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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera B > San Bonfiglio (Bonfilio) di Foligno Condividi su Facebook

San Bonfiglio (Bonfilio) di Foligno Vescovo

Festa: 27 settembre

Osimo, Marche, circa 1040 - Fara presso Cingoli, Marche, 27 settembre 1115

Fu un monaco benedettino originario di Osimo, abate di Santa Maria di Storaco e vescovo di Foligno almeno dal 1072. La sua vicenda è documentata in modo relativamente inconsueto per un vescovo dell’Italia centro-meridionale dell’XI secolo: oltre a una piccola ma significativa serie di documenti contemporanei, esiste una Vita sancti Bonfilii tradizionalmente attribuita a san Silvestro Guzzolini, composta però circa un secolo dopo la morte del vescovo. Bonfilio è ricordato soprattutto per avere lasciato la sede episcopale dopo un lungo soggiorno in Terra Santa e per essersi ritirato nuovamente alla vita monastica ed eremitica. Le fonti documentarie confermano alcuni passaggi essenziali della sua attività episcopale, mentre molti particolari della sua esperienza spirituale appartengono alla costruzione agiografica della Vita. Il suo culto si sviluppò soprattutto nell’area marchigiana e cingolana, dove la memoria del vescovo-eremita rimase legata alla chiesa di Santa Maria della Fara, al monastero silvestrino a lui dedicato e alle sue reliquie.

Patronato: Compatrono di Cingoli insieme con sant’Esuperanzio e santa Sperandia.

Etimologia: Dal latino medievale Bonus filius, ‘buon figlio’; si tratta di un nome augurale, formato da bonus e filius.

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Fara presso Cingoli nelle Marche, san Bonfilio, che, dopo essere stato vescovo di Foligno, trascorse dieci anni in Terra Santa; fatto poi ritorno in Italia, visse da monaco nel monastero di Storaco, di cui in passato era stato abate, e morì, infine, in solitudine.


Bonfiglio nacque a Osimo intorno al 1040. La tradizione agiografica lo presenta come appartenente a una famiglia nobile, ma questo particolare non trova una conferma documentaria indipendente e deve pertanto essere considerato con prudenza. La sua formazione religiosa si svolse nell’abbazia benedettina di Santa Maria di Storaco, presso Filottrano, nell’attuale provincia di Ancona. Qui entrò giovane come monaco e in seguito divenne abate.
La Vita sancti Bonfilii, tradizionalmente attribuita a san Silvestro Guzzolini, sviluppa ampiamente il tema della vocazione contemplativa di Bonfilio fin dalla giovinezza. Il valore storico di questi particolari è però limitato: l’opera appartiene alla tradizione agiografica del XIII secolo e rispecchia in larga misura gli ideali monastici ed eremitici propri dell’ambiente nel quale fu composta. Lo storico Ugolino Nicolini osserva che la Vita non offre complessivamente dati storici di grande valore sul personaggio, pur trovando una sostanziale corrispondenza fra alcuni suoi elementi e le poche testimonianze documentarie conservate.

Vescovo di Foligno
La prima attestazione documentaria certa di Bonfiglio come vescovo di Foligno risale al 1072. In quell’anno egli compare come successore del vescovo Azzo in un atto relativo alla donazione del conte Ugo a san Mainardo, personaggio coinvolto nella promozione della futura abbazia di Sassovivo presso Foligno. Questo documento costituisce un punto fermo per la cronologia della sua attività episcopale.
Un’altra testimonianza importante risale al novembre 1078. Bonfiglio compì una consistente donazione a favore dei canonici della cattedrale di Foligno, comprendente una parte delle offerte dei fedeli, beni fondiari, diritti sugli uomini dipendenti e diverse chiese, tra le quali la pieve di Roviglieto. L’atto è particolarmente significativo perché mostra il vescovo impegnato nella gestione dei beni e delle strutture della Chiesa folignate e documenta la presenza di una comunità canonicale organizzata presso la cattedrale.
La documentazione permette inoltre di collocare Bonfiglio nell’ambiente ecclesiastico dell’Italia centrale durante la fase della riforma della Chiesa dell’XI secolo. Non è tuttavia prudente attribuirgli automaticamente specifici orientamenti politici sulla base della sola cronologia degli atti. Il fatto che un documento del 1078 sia datato durante il regno di Enrico IV non dimostra, da solo, una particolare adesione di Bonfiglio alla politica imperiale. Ugolino Nicolini ha infatti ridimensionato le interpretazioni che vedevano in questo elemento una prova di una sua precisa collocazione nello scontro tra papato e impero.

