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Celebrato il 20 agosto, questo santo non possiede una biografia storicamente documentata né attestazioni anteriori al XV secolo, quando il suo culto emerse nel monastero di San Micheletto. Le scarne notizie disponibili lo rendono un caso di studio esemplare della formazione tardiva di devozioni locali. Potrebbe trattarsi della stessa figura venerata in Francia come Sant'Amadour di Rocamadour, il cui culto conobbe straordinaria diffusione europea nel Medioevo. Le reliquie, conservate presso le suore francescane del Terz'Ordine prima e le Clarisse poi, rappresentano l'unica traccia materiale di una devozione che affonda le sue radici nella tradizione popolare piuttosto che nella storia documentata.
Etimologia: Dal latino 'Amator', colui che ama.
Emblema: Abito eremitico, grotta, immagine mariana.
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La figura di Sant'Amatore (Amator, Amadour, Amadoro) di Lucca sfugge a qualsiasi tentativo di ricostruzione biografica certa. Non esistono fonti agiografiche, cronachistiche o documentarie che ne attestino l'esistenza storica in epoche anteriori al XV secolo. La memoria liturgica del 20 agosto compare tardivamente nei calendari locali, senza che sia possibile individuarne con precisione le origini. L'assenza di riferimenti negli antichi martirologi e nelle fonti ecclesiastiche lucchesi dei secoli precedenti lascia intendere che il culto sia un fenomeno di formazione relativamente tarda, probabilmente legato a influenze esterne o alla riscoperta di tradizioni devozionali preesistenti. La comunità religiosa del monastero di San Micheletto ne divenne il principale centro di venerazione, custodendone le reliquie con particolare solennità.
Il monastero di San Micheletto e le reliquie Il complesso di San Micheletto, situato nell'omonima via nel centro storico di Lucca, ha origini longobarde risalenti all'VIII secolo. La chiesa, inizialmente dedicata a San Michele Arcangelo, conobbe nei secoli diverse destinazioni d'uso e trasformazioni architettoniche. Nel Basso Medioevo, il monastero accolse comunità religiose femminili, tra cui le suore del Terz'Ordine Francescano. Queste religiose custodivano alcune reliquie attribuite a Sant'Amatore, celebrandone la festa il 20 agosto con particolare solennità. Nel 1910 il monastero delle Francescane Claustrali di Lucca chiese la fusione con quello di San Micheletto, unificazione che si realizzò il 9 marzo 1911. La devozione verso Amatore, pur non raggiungendo mai ampia diffusione popolare, si mantenne viva all'interno della comunità monastica per secoli. Le reliquie, di cui non si conoscono con certezza né la provenienza né la natura, rappresentano l'unico elemento materiale collegabile a questo santo. La loro presenza nel monastero attesta l'esistenza di un culto consolidato, anche se circoscritto, all'interno della vita religiosa lucchese.
Il legame con Rocamadour: la leggenda di Amadour L'ipotesi avanzata da Agostino Amore nella Bibliotheca Sanctorum identifica Sant'Amatore di Lucca con la figura francese di Sant'Amadour (o Amator), il leggendario eremita di Rocamadour. Questa suggestione trova fondamento nella somiglianza dei nomi e nella diffusione europea del culto del santo francese. Rocamadour, situato nel dipartimento del Lot, nell'antica provincia del Quercy, è uno dei più celebri santuari mariani d'Europa. Secondo la tradizione, il nome deriverebbe proprio da "Rocca di Amator" (dal latino Amator, "colui che ama"). La leggenda di Amadour fu elaborata e diffusa a partire dal XVI secolo, narrando di un eremita che avrebbe vissuto in una grotta nei pressi del fiume Alzou, fondando un oratorio dedicato alla Vergine. La circolazione del culto di Rocamadour in Italia, favorita dai pellegrinaggi medievali e dalle vie commerciali, potrebbe aver determinato l'importazione di questa devozione a Lucca, dove sarebbe stata successivamente italianizzata in "Amatore". Le monache di San Micheletto, custodi delle reliquie, avrebbero mantenuto viva questa memoria devozionale senza che vi fosse una reale conoscenza biografica del santo.
La leggenda di Amadour-Zaccheo La tradizione più elaborata identifica Amadour di Rocamadour con Zaccheo, il pubblicano del Vangelo di Luca (19,1-10) che si arrampicò su un sicomoro per vedere Gesù. Secondo questa leggenda, sviluppata pienamente solo nel XVI secolo, Zaccheo sarebbe stato sposo di Santa Veronica, la donna che asciugò il volto di Cristo sulla Via Crucis. Dopo la Pentecoste, Zaccheo-Veronica avrebbero lasciato la Terra Santa, giungendo in Aquitania. Qui Zaccheo avrebbe assunto il nome di Amator, stabilendosi come eremita in una grotta lungo il fiume Alzou. La leggenda narra che avrebbe scolpito personalmente una statua della Vergine Nera, venerata ancora oggi nel santuario. Questa identificazione, priva di qualsiasi fondamento storico, rappresenta un tipico esempio di agiografia medievale che cercava di collegare i santi locali ai personaggi evangelici o apostolici, conferendo loro un'aura di antichità e autorevolezza.
Rocamadour e la sua tradizione Il santuario di Rocamadour conobbe il suo momento di massimo splendore nel XII secolo. Nel 1166 fu scoperto nella cripta un corpo in perfetto stato di conservazione, attribuito dalla tradizione a Sant'Amadour. Questa "invenzione di reliquie" diede impulso straordinario al culto e ai pellegrinaggi. La basilica di Saint-Sauveur e la cripta di Saint-Amadour sono oggi classificate come Patrimonio dell'Umanità UNESCO, insieme all'intero complesso del santuario. La Madonna Nera di Rocamadour, statua lignea venerata fin dal Medioevo, è considerata una delle più antiche immagini mariane d'Europa e oggetto di profonda devozione popolare. Il culto di Amadour si diffuse rapidamente in tutta Europa, raggiungendo anche l'Italia attraverso le vie dei pellegrini e dei mercanti. La presenza di sue reliquie o di tradizioni devozionali collegate al suo nome in diverse località italiane, tra cui Lucca, testimonia la portata continentale di questo fenomeno religioso.
Il culto a Lucca nel XV secolo L'emergere del culto di Sant'Amatore a Lucca nel XV secolo si colloca in un periodo storico caratterizzato da intensa circolazione di devozioni e reliquie. La Repubblica di Lucca, pur essendo una realtà politica di dimensioni contenute, intratteneva vivaci rapporti commerciali e culturali con Francia, Spagna e altre regioni europee. Il monastero di San Micheletto, con le sue comunità religiose femminili, rappresentava un centro di vita spirituale e di conservazione della memoria devozionale. Le suore del Terz'Ordine Francescano, poi Clarisse, mantennero viva la venerazione verso Amatore senza che vi fosse una reale conoscenza della sua figura storica. Il culto rimase sempre di ambito circoscritto, senza mai raggiungere la popolarità di altre devozioni lucchesi come quella per il Volto Santo o per San Frediano. La festa del 20 agosto si celebrava con particolare solennità all'interno del monastero, ma non assunse mai carattere diocesano né popolare.
Autore: Enrico Quiri
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