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San Severiano Martire ad Albano

Festa: 8 agosto

Albano Laziale, epoca romana imperiale

Ricordato insieme ai compagni Secondo, Carpoforo e Vittorino, rappresenta una delle testimonianze più antiche e autentiche del martirio cristiano nel suburbio romano. La sua figura, avvolta dal silenzio delle fonti narrative, emerge con forza esclusivamente attraverso la memoria liturgica e la topografia sacra delle catacombe di San Senatore ad Albano Laziale. Privi di una 'Passio' romanzata o di atti processuali tramandati, questi quattro martiri offrono una testimonianza nuda e cruda di fede, radicata nel territorio del XV miglio della Via Appia. La loro venerazione, attestata già nella 'Depositio Martyrum' e successivamente nel Martirologio Geronimiano, supera i secoli senza bisogno di leggende agiografiche, affermandosi come culto spontaneo e radicato delle comunità cristiane locali. La storia di Severiano non è quella di un singolo eroe isolato, ma il simbolo vivido di una comunità che ha sigillato con il sangue la propria appartenenza a Cristo durante le persecuzioni imperiali. Di loro resta come unica eredità tangibile un affresco del V secolo e un nome inciso nel calendario liturgico universale della Chiesa.

Etimologia: Deriva dal latino 'Severianus', patronimico di 'Severus', che significa austero, grave, riservato.

Emblema: Palma del martirio, raffigurazione in gruppo con i tre compagni attorno alla figura del Cristo.

Martirologio Romano: Ad Albano al quindicesimo miglio della via Appia, santi Secondo, Carpóforo, Vittorino e Severiano, martiri.


La figura di San Severiano martire ci è nota quasi esclusivamente attraverso i cataloghi liturgici più antichi della Chiesa di Roma. La prima e più autorevole menzione risiede nella 'Depositio Martyrum', il calendario ufficiale delle celebrazioni martiriali romane redatto attorno alla metà del IV secolo. In questo documento, essenziale per la sua sobrietà, il nome di Severiano compare associato a quelli di Secondo, Carpoforo e Vittorino. La stessa aggregazione si ritrova nel Martirologio Geronimiano, compilato nel V secolo, il quale aggiunge una precisazione topografica di inestimabile valore archeologico: la sepoltura di questi martiri è collocata al XV miglio della Via Appia. L'assenza totale di una 'Passio', ovvero di un racconto narrativo del loro arresto, processo e supplizio, non costituisce un vuoto da colmare con invenzioni, ma un dato storico preciso. Indica che il loro culto nacque immediatamente e spontaneamente attorno al loro sepolcro, senza necessità di romanzi edificanti successivi.

Il luogo del martirio e la sepoltura
Il XV miglio della Via Appia corrisponde all'attuale territorio di Albano Laziale, nell'area dei Castelli Romani. Qui si estende la catacomba di San Senatore, un cimitero sotterraneo nato originariamente come cava di pozzolana e trasformato in luogo di sepoltura cristiana. Gli scavi archeologici hanno confermato che in questo ipogeo, oltre al martire Senatore e a santa Perpetua, trovarono riposo numerosi cristiani vittime delle persecuzioni. Il gruppo di Severiano, Secondo, Carpoforo e Vittorino rappresenta il nucleo martiriale più significativo di questa necropoli. La loro presenza trasforma un semplice cimitero in un 'martyrium', un luogo di memoria attiva dove la comunità locale si radunava per celebrare l'Eucaristia sulla tomba dei testimoni della fede. Nel IX secolo, in un contesto di traslazioni reliquiari volte a proteggere i resti sacri dalle incursioni o a valorizzare nuove chiese, parte delle reliquie di questi martiri fu traslata nella Cattedrale di San Pancrazio ad Albano, consolidando il loro legame con la città.

La questione dei 'Quattro Coronati'
Una criticità storiografica ricorrente riguarda la presunta identificazione di questo gruppo con i più noti Santi Quattro Coronati. La tradizione medievale, nel tentativo di dare un nome ai martiri anonimi venerati nella basilica del Celio a Roma, assegnò loro i nomi di Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino. Questa sovrapposizione onomastica ha generato nei secoli una certa confusione. Tuttavia, gli studi agiografici moderni distinguono nettamente i due gruppi: i martiri di Albano sono Secondo, Carpoforo, Vittorino e Severiano, mentre i Quattro Coronati, tradizionalmente associati alla Pannonia o alla categoria degli scultori, seguono un iter cultuale e una localizzazione diversa. Mantenere questa distinzione è fondamentale per restituire a San Severiano di Albano la sua specifica identità storica, libera da stratificazioni leggendarie successive.

L'affresco del V secolo e l'iconografia
La testimonianza più eloquente della venerazione per questi martiri è di natura artistica. All'interno della catacomba di San Senatore, in quella che gli archeologi identificano come la "Cripta storica", si conserva un affresco databile al V secolo. L'opera, sebbene cadente e lacera, raffigura i quattro martiri Severiano, Secondo, Carpoforo e Vittorino disposti attorno alla figura del Salvatore. Questa iconografia è di grande rilievo teologico: i martiri non sono rappresentati in atto di subire il supplizio, ma già nella gloria del cielo, in comunione con Cristo. La palma del martirio è l'unico attributo tradizionale, simbolo della vittoria sulla morte. Non esistono rappresentazioni medievali o rinascimentali di ampio respiro dedicate specificamente a Severiano di Albano, a conferma di un culto rimasto prevalentemente locale e legato alla memoria ipogea.

Curiosità
- Il nome 'Severiano' è un patronimico latino che indica l'appartenenza alla gens 'Severia', derivata da 'Severus', termine che originariamente indicava una persona austera, grave o riservata.
- La catacomba di San Senatore, dove riposano i martiri, si trova oggi in superficie presso la chiesa di Santa Maria della Stella ad Albano Laziale, un complesso che ha inglobato l'antico accesso al cimitero sotterraneo.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Degli otto santi che portano questo nome, l’unico che è romano è quello che viene ricordato l’8 agosto, insieme a Secondo, Carpoforo e Vittorino.
La più antica notizia che riguarda questo gruppo di martiri è tratta dalla ‘Depositio martyrum’. Alla stessa data sono citati anche nel ‘Martirologio Geronimiano’, con la precisazione che il loro sepolcro si trova al XV miglio della Via Appia in un cimitero identificato dagli archeologi come quello di S. Senatore.
Si tratta delle catacombe di Albano Laziale (Roma) dove insieme ai corpi di s. Senatore e di s. Perpetua, vi erano anche i corpi di numerosi martiri, ma senza contenere notizie ulteriori a quelle dei soli nomi.
In questo luogo esiste un cadente e lacero affresco del V secolo, che raffigura i quattro martiri Severiano, Secondo, Carpoforo e Vittorino, intorno al Salvatore.
Di loro non esiste nessuna ‘passio’ perciò chi fossero e quando sono stati uccisi è impossibile precisare; nel corso dei secoli essi sono stati confusi anche con un altro gruppo di martiri chiamati “Quattro Coronati”, ma questi erano della Pannonia e avevano altri nomi.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-07-29

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