La prima questione da chiarire riguarda l'identità stessa del soggetto. San Domenico in Soriano non fu una persona vissuta a Soriano e non è un santo distinto da Domenico di Guzmán. Il titolo nasce dalla venerazione riservata alla particolare immagine del fondatore dell'Ordine dei Predicatori conservata a Soriano Calabro. Domenico di Guzmán nacque nella Castiglia intorno al 1170 e morì a Bologna il 6 agosto 1221. Fondò l'Ordine dei Frati Predicatori, approvato da papa Onorio III nel 1216, e fu canonizzato da Gregorio IX nel 1234. La sua memoria liturgica nel calendario romano generale ricorre l'8 agosto. Il culto di Soriano appartiene dunque alla storia successiva della devozione a Domenico e non alla biografia medievale del santo.
I Domenicani a Soriano La presenza domenicana a Soriano Calabro risale al 1510. La tradizione dell'Ordine attribuisce l'iniziativa a fra Vincenzo da Catanzaro, che avrebbe fondato la comunità in circostanze accompagnate da episodi prodigiosi. Le fonti relative ai primi decenni sono però scarse e le narrazioni più dettagliate sono posteriori. Gli studi sul complesso sottolineano infatti l'esistenza di una considerevole lacuna documentaria tra la fondazione del 1510 e lo sviluppo seicentesco. La prima ricostruzione narrativa estesa della fase più antica è legata soprattutto alle cronache domenicane del Seicento, nelle quali storia, tradizione e interpretazione religiosa risultano spesso strettamente intrecciate. La piccola comunità crebbe progressivamente. Nel 1550 il complesso fu scelto come sede di un capitolo provinciale e nel 1564, con il capitolo generale di Bologna, la casa di Soriano venne elevata da semplice vicariato a convento. Questo dato è importante perché dimostra che l'insediamento domenicano aveva acquisito una posizione significativa già prima della grande esplosione del culto dell'immagine nel Seicento.
La tradizione del 1530 Il cuore della memoria sorianese è costituito dall'evento tradizionalmente collocato nella notte tra il 14 e il 15 settembre 1530. Secondo il racconto tramandato dalle cronache domenicane, fra Lorenzo da Grotteria, fratello laico della comunità, avrebbe visto nella chiesa tre figure femminili. Esse furono successivamente identificate con la Vergine Maria, santa Maria Maddalena e santa Caterina d'Alessandria. Le tre figure gli avrebbero consegnato una tela raffigurante san Domenico, con il libro nella mano destra e il giglio nella sinistra, chiedendo che fosse mostrata alla comunità e sottoposta alla venerazione dei fedeli. La tela fu denominata semplicemente 'il Quadro', quasi a indicare che l'immagine era diventata il centro stesso dell'identità religiosa di Soriano. Secondo la tradizione, nella notte successiva santa Caterina sarebbe apparsa a un altro religioso per spiegare l'identità delle tre donne e convincere i frati a esporre pubblicamente l'immagine. Da quel momento il Quadro avrebbe cominciato a essere considerato miracoloso. Dal punto di vista storico, tuttavia, occorre mantenere una distinzione netta. Non sono state individuate testimonianze contemporanee al 1530 capaci di documentare l'apparizione. Le deposizioni utilizzate nel successivo procedimento sono posteriori di molti decenni.
L'inchiesta del 1609 Il passaggio decisivo nella storia documentabile del culto avvenne nel 1609. Il maestro generale dell'Ordine domenicano, Agostino Galamini, giunse a Soriano il 6 marzo 1609 durante una visita alle comunità dell'Italia meridionale. Di fronte alla fama dei prodigi attribuiti all'immagine dispose un'indagine ufficiale. Furono ascoltati diversi testimoni. Tra questi ebbe particolare rilievo Natale Sorbilli da Pungadi, che da giovane aveva vissuto presso la comunità domenicana di Soriano e che dichiarò di essere stato presente ai fatti del 1530. La sua testimonianza, però, fu resa quando erano trascorsi quasi ottant'anni dall'evento. Anche alcuni sacerdoti locali riferirono ciò che avevano appreso dalla tradizione della comunità. Questo procedimento è storicamente importante non perché consenta di dimostrare l'origine soprannaturale della tela, ma perché documenta il momento nel quale le autorità dell'Ordine cominciarono a trasformare una tradizione locale in un culto organizzato e destinato a una diffusione molto più ampia.
