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San Giovanni Theristi (Teresti) Monaco

Festa: 23 febbraio

995 c. - 1050 c.

Giovanni nacque verso il 995 a Palermo, dove la madre, già incinta, era stata portata prigioniera dai saraceni, che l'avevano catturata in un'incursione a Stilo. Istruito dalla madre, Giovanni, all'età di 14 anni, quando seppe delle vicende della sua famiglia, decise di ritornare a Stilo. Qui fu accolto e battezzato in uno dei monasteri della Valle dello Stilaro. Crescendo Giovanni fortificò la sua fede con la preghiera e l'ascesi.

Martirologio Romano: A Stilo in Calabria, san Giovanni, che, divenuto monaco secondo le regole dei Padri d’Oriente, meritò di essere chiamato Theristis, Mietitore, perché, mosso da somma carità verso i bisognosi, era solito prestare aiuto ai mietitori.


C’è un santo italo-greco, Giovanni Teresti, vissuto a cavallo dell’anno Mille, la cui storia è legata ai raccolti di grano. Si racconta che spesso aiutava i contadini che coltivavano il frumento nella zona di Stilo, in Calabria.
Un giorno di giugno, durante un furioso temporale che rischiava di distruggere il raccolto, pregò intensamente affinché il grano fosse mietuto per tempo e sistemato in covoni. L’operazione fu portata a termine e da allora per tutti divenne il Therìstis (“mietitore”).
Giovanni aveva alle spalle una storia drammatica, che rimanda in qualche modo al conflitto in Ucraina. Il padre fu ucciso nel suo podere presso Monasterace (Reggio Calabria) durante un’incursione saracena. La mamma, incinta, fu invece condotta prigioniera a Palermo, dove nel 995 circa partorì il bimbo.
Fu proprio la madre, che aveva trasmesso al piccolo la fede cristiana, a convincere il ragazzo a fuggire dalla Sicilia. Appena quattordicenne riuscì avventurosamente a giungere nella terra dei genitori. Qui, su sua richiesta, fu battezzato dal vescovo Giovanni, che gli impose il suo stesso nome.
Attratto da Dio si unì a due monaci basiliani, Ambrogio e Nicola, che vivevano nelle grotte dei dintorni. Giovanni Teresti si distinse in virtù: quando fu ritrovato il tesoro appartenuto alla sua famiglia, lo volle distribuire ai poveri e fu poi eletto abate.
Ebbe fama di grande taumaturgo, tanto che sarebbe ricorso alle sue cure anche il re Ruggero, guarito da una piaga al viso grazie al contatto con la tunica del santo.
Giovanni condusse una vita da asceta fino alla morte, avvenuta nel 1054. La sua memoria unisce i cristiani d’Occidente e d’Oriente.
A lui è dedicato il Monastero greco-ortodosso di Bivongi, nei pressi di Stilo, gestito dai monaci del Monte Athos. Un esempio di unità oggi quanto mai necessario.

Autore: Enzo Romeo
 


 

