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Beato Tommaso da Celano Religioso francescano

Festa: 4 ottobre

Celano, L’Aquila, 1185/90 - San Giovanni di Val de' Varri, Abruzzo, circa 1260

Fu uno dei primi compagni di san Francesco d'Assisi e il principale autore della prima generazione dell'agiografia francescana. Nato a Celano tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, entrò nell'Ordine dei frati minori intorno al 1215 e partecipò alla missione francescana nelle terre germaniche, dove ricoprì incarichi di responsabilità. La sua importanza storica deriva soprattutto dalle opere dedicate a Francesco, a cominciare dalla Vita beati Francisci, composta nel 1228-1229 per incarico di papa Gregorio IX, alla quale seguirono altre opere biografiche e agiografiche. Tommaso fu inoltre autore della Legenda sanctae Clarae virginis, secondo un'attribuzione oggi ampiamente sostenuta dalla critica. Gli ultimi anni della sua vita furono trascorsi in Abruzzo, presso il monastero di San Giovanni di Val de' Varri, dove probabilmente morì intorno al 1260. La tradizione locale ne sviluppò progressivamente la venerazione, culminata nella traslazione delle reliquie a Tagliacozzo nel 1516.

Etimologia: Dall'aramaico T'oma, attraverso il greco Thomas, con il significato di 'gemello'.


La data di nascita di Tommaso non è conosciuta. Il Dizionario Biografico degli Italiani la colloca genericamente nel terzo quarto del XII secolo, mentre una tradizione storiografica più diffusa propone circa il 1185-1190. È certo invece che nacque a Celano, nella Marsica.
Non sono documentati con sicurezza né i nomi dei genitori né una sua appartenenza alla famiglia comitale dei signori di Celano. L'ipotesi di una provenienza nobiliare è stata avanzata sulla base del livello culturale degli scritti e di una testimonianza autobiografica nella Vita beati Francisci, nella quale Tommaso ricorda di essere stato accolto da Francesco insieme ad alcuni uomini colti e nobili. L'appartenenza ai conti di Celano, tuttavia, non trova una prova storica sufficiente.
Il primo dato biografico certo riguarda l'ingresso nell'Ordine dei frati minori nel 1215. Tommaso stesso ricorda di essere stato ricevuto da Francesco alla Porziuncola. Questa testimonianza lo colloca tra i religiosi che ebbero una conoscenza personale del fondatore dell'Ordine.

La missione in Germania
Nel 1221 Tommaso partecipò alla seconda missione dei frati minori nelle terre germaniche, guidata da Cesario da Spira. La missione rappresentò una delle prime grandi espansioni internazionali del movimento francescano.
Tommaso ricevette incarichi importanti nella nuova presenza minoritica. Fu custode dei conventi di Magonza, Worms, Colonia e Spira e, dopo il rientro in Italia di Cesario, ne divenne vicario per la provincia. La durata esatta della sua permanenza in Germania non è documentata.
L'esperienza tedesca ebbe probabilmente un'importanza significativa nella sua formazione religiosa e culturale. Tommaso entrò infatti in contatto con un Ordine ormai in rapida espansione, nel quale la primitiva esperienza italiana si confrontava con nuove realtà geografiche e istituzionali.

Il primo biografo di Francesco
La notorietà di Tommaso deriva soprattutto dalla sua attività di scrittore. Dopo la morte di Francesco, avvenuta nel 1226, papa Gregorio IX gli affidò la composizione di una biografia ufficiale del nuovo santo.
La Vita beati Francisci, tradizionalmente chiamata Vita prima, fu completata nel 1229. L'opera costituisce una delle testimonianze fondamentali per la conoscenza storica di Francesco e dei primi anni del movimento francescano. È articolata in tre parti: la prima segue la vita di Francesco fino al 1224, la seconda narra gli ultimi anni, mentre la terza descrive la canonizzazione del 1228 e raccoglie numerosi racconti di miracoli.
La presenza di particolari relativi alla canonizzazione ha indotto alcuni studiosi a ritenere probabile la presenza di Tommaso ad Assisi nel 1228, anche se la sua partecipazione personale alla cerimonia non può essere affermata con assoluta certezza.
La sua opera non è una semplice cronaca. Tommaso costruisce un'immagine teologica e spirituale di Francesco, presentandolo come modello della minoritas francescana e come figura caratterizzata dall'imitazione di Cristo. La prospettiva agiografica non elimina però il valore storico della testimonianza, soprattutto quando Tommaso utilizza ricordi personali e materiali provenienti da persone che avevano conosciuto direttamente Francesco.

