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† Valle di San Lucano, Agordino, Belluno, tra il 430 e il 440
Vissuto nella prima metà del V secolo, la sua esistenza oscilla tra un nucleo storico documentato, quale vescovo dell'antica sede di Sabiona, e una ricca tradizione agiografica medievale. La sua memoria è profondamente radicata nelle valli del Trentino e del Veneto, dove numerose chiese e località portano il suo nome. Al di là delle leggende che ne hanno avvolto la vita, emerge il ritratto di un pastore attento alle necessità concrete del suo gregge, capace di unire l'autorità episcopale alla scelta radicale dell'eremitaggio in luoghi impervi, divenendo simbolo di una fede inculturata nella montagna.
Etimologia: Dal latino Lucanus, derivato da lux (luce), con il significato di 'colui che porta la luce' o 'originario della Lucania'.
Emblema: Abiti vescovili, bastone pastorale, caverna, talvolta un orso (secondo le saghe alpine).
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Le notizie certe sulla vita di Lucano sono esigue. La tradizione lo colloca nella prima metà del V secolo, identificandolo come vescovo di Sabiona, l'antico insediamento situato presso l'attuale Chiusa, in Alto Adige, che costituì il nucleo originario della futura diocesi di Bressanone. In questo periodo, le valli alpine erano oggetto di una lenta e faticosa opera di evangelizzazione, spesso in un contesto di isolamento geografico e di persistenza di culti pagani.
La questione dei latticini e il viaggio a Roma L'episodio più celebre, seppur di dubbia storicità, riguarda una presunta dispensa concessa da Lucano ai suoi fedeli durante una grave carestia. Egli avrebbe permesso il consumo di latticini nel periodo quaresimale, deroga che gli avrebbe attirato le critiche di alcuni avversari, forse legati a correnti ariane o a un rigorismo eccessivo. Secondo la narrazione agiografica, convocato a Roma per giustificarsi davanti a papa Celestino I, il vescovo avrebbe compiuto diversi miracoli durante il viaggio e il soggiorno nell'Urbe, ottenendo il perdono e la conferma del suo operato. Gli studiosi moderni ritengono che il documento papale a supporto di tale evento sia apocrifo e che l'episodio rappresenti un topos letterario finalizzato a legittimare un adattamento pastorale alle dure condizioni di vita delle popolazioni di montagna.
L'eremitaggio nelle valli alpine Costretto ad abbandonare la sede vescovile, secondo alcune versioni a causa delle persecuzioni, Lucano si ritirò in cerca di solitudine. Inizialmente si stabilì in Val di Fiemme, nella località che ancora oggi porta il nome di San Lugano di Trodena. Non sentendosi tuttavia al sicuro, proseguì il suo cammino verso sud, addentrandosi nell'aspra Valle di San Lucano, nel territorio dell'attuale Agordino, in provincia di Belluno. Qui visse in una caverna, dedicandosi alla preghiera e all'evangelizzazione delle genti locali. La tradizione popolare gli affianca la figura della beata Avazia di Listolade, presentata come sua discepola; gli studi storici chiariscono però che si tratta di un anacronismo, poiché tale figura, vissuta in eremitaggio nella stessa zona, appartiene a un'epoca successiva di diversi secoli.
Gli ultimi anni e la morte Lucano trascorse gli ultimi anni della sua vita nella grotta agordina, divenendo un punto di riferimento spirituale per le comunità della valle. La tradizione colloca la sua morte tra il 430 e il 440, il 20 giugno o il 20 luglio. Fu inizialmente sepolto presso una chiesa a Taibon Agordino, che divenne ben presto meta di pellegrinaggio.
Il culto e la traslazione delle reliquie La devozione per San Lucano conobbe una straordinaria fioritura tra il XIII e il XIV secolo. Intorno al 1307, il suo corpo fu traslato da Taibon Agordino alla cattedrale di Belluno, dove fu deposto in un'arca vicino all'altare maggiore. La ricognizione delle reliquie, avvenuta nel 1400 e nuovamente nel 1658, portò alla donazione di alcune parti al vescovo di Bressanone, ricucendo idealmente il legame con l'antica sede di Sabiona. A Taibon rimase una reliquia significativa, e la locale chiesa divenne il punto di arrivo della tradizionale processione rogazionale della vigilia dell'Ascensione.