Alle falde delle Serre calabresi, vi è un’antica e nobile cittadina, Stilo, la quale diede i natali a questo santo monaco basiliano. Essa subiva varie incursioni arabe essendo, come tutta la Calabria, terra di confine dell’Impero d’Oriente; in una di queste incursioni, operata dai saraceni del secolo X, il padre fu ucciso e la madre incinta, insieme ad altre donne fu condotta schiava a Palermo, allora come tutta la Sicilia, dominata dagli arabi.
Lì partorì il bambino che però crebbe nella fede cristiana e quando ebbe 14 anni fu mandato dalla madre nella sua patria calabrese per ricevere il Battesimo, il vescovo locale Giovanni, interdetto di fronte a questo giovane vestito come un arabo, lo sottopose a duri esami che furono felicemente superati e quindi lo battezzò dandogli anche il suo nome.
Cresciuto in età, sentì sempre più forte l’attrazione per la vita eroica che conducevano quei monaci nelle grotte nei dintorni di Stilo, specie di due asceti basiliani Ambrogio e Nicola, che vivevano in una laura sul Monte Consolino; aggregatosi alla Comunità, si distinse nelle virtù religiose e contemplative al punto che dopo un po’ i monaci lo vollero come loro abate.
Vicino al popolo, assisteva ed aiutava come meglio poteva i contadini dei dintorni, operando anche vari miracoli di cui il più celebre è quello, che imbattutosi in un gruppo di contadini disperati, per un furioso temporale che stava per abbattersi sul grano, che non erano ancora riusciti a raccogliere; accortosi di ciò Giovanni si raccolse in preghiera intensa e il buon Dio lo esaudì e davanti agli occhi stupiti dei contadini, inviò un angelo che in un baleno fece la mietitura del campo salvando il raccolto.
Questo ed altri episodi testimonianti l’aiuto soccorrevole ai contadini fece sì che passò ai posteri con l’appellativo di “Theristi” cioè il “Mietitore”.
Morì intorno alla metà del secolo XI, e grazie alle offerte dei fedeli e la generosità dei Normanni, la chiesa e il monastero furono ingranditi e intitolati al suo nome.
La memoria del santo si trova in tutti i menologi e sinassari greci, ma anche in quelli bizantini, poi passata anche nel ‘Martirologio Romano’ al 23 febbraio. Stilo lo ha dichiarato suo patrono e protettore e gli riserva ogni anno una festa solenne con la processione delle reliquie conservate nella chiesa a lui intitolata.

Autore: Antonio Borrelli
 


 

Che infanzia avventurosa quella di Giovanni! Nell’Italia del Sud, intorno all’anno Mille, i villaggi subiscono invasioni da parte degli Arabi che, a quei tempi, dominano la Sicilia e la Calabria. Una coppia di ricchi e nobili di Cursano, un borgo vicino a Stilo (Reggio Calabria) aspetta un bambino. Durante una di queste incursioni il villaggio viene distrutto, l’uomo ucciso e la moglie, assieme ad altre donne, resa schiava dai Saraceni e condotta a Palermo.
In questa città siciliana, nel 995 circa, nasce il bambino che viene educato alla fede cristiana. Quando compie quattordici anni e viene a conoscenza della sua storia dalla madre, decide di mettersi in viaggio per raggiungere il suo paese d’origine. Si racconta che a Messina il ragazzo attraversi il mare con in mano una piccola croce e una barca senza vela e senza remi. Per sfuggire a una nave turca, la barchetta si inabissa per riaffiorare, miracolosamente, lontano dalla nave nemica. Il giovane arriva sano e salvo sulle coste di Monasterace (Reggio Calabria) e si avvia a Stilo per incontrare il vescovo Giovanni e chiedere il Battesimo. Il ragazzo ha vestiti arabi e viene interrogato dal vescovo dubbioso sulle sue intenzioni. Il vescovo capisce di avere davanti un buon cristiano e così lo battezza dandogli il suo nome, Giovanni.
Il ragazzo frequenta i monaci del luogo e le grotte dove abitano. Desidera vivere come loro e, nonostante sia molto giovane, viene accolto. Giovanni prega e lavora per mantenersi, dando una mano ai contadini del luogo. È talmente virtuoso che dopo poco tempo Giovanni viene nominato abate del convento. Quando a Cursano viene scoperto un tesoro appartenuto ai suoi genitori, Giovanni regala tutto ai poveri.
Il monaco aiuta sempre i contadini e i bisognosi e compie tanti miracoli. Il più famoso avviene quando una tempesta sta per distruggere il raccolto di grano. Giovanni prega Dio affinché il raccolto venga salvato. La preghiera viene ascoltata e all’improvviso un angelo, in un battibaleno, miete il grano. Il proprietario terriero, dopo questo miracolo, decide di donare i campi al convento di Giovanni. Da quel momento il santo viene soprannominato il Theristi, che significa “il Mietitore”. Egli muore a Stilo nel 1054 circa dove tuttora riposa, nella chiesa a lui intitolata. È il protettore dei mietitori.


Autore:
Mariella Lentini


Fonte:
Mariella Lentini, Santi compagni guida per tutti i giorni

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Aggiunto/modificato il 2023-01-21

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