La stampa e la grande espansione del culto Un ruolo fondamentale fu svolto da Silvestro Frangipane, domenicano, autore della Raccolta de' miracoli et grazie adoperate dall'Immagine del Padre S. Domenico di Soriano, pubblicata a Messina nel 1621. L'opera raccolse racconti di miracoli, testimonianze e informazioni sulla storia del santuario e conobbe numerose ristampe e traduzioni. Nel 1622 uscì una fortunata edizione fiorentina e nel 1629 comparve una traduzione spagnola. La diffusione editoriale contribuì in maniera decisiva a trasformare il culto sorianese da devozione calabrese in fenomeno internazionale. A Frangipane seguì la Cronica del Convento di San Domenico in Soriano di Antonino Lembo, pubblicata nel 1665 e successivamente ampliata. Queste opere sono fonti indispensabili per ricostruire la storia della devozione, ma devono essere utilizzate criticamente: mescolano infatti notizie storiche, memoria conventuale, miracoli e interpretazioni religiose. Nel Seicento Soriano divenne così uno dei principali centri domenicani dell'Italia meridionale. Il convento fu sede di attività di studio e formazione e il culto dell'immagine favorì l'afflusso di pellegrini e offerte.
La festa e l'approvazione liturgica La documentazione liturgica permette di seguire con maggiore precisione l'evoluzione del culto. Nel 1644 papa Urbano VIII autorizzò la festa liturgica particolare collegata all'immagine. Nello stesso anno il maestro generale dell'Ordine, Tommaso Turco, estese all'intero Ordine dei Predicatori l'Ufficio e la Messa della commemorazione della consegna miracolosa dell'immagine, fissandola al 15 settembre. Fu inoltre consentita l'erezione di confraternite sotto questa denominazione. La data è importante perché mostra una differenza rispetto alla commemorazione oggi riportata in alcune fonti divulgative, tra cui la scheda oggetto della presente ricerca, che indica il 25 settembre. A Soriano, invece, la tradizione liturgica e devozionale della Calata del Quadro continua a essere legata al 14 e 15 settembre. Il catalogo del patrimonio culturale e la Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea confermano questa ricorrenza locale. Il 25 settembre va quindi mantenuto come data della commemorazione riportata nel repertorio editoriale di riferimento, ma senza confonderlo con la data storica dell'evento tradizionale, che è il 15 settembre 1530, né con la principale celebrazione ancora oggi praticata a Soriano.
Un culto sostenuto anche dalle autorità politiche La devozione acquistò nel Seicento anche una rilevanza politica. Nel 1640 san Domenico fu proclamato speciale patrono del Regno di Napoli. Il provvedimento fu ratificato da Urbano VIII e contribuì alla crescita della fama del santuario di Soriano, che era ormai diventato uno dei principali luoghi della devozione domenicana nel Mezzogiorno. La protezione delle autorità spagnole e vicereali favorì inoltre lo sviluppo del complesso conventuale. Nel 1652 i Domenicani acquisirono la contea di Soriano, rafforzando notevolmente il peso economico e politico dell'istituzione. Il convento divenne un centro religioso, culturale e amministrativo di grande importanza. Nel 1612 il maestro generale Serafino Secchi aveva già trasferito a Soriano il capitolo provinciale della Calabria. Nel 1622 il capitolo generale di Milano elevò la casa a Studium formale, mentre nel 1629 il convento fu destinato alla stretta osservanza e al noviziato della provincia calabrese.
