Chiesa. La discussione settecentesca di Tartarotti mostrò tuttavia che tale interpretazione non era considerata storicamente indiscutibile. La questione rimane quindi da presentare distinguendo il dato storico dell'uccisione dal significato religioso attribuito successivamente alla morte.

Il voto del 1703
Nel 1703 la città di Trento fece un voto invocando l'intercessione di Adelpreto in occasione dell'avanzata delle truppe francesi. L'episodio testimonia la persistenza della sua memoria nella devozione cittadina anche molti secoli dopo la morte.

Curiosità
- Nel 1158 Adelpreto fu coinvolto in un episodio di grande pericolosità politica mentre accompagnava i legati di papa Adriano IV diretti presso Federico Barbarossa.
- La tradizione medievale sulla sua morte trova un raro riscontro nelle indagini scientifiche sui resti, che hanno rilevato una grave lesione cranica compatibile con un colpo di arma tagliente.
- La sua tomba è stata oggetto di più ricognizioni, fino alla sistemazione definitiva delle reliquie nella basilica paleocristiana di San Vigilio nel 1977.
- La lamina romanica in rame dorato raffigurante l'uccisione del vescovo costituisce una delle più significative testimonianze artistiche legate alla sua memoria.
- La sua figura fu al centro di una delle più accese controversie storiografiche della Trento settecentesca, quella che oppose Girolamo Tartarotti a Benedetto Bonelli.

Cronologia
- 17 settembre 1156 - Adelpreto è documentato per la prima volta come vescovo di Trento.
- 1158 - Accompagna i legati di papa Adriano IV diretti presso Federico Barbarossa e viene coinvolto nell'aggressione dei conti di Appiano.
- 1160 - La sua posizione durante lo scontro tra Impero e Papato entra nella complessa vicenda dello scisma imperiale, tema ancora discusso dalla storiografia.
- 1163-1164 circa - È documentata la sua attività giudiziaria e amministrativa nel territorio del principato trentino.
- 20 settembre 1172 - Muore violentemente presso Arco, secondo la cronologia oggi maggiormente sostenuta dagli studi specialistici.
- XIII secolo - Bartolomeo da Trento inserisce la vita, la morte e i miracoli di Adelpreto nella propria opera agiografica.
- 1754 - Girolamo Tartarotti mette in discussione la santità e il martirio di Adelpreto, provocando una lunga controversia.
- 1977 - I resti del vescovo vengono nuovamente studiati e ricollocati nella basilica paleocristiana di San Vigilio.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

La devozione per sant'Adelpreto a Trento, ha avuto alti e bassi e anche contestazioni sulla santità della sua figura; dal 1913 la sua festa, che almeno dal XVI secolo era al 27 marzo, non compare più nel calendario diocesano, nonostante che fosse insieme a s. Vigilio, contitolare dell’altare maggiore della Cattedrale.
Di lui si ignora la sua origine, né la data della nascita; fu vescovo di Trento dal 1156 o 1157 e si sa che nel 1158 accompagnò scortandoli nelle valli trentine, i legati del papa Adriano IV (1154-1159) diretti in Germania, dall’imperatore Federico.
Federico Barbarossa già si era fatto incoronare imperatore nel 1155 ed era in piena guerra con il Papato e con i Comuni italiani, per affermare i diritti universali dell’Impero e proprio in quell’anno, fece la sua seconda discesa in Italia, conquistando Milano.
Non è stato chiarito tuttora, quale fu il contegno di Adelpreto, di fronte allo scisma provocato dalla lotta fra Impero e Papato; politicamente si appoggiò all’imperatore, forse era proprio originario della Germania e per la posizione geografica di Trento, gravitante con i suoi vescovi-principi nell’ambito imperiale.
Fautore quindi del partito ghibellino, forse rivestì la carica di Vicario imperiale; sul suo governo della diocesi e principato tridentino, si hanno scarse notizie per poter ricostruire un quadro credibile.
Morì di morte violenta verso il 1177, ucciso da un certo Aldrigitus, membro della nobile famiglia di Castelbarco nei pressi di Rovereto; Adelpreto fu sepolto nel duomo di Trento.
La diocesi tridentina, gli tributò sempre un culto di martire, sul suo sepolcro fu messa una lamina romanica di rame dorato, raffigurante la scena dell’uccisione, ora conservata nel tesoro del Duomo.
Nel Settecento lo storico Girolamo Tartarotti (1706-1761), accese una polemica sul suo culto, basandosi sulla contrastante figura del vescovo-guerriero, caduto in battaglia, quale si era formata nella tradizione popolare.
Nel 1703 la città fece un voto, invocando s. Adelpreto, contro l’assalto dei Francesi.


Autore:
Antonio Borrelli


Note:
Viene ricordato dalla chiesa Tridentina il 19 settembre.

______________________________
Aggiunto/modificato il 2026-09-09

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati