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Iconio, Licaonia, Asia Minore, III-IV sec. - Palestina, seconda metà del IV sec.
E' una delle figure alle quali la tradizione cristiana attribuisce un ruolo fondativo nello sviluppo del monachesimo del deserto di Giudea nel IV secolo. Le fonti agiografiche lo presentano come originario di Iconio, in Licaonia, e come un asceta giunto in Palestina dopo aver attraversato una fase di persecuzione e prigionia. La parte più importante della sua memoria storica riguarda tuttavia non tanto gli episodi della sua giovinezza, difficili da verificare, quanto l’organizzazione di tre importanti insediamenti monastici: Pharan, Douka e Souka. La sua Vita greca, anonima e posteriore agli avvenimenti, conserva una tradizione sviluppatasi quando il monachesimo palestinese era già una realtà consolidata. Per questo alcuni particolari biografici, compreso il racconto delle persecuzioni e del miracoloso episodio dei briganti, devono essere considerati con prudenza. La documentazione archeologica conferma invece l’esistenza e l’importanza dei complessi monastici tradizionalmente collegati a Caritone e permette di comprendere meglio il suo posto nella nascita del sistema delle laure palestinesi.
Etimologia: Dal greco Χαρίτων è collegato a caris, χάρις, ‘grazia’, ‘benevolenza’
Martirologio Romano: Nel monastero di Souka vicino a Betlemme in Palestina, san Caritone, abate, che, assiduo nella preghiera e nei digiuni, fondò nel deserto numerosi monasteri.
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La tradizione agiografica fa nascere Caritone a Iconio, importante centro dell’Asia Minore e capitale della provincia romana di Licaonia. La sua origine è riportata dalla Vita greca e viene ripresa dalla tradizione liturgica successiva. La documentazione non consente tuttavia di stabilire con certezza l’anno della nascita né di ricostruire la sua famiglia o la sua formazione. La Vita racconta che Caritone avrebbe subito una persecuzione contro i cristiani e torture a causa della sua fede. Le versioni più diffuse collegano questi avvenimenti all’imperatore Aureliano, morto nel 275. La cronologia presenta però una difficoltà evidente: la persecuzione attribuita ad Aureliano non può essere utilizzata senza riserve per costruire una biografia storica precisa. Gli stessi Bollandisti osservarono che il Caritone perseguitato sotto Aureliano potrebbe essere una figura distinta dall’abate palestinese oppure che la tradizione abbia sovrapposto episodi differenti. La documentazione successiva tende infatti a collocare Caritone nell’ambiente monastico palestinese del IV secolo. È dunque preferibile considerare il racconto della persecuzione come parte della tradizione agiografica, senza utilizzarlo come prova sicura per una datazione della nascita o per una precisa cronologia della vita.
L’arrivo nel deserto di Giudea Secondo la Vita, Caritone giunse in Palestina e cercò una vita di solitudine. Il racconto più noto narra che, durante il viaggio verso Gerusalemme, sarebbe stato catturato da alcuni briganti e rinchiuso in una grotta. Mentre i suoi rapitori erano assenti, un serpente sarebbe entrato in un recipiente contenente vino, rendendolo velenoso. I briganti, tornati alla grotta, avrebbero bevuto quel vino e sarebbero morti. Caritone, rimasto libero, avrebbe interpretato l’episodio come un segno della provvidenza e deciso di consacrare a Dio proprio quel luogo. Questo racconto appartiene chiaramente al genere agiografico e non può essere trattato come un episodio storicamente verificato. La sua importanza consiste soprattutto nel modo in cui la tradizione spiega l’origine della prima comunità monastica collegata a Caritone. La narrazione trasforma infatti un episodio miracoloso in una sorta di racconto fondativo: la grotta del solitario diventa il centro di una comunità di asceti. Il luogo è identificato con l’area di Pharan, presso la sorgente di En Farah, nel deserto di Giudea. Qui si sviluppò la prima delle tre laure tradizionalmente attribuite a Caritone.