Le opere successive
La produzione di Tommaso proseguì negli anni successivi. Tra il 1232 e il 1239 circa viene collocata la Vita beati patris nostri Francisci, conosciuta anche come Vita brevior, riscoperta in un manoscritto conservato alla Bibliothèque nationale de France e attribuita a Tommaso. L'opera non costituisce una semplice abbreviazione della prima biografia, ma contiene anche nuovi elementi e nuovi racconti.
Nel 1247 Tommaso compose il Memoriale in desiderio animae, tradizionalmente chiamato Vita secunda. L'opera nacque da un nuovo progetto di raccolta delle memorie su Francesco e fu realizzata nel contesto del generalato di Crescenzio da Iesi. La struttura è diversa da quella della prima biografia: alle vicende biografiche si affianca un'organizzazione tematica dedicata alle virtù e ai doni ricevuti da Francesco.
A questa attività si collega il Tractatus de miraculis, composto probabilmente tra il 1250 e il 1253. L'opera raccoglie soprattutto racconti relativi ai miracoli attribuiti all'intercessione di Francesco dopo la sua morte.
A Tommaso viene inoltre attribuita la Legenda sanctae Clarae virginis, prima grande biografia di santa Chiara d'Assisi. L'attribuzione è stata discussa dalla storiografia, ma studi recenti la considerano ampiamente sostenibile. L'opera fu composta dopo la canonizzazione di Chiara nel 1255.

Gli ultimi anni
Dopo il 1250 le notizie direttamente biografiche su Tommaso diventano molto scarse. Probabilmente si ritirò in Abruzzo e svolse attività di assistenza spirituale presso il monastero delle clarisse di San Giovanni di Val de' Varri.
La sua morte è generalmente collocata intorno al 1260. Il 4 ottobre 1260, giorno della festa di san Francesco, è indicato dalla tradizione, ma la data precisa non è sufficientemente documentata. La coincidenza con la festa di Francesco ha probabilmente contribuito alla formazione della tradizione relativa alla data della sua morte.
Tommaso fu sepolto presso il monastero di San Giovanni di Val de' Varri. Nel 1516 le sue spoglie furono trasferite dai frati minori conventuali nella chiesa di San Francesco a Tagliacozzo, dove sono tuttora venerate.

La questione del Dies irae
A Tommaso da Celano è stata tradizionalmente attribuita la celebre sequenza latina Dies irae. L'attribuzione, tuttavia, non può essere considerata storicamente certa. La tradizione che la collega a Tommaso è tarda e la paternità del testo è stata oggetto di una lunga discussione filologica. Esistono inoltre testimonianze manoscritte che pongono problemi per una composizione esclusivamente trecentesca o duecentesca, mentre la critica moderna ha proposto diverse ipotesi sull'origine del testo.
Anche le sequenze Sanctitatis nova signa e Fregit victor virtualis sono state attribuite a Tommaso. Per Sanctitatis nova signa, studi recenti hanno tuttavia messo in dubbio l'attribuzione, osservando che la prima testimonianza esplicita della paternità celanese è tarda e che il testo presenta caratteristiche difficilmente conciliabili con una composizione di Tommaso.

La scoperta della Vita brevior
La riscoperta moderna della Vita beati patris nostri Francisci ha modificato la conoscenza dell'attività agiografica di Tommaso. Il manoscritto, identificato nel 2015 da Jacques Dalarun, ha permesso di attribuirgli una nuova opera sulla vita di Francesco, ampliando il quadro della sua produzione e della trasmissione delle prime memorie francescane.

Curiosità
- Tommaso è la principale fonte diretta per diversi episodi della vita di san Francesco, compreso il racconto della celebrazione natalizia di Greccio del 1223, successivamente divenuto fondamentale nella storia della tradizione del presepe.
- Nel 1230 Tommaso consegnò a Giordano da Giano alcune reliquie di Francesco, tra cui capelli e parti dell'abito, destinate ai frati operanti in Germania. L'episodio costituisce una delle ultime testimonianze biografiche certe relative alla sua attività al di fuori della produzione letteraria.
- La tradizione locale collega la memoria di Tommaso al 4 ottobre, giorno della morte liturgicamente commemorata di Francesco d'Assisi. La data del 4 ottobre 1260 per la morte di Tommaso non è però storicamente certa.

