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Trasacco, Avezzano, 31 agosto 237
Fu ucciso insieme ai compagni Placido ed Eutichio e a un gruppo di fedeli mentre celebrava la messa, durante la persecuzione di Massimino il Trace. La sua scheda unisce storia e leggenda: gli Atti, redatti verso la fine del IX secolo, ne fanno un figlio d'Oriente, prigioniero ad Amasia e poi apostolo delle acque fucensi. L'antica passio intreccia infatti la sua vicenda con quella di Rufino, primo vescovo di Assisi, che la leggenda vuole suo padre: proprio il trafugamento del corpo del presule, portato dall'Umbria fino nella Marsica, avrebbe provocato la condanna del sacerdote. Al di là della trama leggendaria, tessuta nell'alto Medioevo per spiegare le due antiche dedicazioni, ciò che è certo è la venerazione che da secoli avvolge i corpi conservati nella collegiata di Trasacco, oggi basilica: il braccio d'argento, il busto di Rufino, la statua del 1425, i pellegrini di San Donato Val di Comino raccontano un culto radicato nel cuore della Marsica.
Patronato: Trasacco, compatrono con san Rufino; invocato contro il mal di gola, le cecità, le tempeste e le inondazioni.
Etimologia: Dal gentilizio latino Caesidius, legato al nomen Caesus e alla gens Caesia, derivato dal verbo caedere, 'tagliare'.
Emblema: Casula e stola sacerdotali, palma del martirio, calice, reliquiario del braccio d'argento; spesso affiancato da Rufino in abiti vescovili e dai compagni Placido ed Eutichio.
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La vicenda di Cesidio, quale la racconta la passio composta verso la fine del IX secolo, comincia lontano dall'Abruzzo, nella città di Amaria, nel Ponto, durante una persecuzione che le fonti attribuiscono ora a Domnino, ora a Massimino. Rufino e il figlio Cesidio, scoperti come cristiani, vennero imprigionati e sottoposti a tormenti dal proconsole Andrea, che fece condurre nel carcere anche due meretrici per piegare i prigionieri con la tentazione. Il racconto capovolge l'attesa: sono i carcerieri e le donne mandate a sedurli a uscire trasformati dal colloquio con i prigionieri, e lo stesso Andrea abbraccia la fede che doveva perseguitare. Liberati, padre e figlio attraversano il mare e approdano in Italia, nella regione dei Marsi, presso quell'insediamento di Transaquas che il nome stesso colloca al di là delle acque del Fucino. Qui i due si fermano a fare apostolato, in una terra di bonifiche, di liberti e di antiche vie consolari, dove la tradizione colloca anche un palazzo imperiale voluto da Claudio ai tempi del primo prosciugamento del lago.
Il corpo di Rufino e la condanna Dopo un tempo imprecisato le strade si dividono: Rufino sale ad Assisi, dove diviene il primo vescovo della città e dove trova il martirio, precipitato in un fiume con un macigno al collo, secondo la tradizione l'11 agosto. Cesidio non accetta che il corpo del padre resti in terra straniera: va a raccoglierlo, lo trafuga e lo riporta con sé a Trasacco, dandogli sepoltura. È il gesto di pietà filiale che, nella logica della passio, firma la sua condanna. Il magistrato romano vede nel sacerdote il custode di un culto proibito e di una reliquia contesa, e ne ordina l'arresto. La tradizione vuole che proprio in quegli anni sorga, sui resti del palazzo imperiale, la prima chiesa della comunità, affidata da Rufino al figlio e destinata a divenire il cuore religioso della conca fucense.
Il martirio durante la messa L'episodio che definisce per sempre la figura di Cesidio è l'ultimo. Sorpreso mentre celebra l'eucaristia, il prete viene ucciso presso l'altare insieme con Placido ed Eutichio e con i fedeli che gli facevano corona; una tradizione tarda aggiunge che prima della morte gli fosse amputato il braccio destro, quasi a colpire la mano che consacrava. La data tramandata è il 31 agosto 237, negli anni della persecuzione di Massimino il Trace. Al di là dei particolari leggendari, il nucleo della memoria è quello di una piccola comunità cristiana sorpresa in preghiera e travolta insieme al suo prete: un martirio liturgico, consumato durante l'atto stesso che definiva il suo ministero. Gli Atti, in tutte le redazioni, classificano Cesidio come prete, e come prete martire lo consegna al calendario la Chiesa.
Dalla leggenda alla storia Gli studiosi sono concordi nel riconoscere nella storia di Rufino e Cesidio il frutto di una necessità precisa, avvertita nel secolo IX: giustificare la presenza, a Trasacco e nel territorio, di antiche chiese dedicate separatamente ai due santi, distrutte poi dagli Ungari. I santuari ravvicinati suggerirono agli agiografi la parentela, secondo una tendenza costante della letteratura agiografica, e la passio cucì insieme le due memorie in un unico racconto familiare. Resta però il dato storico del culto: le bolle pontificie del XII secolo citano la chiesa trasaccana, la lettera di dodici cardinali del 1472 attesta che vi riposano i corpi del martire, del padre e di molti santi, e il Baronio, non senza il tramite della famiglia Febonio, di radici trasaccane, iscrive Cesidio nel Martirologio Romano. La leggenda spiega le origini; i documenti raccontano la fedeltà di una comunità che per più di mille anni ha custodito quelle reliquie.
