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San Romolo Diacono venerato a Atripalda

Festa: 16 settembre

Abellinum, V-VI sec.

E' una figura della cristianità tardoantica di Abellinum, ricordata soprattutto per essere stato il diacono e collaboratore del vescovo san Sabino. Le notizie sulla sua vita sono molto scarse, ma una testimonianza eccezionalmente importante permette di delinearne il profilo storico: l'iscrizione funeraria conservata nello Specus Martyrum di Atripalda, attribuita dagli studiosi al VI secolo, ricorda Romolo come levita e lo collega direttamente alla memoria del vescovo Sabino. La sua morte avvenne dopo quella del vescovo e la sua sepoltura fu collocata accanto a quella del suo maestro nella necropoli cristiana dell'antica Abellinum. La tradizione locale ha conservato un'immagine più ampia del giovane diacono, presentandolo come custode dello Specus Martyrum e profondamente legato alla venerazione dei martiri. Secondo la tradizione agiografica, dopo la morte di Sabino Romolo ne avrebbe custodito la tomba e raccolto il liquido chiamato Santa Manna, al quale furono attribuite proprietà prodigiose. Questi elementi appartengono però alla storia del culto e non possono essere considerati dati biografici documentati. La memoria di Romolo è rimasta inseparabile da quella di Sabino. Ancora oggi Atripalda conserva le loro tombe nello Specus Martyrum, uno dei principali luoghi della cristianità antica dell'Irpinia. Il 16 settembre ricorda in particolare la traslazione delle reliquie compiuta nel 1612.

Etimologia: Dal latino Romulus, nome tradizionalmente collegato a Roma; l'etimologia è discussa e non va considerata come un dato certo.

Emblema: Il diaconato e l'ampolla della Santa Manna.


Romolo visse tra il V e il VI secolo nell'antica Abellinum, città romana situata nell'area dell'attuale Atripalda. La comunità cristiana locale aveva già una storia consolidata. Le prime testimonianze sicure della presenza cristiana nella regione risalgono alla tarda antichità e comprendono iscrizioni funerarie e strutture cimiteriali collegate alla venerazione dei martiri.
Il luogo destinato a diventare lo Specus Martyrum si trovava in un'area funeraria dell'antica città. La tradizione cristiana locale lo collegò alla sepoltura di sant'Ippolisto e di altri martiri; successivamente vi furono deposti anche il vescovo Sabino e il suo diacono Romolo. La continuità del culto trasformò questo spazio funerario in uno dei principali luoghi della memoria cristiana di Abellinum.
Non conosciamo l'anno della nascita di Romolo, la sua famiglia, il luogo della sua formazione o le circostanze attraverso le quali entrò nel clero. Le fonti antiche non conservano una Vita di Romolo e gli Acta Sanctorum rilevano espressamente l'assenza di una biografia antica del santo.

Il diacono di san Sabino
Il dato più sicuro sulla vita di Romolo è il suo rapporto con il vescovo Sabino. L'iscrizione funeraria di Romolo, conservata nell'area dello Specus Martyrum e catalogata come CIL X 1195, appartiene, come quella del vescovo, al VI secolo. La documentazione epigrafica presenta Romolo come levita, cioè diacono, e collega esplicitamente la sua memoria a quella di Sabino.
La relazione tra i due non fu quindi soltanto quella fra un sacerdote e un suo collaboratore. Romolo appare come una persona di fiducia del vescovo e come membro responsabile della comunità cristiana. La tradizione successiva lo ricorderà anche come amministratore del suo vescovo e custode dello Specus Martyrum. Quest'ultima attribuzione è coerente con l'immagine che la memoria locale ha conservato del giovane diacono, ma deve essere distinta dai dati direttamente attestati dall'epigrafe.
La figura di Sabino è anch'essa scarsamente documentata. Il suo sarcofago e quello di Romolo costituiscono tuttavia una testimonianza concreta della presenza, ad Abellinum, di una comunità cristiana organizzata nel VI secolo. L'epigrafe di Romolo è particolarmente significativa perché conserva la memoria del rapporto personale tra il diacono e il vescovo.

La morte di Sabino e quella di Romolo
La data precisa della morte di Romolo non è conosciuta. L'iscrizione funeraria permette però di stabilire un elemento essenziale: Romolo morì dopo Sabino e fu associato al vescovo nella sepoltura. Questo dato è molto più solido delle narrazioni agiografiche sviluppatesi nei secoli successivi.
La tradizione locale ha interpretato la morte del giovane diacono alla luce del suo profondo legame con il vescovo. Secondo il racconto trasmesso dalla tradizione, Romolo sarebbe morto poco tempo dopo Sabino, consumato dal dolore per la perdita della propria guida spirituale. Si tratta di un motivo agiografico, non verificabile storicamente, che esprime tuttavia bene il modo in cui la memoria cristiana di Atripalda ha percepito il rapporto tra i due santi.
Romolo fu sepolto nello stesso complesso funerario in cui era stato deposto Sabino. La vicinanza delle due tombe divenne uno degli elementi fondamentali del culto locale e contribuì a mantenere inseparabili, nella memoria della comunità, il vescovo e il suo diacono.