I rapporti con l’ambiente monastico
Intorno al 1080 Bonfiglio risulta in rapporto con san Mainardo, che favoriva la fondazione dell’abbazia di Santa Croce di Sassovivo sopra Foligno. La sua presenza in questo ambiente mostra il legame fra la sede episcopale e il rinnovamento della vita monastica che caratterizzò l’Italia centro-occidentale nell’XI secolo.
Questa dimensione monastica rimase centrale nella memoria successiva del santo. La Vita costruisce infatti la sua esistenza come un itinerario nel quale le responsabilità ecclesiastiche vengono progressivamente subordinate al desiderio di vita contemplativa. Pur trattandosi di una rappresentazione agiografica, essa trova un riscontro significativo nel fatto storicamente attestato che Bonfiglio, dopo gli anni episcopali, tornò effettivamente alla vita monastica ed eremitica.

Il viaggio in Terra Santa
Tra il 1096 e il 1104 Bonfiglio si recò in Terra Santa nel contesto del movimento di pellegrinaggio collegato alla prima crociata. Le fonti lo ricordano soprattutto come pellegrino e uomo dedito alla vita contemplativa, più che come protagonista militare della spedizione. La permanenza in Oriente costituisce uno degli episodi più caratteristici della sua memoria agiografica, ma i dettagli del viaggio derivano principalmente dalla Vita medievale e non da una documentazione contemporanea ampia.
La tradizione racconta che durante la permanenza in Terra Santa Bonfiglio condusse una vita di solitudine e penitenza. È proprio questa esperienza a preparare, nella costruzione della Vita, il definitivo ritorno all’esistenza eremitica. Occorre tuttavia distinguere il dato generale del viaggio, accolto dalla storiografia, dai particolari edificanti con cui la biografia medievale ne descrive lo svolgimento.

Il ritorno e la rinuncia alla diocesi
Quando Bonfiglio rientrò in Italia, la situazione della diocesi di Foligno era cambiata. Secondo la Vita, papa Pasquale II, ritenendolo morto dopo la lunga assenza, aveva nel frattempo provveduto alla successione episcopale con Andrea, che risulta documentato come vescovo a partire dal 1100 circa. Bonfiglio non rivendicò la sede e accettò la situazione, scegliendo invece di ritornare alla vita monastica.
Questo episodio è particolarmente importante per la costruzione della memoria del santo. La tradizione lo interpreta come un gesto di distacco dalle responsabilità e dagli onori episcopali. Dal punto di vista storico, ciò che può essere affermato con maggiore sicurezza è che Bonfiglio non riprese stabilmente la sede di Foligno e che la parte finale della sua vita fu nuovamente caratterizzata dalla ricerca della solitudine.

Il ritorno a Storaco
Dopo il rientro dalla Terra Santa, Bonfiglio tornò a Santa Maria di Storaco, il monastero nel quale aveva iniziato la sua vita religiosa. La tradizione agiografica presenta questo ritorno come una scelta deliberata di abbandono della vita pubblica e di ripresa della disciplina monastica.
La Vita racconta inoltre difficoltà e contrasti con alcuni monaci, arrivando a descrivere persecuzioni e ostilità nei confronti dell’ex vescovo. Questi episodi devono essere letti con cautela. Il motivo del santo perseguitato da membri della propria comunità appartiene infatti a un repertorio narrativo ampiamente presente nelle vite medievali di eremiti e monaci. Non è possibile stabilire con sicurezza quanto del racconto rifletta episodi realmente accaduti e quanto sia stato modellato secondo gli schemi letterari della santità eremitica.

L’eremo della Fara
Bonfiglio lasciò infine Storaco e si ritirò presso Santa Maria della Fara, in una valle nei pressi di Cingoli, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. L’antico oratorio era inserito in un ambiente appartato, particolarmente adatto alla tradizione eremitica che aveva caratterizzato l’ultima fase della sua esistenza. La tradizione locale collega strettamente questo luogo alla memoria del santo e alla successiva formazione del culto cingolano.
Bonfiglio morì il 27 settembre 1115. Il luogo della morte è indicato dalla tradizione come Fara presso Cingoli, dove il suo corpo fu inizialmente sepolto. Il Martirologio Romano conserva proprio questo elemento essenziale: ricorda il santo a Fara presso Cingoli, dopo il periodo trascorso in Terra Santa, il ritorno al monastero di Storaco e la morte in solitudine.

La Vita sancti Bonfilii e il problema delle fonti
La principale fonte narrativa sulla vita di Bonfilio è la Vita sancti Bonfilii, tradizionalmente attribuita a san Silvestro Guzzolini, fondatore della congregazione silvestrina. La tradizione la considera la prima biografia del vescovo, ma essa non è contemporanea ai fatti narrati: il testo appartiene al XIII secolo e viene tramandato anche attraverso manoscritti medievali. Un’edizione del testo latino e della traduzione italiana è stata pubblicata nel 1991 da Ugo Paoli nella raccolta Alle fonti della spiritualità silvestrina.
Il valore della Vita è quindi duplice. Da una parte conserva la memoria medievale di Bonfilio e offre informazioni preziose sulla formazione del suo culto e sull’ideale monastico nel quale il personaggio fu interpretato. Dall’altra non può essere utilizzata senza una verifica critica come se fosse una cronaca contemporanea. Nicolini sottolinea infatti che l’opera rispecchia fortemente la spiritualità monastica della prima metà del XIII secolo e presenta Bonfilio secondo il modello del vescovo che, dopo avere esercitato responsabilità ecclesiastiche, ricerca la solitudine eremitica.

Le testimonianze documentarie dell’XI secolo
Per la ricostruzione storica sono particolarmente importanti le pergamene dell’Archivio Capitolare di Foligno. La documentazione del 1072 e quella del 1078 consentono di stabilire che Bonfiglio fu realmente vescovo di Foligno almeno a partire dal 1072 e che esercitò concretamente le funzioni episcopali. Queste testimonianze sono molto più solide, sul piano storico, dei particolari narrativi tramandati dalla Vita.
È proprio il confronto fra documenti e fonte agiografica a permettere una ricostruzione equilibrata: la figura del vescovo, il suo rapporto con Foligno e il suo inserimento nell’ambiente ecclesiastico dell’XI secolo sono documentabili; molti particolari sulla sua interiorità, sulle sue penitenze e sui conflitti monastici appartengono invece alla memoria agiografica elaborata successivamente.

La nascita del culto a Cingoli
La memoria di Bonfilio si sviluppò con particolare forza nell’area di Cingoli. Secondo una tradizione agiografica, nella seconda metà del XII secolo sarebbe stata ritrovata la sua tomba presso l’antico oratorio di Santa Maria della Fara, in seguito a un evento miracoloso. Il racconto non può essere assunto come prova storica dell’evento miracoloso, ma testimonia l’esistenza di una memoria locale già sufficientemente consolidata da collegare il luogo alla sepoltura del santo. Il successivo sviluppo del culto portò alla costruzione, nel XIII secolo, di una chiesa e di un monastero silvestrini dedicati a Bonfilio.
Un’importante testimonianza del culto è già documentata nel 1247. Un documento di Innocenzo IV relativo ai beni dell’Ordine di Montefano menziona infatti una ecclesia Sancti Bonfilii. Ciò dimostra che nel XIII secolo la memoria cultuale di Bonfilio era ormai stabilmente inserita nell’ambiente silvestrino.

Le reliquie e la loro traslazione
La storia delle reliquie costituisce una parte importante della memoria cingolana. La documentazione locale indica che il 1° giugno 1681 il corpo di Bonfilio fu trasferito dalla chiesa di San Bonfilio, presso l’antico eremo, alla chiesa di San Benedetto all’interno delle mura di Cingoli. Le reliquie sono tuttora legate alla chiesa di San Benedetto.
Treccani registra inoltre una successiva traslazione nella cattedrale di Cingoli nel 1726, sotto il pontificato di Benedetto XIII. Le due informazioni non devono essere necessariamente considerate contraddittorie: documentano fasi diverse nella storia della conservazione delle spoglie, con il trasferimento del 1681 nella chiesa urbana di San Benedetto e la successiva sistemazione cattedrale ricordata dalla storiografia.