Iconografia e tradizioni popolari Nell'arte, San Lucano è raffigurato con gli abiti pontificali e il bastone pastorale, spesso in prossimità di una grotta che ne ricorda l'eremitaggio. Una curiosa saga alpina, diffusa in Alto Adige e nell'Agordino, narra che il vescovo si sia recato a Roma cavalcando un orso, immagine che sottolinea il suo dominio sulle forze selvagge della natura e il carattere straordinario della sua missione. Autore: Enrico Quiri
E' chiamato "l'Apostolo delle Dolomiti" ed in queste montagne parecchie località portano il suo nome e varie chiese gli sono dedicate. Visse nella prima metà del sec. V ed essendo vescovo di Sabiona (ora Chiusa a dieci chilometri da Bressanone, dove piú tardi quella sede vescovile fu trasferita), durante una carestia, permise ai suoi fedeli l'uso dei latticini in Quaresima. Denunciato per questo al papa Celestino I (422432), fu invitato a Roma a scusarsi; i miracoli che lo accompagnarono durante il viaggio e la permanenza nella città, valsero piú d'ogni scusa.
Al suo ritorno i nemici (gli ariani?) lo costrinsero a lasciare di nuovo la sede. Si ritirò allora a vita eremitica nella Valle di Fiemme, ove si trovano il piccolo villaggio e la chiesuola a lui intitolati. Non sentendosi sicuro neanche là, oltrepassò le crode e scese verso la conca agordina, in quella che ancor oggi si chiama Valle di S. Lugano; si rifugiò in una caverna, il "Col di S. Lugano", donde non si allontanava che per evangelizzare e curare spiritualmente le genti della zona.
In una di queste missioni conobbe a Listolade la beata Avazia o Vaza, la quale, ottenuto il permesso dal marito, si ritirò a vita eremitica sotto la direzione spirituale del santo. Sulla tomba di Lugano, presso Taibon, sorse una chiesa, che, distrutta da una valanga, fu riedificata nel 1635. G. Mezzacasa pensa che Vaza, vissuta almeno cinque secoli dopo s. Lucano, fu creduta dalla fantasia del popolo sua contemporanea e figlia spirituale, perché condusse vita ascetica presso questa chiesetta, dove anche lei fu sepolta.
Fin qui le leggende, fiorite attorno ai luoghi che dal santo prendono il nome, mutuando per lo piú temi di altre leggende. Una straordinaria fioritura del culto di s. Lugano si verificò nei secc. XIII e XIV e ne fanno testimonianza le tre chiese sorte in quel tempo in onore di lui, oltre a quella dov'era sepolto presso Taibon, al Passo di S. Lugano, con accanto un ospizio (1325-1332), a Villapiccola presso Auronzo (non dopo il 1352) e a Belluno (1396).
Nella cattedrale di quest'ultima città il corpo del santo fu trasportato da Taibon, ove si conserva solo una reliquia, probabilmente nel 1307 ed ivi fu sepolto entro un'arca contigua all'altare maggiore. Questa fu aperta il 17 giugno 1400 alla presenza del vescovo per la ricognizione delle reliquie e riaperta nel 1658 per estrarne alcune da donare ad Antonio Crosini, vescovo di Bressanone, per quella cattedrale.
Nella chiesa di S. Lugano presso Taibon, ogni anno, terminava la processione rogazionale della vigilia dell'Ascensione, dopo aver raccolto i fedeli dei paesi della comunità dell'Agordino attraverso i quali passava. Questa processione fu poi trasferita ed è tuttora celebrata al 20 giugno, festa anniversaria della morte del santo o, secondo i Bollandisti della traslazione del suo corpo a Belluno.
Autore: Ireneo Daniele
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Fonte:
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Note:
La Bibliotheca Sanctorum pone la data di culto al 20 giugno, mentre la Diocesi di Belluno lo ricorda al 20 luglio.
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