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Scozia o Irlanda, IV sec. - Pavia, 22 agosto IV sec.
Di origine irlandese o scozzese, visse probabilmente nel IV secolo durante le persecuzioni contro i cristiani. La sua passio, redatta tra l'VIII e il XII secolo, narra di una fuga dalla terra natale insieme al fratello Guiniboldo e a due sorelle, tutti desiderosi di testimoniare la fede cristiana fino al martirio. Dopo aver perso i familiari lungo il viaggio attraverso la Germania e l'Italia settentrionale, Guniforto giunse a Milano dove fu trafitto da frecce, subendo un supplizio simile a quello di San Sebastiano. Creduto morto, miracolosamente sopravvisse e si trascinò fino a Pavia, dove una donna cristiana lo accolse nella sua casa. Qui spirò dopo tre giorni di agonia, morendo nel Signore. Il suo culto, riconosciuto ab immemorabili, si diffuse rapidamente nell'area pavese e lombarda, rendendolo uno dei santi più venerati della città. Le sue reliquie, oggetto di numerose traslazioni, riposano oggi nella basilica dei Santi Gervasio e Protasio, mentre la sua festa, originariamente fissata al 22 agosto, viene celebrata il 26 dello stesso mese nella diocesi di Pavia.
Etimologia: Deriva dall'antico tedesco 'gund' (battaglia) e 'fort' (forte), oppure dal celtico 'guen' (puro) e 'frout' (torrente).
Emblema: Frecce, palma del martirio.
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Guniforto (Winifort, Winiford, Guiniforte) nacque nell'Isola di Scozia (l'attuale Irlanda) da una famiglia nobile e di alto lignaggio. La passio agiografica, pur ricca di elementi fantastici, lo descrive come un uomo di bell'aspetto e di statura imponente, ma soprattutto come un cristiano fervente animato dal desiderio di testimoniare la fede fino al sacrificio supremo. Nella sua terra d'origine, tuttavia, la persecuzione contro i cristiani non poteva colpire direttamente lui e la sua famiglia a causa del loro prestigio sociale. Per questo motivo, Guniforto decise di abbandonare la patria insieme al fratello Guiniboldo e a due sorelle, tutti uniti dal medesimo ardore missionario. Il loro obiettivo era raggiungere luoghi dove avrebbero potuto predicare liberamente il Vangelo e, se necessario, subire il martirio. Il viaggio li portò dapprima in Germania, dove la persecuzione contro i cristiani era particolarmente violenta. I quattro fratelli iniziarono a predicare pubblicamente la fede cristiana, sfidando apertamente le autorità pagane. Furono arrestati e sottoposti a crudeli tormenti, ma per una misteriosa provvidenza divina, Guniforto e Guiniboldo furono risparmiati, mentre le due sorelle ricevettero la palma del martirio. Le sorelle, descritte come bellissime sia per il sangue nobile sia per la verginità e lo zelo divino, affrontarono la morte con coraggio, sostenute dall'esortazione dei fratelli.
Il martirio del fratello e l'arrivo in Italia Dopo il martirio delle sorelle, Guniforto e Guiniboldo ripresero il cammino, attraversarono le Alpi e giunsero in Italia, precisamente nella città di Como. Anche qui la persecuzione contro i cristiani era aspra e violenta. I due fratelli non esitarono a predicare ad alta voce la fede cristiana, esortando i fedeli a sopportare con costanza i tormenti per amore di Cristo. A Como, tuttavia, solo Guiniboldo fu arrestato e messo a morte. Guniforto fu lasciato libero, probabilmente perché i persecutori pensavano che, avendo visto morire il fratello in modo così crudele, avrebbe abbandonato la fede per paura. Invece, il giovane irlandese proseguì il suo cammino verso Milano, piangendo amaramente la sorte di non aver potuto condividere il martirio con i suoi familiari e di essere rimasto solo in questo mondo.