Bonfilio e gli altri santi omonimi
Bonfilio di Foligno non deve essere confuso con san Bonfiglio dei Monaldi, uno dei Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria, vissuto nel XIII secolo a Firenze e canonizzato da Leone XIII nel 1888 insieme agli altri fondatori. Si tratta di due persone completamente diverse, appartenenti a epoche, ambienti geografici e tradizioni religiose differenti. La presenza dello stesso nome ha prodotto occasionalmente sovrapposizioni nelle fonti divulgative.

Curiosità
- Il nome Bonfiglio, nella forma latina Bonfilius, è interpretato come derivazione di Bonus filius, ‘buon figlio’, un nome augurale di origine medievale.
- Bonfiglio è uno dei casi in cui una fonte agiografica medievale fu attribuita alla penna di un altro santo: la sua Vita è infatti tradizionalmente collegata a san Silvestro Guzzolini, vissuto circa un secolo dopo di lui.
- Nel 1247 è già documentata una chiesa dedicata a san Bonfilio tra i beni dell’Ordine di Montefano, una testimonianza significativa della precoce diffusione del culto nell’ambiente silvestrino.
- L’antica chiesa e il monastero di San Bonfilio presso Cingoli, costruiti nel XIII secolo, sono oggi ridotti a rudere: il complesso subì gravi danni nel XX secolo, con il crollo del tetto nel 1940 e delle volte della chiesa nel 1961.

Cronologia
- Circa 1040 - Nasce a Osimo.
- XI secolo - Entra nel monastero benedettino di Santa Maria di Storaco presso Filottrano e successivamente ne diviene abate.
- 1072 - È documentato per la prima volta come vescovo di Foligno, successore di Azzo.
- 1078 - Compie una significativa donazione ai canonici della cattedrale di Foligno.
- Circa 1080 - È in rapporto con san Mainardo e con l’ambiente legato alla fondazione di Sassovivo.
- 1096-1104 - Secondo la tradizione accolta dalle fonti agiografiche e dalla storiografia, si reca in Terra Santa e vi conduce vita contemplativa.
- 1100 circa - Andrea risulta già vescovo di Foligno; secondo la Vita, Bonfilio, creduto morto, non rivendica la sede al suo ritorno.
- Dopo il 1104 - Rientrato in Italia, torna a Storaco e riprende la vita monastica.
- Ultimi anni - Si ritira presso Santa Maria della Fara, nella zona di Cingoli.
- 27 settembre 1115 - Muore presso Fara e viene sepolto nel luogo dell’eremo.
- XIII secolo - Si sviluppa il culto cingolano e viene costruita la chiesa silvestrina dedicata a San Bonfilio.
- 1247 - Un documento di Innocenzo IV menziona una ecclesia Sancti Bonfilii tra i beni dell’Ordine di Montefano.
- 1 giugno 1681 - Le reliquie vengono trasferite dalla chiesa di San Bonfilio alla chiesa di San Benedetto a Cingoli.
- 1726 - Il corpo viene trasferito nella cattedrale di Cingoli secondo la documentazione storiografica ricordata da Treccani.

