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Venerabile Giacomo Gaglione Terziario francescano

Festa: .

Marcianise, Caserta, 20 luglio 1896 – Capodrise, Caserta, 28 maggio 1962

Giacomo Gaglione nasce a Marcianise, in provincia e diocesi di Caserta, il 20 luglio 1896, primogenito di dieci figli. Intelligente e studioso, brillante ed esuberante, ama la vita mondana che il suo livello sociale (è figlio di un avvocato) gli sembra garantire. Nel giugno 1912, la mattina stessa in cui dovrebbe sostenere la prima prova d’esame per la licenza ginnasiale, avverte un dolore particolarmente acuto al tallone del piede sinistro: è il primo, inaspettato sintomo di una poliartrite reumatica deformante. Il 20 ottobre di quello stesso anno si mette a letto per non rialzarsi più. Mentre tutti i suoi sogni sembrano abbandonarlo, inizia a pensare al suicidio. Un giorno, nel 1919, legge su di un giornale che un frate, in un convento nel Gargano, ha ricevuto le stimmate ed è considerato un santo dalla popolazione: è padre Pio da Pietrelcina (canonizzato nel 2002), dal quale si fa accompagnare. Giacomo torna trasformato dall’incontro con lui e intraprende un serio cammino spirituale. Nel 1920 diventa il perno dell’intera famiglia, dopo la morte del padre. L’anno seguente, il medico Giuseppe Moscati (canonizzato nel 1986) gli da una doppia diagnosi: sul piano clinico, è inguaribile; sul piano spirituale, è chiamato a vivere la sofferenza come mezzo di santificazione. Nel 1929, dopo un pellegrinaggio a Lourdes, fa nascere la “Fratellanza spirituale tra gli infermi reduci da Lourdes”, che nel 1948 si trasforma nell’Apostolato della Sofferenza. Con la capacità che gli è rimasta in alcune delle dita, scrive opuscoli spirituali e lettere. Muore a Capodrise il 28 maggio 1962, dopo cinquant’anni di malattia. Il 3 aprile 2009 papa Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione del decreto sulle virtù eroiche di Giacomo, i cui resti mortali riposano dal 1964 nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Capodrise.