La laura di Pharan La prima fondazione viene generalmente collocata intorno agli anni Trenta del IV secolo. La tradizione monastica palestinese considera Caritone uno dei primi grandi organizzatori della vita eremitica nel deserto di Giudea. La particolarità della laura consisteva nella combinazione tra solitudine individuale e vita comunitaria. I monaci vivevano in celle separate, spesso ricavate nelle grotte o costruite nei pressi delle cavità naturali, dedicandosi alla preghiera e al lavoro. In determinati giorni si riunivano nella chiesa comune per la liturgia e per gli aspetti comunitari della vita monastica. La struttura della laura divenne una delle caratteristiche più importanti del monachesimo palestinese. Gli studi archeologici sul sito di Pharan hanno identificato le strutture della comunità e hanno permesso di confrontare la tradizione letteraria con la realtà materiale del monachesimo del deserto. La fondazione di Pharan viene normalmente collocata intorno al 330, anche se la cronologia precisa non può essere considerata assoluta. Caritone, secondo la Vita, avrebbe progressivamente attirato numerosi discepoli. Proprio l’afflusso di persone avrebbe contraddetto il suo desiderio di solitudine e lo avrebbe indotto a cercare un luogo più appartato.
Douka presso Gerico Caritone si sarebbe quindi trasferito nella regione di Gerico, presso il monte della Quarantena, dove sorse una seconda laura, tradizionalmente chiamata Douka. Anche in questo caso la cronologia tradizionale la colloca nel IV secolo, generalmente intorno al 340. Il sito presenta una particolare importanza perché testimonia il progressivo sviluppo della vita ascetica nel deserto posto tra Gerusalemme e Gerico. L’area della successiva tradizione monastica palestinese sarebbe diventata uno dei principali paesaggi dell’ascesi cristiana. La fondazione di Douka mostra inoltre un tratto caratteristico della figura di Caritone tramandata dalle fonti: il santo non appare come un fondatore alla ricerca di una grande comunità, ma come un eremita costretto ripetutamente a organizzare comunità proprio perché altri asceti si raccolgono intorno a lui. Questa caratteristica ha probabilmente anche una funzione letteraria nella Vita: il santo desidera la solitudine, ma la sua fama rende inevitabile la nascita di nuove comunità. Il motivo ritorna nel racconto della terza fondazione.
Souka e la Vecchia Laura L’ultima grande fondazione attribuita a Caritone fu quella di Souka, nell’area di Tekoa, a sud-est di Betlemme. Il nome è collegato alla tradizione siriaca e la comunità è conosciuta anche come Vecchia Laura. La fondazione viene generalmente collocata intorno alla metà del IV secolo, spesso intorno al 345. Gli studi archeologici hanno mostrato l’ampiezza del complesso e la presenza di numerose celle, cisterne e strutture comunitarie. Il sito di Khirbet Khureitun, nella valle che conserva nel nome arabo la memoria di Caritone, costituisce una delle testimonianze più importanti del primo monachesimo della regione. Anche a Souka Caritone avrebbe cercato una maggiore solitudine. Secondo la tradizione, si ritirò in una grotta situata sopra la laura, oggi conosciuta come ‘grotta sospesa di Caritone’. La scelta di vivere in una cavità difficilmente accessibile esprime bene l’ideale ascetico attribuito al santo, ma non tutti i particolari tramandati dalla tradizione possono essere verificati storicamente. La comunità di Souka ebbe comunque una lunga storia. Il sito fu abitato e modificato nel corso dei secoli e la sua memoria rimase strettamente collegata al nome di Caritone. L’importanza archeologica del complesso conferma che la tradizione relativa alla fondazione di una grande comunità monastica non è semplicemente frutto di una leggenda tarda, anche se non consente di verificare ogni particolare della Vita.
L’ideale ascetico La tradizione attribuisce a Caritone una disciplina ascetica particolarmente severa. Il suo regime alimentare sarebbe stato ridotto a pane, acqua e sale, con un unico pasto giornaliero consumato dopo il digiuno. Tali informazioni devono essere considerate soprattutto nel quadro della letteratura ascetica antica. L’ideale della moderazione alimentare, della preghiera continua, del lavoro manuale e della solitudine costituisce infatti uno dei temi ricorrenti nelle fonti sul primo monachesimo palestinese. A Caritone vengono inoltre attribuite norme relative alla vita monastica. Non è però possibile stabilire con sicurezza quanto dell’ordinamento successivamente trasmesso dalla tradizione risalga effettivamente a un testo scritto dal santo. Le fonti posteriori gli attribuiscono una particolare autorità come maestro dell’ascesi, ma non disponiamo di un’opera normativa sicuramente autentica e conservata sotto il suo nome.