Dalla Calabria all'Europa La particolarità del culto di Soriano fu la straordinaria diffusione delle sue immagini. Il soggetto non rappresentava semplicemente san Domenico. Mostrava la cosiddetta 'Visione di Soriano': la Vergine, santa Maria Maddalena e santa Caterina d'Alessandria mentre presentano ai Domenicani la tela del santo fondatore. La scena divenne un vero genere iconografico. Juan Bautista Maíno, il Guercino, Francisco de Zurbarán e numerosi altri artisti realizzarono versioni della Visione di Soriano. Il Museo del Prado documenta, per esempio, la fortuna delle composizioni di Maíno e il loro rapporto con la leggenda e con la particolare natura attribuita all'immagine originale. Il fenomeno raggiunse anche i Paesi Bassi spagnoli, dove la monarchia cattolica favorì la diffusione di immagini religiose durante l'età della Controriforma. Le nuove tecniche di stampa permisero inoltre di moltiplicare le riproduzioni e di portare il culto molto lontano dal santuario calabrese. La devozione raggiunse anche l'America. Un caso particolarmente significativo è quello di Santo Domingo de Soriano, nell'attuale Uruguay, il cui nome è legato alla diffusione della devozione sorianese nel mondo iberico.
Terremoti e trasformazioni dell'immagine Il grande complesso domenicano fu colpito da ripetuti terremoti. Il sisma del 1659 provocò gravissimi danni e impose la ricostruzione del convento e della chiesa. Il nuovo complesso fu progettato dall'architetto certosino Bonaventura Presti e assunse dimensioni monumentali, divenendo uno dei più importanti complessi barocchi della Calabria. La ricostruzione proseguì nel Settecento. Nel 1757 furono completati importanti lavori e la venerata immagine venne collocata nella nuova sistemazione dell'altare maggiore. La catastrofe decisiva arrivò nel 1783. Il terremoto distrusse quasi completamente il grande complesso. La tradizione del santuario racconta che l'immagine sia rimasta miracolosamente salva tra le macerie. La documentazione storico-artistica mostra però che la tela subì danni gravissimi e fu sottoposta a interventi di restauro molto importanti. Questo dato è fondamentale per comprendere la storia materiale del Quadro: l'immagine oggi venerata non può essere considerata, in senso strettamente storico-artistico, semplicemente identica al manufatto che sarebbe stato presente nel 1530.
La questione dell'immagine originale Gli studi più recenti hanno posto interrogativi ancora più radicali. Laura Fenelli ha analizzato il caso di Soriano come esempio di costruzione progressiva dell'autenticità di un'immagine sacra. Secondo la sua interpretazione, un dipinto del XVI secolo, probabilmente assai più ordinario di quanto affermasse la tradizione, sarebbe stato progressivamente trasformato in un'immagine miracolosa attraverso racconti agiografici, copie, reliquie di contatto e pratiche devozionali. La studiosa sottolinea anche un fatto particolarmente significativo: dopo i terremoti e i successivi restauri, la tela avrebbe subito modificazioni tali da rendere problematico parlare dell'attuale immagine come dell'originale nelle sue condizioni iniziali. Questa interpretazione non costituisce una verità definitiva sulla vicenda, ma rappresenta una delle più importanti letture storico-critiche contemporanee del fenomeno sorianese. Non è quindi storicamente corretto affermare senza qualificazioni che la tela sia stata effettivamente 'dipinta dal cielo'. È invece pienamente documentabile che la convinzione della sua origine miracolosa produsse, a partire dal Seicento, un fenomeno religioso, artistico, economico e culturale di dimensioni eccezionali.
La sopravvivenza del culto Il terremoto del 1783 segnò la fine della grande stagione monumentale del santuario, ma non del culto. Il complesso fu ricostruito in forme più modeste e i Domenicani continuarono a essere legati a Soriano fino alla soppressione ottocentesca. Dopo l'abbandono imposto nel 1866, i frati ritornarono nel 1942. La devozione all'immagine è tuttora viva e il santuario è riconosciuto dalla Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. La celebrazione della Calata del Quadro, nella notte tra il 14 e il 15 settembre, costituisce ancora oggi il principale momento pubblico della tradizione sorianese. La tela viene presentata alla venerazione dei fedeli e la festa richiama la memoria dell'evento tradizionale del 1530. La storia del culto, dunque, è molto più solida della possibilità di ricostruire storicamente l'apparizione stessa.