Giacomo Gaglione nasce a Marcianise, in provincia e diocesi di Caserta, il 20 luglio 1896. È il primo dei dieci figli di una famiglia molto religiosa e molto “in vista”.
Intelligente e studioso, brillante ed esuberante, miete successi nel ciclismo e con le ragazze, ama il ballo e la vita mondana che il suo livello sociale gli sembra garantire. Da subito sembra avviato alla carriera forense come il padre.
Nel giugno 1912, la mattina stessa in cui dovrebbe sostenere la prima prova d’esame per la licenza ginnasiale, avverte un dolore particolarmente acuto al tallone del piede sinistro. È il primo, inaspettato sintomo di una poliartrite reumatica deformante, di fronte alla quale la medicina è impotente. Il 20 ottobre di quello stesso anno si mette a letto per non rialzarsi più, mentre assiste al naufragio di tutti i suoi sogni di adolescente.
Assillato dai mille perché che accompagnano ogni malattia; tormentato dall’amore che prova, ricambiato, verso una cugina con la quale già aveva iniziato a progettare il matrimonio e che ora gli impediscono di vedere; dolorosamente segnato nel fisico da dolori lancinanti in tutto il corpo che gli rendono estremamente doloroso anche il semplice cambio di biancheria e gli impediscono di nutrirsi da solo, Giacomo attraversa un periodo di buio interiore durante il quale, a più riprese, pensa al suicidio.
Nel 1919, avendo sentito parlare di padre Pio da Pietrelcina (canonizzato nel 2002) e attratto dal miraggio di una guarigione, si fa accompagnare a San Giovanni Rotondo, dove non “riceve la grazia”, ma “trova la grazia”. «Padre Pio mi fece un’operazione chirurgica: mi levò la testa e me ne mise un’altra», dirà un giorno Giacomino, come lo chiama il frate. 
In effetti torna a casa completamente trasformato: inizia a dipingere e la sua casa diventa meta di numerosi artisti casertani. Si dedica allo studio sistematico della Sacra Scrittura per imparare a conoscere meglio quel Dio che così  inaspettatamente gli si è rivelato. 
Soprattutto intraprende un serio cammino spirituale, affidandosi alla direzione di un santo prete e nutrendosi di Eucaristia e di preghiera. Nel 1920 gli muore il padre e il ruolo di capofamiglia ricade su di lui, che pur così limitato nei movimenti diventa il perno di tutta la parentela.
Un altro Santo entra nella sua vita: nel 1921 viene chiamato per un consulto Giuseppe Moscati, famoso medico napoletano. Con gli strumenti della scienza questi ribadisce il carattere inguaribile della malattia di Giacomino; con gli occhi della fede e con la preveggenza che non gli manca gli assicura invece che sarà per lui un mezzo di santificazione.
Nel 1929 il primo dei suoi nove pellegrinaggi a Lourdes, particolarmente importante perché alla Grotta ha una doppia folgorazione: capisce la “vocazione” del malato a completare nel proprio corpo la Passione di Gesù e si sente personalmente chiamato ad offrirsi per la salvezza del mondo. 
Da questo viaggio nasce la “Fratellanza spirituale tra gli infermi reduci da Lourdes”, che nel 1948 si trasforma nell’Apostolato della Sofferenza, il suo “capolavoro”, benedetto dal Papa e da molti vescovi, con il quale illumina il dolore di tanti malati, aiutandoli a viverlo meglio e a offrirlo.
Il miglior capolavoro, però, Giacomino lo compie nella sua vita, che diventa tutta un’offerta in intima unione con Gesù. A lui, così immobilizzato e piagato, si ricorre per trovar conforto e ricevere sostegno e lui si tiene in contatto tramite lettera con chi è lontano, arrivando a scrivere anche dieci lettere al giorno con le residue capacità che alcune sue dita hanno conservato.
Riesce ad essere un “esploratore della felicità” pur senza muoversi dal suo letto. D’altronde, lo stesso padre Pio gli aveva profeticamente detto che, anche senza poter camminare, sarebbe riuscito a farsi conoscere in tutto il mondo. 
Nel 1961 il suo corpo diventa un’unica piaga per le vesciche che dalle gambe si espandono in tutta la sua persona. Muore il 28 maggio 1962, a cinquant’anni dall’insorgere del male. Il suo funerale è un trionfo e porta la diocesi di Caserta a considerare in tempi brevi l’avvio della causa di beatificazione e canonizzazione. Due anni dopo, nel 1964, i suoi resti mortali sono traslati nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Capodrise.
Dal 1° febbraio 1968 (a sei anni dalla morte) al 27 maggio 1972 si svolge il Processo Ordinario nella diocesi di Caserta, seguito dal Processo Informativo dal 1968 al 1972, ma il risultato non viene soddisfacente. Il 21 dicembre 1974 si ebbe il decreto sugli scritti.
Il 5 aprile 1976 la Congregazione delle Cause dei Santi concede d’istruire un processo cognizionale nella diocesi di Napoli, istruito dal 1976 al 1981. La Congregazione emette il decreto di convalida degli atti processuali il 17 dicembre 1993; l’anno dopo viene presentata la “Positio super virtutibus”.
Nel Congresso Peculiare svolto l’11 dicembre 2007, tutti i Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi emettono voto affermativo. Il 3 febbraio 2009 i Cardinali e i Vescovi membri della stessa Congregazione riconoscono che Giacomo ha esercitato in grado eroico le virtù cristiane.
Il 3 aprile 2009, ricevendo in udienza monsignor Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Benedetto XVI autorizza la promulgazione del decreto sull’eroicità delle virtù di Giacomo.


Autore:
Gianpiero Pettiti


Note:
Per approfondire: www.giacomogaglione.it

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Aggiunto/modificato il 2026-05-27

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