La morte La tradizione colloca la morte di Caritone intorno al 350 e la descrive come avvenuta in età avanzata. La cronologia non è certa. I Bollandisti, esaminando la Vita, considerarono comunque plausibile una morte nella seconda metà del IV secolo e collocarono le principali fondazioni nel periodo compreso fra circa il 328 e il 335 per la prima laura, mentre la cronologia delle fondazioni successive rimane più difficile da precisare. Secondo la tradizione, negli ultimi anni Caritone continuò a vivere in solitudine pur mantenendo un rapporto con le comunità da lui fondate. Alla morte sarebbe stato sepolto nella sua prima fondazione, a Pharan. Le tradizioni posteriori sulle reliquie e sulla loro eventuale traslazione non consentono tuttavia una ricostruzione completamente sicura.
Caritone e la nascita della laura palestinese L’importanza storica di Caritone risiede soprattutto nel rapporto tra eremitismo e comunità. La laura palestinese non coincideva con un monastero cenobitico nel quale tutti i monaci vivevano insieme secondo una vita rigorosamente comune. Era piuttosto una comunità formata da singoli asceti che abitavano in celle separate, raccolte attorno a un centro liturgico e organizzativo. Questo modello ebbe una grande importanza nella successiva storia del monachesimo della Palestina. Caritone viene tradizionalmente considerato uno dei primi grandi protagonisti di questo sviluppo. Gli studi storici sul monachesimo palestinese lo affiancano a figure successive come Eutimio il Grande e Saba, che contribuirono in epoche diverse alla trasformazione e all’organizzazione del monachesimo del deserto.
Le tre laure Le tre fondazioni attribuite a Caritone costituiscono un vero itinerario geografico attraverso il deserto di Giudea: - Pharan, nella valle di En Farah, a nord-est di Gerusalemme; - Douka, presso Gerico e il monte della Quarantena; - Souka, nell’area di Tekoa, presso l’odierno Wadi Khureitun. La successione delle tre fondazioni è uno degli elementi più solidi della memoria storica di Caritone, perché la tradizione letteraria trova un riscontro nella documentazione archeologica dei siti monastici. Le date precise e la corrispondenza di ogni fase archeologica con gli episodi narrati nella Vita rimangono invece questioni più complesse.
La Vita di Caritone La principale fonte narrativa è una Vita greca anonima. Il repertorio Pinakes dell’Institut de recherche et d’histoire des textes la collega al dossier BHG 300z-301d e distingue la Vita da una successiva versione metafrastica. La Vita non è quindi un testo scritto da un contemporaneo di Caritone. I Bollandisti, nell’edizione del 1760, sottolinearono esplicitamente che l’autore non era né contemporaneo né quasi contemporaneo del santo e che il testo doveva essere attribuito a un anonimo più antico della redazione metafrastica. Questo dato è fondamentale per valutare la biografia. La Vita conserva una tradizione antica e preziosa sulla memoria di Caritone, ma non può essere utilizzata come una cronaca contemporanea degli avvenimenti.
Caritone e la tradizione del monachesimo palestinese Il ruolo attribuito a Caritone deve essere collocato nella più ampia crescita del monachesimo palestinese durante il IV secolo. La ricerca storica considera il monachesimo del deserto di Giudea uno dei principali fenomeni religiosi della Palestina bizantina. Caritone è tradizionalmente posto all’inizio di questo sviluppo, seguito da altre grandi figure che contribuirono alla formazione di una rete monastica sempre più articolata. Il valore storico della sua figura non dipende quindi dalla possibilità di verificare ogni episodio della sua Vita, ma dal ruolo che la tradizione gli attribuisce nella formazione di una forma di vita monastica destinata ad avere una lunga influenza.
Curiosità - Il nome greco Χαρίτων è collegato alla radice χάρις, ‘grazia’, e presenta quindi un significato legato alla benevolenza e al favore. - Il dossier agiografico di Caritone è identificato nel repertorio BHG con i numeri 300z-301d e comprende sia la Vita antica anonima sia la successiva elaborazione metafrastica. - La tradizione relativa a Caritone è strettamente legata a tre siti archeologici del deserto di Giudea, circostanza che permette di mettere a confronto la memoria agiografica con i resti materiali del monachesimo antico.