Il significato storico della 'Visione di Soriano' La Visione di Soriano è un caso particolarmente significativo nella storia dell'arte religiosa dell'età barocca. La diffusione del soggetto dimostra come un'immagine locale potesse diventare uno strumento di promozione dell'identità di un intero Ordine religioso. La pittura non si limitò a illustrare una tradizione già consolidata. Contribuì essa stessa a renderla riconoscibile. Le copie del Quadro e le rappresentazioni dell'apparizione permisero infatti ai fedeli di conoscere Soriano anche senza aver mai visitato la Calabria.
Un'immagine trasformata in reliquia Uno degli aspetti più interessanti individuati dalla ricerca moderna riguarda il passaggio dall'immagine alla reliquia. Nel Seicento furono diffuse copie considerate capaci di partecipare, in qualche modo, alla forza taumaturgica dell'originale. Si sviluppò anche la pratica delle cosiddette 'sacre misure', nastri o fettucce la cui lunghezza era rapportata alle dimensioni dell'immagine venerata. Il contatto con il Quadro trasformava così un oggetto comune in un supporto della devozione. La ricerca di Fenelli ha inoltre segnalato un fenomeno ancora più singolare: nel Settecento compaiono riferimenti a reliquie attribuite allo stesso 'San Domenico di Soriano', come se la figura del santo raffigurato nell'immagine avesse finito per assumere, nella devozione popolare, una propria identità cultuale distinta da quella di Domenico di Guzmán. Si tratta di un fenomeno storico-religioso molto significativo, non dell'esistenza di un secondo santo riconosciuto dalla Chiesa.
La documentazione dei miracoli Le cronache del santuario riportano un numero molto elevato di guarigioni e prodigi attribuiti all'intercessione di san Domenico attraverso l'immagine. Questi racconti sono importanti come documentazione della storia della devozione, ma non devono essere automaticamente trasformati in prove storiche dell'effettivo verificarsi soprannaturale degli eventi. Le raccolte seicentesche hanno una finalità eminentemente religiosa e promozionale e devono essere lette nel loro genere letterario. La stessa ricerca accademica mette in evidenza il modo in cui racconti di miracoli, promozione dell'immagine e crescita istituzionale del convento si rafforzarono reciprocamente.
Il santuario come centro culturale La fortuna del culto contribuì a trasformare Soriano in un centro di grande rilievo culturale. Il convento disponeva di una vasta biblioteca e ospitò attività di studio, formazione e produzione intellettuale. La fama del complesso superò largamente i confini della Calabria e attirò personalità ecclesiastiche e civili. Il culto del Quadro fu quindi solo uno degli elementi di una realtà più ampia, nella quale religione, arte, cultura, economia e politica finirono per intrecciarsi.
Curiosità - Nel 1626 era già documentata a Pistoia una rappresentazione della Visione di Soriano; nel 1629 venne commissionato un altare specificamente destinato a ospitarla. - Il Museo del Prado conserva una celebre versione della Visione di Soriano di Juan Bautista Maíno, mentre altre versioni dell'iconografia sono legate al Guercino, a Zurbarán e ad altri artisti europei. - L'immagine di Soriano diede origine a una vera e propria iconografia internazionale, diffusa attraverso copie pittoriche e stampe ben oltre i confini della Calabria. - Il complesso domenicano di Soriano fu talmente importante da essere descritto dalla storiografia locale come uno dei più grandi e prestigiosi insediamenti dell'Ordine nell'Italia meridionale. - Il nome Santo Domingo de Soriano, nell'attuale Uruguay, testimonia la diffusione oltreoceano della devozione collegata alla tradizione sorianese.