Il supplizio a Milano e il miracolo della sopravvivenza Giunto a Milano, Guniforto trovò una città dove i cristiani subivano supplizi atroci. Nonostante il dolore per la perdita dei fratelli, non esitò a predicare pubblicamente la verità della fede cristiana con argomenti così efficaci che gli infedeli non potevano resistergli, pur rifiutandosi di convertirsi. La sua predicazione coraggiosa suscitò l'ira degli ariani (o dei pagani, secondo le diverse versioni della passio), che lo trascinarono fuori dalle mura della città, oltre porta Ticinese. Qui fu sottoposto a un supplizio atroce: fu colpito da così tante frecce che il suo corpo sembrava quello di un riccio. I carnefici, credendolo morto, lo abbandonarono sulla via, sanguinante e trafitto. Ma la divina provvidenza aveva altri progetti per Guniforto. Lo spirito vitale, che sembrava essersi allontanato dal corpo, ritornò in lui. Il martire, rialzando il capo, vide che i suoi aguzzini se n'erano andati. Con uno sforzo sovrumano, si rimise in piedi e, nonostante le innumerevoli frecce ancora conficcate nel corpo, iniziò il suo ultimo viaggio verso Pavia.
Gli ultimi giorni a Pavia e la morte Non era volontà di Dio che il corpo del suo servo rimanesse a Milano. Guniforto, pur gravemente ferito, riuscì a raggiungere Pavia, la città cristiana che sarebbe diventata il luogo del suo riposo eterno. Arrivato nella città, fu accolto con grande carità da una devota matrona cristiana, che lo ospitò nella sua casa e si prese cura di lui con pietà e dedizione. Per tre giorni Guniforto agonizzò, sopportando con pazienza le sofferenze causate dalle frecce che non era riuscito a rimuovere. Infine, il 22 agosto, rese l'anima al suo Creatore, coronando così il suo lungo cammino di fede con il martirio desiderato. La santità del martire si manifestò immediatamente con segni prodigiosi: attorno al suo corpo apparvero angeli splendenti, tutte le campane della città iniziarono a suonare da sole annunciando la sua morte, e numerosi malati - ciechi, zoppi, lebbrosi, indemoniati - che si recarono presso il suo corpo furono guariti all'istante.
Il culto e le traslazioni delle reliquie Il corpo di San Guniforto fu sepolto con grande onore nella chiesa che prese il suo nome, situata dietro il coro di San Romano, nel luogo stesso dove era morto. Il culto del martire si diffuse rapidamente, tanto che gli furono tributati onori liturgici quasi straordinari. Una chiesa in suo onore sorgeva anche a Milano, sul luogo del martirio, appena fuori porta Ticinese. A Pavia, la sua venerazione era particolarmente intensa: era invocato come protettore contro la peste, e i Visconti destinarono alla sua chiesa vari proventi, tra cui quelli del dazio della pesa comunale. Alla vigilia della sua festa si celebrava una veglia di preghiera che durava tutta la notte. Gli universitari giuristi solennizzavano la ricorrenza con una processione accompagnata da stendardo e corpo musicale. Una congregazione di Disciplinati, caratterizzata da una intensa vita spirituale, aveva il suo centro nella chiesa di San Guniforto. Le reliquie del santo subirono numerose traslazioni nel corso dei secoli. Inizialmente collocate nella chiesa di Santa Maria presso San Romano Maggiore, furono poi trasferite nella chiesa del monastero nuovo, quindi nella parrocchia di Santa Maria Gualtieri. Infine, nel 1790, trovarono la loro definitiva collocazione nella basilica dei Santi Gervasio e Protasio, dove riposano tuttora. La festa di San Guniforto, originariamente fissata al 22 agosto, giorno del suo martirio, è attualmente celebrata nella diocesi di Pavia il 26 dello stesso mese.
Iconografia e attributi San Guniforto è tradizionalmente raffigurato come un giovane trafitto da frecce, in evidente analogia con San Sebastiano. Le frecce conficcate nel corpo sono il suo attributo iconografico principale, simbolo del martirio subito a Milano. In alcune rappresentazioni è accompagnato dalla palma del martirio.
Il culto tra Milano e Pavia Oltre a Pavia, il culto di San Guniforto si diffuse in altre località lombarde. A Nosate, vicino a Malpensa, esiste una chiesa parrocchiale dedicata al santo, che ne è compatrono insieme alla Madonna del Carmine. Anche a Casatisma, nella provincia pavese, sorge una chiesa in suo onore.