Lo Specus Martyrum
Lo Specus Martyrum costituisce il centro storico del culto di Romolo. L'antico ambiente funerario, oggi inglobato nella chiesa di Sant'Ippolisto ad Atripalda, conserva le memorie dei martiri della comunità cristiana di Abellinum e le sepolture di Sabino e Romolo. La diocesi di Avellino considera le iscrizioni dei due sarcofagi una testimonianza fondamentale dell'esistenza e della continuità del complesso cristiano.
La tradizione vuole che Romolo fosse particolarmente legato alla custodia di questo luogo. La sua figura sarebbe stata quella di un giovane diacono attento alla memoria dei martiri e alla cura delle tombe sacre. Non è possibile ricostruire nei dettagli questa attività, ma il collegamento tra Romolo, Sabino e lo Specus è confermato dalla documentazione funeraria.
Il complesso ha subito nel corso dei secoli numerosi interventi. In epoca moderna lo Specus fu oggetto di importanti lavori di sistemazione e restauro. Tra il 1888 e il 1891 il barone Francesco De Donato promosse interventi significativi, comprendenti anche la realizzazione della cappella dedicata a san Romolo.

La Santa Manna e la tradizione del culto
Uno degli aspetti più caratteristici della devozione atripaldese è la cosiddetta Santa Manna. Secondo una tradizione attestata almeno nella letteratura agiografica e nella documentazione relativa al culto locale, dalle tombe di Sabino e Romolo sarebbe trasudato un liquido ritenuto prodigioso.
Gli Acta Sanctorum registrano già la tradizione secondo cui dalle tombe marmoree dei due santi sarebbe uscito un liquido salutare chiamato comunemente manna. La stessa fonte, tuttavia, testimonia anche la complessità delle tradizioni locali e delle discussioni erudite sull'identità di Sabino e sulla storia delle reliquie.
Nella tradizione più tarda Romolo avrebbe raccolto in un'ampolla il liquido proveniente dalla tomba del vescovo e lo avrebbe custodito. La manna venne associata a guarigioni e benefici per la popolazione e, nella devozione popolare, anche alla fertilità della campagna irpina. Questi aspetti appartengono alla storia del culto e devono essere distinti dalla documentazione storica sulla vita del diacono.
L'ampolla della manna è divenuta anche un elemento caratteristico dell'iconografia locale di Romolo. Nelle processioni la statua del santo è tradizionalmente rappresentata mentre tiene in mano proprio l'ampolla, trasformando in immagine visibile il legame fra il diacono, la tomba di Sabino e la tradizione della manna.

Il culto e la traslazione del 1612
La venerazione di Romolo è rimasta strettamente legata a quella di san Sabino. Nel corso dell'età moderna le vicende delle reliquie furono accompagnate da ricognizioni e trasferimenti.
Il 16 settembre 1612 il vescovo di Avellino Muzio Cinquini dispose una solenne ricognizione e la ricollocazione delle reliquie nello Specus Martyrum, dopo che erano state conservate nella chiesa superiore durante i lavori di ampliamento e sistemazione dell'edificio. La data divenne quindi il riferimento principale della celebrazione del culto dei due santi.
La ricorrenza del 16 settembre non va dunque interpretata come anniversario della morte di Romolo, che non conosciamo, ma come memoria legata alla traslazione delle reliquie. È questo il motivo per cui il culto locale conserva questa data come festa di Romolo e di Sabino.

La riscoperta ottocentesca
Nel XIX secolo la figura di Romolo ricevette nuova attenzione grazie agli studi e all'attività di Gennaro Aspreno Galante, sacerdote e studioso di archeologia cristiana. Galante dedicò alla memoria di san Paolino di Nola una serie di componimenti latini, nei quali inserì anche riferimenti al culto di Romolo e Sabino ad Atripalda.
Particolarmente importanti sono l'VIII e il IX dei suoi Natales, composti rispettivamente nel 1890 e nel 1891. Attraverso un dialogo letterario immaginario con san Paolino, Galante descrisse la venerazione atripaldese, la figura del giovane diacono e le celebrazioni legate alle reliquie.
Galante partecipò inoltre, insieme al barone Francesco De Donato, all'esplorazione dello Specus nel 1888. La documentazione relativa a questa stagione di studi e restauri mostra quanto il complesso fosse divenuto, oltre che luogo di culto, anche un importante oggetto di interesse archeologico.

Le reliquie e la memoria contemporanea
I restauri del XX secolo hanno modificato più volte l'organizzazione interna dello Specus. Dopo il terremoto del 23 novembre 1980, che danneggiò gravemente la chiesa e l'area ipogea, furono eseguiti interventi di recupero e una nuova sistemazione delle cappelle dedicate a Sabino e Romolo. La cappella di Romolo fu riorganizzata e le sue reliquie furono collocate nella parete sopra l'altare.
Il culto, tuttavia, non è venuto meno. San Romolo continua a essere ricordato insieme a san Sabino nelle celebrazioni della comunità di Atripalda. La processione con i simulacri dei due santi e la tradizione della Santa Manna costituiscono ancora oggi elementi riconoscibili della memoria religiosa cittadina.

Romolo e Sabino
Il tratto più caratteristico della figura di Romolo è il suo rapporto con Sabino. Non abbiamo una biografia autonoma sufficientemente ampia da permettere di ricostruire la sua personalità in modo dettagliato. La documentazione funeraria, però, mostra che la sua memoria fu volutamente associata a quella del vescovo.
Questo rapporto è significativo anche dal punto di vista storico. L'epigrafe di Romolo permette di intravedere una struttura ecclesiale nella quale il diacono non svolgeva soltanto funzioni liturgiche, ma partecipava concretamente alla vita e all'amministrazione della comunità. È quindi plausibile considerarlo una figura di responsabilità nella Chiesa di Abellinum, pur evitando di attribuirgli incarichi non direttamente documentati.

L'ipotesi della successione episcopale
La tradizione agiografica sostiene che, se fosse vissuto più a lungo, Romolo avrebbe potuto succedere a Sabino sulla cattedra episcopale di Abellinum. È una valutazione tramandata nella memoria locale e ripresa da Galante, ma non può essere presentata come un fatto storico.
Non possediamo infatti alcuna fonte che attesti una designazione di Romolo come successore di Sabino. L'ipotesi deriva probabilmente dalla considerazione della posizione che il giovane diacono occupava accanto al vescovo e dalla sua autorevolezza nella comunità.

Il problema dell'identità di Sabino
La storia di Romolo è collegata anche a una questione storiografica più ampia: l'identità di san Sabino. Per secoli si è discusso se il Sabino venerato ad Atripalda fosse lo stesso vescovo Sabino di Canosa. Gli Acta Sanctorum esaminano ampiamente il problema e mostrano quanto fosse complessa la tradizione relativa ai diversi vescovi omonimi.
La ricerca storica moderna tende a distinguere il Sabino di Abellinum dal Sabino di Canosa. Per la storia di Romolo è particolarmente importante l'epigrafe locale, perché collega direttamente il diacono alla memoria del vescovo sepolto nello Specus Martyrum di Atripalda.

Le iscrizioni funerarie
Le due iscrizioni di Sabino e Romolo, catalogate nel Corpus Inscriptionum Latinarum come CIL X 1194 e CIL X 1195, costituiscono il nucleo documentario più importante per la ricostruzione storica della vicenda.
Gli studi epigrafici le collocano intorno alla metà del VI secolo. L'iscrizione di Romolo è composta in versi e presenta il defunto come levita. Il testo ricorda inoltre la sua morte e il rapporto con il santo vescovo Sabino.
Per una biografia storicamente rigorosa queste iscrizioni devono avere un peso maggiore rispetto alle narrazioni tarde. Esse non raccontano una vita completa, ma offrono poche informazioni estremamente preziose e contemporanee al personaggio.

Curiosità
- Romolo è ricordato anche con il diminutivo Romolino, nome presente nella tradizione locale.
- La sua memoria è inseparabile da quella del vescovo Sabino, tanto che i due sono generalmente rappresentati e celebrati insieme.
- L'ampolla della Santa Manna è diventata uno degli attributi iconografici caratteristici di Romolo nella tradizione atripaldese.
- Lo Specus Martyrum, luogo della sua sepoltura, rappresenta una delle principali testimonianze della cristianità antica dell'Irpinia.
- La festa del 16 settembre è collegata alla traslazione delle reliquie del 1612 e non a una data certa della morte del santo.
- La documentazione epigrafica permette di conoscere Romolo meglio di quanto farebbe pensare la scarsità delle fonti narrative: il suo sarcofago e quello di Sabino sono infatti testimonianze del VI secolo.