Cronologia - 1510 - Tradizionale fondazione del convento domenicano di Soriano ad opera di fra Vincenzo da Catanzaro. - 1530 - Secondo la tradizione, nella notte tra il 14 e il 15 settembre fra Lorenzo da Grotteria riceve la tela raffigurante san Domenico. - 1550 - Il convento viene scelto come sede di un capitolo provinciale. - 1564 - Il capitolo generale di Bologna eleva la casa di Soriano a convento. - 1609 - Il maestro generale Agostino Galamini visita Soriano e dispone un'inchiesta sulla storia e sui prodigi attribuiti all'immagine. - 1612 - Il maestro generale Serafino Secchi trasferisce a Soriano il capitolo provinciale della Calabria. - 1621 - Silvestro Frangipane pubblica a Messina la prima grande raccolta dei miracoli attribuiti all'immagine. - 1622 - Il convento viene elevato a Studium formale dal capitolo generale di Milano. - 1629 - Il convento è destinato alla stretta osservanza e al noviziato della provincia calabrese. - 1640 - San Domenico viene proclamato speciale patrono del Regno di Napoli, con conferma pontificia di Urbano VIII. - 1644 - Urbano VIII autorizza la festa liturgica particolare del culto sorianese; il maestro generale Tommaso Turco ne estende la celebrazione all'Ordine dei Predicatori. - 1652 - I Domenicani acquistano la contea di Soriano. - 1659 - Un terremoto distrugge il grande complesso conventuale, che viene successivamente ricostruito. - 1665 - Antonino Lembo pubblica la Cronica del Convento di San Domenico in Soriano. - 1757 - Viene inaugurata la nuova sistemazione monumentale della chiesa e dell'altare maggiore. - 1783 - Il terremoto calabrese distrugge quasi completamente il complesso; la tela subisce gravi danni e viene successivamente restaurata. - 1866 - I Domenicani lasciano Soriano in seguito alle soppressioni degli ordini religiosi. - 1942 - I Domenicani ritornano a Soriano. - Oggi - Il culto della Celeste Immagine continua nel santuario di Soriano Calabro, con la tradizionale Calata del Quadro del 14-15 settembre.
Valutazione storico-critica - Identità del soggetto: San Domenico in Soriano non è un santo distinto da Domenico di Guzmán. La denominazione indica il culto della particolare immagine di san Domenico venerata a Soriano Calabro. Questa precisazione è essenziale per evitare un'errata duplicazione agiografica. - Fondazione del culto: la presenza domenicana a Soriano dal 1510 è storicamente documentata, mentre gli episodi prodigiosi attribuiti alla fondazione appartengono soprattutto alla tradizione cronachistica successiva. - Apparizione del 1530: l'evento costituisce il fondamento della tradizione sorianese, ma non è attestato da documentazione contemporanea. Le principali testimonianze furono raccolte nell'inchiesta avviata nel 1609, circa ottant'anni dopo l'evento tradizionale. - Origine acheropita della tela: appartiene alla tradizione religiosa e non può essere dimostrata attraverso la documentazione storica disponibile. La ricerca storico-artistica moderna considera inoltre problematiche le condizioni materiali dell'immagine attuale, a causa dei terremoti e dei successivi interventi di restauro. - Storia del culto: è invece ampiamente documentata. Dall'inizio del Seicento il culto conobbe una forte organizzazione da parte dell'Ordine domenicano, una vasta produzione a stampa e una diffusione internazionale. - Fonti seicentesche: Frangipane e Lembo sono indispensabili per comprendere la formazione della memoria sorianese, ma i loro testi mescolano storia, tradizione, miracoli e interpretazione religiosa. Non possono quindi essere utilizzati senza un'analisi critica del genere e della distanza cronologica dagli eventi narrati. - Interpretazione contemporanea: gli studi di Laura Fenelli hanno proposto una lettura particolarmente critica, secondo la quale la costruzione dell'autenticità miracolosa dell'immagine fu un processo progressivo nel quale racconto agiografico, copie, reliquie di contatto e interessi istituzionali si rafforzarono reciprocamente. È un'interpretazione storiografica importante, ma non deve essere trasformata a sua volta in una certezza assoluta sull'intenzionalità dei Domenicani. - Data della commemorazione: il 25 settembre è la data riportata dalla scheda del repertorio; la tradizione liturgica domenicana e la pratica del santuario collegano invece la commemorazione dell'immagine al 15 settembre, con la Calata del Quadro nella notte tra il 14 e il 15. La divergenza va mantenuta esplicita. - Valutazione complessiva: la documentazione è molto solida per quanto riguarda la storia del convento, la diffusione del culto, la produzione artistica, la letteratura devozionale e la fortuna internazionale dell'immagine; è invece insufficiente per dimostrare storicamente l'apparizione del 1530 e l'origine soprannaturale della tela. La storia della memoria e del culto è pertanto molto meglio documentata della storia dell'evento miracoloso che ne costituisce il fondamento tradizionale.