La sovrapposizione con Guinefort Un aspetto curioso della devozione a San Guniforto è la sua sovrapposizione con la leggenda di San Guinefort, il cane levriero del XIII secolo che fu oggetto di culto popolare in Francia e nel nord Italia. L'assonanza dei nomi (Guinefort-Guniforto) portò a una contaminazione tra le due figure, creando un singolare sincretismo agiografico. In alcune zone, specialmente nei pressi del fiume Ticino, le madri invocavano il "santo cane" per la protezione dei bambini, unendo elementi del culto di Guniforto con quelli di Guinefort.
Miracoli e guarigioni La passio attribuisce a San Guniforto numerosi miracoli post-mortem, tra cui guarigioni di ciechi, zoppi, lebbrosi e indemoniati. Era particolarmente invocato contro la peste, e la sua intercessione era considerata efficace nelle epidemie che colpirono ripetutamente la Lombardia nei secoli passati.
San Guniforto e San Sebastiano La passio di San Guniforto è stata definita dagli studiosi come "una ripetizione in tono minore di quella di San Sebastiano", per le evidenti analogie nel racconto del martirio con le frecce e della miracolosa sopravvivenza. Nonostante il valore storico della passio sia considerato quasi nullo dagli studiosi moderni, il culto del santo è rimasto profondamente radicato nella devozione popolare pavese per oltre un millennio. Autore: Enrico Quiri
La passio fu pubblicata per la prima volta dal Mombrizio da un vecchio ms. conservato al Laterano; una copia di essa si trova in un ms. del sec. XIV conservato nella Biblioteca del Capitolo di Novara. Il suo valore storico, però, è quasi nullo: si ignora il nome dell'autore, e l'epoca in cui egli scrisse; alcuni studiosi, come il Maiocchi e Siro Severino Capsoni, la pongono fra i secc. VIII e XI-XII. L'autore, in ogni caso, è poco preciso: non dà nessuna indicazione cronologica, confonde pagani ed eretici; l'elemento fantastico predomina su quello storico e reale e le poche cose dette intorno al santo non ci permettono di vedere il profilo esatto della sua personalità. Oriundo della Scozia (i. e. dell'Irlanda), Guniforto col fratello Guiniboldo e due sorelle, per sfuggire alla persecuzione, passò in Germania dove le sorelle furono uccise. Giunti a Como, fu ucciso il fratello e il solo Guniforto si recò a Milano Qui egli fu colpito da frecce: creduto morto e abbandonato, si trascinò fino a Pavia, dove fu raccolto da una donna cristiana e dopo tre giorni di agonia, morì nella sua casa. Come si può notare, la passio di Guniforto è una ripetizione in tono minore di quella di s. Sebastiano. Gli studiosi hanno cercato di stabilire il tempo preciso del martirio di Guniforto, ma c'è divergenza fra di essi, provocata dalla confusione che la passio fa tra pagani ed eretici. Il Ferrari colloca il martirio di Guniforto, sotto Costanzo, il Dempster lo fa martirizzare da pagani però sotto Teodosio; il Tatti assegna il martirio del santo al tempo di Massimiano. Questa ultima affermazione è accettata dal bollandista Cuypers. Le testimonianze permettono di affermare che a Guniforto è stato attribuito un culto ab immemorabili Una chiesa in suo onore era a Milano sul luogo del martirio: "habet tamen Guniforto Mediolani extra portam Ticinensem aedem sacram suo nomini dicatam" (P. P. Bosca, Martirologio Milanese, Milano 1695). A Pavia il suo corpo fu collocato dapprima "in ecclesia Sancte Marie que est apud sanctum Romanum maiorem". Di qui, nel corso di varie traslazioni, fu portato nella chiesa del monastero nuovo, poi nella parrocchia di S. Maria Gualtieri e infine nel 1790 nella basilica dei SS. Gervasio e Protasio. Nei tempi passati furono tributati a Guniforto onori liturgici quasi straordinari. Era invocato come protettore contro la peste; i Visconti destinarono alla chiesa di S. Guniforto vari proventi, tra cui quelli del dazio della pesa comunale di Pavia. Alla vigilia della sua festa, si celebrava una veglia di preghiera, che durava tutta la notte; gli universitari giuristi, solennizzavano la festa con una processione, con stendardo e corpo musicale; una congregazione di Disciplinati, con vita spirituale molto intensa, aveva il suo centro nella chiesa di S. Guniforto. La festa che gli agiografi hanno sempre assegnato al 22 agosto è attualmente celebrata nella diocesi di Pavia, il 26 dello stesso mese.
Autore: Virgilio Noè
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