Cronologia
- 1185-1190 - Nascita di Tommaso a Celano, nella Marsica.
- 1215 - Ingresso nell'Ordine dei frati minori, secondo la testimonianza autobiografica contenuta nella Vita beati Francisci.
- 1221 - Partecipazione alla missione dei frati minori nelle terre germaniche guidata da Cesario da Spira.
- 1222 - Tommaso risulta custode dei conventi di Magonza, Worms, Colonia e Spira.
- 1223 - Dopo il rientro di Cesario da Spira in Italia, Tommaso assume l'incarico di vicario della provincia.
- 1228-1229 - Composizione della Vita beati Francisci, prima grande biografia di Francesco d'Assisi, commissionata da papa Gregorio IX.
- 1230 - Consegna a Giordano da Giano di alcune reliquie di Francesco destinate ai frati in Germania.
- 1232-1239 - Periodo nel quale viene generalmente collocata la composizione della Vita beati patris nostri Francisci, detta Vita brevior.
- 1244-1247 - Raccolta e rielaborazione delle memorie francescane che confluiranno nel Memoriale in desiderio animae.
- 1247 - Composizione del Memoriale in desiderio animae, tradizionalmente denominato Vita secunda.
- 1250-1253 - Probabile composizione del Tractatus de miraculis.
- 1255 - Canonizzazione di santa Chiara d'Assisi; dopo questa data viene collocata la composizione della Legenda sanctae Clarae virginis attribuita a Tommaso.
- circa 1260 - Morte di Tommaso presso il monastero di San Giovanni di Val de' Varri.
- 1516 - Traslazione delle sue spoglie nella chiesa di San Francesco a Tagliacozzo.

Valutazione storico-critica
- L'identità di Tommaso da Celano come frate minore e autore delle principali opere agiografiche su Francesco d'Assisi è solidamente attestata. La sua stessa Vita beati Francisci fornisce una testimonianza autobiografica sull'ingresso nell'Ordine nel 1215.
- La data di nascita rimane incerta. La tradizione 1185-1190 è ampiamente diffusa, mentre il Dizionario Biografico degli Italiani propone una collocazione più ampia nel terzo quarto del XII secolo. Non sono documentati con certezza né i genitori né l'appartenenza di Tommaso alla famiglia dei conti di Celano.
- La permanenza in Germania e gli incarichi di custode e vicario sono attestati da fonti francescane e costituiscono una parte relativamente solida della sua biografia. Rimane invece incerta la durata esatta del soggiorno tedesco.
- La Vita beati Francisci, il Memoriale in desiderio animae e il Tractatus de miraculis costituiscono testimonianze fondamentali per la storia di Francesco d'Assisi e delle origini francescane. Il loro carattere agiografico richiede tuttavia di distinguere la memoria storica dalla costruzione spirituale propria del genere agiografico.
- L'attribuzione a Tommaso della Legenda sanctae Clarae virginis è stata discussa, ma la critica recente tende a riconoscerne la paternità celanese. La Vita brevior, riscoperta in epoca contemporanea, ha inoltre ampliato il corpus delle opere riconducibili a Tommaso.
- L'attribuzione del Dies irae a Tommaso non è dimostrata. La tradizione è antica ma non contemporanea all'autore e la questione filologica rimane discussa.
- La data del 4 ottobre 1260 per la morte appartiene alla tradizione e non può essere considerata un dato cronologico certo. La collocazione della morte intorno al 1260 e presso San Giovanni di Val de' Varri risulta invece coerente con la ricostruzione storiografica contemporanea.
- Il culto di Tommaso è attestato localmente a Celano e soprattutto a Tagliacozzo, dove le sue reliquie sono conservate. Il titolo di Beato appartiene alla tradizione cultuale francescana e locale; non risulta documentato un decreto formale di beatificazione della Santa Sede.
- La traslazione delle reliquie nel 1516 costituisce una testimonianza significativa dello sviluppo del culto locale. La documentazione relativa alla traslazione mostra che la venerazione delle spoglie era già sufficientemente consolidata da suscitare una contesa sulla loro conservazione.