Fonti e bibliografia essenziale - Silvestro Frangipane, Raccolta de' miracoli et grazie adoperate dall'Immagine del Padre S. Domenico di Soriano, Messina, Stamperia Pietro Brea, 1621. È la principale fonte a stampa seicentesca sulla tradizione del Quadro e sui miracoli ad esso attribuiti. - Antonino Lembo, Cronica del Convento di San Domenico in Soriano dall'anno 1510 fin al 1664, Soriano, 1665; ampliata nelle successive edizioni fino al 1687. È una fonte fondamentale per la storia interna del convento e della costruzione della memoria sorianese. - Massimo Bidotti, 'La promozione agiografica di san Domenico in Calabria attraverso l'uso della pittura: i casi di Soriano e Taverna (secc. XVI-XVII)', Atlante. Revue d'études romanes, 15, 2021, pp. 216-227. Studio fondamentale per comprendere la formazione e la diffusione del culto attraverso la pittura e la propaganda agiografica. - Laura Fenelli, 'Creating a Cult, Faking Relics: The Case of St. Dominic of Soriano', in Daniel Becker, Annalisa Fischer, Yola Schmitz (a cura di), Faking, Forging, Counterfeiting: Discredited Practices at the Margins of Mimesis, Bielefeld, transcript Verlag, 2018, pp. 181-198. Studio storico-artistico particolarmente importante per l'analisi critica dell'autenticità dell'immagine e della costruzione del culto. - Antonino Barilaro, O.P., San Domenico in Soriano, Soriano Calabro, Santuario di San Domenico, 1982. Monografia dello storico domenicano del santuario, utilizzata dalla storiografia successiva per la ricostruzione della vicenda e del culto. - Marco Sergio Narducci, 'Il San Domenico in Soriano: diffusione del culto e iconografia negli antichi Paesi Bassi spagnoli', Arte Cristiana, n. 915, 2020, pp. 406-425. Studio sulla diffusione internazionale dell'iconografia sorianese e sul suo rapporto con la cultura della Controriforma. - Museo Nacional del Prado, scheda di Santo Domingo en Soriano di Juan Bautista Maíno, con bibliografia storico-artistica aggiornata. Fonte autorevole per la fortuna dell'iconografia sorianese nella pittura spagnola del Seicento. - Ministero della Cultura, Catalogo Generale dei Beni Culturali, scheda del Santuario di San Domenico di Guzmán, Soriano Calabro. Fonte istituzionale per la storia del complesso, la dedicazione e la tradizione della tela. - Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, sezione dei santuari diocesani, scheda del Santuario di San Domenico. Fonte ecclesiastica per la situazione attuale del santuario e per la celebrazione della Calata del Quadro. - Giuseppe Isnardi, 'Soriano Calabro', in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936. Fonte enciclopedica per la storia del centro e del complesso domenicano. - Benedetto XVI, 'Udienza generale del 3 febbraio 2010: San Domenico di Guzman', Città del Vaticano, 2010. Fonte ecclesiastica per la biografia essenziale e la canonizzazione di san Domenico di Guzmán.
Autore: Giampietro Cattini
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