La basilica dei Santi Cesidio e Rufino La tradizione vuole che la chiesa primitiva risalga al 237 circa, avviata da Rufino e affidata a Cesidio; sarebbe stata distrutta nel 936 dagli Ungari e presto riedificata. L'edificio attuale, di caratteristiche duecentesche, sorge sulle vestigia di uno più antico e cresce fino a essere citato nelle bolle di Pasquale II e di Clemente III. Nel 1618, per volere dell'abate Cicerone De Blasis, viene aggiunta una quarta navata; il terremoto di Avezzano del 1915 la danneggia senza piegarla. Dichiarata edificio monumentale nel 1902, ha oggi la dignità di basilica minore. Notevoli il portale trecentesco detto degli Uomini, con grifoni e colonne tortili, la porta delle Donne, con la sfinge alata e il re Davide che suona il salterio, e l'ambone duecentesco con motivi di sapore bizantino e la stella a sei punte.
Le reliquie: il braccio d'argento e il busto di Rufino Nella cappella dei santi sono conservate le reliquie dei martiri. Nel reliquiario d'argento è custodito il cosiddetto braccio di san Cesidio, memoria dell'amputazione tramandata dalla leggenda e oggetto di secolare venerazione taumaturgica. Le ossa di Rufino riposano in un busto di rame indorato eseguito a Sulmona nel 1562, la cui iscrizione lo dichiara vescovo e martire; un verbale del XVIII secolo, redatto alla presenza di medici e notai, ne descrive il contenuto, dal frammento di omero al dente molare. Intorno, le memorie dei compagni martirizzati con Cesidio.
Uno o tre Rufino? La critica si è a lungo divisa sulla identità del Rufino di Trasacco con il primo vescovo di Assisi, con quello di Rieti o con il confessore venerato a Pistoia: tre corpi rivendicati da tre chiese diverse. Gli Atti trasaccani, nella seconda redazione, pongono il martirio a Rieti insieme con Silone e Alessandro; la fede ininterrotta di Trasacco nel possedere il corpo del vescovo resta, al di là delle identificazioni, un dato di storia religiosa locale.
Il culto vivo: feste, pellegrini, il laccio di seta Il 31 agosto Trasacco celebra il suo patrono con solennità, in un ciclo festivo che si chiude il 1° settembre con la Madonna di Candelecchia. Dalla Ciociaria salgono i pellegrini di San Donato Val di Comino, legati al santo da antica devozione, per impetrare la guarigione dal mal di gola e dalle cecità e la protezione dalle tempeste e dalle inondazioni. A questa fede si collega l'usanza del laccio di seta benedetto, consacrato dal contatto con il braccio del santo e ritenuto di forte potere taumaturgico.
Iconografia Cesidio è raffigurato in abiti sacerdotali, con la palma del martirio e il calice, allusione alla morte durante la messa; l'attributo più proprio è il reliquiario del braccio d'argento. Nelle rappresentazioni collettive compare accanto a Rufino, in mitria e pastorale, e ai compagni Placido ed Eutichio. A Trasacco lo venera la statua processionale la cui versione originale risale al 1425.
Curiosità - La basilica possiede due ingressi distinti, storicamente riservati: la porta degli uomini e la porta delle donne. - Nel 1686 le reliquie di Placido, compagno di Cesidio, furono prelevate dalle catacombe romane con autorizzazione di Innocenzo XI e portate a Montecarotto, nelle Marche, dove il martire divenne patrono e la sua memoria si fissò al 5 ottobre, generando una duratura confusione con l'omonimo monaco benedettino. - Lo storico marsicano Muzio Febonio, la cui famiglia aveva radici trasaccane, dedicò ai due santi una Vita, e proprio il tramite familiare favorì l'ingresso di Cesidio nel Martirologio Romano del Baronio. - Una lettera collettiva di ben dodici cardinali, datata 21 ottobre 1472, concedeva cento giorni di indulgenza a chi visitasse la collegiata nei giorni stabiliti. Autore: Enrico Quiri
E' un santo della regione dei Marsi, martirizzato con molti altri cristiani a Trasacco (AQ) presso il lago Fucino, durante la persecuzione di Massimino (235-237). Secondo un’antica ‘passio’ composta verso la fine del sec. IX, si racconta che nella città di Amaria (nel Ponto), durante l’impero di Domnino (secondo altri fonti di Massimino), scoppiò una persecuzione contro i cristiani; Rufino e Cesidio suo figlio, furono scoperti e imprigionati, il proconsole Andrea li sottopose a tormenti inviando nel carcere anche due meretrici per tentare i cristiani, ma essi superando le prove, ottennero invece la conversione di molti pagani, compreso lo stesso Andrea. Una volta liberati Rufino e Cesidio, si trasferirono in Italia, nella regione dei Marsi, facendo apostolato; dopo un certo tempo Rufino si spostò ad Assisi, mentre il figlio rimase a Trasacco. Dopo alterne vicende Rufino divenuto 1° vescovo di Assisi e poi patrono della città, fu martirizzato lì vicino. Cesidio trafugò il suo corpo portandolo a Trasacco, questo gesto segnò la sua condanna, infatti il magistrato romano ordinò la sua morte; fu ucciso mentre celebrava la Messa insieme a Placido ed Eutichio. Gli studiosi affermano che la storia della vita e martirio dei santi Rufino e Cesidio è frutto della necessità presentatasi nel secolo IX di giustificare la presenza di antiche chiese, già esistenti a Trasacco e nella regione, dedicate separatamente ai due santi, distrutte poi dagli Ungari. Questo spiega il culto esistente verso i due santi, che gli agiografi antichi finirono per considerare parenti, come di solito si tendeva a considerare i personaggi i cui santuari erano ravvicinati. Ad ogni modo tutti gli ‘Atti’ hanno sempre classificato Cesidio come prete, morto martire a Trasacco. Il Martirologio Romano lo riporta insieme ai due compagni al 31 agosto.
Autore: Antonio Borrelli
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