Valutazione storico-critica
- La storicità di Bonfiglio come monaco benedettino, abate di Storaco e vescovo di Foligno è ben sostenuta dalla documentazione medievale, soprattutto dalle pergamene dell’Archivio Capitolare di Foligno. La prima attestazione certa come vescovo risale al 1072.
- La Vita sancti Bonfilii costituisce la principale fonte narrativa, ma è posteriore di circa un secolo agli avvenimenti e riflette fortemente la spiritualità monastica del XIII secolo. Non deve quindi essere utilizzata senza distinzione come fonte contemporanea.
- Il viaggio in Terra Santa tra il 1096 e il 1104 è accolto dalla tradizione storiografica e agiografica, ma i dettagli del pellegrinaggio e della vita eremitica orientale dipendono soprattutto dalla tradizione narrativa.
- La rinuncia definitiva alla sede di Foligno e il ritorno alla vita eremitica sono coerenti con la tradizione trasmessa dalla Vita, ma i particolari relativi all’atteggiamento di Bonfiglio verso il vescovo Andrea e alle presunte persecuzioni subite a Storaco devono essere considerati con prudenza.
- La storia del culto è meglio documentata della biografia degli ultimi anni. L’attestazione di una ecclesia Sancti Bonfilii nel 1247 dimostra che il culto era già stabilmente presente nell’ambiente silvestrino.
- La tradizione relativa al ritrovamento miracoloso della tomba presso Santa Maria della Fara appartiene alla storia della memoria cultuale e non può essere utilizzata come prova indipendente del miracolo o della cronologia precisa della venerazione.
- La storia delle reliquie è meglio documentata per l’età moderna: il trasferimento del 1681 nella chiesa di San Benedetto è attestato dalla documentazione locale, mentre la successiva collocazione nella cattedrale nel 1726 è ricordata dalla storiografia di riferimento.
- Bonfilio di Foligno va nettamente distinto da Bonfiglio dei Monaldi, uno dei Sette Fondatori dei Servi di Maria. L’omonimia ha favorito possibili confusioni nelle fonti divulgative, ma le due figure appartengono a periodi storici differenti.
- Nel complesso, la figura storica di Bonfiglio è sufficientemente solida nei suoi elementi essenziali, mentre il profilo spirituale dettagliato e alcuni episodi della fase eremitica sono soprattutto il risultato della memoria agiografica sviluppatasi posteriormente.

Fonti e bibliografia essenziale
- Nicolini, Ugolino, ‘BONFIGLIO, santo’, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 12, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1971. È il principale riferimento storico-critico moderno per la ricostruzione della vita e per l’analisi delle fonti.
- Acta Sanctorum, Septembris, vol. VII, Antverpiae, 1760, pp. 512-527. Edizione bollandista della documentazione agiografica relativa a Bonfiglio.
- Guzzolini, Silvestro, Vita sancti Bonfilii episcopi et confessoris, testo medievale tradizionalmente attribuito al fondatore dei Silvestrini; edizione in Ugo Paoli, Alle fonti della spiritualità silvestrina, II. Vita di san Silvestro, beato Giovanni dal Bastone, beato Ugo, san Bonfilio. Testo latino e versione italiana, Fabriano, 1991, pp. 236-283.
- Martyrologium Romanum, memoria di san Bonfilio al 27 settembre: ‘A Fara presso Cingoli nelle Marche, san Bonfilio, che, dopo essere stato vescovo di Foligno, trascorse dieci anni in Terra Santa…’ La formulazione è ripresa nella pagina ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana.
- Bibliotheca hagiographica latina, vol. I, Bruxelles, 1898, p. 207, repertorio fondamentale per l’identificazione della tradizione agiografica latina relativa a Bonfilio.
- Iacobilli, Ludovico, Vite de’ santi e beati dell’Umbria, vol. II, Foligno, 1656, pp. 288-295. Fonte erudita moderna antica per la tradizione umbra relativa al santo.
- Mittarelli, Giovanni Benedetto - Costadoni, Anselmo, Annales Camaldulenses Ordinis Sancti Benedicti, vol. II, Venetiis, 1755, p. 354.
- Schwartz, Gerhard, Die Besetzung der Bistümer Reichsitaliens 951-1122, Leipzig-Berlin, 1913, p. 237, repertorio storico per la cronologia episcopale.
- Antonelli, G., ‘Le più antiche carte (sec. XI) del monastero di Sassovivo’, Benedictina, II, 1948, pp. 104-106.
- Heinrici IV Diplomata, in Monumenta Germaniae Historica, Diplomata, VI, pars II, Vismariae, 1952, pp. 453-454, per il contesto documentario relativo alla canonica di Foligno e ai rapporti con l’autorità imperiale.
- Paoli, Ugo, studi e documentazione sulla spiritualità silvestrina e sulla Vita Bonfilii, con particolare riferimento all’edizione critica del 1991.
- Ministero della Cultura, Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, scheda della chiesa di San Bonfilio presso Cingoli, utile per la storia materiale del santuario e delle reliquie.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-15

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