Cronologia - IV secolo - Caritone è tradizionalmente collocato nell’ambiente cristiano di Iconio e successivamente in Palestina. - Intorno al 328-335 - Secondo la ricostruzione dei Bollandisti, viene collocata la fondazione della prima laura di Caritone a Pharan. - IV secolo - Tradizionale fondazione della laura di Douka presso Gerico. - Intorno alla metà del IV secolo - Tradizionale fondazione della laura di Souka, presso Tekoa. - Seconda metà del IV secolo - Probabile periodo della morte di Caritone secondo la ricostruzione storico-agiografica. - 28 settembre - Memoria liturgica di san Caritone. - 1760 - I Bollandisti pubblicano nel volume VII di settembre degli Acta Sanctorum il dossier dedicato a Caritone, distinguendo la Vita anonima dalle elaborazioni successive.
Valutazione storico-critica - La storicità di Caritone come figura del primo monachesimo palestinese è fortemente sostenuta dalla tradizione antica e soprattutto dalla presenza di una memoria coerente collegata alle tre laure di Pharan, Douka e Souka. - L’origine a Iconio è attestata dalla Vita e dalla tradizione successiva, ma non dispone di una documentazione contemporanea indipendente. Deve quindi essere presentata come dato della tradizione biografica. - Il racconto della persecuzione subita sotto Aureliano e gli episodi miracolosi legati ai briganti appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere utilizzati come dati storici certi. I Bollandisti stessi distinsero il Caritone perseguitato sotto Aureliano dall’abate palestinese, lasciando aperta la questione dell’identificazione. - La Vita greca non è contemporanea a Caritone. La sua importanza è tuttavia notevole perché conserva una tradizione antica sulla sua attività ascetica e sulle fondazioni monastiche. - La cronologia tradizionale delle tre laure, pur non essendo documentabile anno per anno, è compatibile con il quadro generale del nascente monachesimo palestinese del IV secolo e trova un importante riscontro archeologico. - L’aspetto storicamente più significativo della figura di Caritone è il suo ruolo nella formazione della laura palestinese, modello che univa l’aspirazione alla solitudine degli eremiti con alcuni elementi di vita comunitaria. - La storia del culto e delle fondazioni è più documentabile della biografia individuale. Per questo la figura di Caritone deve essere presentata distinguendo attentamente la persona storica dalla costruzione agiografica della sua memoria. - La festa del 28 settembre è confermata dal Martyrologium Romanum e dalla tradizione liturgica occidentale e orientale. Il Martirologio Romano lo ricorda nel monastero di Souka presso Betlemme, sottolineando la preghiera, i digiuni e la fondazione di numerosi monasteri nel deserto.
Fonti e bibliografia essenziale - Vita S. Charitonis, testo greco anonimo, BHG 300z; repertorio Pinakes, Institut de recherche et d’histoire des textes, dossier ‘Chariton ab. in Palaestina’. - Acta Sanctorum, Septembris, tomus VII, Antverpiae, apud Bernardum Albertum Vander Plassche, 1760, pp. 607-617, dossier ‘S. Chariton abbas Confessor in Palaestina’. L’edizione bollandista analizza la commemorazione liturgica, il culto, la cronologia e la Vita greca anonima. - Di Segni, Leah, ‘The Life of Chariton’, in Vincent L. Wimbush (ed.), Ascetic Behavior in Greco-Roman Antiquity: A Sourcebook, Fortress Press, Minneapolis, 1990, pp. 393-421. La traduzione è indicata nei repertori bibliografici specialistici del dossier di Caritone. - Di Segni, Leah, Cercare Dio nel deserto: Vita di Caritone, Comunità di Bose, Edizioni Qiqajon, Magnano, 1990. - Hirschfeld, Yizhar, The Judaean Desert Monasteries in the Byzantine Period, Yale University Press, New Haven, 1992. Studio fondamentale per l’analisi archeologica delle laure del deserto di Giudea e dei complessi collegati alla tradizione di Caritone. - Patrich, Joseph, ‘Palestinian Desert Monasticism: The Monastic Systems of Chariton, Gerasimus and Sabas’, Cristianesimo nella Storia, 16/1, 1995, pp. 1-9. - Bar, Doron, ‘Rural Monasticism as a Key Element in the Christianization of Byzantine Palestine’, Harvard Theological Review, 98/1, 2005, pp. 49-65. - Martyrologium Romanum, editio typica altera, Typis Vaticanis, 2004, memoria di san Caritone al 28 settembre. Il testo liturgico è riportato anche dalla Conferenza Episcopale Italiana. - Menaion di settembre, tradizione liturgica bizantina, memoria di san Caritone al 28 settembre, con riferimento alla sua vita ascetica e alla sua morte tradizionalmente collocata intorno al 350.
Autore: Giampietro Cattini
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