Cronologia
- V-VI secolo: vita di Romolo nell'antica Abellinum.
- Fine V - inizio VI secolo: attività del vescovo Sabino e del suo diacono Romolo.
- VI secolo: morte di Sabino e, successivamente, di Romolo; entrambi vengono sepolti nello Specus Martyrum.
- VI secolo: realizzazione delle iscrizioni funerarie di Sabino e Romolo, oggi considerate fondamentali per la conoscenza storica dei due personaggi.
- 1612: ricognizione e traslazione delle reliquie nello Specus Martyrum; la ricorrenza viene collegata al 16 settembre.
- 1888: esplorazione dello Specus e interventi promossi dal barone Francesco De Donato.
- 1888-1891: restauri dello Specus e realizzazione della cappella dedicata a san Romolo.
- 1980: il terremoto dell'Irpinia danneggia gravemente il complesso.
- 1996: nuova ricognizione e sistemazione delle reliquie nell'ambito dei lavori di restauro dello Specus.
- 1998: riapertura al culto dello Specus Martyrum dopo gli interventi di restauro.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Una chiara testimonianza del culto tributato ad Atripalda (Avellino), al santo diacono Romolo (chiamato anche Romolino) ci viene dal grande sacerdote e professore di archeologia cristiana di Napoli, Gennaro Aspreno Galante (1843-1923).
Egli compose sedici elegie in lingua latina in onore di s. Paolino di Nola (353-431), ne scrisse una ogni anno nel giorno della sua festa, il 22 giugno, cioè come dicono gli agiografi, nel ‘Natale’ del santo e queste elegie scritte per sedici anni si chiamano appunto “Natales”, in ricordo anche dei “Carmina Natalicia” scritti da s. Paolino.
Nell’VIII e IX ‘Natale’, scritti nel 1890 e 1891, il Galante ipotizzando una conversazione con il santo patrono di Nola, descrive il culto della città di Atripalda, di cui era cittadino onorario, per s. Romolo diacono del vescovo s. Sabino, patrono principale.
Sottolinea la delicata bellezza del giovane, ne rileva il ruolo di diacono e di attento custode dello “Specus Martyrum” dove fu sepolto s. Sabino dopo la sua morte, Romolo conservava in un’ampolla un liquido detto ‘manna’, che stillava dalla tomba del vescovo e che operava prodigi e guarigioni, rendendo fertile la campagna irpina.
Il giovane diacono, morto a causa del dolore per la scomparsa di Sabino, viene sepolto presso la tomba del vescovo nello ‘Specus Martyrum’ dell’antica città romana di Abellinum dove vivevano ambedue.
Lo ‘Specus’, ora ipogeo nella chiesa di S. Ipolisto di Atripalda, è uno dei più insigni monumenti di archeologia cristiana dell’Irpinia e che Gennaro Aspreno Galante, valente archeologo, conosceva bene. L’elegia prosegue con il racconto dell’esplorazione del sepolcro, effettuata dal Galante stesso e dal barone Francesco de Donato, munifico benefattore del restauro del monumento, nel 1888.
Viene descritta la folla esultante, la cerimonia religiosa con il vescovo di Avellino che offre le reliquie del santo diacono alla venerazione dei fedeli, il prodigio di un’acqua sgorgante dalle fondamenta sotto l’altare, la deposizione delle reliquie in un’urna bronzea e della costruzione della cappella per accoglierle. Infine dialogando ipoteticamente con s. Paolino, il Galante lo invita a partecipare ai festeggiamenti popolari e alla celebrazione liturgica per la ricorrenza della traslazione delle reliquie del 1612 e che si tiene il 16 settembre.
Segue poi la descrizione della festa, con la statua di s. Romolo con in mano l’ampolla della ‘manna’, portata in processione, fra spari di fuochi, campane che suonano, fiori che vengono sparsi dai balconi e per le strade.
Conclude sottolineando i tre aspetti della vita di s. Romolo; incline alla pietà fin da fanciullo, sincero cultore dei martiri, devoto diacono del vescovo, al quale, se fosse vissuto, sarebbe successo nella cattedra episcopale di Abellinum (che sorgeva alle porte dell’odierna Atripalda).
S. Romolo e s. Sabino a cui è strettamente legato nel culto, vissero fra il V e il VI secolo, mentre gli Ostrogoti imperversavano su tutta l’Italia. L’iscrizione sepolcrale sulla sua tomba, unanimemente giudicata del VI secolo, riporta che s. Romolo, diacono ed amministratore del suo vescovo, era morto dopo Sabino, ma era stato associato a lui in quella terra benedetta.
È tuttora grande la venerazione per i due santi sia ad Atripalda sia ad Avellino, vengono onorati con due feste il 9 febbraio giorno della morte di s. Sabino e il 16 settembre a ricordo della traslazione delle loro reliquie, fatta nel 1612.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-09-08

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