Fonti e bibliografia essenziale
- Francesco Carta, 'Tommaso da Celano', in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 96, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2019.
- Fontes Franciscani, a cura di Enrico Menestò et al., Assisi, 1995, con le opere attribuite a Tommaso da Celano e la relativa tradizione manoscritta.
- Legendae S. Francisci Assisiensis saeculis XIII et XIV conscriptae, in Analecta Franciscana, X, Quaracchi, 1926-1941, edizione critica di riferimento per le principali opere francescane di Tommaso.
- Thomas de Celano, Memoriale. Editio critico-synoptica duarum redactionum ad fidem codicum manuscriptorum, a cura di Felice Accrocca e Aleksander Horowski, Roma, 2011.
- Jacques Dalarun, 'Thome Celanensis Vita beati patris nostri Francisci (Vita brevior). Présentation et édition critique', in Analecta Bollandiana, 133, 2015, pp. 23-86.
- Acta Sanctorum, 4 ottobre, Parigi-Roma, 1866, pp. 683-723, per la tradizione agiografica e cultuale relativa a Tommaso da Celano.
- Jose Isidro Belleza, 'On Sanctitatis nova signa: A provisional case against Celano's authorship', New Blackfriars, 2024, per la discussione critica sull'attribuzione a Tommaso della sequenza.
- Luca Badini Confalonieri, 'Sull'attribuzione, la datazione e il significato del Dies irae', Vox Antiqua, 18, 2021, pp. 13-33, per la questione della paternità e della datazione della sequenza.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

I. VITA
Tommaso nato a Celano della Marsica (prov. de l’Aquila) morì nel 1260 ca. Tardive illazioni dalla confusione creata, intorno al 1385, da Bartolomeo da Pisa nel De Conformitate (Analecta Franc., IV, 530) tra “custodia” e “provincia” Pennese, indussero in errore alcuni storiografi dell’Ordine francescano; ad altri suggerirono la distorta conclusione a favore di Cellino Attanasio nel Teramano o, per una genealogia costruita dopo il 1590, l’indicazione che fosse figlio di un Vallesio Castiglione e nato o fattosi frate in Castiglione della Valle. Non è dimostrabile la congettura che sia uscito dal ceppo dei Signori di Celano e d’Albe, sostituiti dal 1212 al 1222 dai fratelli d’Innocenzo III, Riccardo Conte di Sora e Tommaso.
Una notizia autobiografica avverte che fu ricevuto nell’Ordine dal fondatore reduce dalla Spagna alla Porziuncola, e perciò verso il 1214-1215, tra quidam litterati viri et quidam nobiles (Vita I S. Francisci, n.57), essendo già, forse, sacerdote o almeno clericus.
Si sa dalla Cronaca di Giordano da Giano che nel Capitolo del 1221 si offrì volontario per la difficile missione in Germania guidata dal ministro provinciale Cesario da Spira, e che là fu nel 1222 Custode dei conventi di Magonza, Worms e Colonia e l’anno dopo vicario di Cesario disceso in Italia. E’ assai verosimile che fosse presente al transito del Serafico Padre (3 ottobre 1226) ed alla canonizzazione (16 luglio 1228); di sicuro nel 1230 in Assisi donò a fra’ Giordano alcune piccole reliquie del santo.
Sembra di poterlo identificare con “uno dei compagni” dissuaso in visione da s. Francesco dal darsi alla predicazione (Vita II, n. 195); pare inoltre che abbia concorso alla fondazione dei conventi di Celano (1256) e di Tagliacozzo (1223 o 1259) ed alla erezione o passaggio alla Regola clariana del monastero di S. Maria in S. Giovanni Val dei Varri (1230-1250 ca.). Ivi nell’ufficio di Cappellano delle Clarisse chiuse i suoi giorni nel silenzio.

