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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera K > San Kragon (Cragon) Condividi su Facebook

San Kragon (Cragon) Martire in Egitto

Festa: 19 luglio

Colle di Barmüdah, Egitto, circa 303-305

San Kragon, venerato anche con i nomi di Cragon o Abba Karazün, rappresenta una delle figure più emblematiche della spiritualità martiriale egiziana dei primi decenni del IV secolo. La sua vicenda umana e spirituale incarna il paradigma della radicale trasformazione: da brigante dedito alle rapine a monaco dedito alla preghiera, e infine a testimone della fede fino al supremo sacrificio. Inserito nel Sinassario Alessandrino, il suo culto si è radicato nella tradizione copta come esempio tangibile di come la grazia divina possa riscattare qualsiasi passato, per quanto compromesso. La sua memoria liturgica, fissata al 19 luglio, ricorda non solo la sua decapitazione durante la grande persecuzione dioclezianea, ma anche il suo instancabile cammino di predicazione attraverso le città del Delta del Nilo. In questo viaggio, Kragon sfidò le autorità imperiali con quella libertà interiore e quella fortezza d'animo che erano tipiche dei grandi asceti del deserto egiziano, lasciando un'eredità spirituale che unisce la penitenza al coraggio della confessione pubblica.

Etimologia: Di origine copta, legato alla radice del nome 'Karazün' o 'Kradjon', di incerta traduzione letterale ma ben attestato nei sinassari.

Emblema: Abito monastico copto, palma del martirio, talvolta rappresentato in atto di predicazione nel deserto.


Kragon nacque a Banawän, una località dell'Egitto, in un periodo imprecisato del III secolo. Le fonti agiografiche lo descrivono inizialmente come un brigante, dedito alle rapine insieme a due compagni. La svolta nella sua esistenza avvenne grazie all'incontro con un santo eremita, figura rappresentativa della straordinaria fioritura del monachesimo egiziano. Colpito dalla testimonianza di vita del monaco, Kragon e i suoi compagni abbandonarono la vita criminale, convertendosi al cristianesimo e abbracciando a loro volta la vita eremitica.

La vita eremitica e la profezia
Per circa sei anni, Kragon visse nel deserto, dedicandosi alla preghiera, al digiuno e alla penitenza, cancellando il suo passato attraverso una rigorosa ascesi. Intorno al 303 d.C., l'imperatore Diocleziano emanò editti sempre più severi contro i cristiani. In questo contesto, il padre spirituale di Kragon gli profetizzò che il suo cammino di santità si sarebbe concluso con il martirio. Accogliendo questa profezia non con timore, ma come il compimento della sua vocazione, Kragon decise di lasciare la sicurezza dell'eremo.

Il cammino verso il martirio
Kragon intraprese un viaggio deliberato attraverso le località del Delta del Nilo, predicando apertamente la fede in Cristo. La sua prima tappa fu Niqyüs, dove fu arrestato e sottoposto a una prima serie di tormenti. Sopravvissuto miracolosamente, proseguì la sua opera di evangelizzazione a Samannüd, vicino ad Alessandria, e fece ritorno al suo paese natale, Banawän, dove fu nuovamente arrestato e torturato.
Secondo la tradizione, durante una di queste trasferte a Samannüd, Kragon operò un prodigio davanti al visir Justus. Tale evento portò alla conversione del funzionario, di sua moglie e di numerosi soldati, i quali in seguito condivisero con lui la sorte del martirio.

Gli ultimi anni e la morte
Il cammino di Kragon si concluse in una zona denominata 'Colle di Barmüdah'. Qui, dopo aver continuato a confessare la propria fede senza ritrattazioni, fu condannato a morte e decapitato. Un sacerdote della vicina cittadina di Manüf, secondo il racconto agiografico miracolosamente avvertito dell'accaduto, si recò sul luogo del supplizio per recuperare il corpo del martire. Terminata la persecuzione, la comunità cristiana di Banawän edificò una chiesa per accogliere le sue spoglie, che divenne presto un luogo di venerazione locale.

Fonti agiografiche
La principale fonte storica è il Sinassario Alessandrino, compilato dal vescovo Michele di Atrib. La figura di Kragon (nella variante Abakerazun) è menzionata anche negli studi moderni sui martiri copti, in particolare nell'opera 'Les Martyrs d'Égypte' di Hippolyte Delehaye, pubblicata negli Analecta Bollandiana del 1922.

Culto e reliquie
Il culto di San Kragon è rimasto prevalentemente legato alla tradizione della Chiesa copta, con una memoria liturgica fissata al 19 luglio (corrispondente al mese di Abib nel calendario copto). La chiesa di Banawän, costruita per custodire le sue reliquie, rappresenta il centro storico della sua venerazione.

Curiosità
Il motivo del 'brigante pentito' che diventa monaco e poi martire è un topos ricorrente nella letteratura agiografica egiziana. Questa narrazione non va letta solo come un espediente letterario, ma come una potente affermazione teologica: nella spiritualità del deserto, la radicalità del peccato può essere trasformata in radicalità di santità attraverso la grazia e l'ascesi, rendendo il martire un testimone ancora più credibile della potenza redentrice della fede.

Autore: Enrico Quiri
 


 

È conosciuto anche sotto la denominazione di ‘Abba Karazün’; s. Kragon è inserito nel ‘Sinassario Alessandrino’ compilato dal vescovo di Atrïb, Michele al 19 luglio e questa è la fonte più credibile delle notizie che lo riguardano, salvo le consuete favole dei redattori delle ‘Vite’ dei martiri egiziani.
Kragon originario di Banawän visse al tempo dell’imperatore Diocleziano (243-313), fu dapprima un brigante, poi incontrato un santo eremita (siamo nella terra dei grandi eremiti d’Egitto) si convertì con due compagni divenendo anch’egli monaco; dopo sei anni, nel 303, quando Diocleziano emanò l’editto di persecuzione contro i cristiani, il suo padre spirituale gli annunziò che sarebbe morto martire.
A questo punto Kragon lasciò l’eremo e si mise in cammino (si può dire alla ricerca del suo carnefice) e andò a predicare Cristo a Niqyüs dove subì una prima serie di tormenti; proseguì poi paese per paese fino a giungere a Samannüd vicino ad Alessandria e a Banawän suo paese natio e anche in questi luoghi, racconta il ‘Sinassario Alessandrino’ subì nuovi tormenti, uscendone sempre incolume.
Percorse più volte, sempre predicando, il percorso da Samannüd ad Alessandria e viceversa; in una delle volte che giunse a Samannüd dopo aver subito dei supplizi, operò un miracolo davanti al visir Justus, che si convertì con sua moglie e molti soldati, che in seguito sarebbero morti tutti martiri.
E in una di queste trasferte, in zona denominata “Colle di Barmüdah” fu decapitato; un prete della cittadina di Manüf, miracolosamente avvertito, si recò sul posto a recuperare il corpo e dopo la persecuzione in atto, si edificò a Banawän una chiesa dove fu deposto.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-07-15

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