II. SCRITTI
Tommaso, presentato da frate Elia o direttamente noto per parentela o clientela alla famiglia dei Conti di Anagni e Segni, ebbe dal card. Ugolino divenuto papa Gregorio IX (19 marzo 1227) l’incarico di scrivere la Legenda ufficiale per la canonizzazione di s. Francesco, che egli presentò al papa in elegante cod. il 25 febbraio 1229, onde fu detta Legenda Gregorii, o Vita prima. Sotto il generalato di fra’ Crescenzio da Jesi (1244-lugl. 1247) scrisse, su materiale dei Tre Soci, la Vita seconda, da lui intitolata Memoriale in desiderio animae de gestis et verbis sanctissimi Patris nostri, e la completò, dopo reiterati inviti del ministro generale Giovanni da Parma (1247- 1257), con il Tractatus de miraculis (1250- 1252).
Da questa trilogia dipendono : a) del medesimo autore, la Legenda ad usum chori (1230); b) di Giuliano da Spira, la Legenda S. Francisci e l’Officium rythmicum (1230-1235), poiché non è dimostrata la tesi proposta dal p. Z. Lazzeri, di un inverso rapporto tra i due scrittori. Per molti tratti anche ad litteram ne è tributaria la Legenda maior di s. Bonaventura (1263), dopo la quale un’ordinanza del Capitolo di Parigi del 1266 proscrisse le biografie precedenti.
Scarsi suffragi ha raccolto dalla critica moderna l’attribuzione a Bonaventura della Legenda S. Clarae Virginis, che motivi esterni ed intrinseci persuadono a mantenere a Tommaso, del cui nucleo ai nn. 18-20 della Vita prima di s. Francesco può considerarsi il promesso sviluppo. Meno attendibile è l’assegnazione al celanese della biografia Antoniana Assidua.
Delle operette ritmiche gli è riconosciuta la paternità della sequenza Sanctitatis nova signa, inneggiante la mistero delle stigmate, che tanto risalto ha nelle sue opere in prosa. Intorno al Dies Irae si è riaccesa la discussione nelle celebrazioni centenarie del 1960.
Dopo qualche vivace attacco, a cavaliere dei secc. XIX e XX, alla sincerità del primo biografo di s. Francesco, la fama di Tommaso si è consolidata, ed ormai si conviene che non si può più prescindere dai suoi scritti per trattare dell’assisiate. Le due Vitae, integrandosi l’un l’altra, rispecchiano non un servile adattamento a direttive di committenti, ma la sensibilità dell’autore ai “segni dei tempi” mai scevra, tuttavia, di rimpianto per la robusta impostazione evangelica data dall’uomo nuovo Francesco (così egli lo chiamò) alla sua prima compagnia. Letterato di vaglia, seppe dare veste elegante alla sua esposizione, non trascurando neppure qualche dato cronologico e riferimenti alla legislazione serafica ed agli scritti del santo, ma senza pedanteria. Autentico religioso, seppe cogliere i valori ascetici e mistici del suo eroe, l’inquadramento nella dogmatica, e lo presentò, assai prima del Pisano, come imitatore di Cristo e come specchio nel quale i seguaci dovevano mirarsi per ricalcare le vestigia del Maestro divino e del loro Patriarca (cf. Vita I, n. 90 e Vita II, n. 26).
Con intuito di artista, ma anche di esperto nella ricerca della santità, fissò gli elementi preponderanti nel suo modello: adorazione al sommo bene Dio uno e trino, cristocentrismo considerato specialmente riguardo all’Incarnazione, alla passione, al finalismo glorificatore, culto eucaristico, devozione mariana, servizio ecclesiale nel rispetto della gerarchia, e, percorrendo la scuola bonaventuriana, riconobbe e additò per primo l’iter del semplice, povero, serafico Francesco verso la Sapienza, ossia, attraverso le creature fraternamente amate l’orazione ed i rapimenti, fino al riposo della mistica teologia, anche se, vivendo e scrivendo nella prima metà del sec. XIII, non poteva usare la metodologia invalsa posteriormente, e nella quale non avrebbe potuto costringere l’originalità del lirico araldo del Gran Re. Come s. Francesco, Tommaso sapeva che la contemplazione infusa è un dono, e l’attività dello spirito nell’esercizio delle virtù cardinali e teologali è un dovere. Inclinava perciò ad una certa austerità di vedute, ma con tocchi sicuri delineò le particolari amabili virtù francescane come la semplicità, la serenità nella povertà e nella sofferenza, l’umiltà dei “minori” insieme con la cavalleresca liberalità e cortesia, ed alimentò di forte luce il senso del divino e le attrattive della carità.

III. FAMA DI SANTITA’ E CULTO
Vivente, ebbe la stima dei confratelli e della Curia non solo per meriti letterari: basterebbe pensare allo spontaneo “servizio” missionario, che allora veniva considerato come il più alto grado dell’obbedienza religiosa (cf. Regula I, cap. 16 e Reg. II, cap. 12; Vita II, n.152). Frate Angelo Clareno, tra il 1322 e il 1325, apriva la sua Historia septem tribulationum così: “Vitam pauperis et humilis viri Dei Francisci… quator solemnes personae scripserunt, fratres videlicet scientia et sanctitate praeclari
Johannes et Thomas de Celano, frater Bonaventura… et vir mirae simplicitatis et sanctitatis frater Leo”.
Più tardi fra’ Mariano da Firenze lo ricordava come “il santo discepolo di s. Francesco” e beato lo diceva il Tossignano (1586).
Tra gli scrittori esterni all’Ordine minoritico, Muzio Febonio di Avezzano, abate di Trasacco, scriveva la Vita del B. Tommaso di seguito alla Vita di S. Berardo cardinale, seguito dal Corsignani celanese, che lo annoverava in apertura alla serie dei santi della Marsica.
Nel Martirologio Francescano è ricordato al giorno 4 ottobre.
Autori abruzzesi hanno scritto che, correndo voce di prodigi manifestati presso il sepolcro del b.Tommaso in Val dei Varri, come splendori nella notte, il popolo si recava a venerarlo. Ai primi del Cinquecento, abbandonato il monastero delle Clarisse ed incorporati i beni al convento dei Frati di Tagliacozzo, i cittadini di Scansano si disponevano a portare i resti venerati nel loro Comune, ma furono prevenuti da quei frati, che li trafugarono. Lo asserisce il Monitorium con il quale Giovanni Luchino Arnuzzi, giudice delegato da Leone X, a richiesta del vescovo dei Marsi, Giacomo, il 17 marzo 1517, citava a comparire fra’ Domenico ed altri del convento di s. Francesco di Tagliacozzo per avere di notte trasportato dalla chiesa in Val dei Varri al loro convento “quoddam sanctum corpus, ut asseritur Beati Thomasii”, per assicurarsi il concorso di popolo. Questo documento, introvabile al d’Alençon, ma nel 1968 rintracciato da Giovanni Odorardi e letto da lui e da chi scrive queste righe, insieme con l’elenco di prodigi avvenuti al tempo della traslazione, riportato dal Febonio, autentica la fama del culto popolare, che si rinnova ogni anno in Tagliacozzo il giorno dell’Indulgenza della Porziuncola (2 agosto) ed in Celano la seconda domenica di ott. A Tagliacozzo la spoglia del celanese fu collocata dapprima in un sarcofago di pietra nella chiesa di S. Francesco, dietro l’altare, nella Cappella ducale; dopo la ricognizione ordinata dal vescovo dei Marsi Domenico Antonio Brizi (1741-1760), le ossa vennero raccolte in urna di legno, dal cui vetro anteriore era visibile il teschio, coperto di cappuccio bigio, e dichiarate del b. Tommaso, come, in teche minori, alcuni oggetti.
Nel 1960, coincidendo i restauri della gotica chiesa con le celebrazioni centenarie della morte di Tommaso, il vescovo Domenico Valeri provvide a nuova ricognizione per uno studio scientifico dei resti (6 lugl.-24 sett.), e finalmente lo scheletro di alta statura, ricomposto sotto un nuovo saio francescano, fu chiuso in un’urna di bronzo e cristalli, e collocato provvisoriamente su una mensa laterale.
Lo stesso vescovo il 24 maggio 1968 ha istituito una Commissione di studio che indaghi sul culto locale ab immemorabili.
Tra le testimonianze di ammirazione va ricordata la Lettera di Giovanni XXIII al vescovo dei Marsi in data 29 agosto 1960, nella quale il papa, terziario francescano, ricordava di avere “avuto un tocco di speciale richiamo al pio e dotto Minorita” già nell’allocuzione del precedente anno nell’arcibasilica Lateranense, e concludeva: “Amiamo ora accompagnare le annunziate celebrazioni, che di lui onorano la memoria e ripropongono a meditazione le veneranda figura e gli scritti insigni, con la speranza e l’augurio che, per mezzo di esse, codeste care popolazioni… sappiano altresì attingere… un rinnovato impegno nell’esercizio di quelle esimie virtù ‘ paupertas, oboedientia, caritas ’, delle quali la vita di fra’ Tommaso da Celano offre luminoso esempio”.


Autore:
Fausta Casolini


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-17

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