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† Lérins, Provenza, Francia, 739 ca.
Nell'isola di Saint-Honorat, al largo delle coste di Cannes, sorge una delle culle del monachesimo occidentale, l'abbazia di Lérins. Fondata nel 410 da sant'Onorato, fu per secoli un faro di spiritualità e cultura. Tuttavia, la sua storia è segnata anche dal sangue: nel pieno dell'VIII secolo, durante le violente incursioni saracene in Provenza, l'intera comunità monastica subì un tragico eccidio. A guidare i monaci in quel frangente estremo fu l'abate Porcario, la cui memoria è legata indissolubilmente a quella di circa cinquecento confratelli, ricordati insieme come martiri. La tradizione, tramandata da una 'Vita' redatta secoli dopo i fatti, narra di un avvertimento celeste che concesse al santo abate il tempo necessario per mettere in salvo le reliquie e i giovani novizi, destinandoli all'Italia affinché un giorno potessero far rinascere il cenobio. Mentre la maggior parte della comunità scelse di affrontare i predoni rimanendo fedele alla propria vocazione fino al sacrificio supremo, la loro morte si inserisce nel tragico e complesso scenario delle guerre tra Franchi e musulmani per il controllo del Mediterraneo. La festa liturgica è fissata al 12 agosto.
Etimologia: Dal latino 'Porcarius', derivato da 'porcus', indicante in origine il 'custode dei porci', poi affermatosi come nome proprio di persona.
Emblema: Palma del martirio, abito benedettino, pastorale, modellino dell'abbazia o scena dell'incursione saracena.
Martirologio Romano: Nell’isola di Lérins nella Provenza in Francia, santi martiri Porcario, abate, e molti altri monaci, che si tramanda siano stati uccisi dai Saraceni.
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L'abbazia di Lérins, situata sull'isola di Saint-Honorat in Provenza, rappresentava fin dal V secolo uno dei centri monastici più influenti d'Europa. Fondata da sant'Onorato, futuro vescovo di Arles, aveva formato santi e teologi di primissimo piano, come san Vincenzo di Lérins e san Cesario. All'interno di questo prestigioso lignaggio si inserisce la figura dell'abate Porcario (Porcaro, Porcharius). Storicamente, le fonti documentano un abate di nome Porcario già alla fine del V secolo, noto per essere stato il maestro di Cesario d'Arles. È molto probabile che la tradizione agiografica successiva abbia trasferito il nome di questo celebre e antico padre spirituale all'abate che guidava la comunità durante il drammatico sacco dell'VIII secolo, un fenomeno di omonimia o assimilazione tipico delle cronache medievali.
Il contesto delle invasioni e la profezia L'VIII secolo fu un periodo di estrema instabilità per la Provenza. Tra il 736 e il 739, il patrizio locale Mauronto si ribellò all'autorità di Carlo Martello, stringendo un'alleanza con le forze omayyadi, note nelle cronache occidentali come Saraceni. Le conseguenti campagne militari e le razzie devastarono il territorio, e i ricchi monasteri, spesso privi di difese militari, divennero prede ambite. In questo clima di terrore, la tradizione - basata su una 'Vita' compilata nel X secolo e rielaborata nell'XI - racconta che un angelo apparve all'abate Porcario. L'inviato celeste gli avrebbe preannunciato che, entro dieci giorni, i predoni arabi avrebbero invaso l'isola e trucidato i monaci. Con lucidità e senso di responsabilità, Porcario non si abbandonò alla disperazione. Radunò la comunità, che all'epoca contava circa cinquecento membri, inclusi i rifugiati da altri cenobi vicini, e dispose l'occultamento delle preziose reliquie custodite nel monastero.
La salvezza dei giovani e il sacrificio Consapevole che la sopravvivenza della comunità dipendeva dalla sua continuità futura, l'abate prese una decisione strategica e commovente: inviò in Italia trentasei novizi e sedici alunni. Affidò loro il compito di preservare la memoria e la regola monastica, con il mandato di tornare un giorno a ricostruire Lérins. Di fronte all'imminenza dell'attacco, tutti i monaci rimasti si dichiararono pronti ad affrontare il martirio, rifiutando di abbandonare il loro chiostro. Tuttavia, due giovani monaci, Colombo ed Eleuterio, sopraffatti dalla paura, cercarono rifugio in una grotta sulla costa prospiciente l'isola. Lo sbarco saraceno fu rapido e spietato. L'abbazia fu data alle fiamme, le cappelle distrutte e la quasi totalità dei monaci fu trucidata. Soltanto quattro giovani furono risparmiati e ridotti in schiavitù. Dall'alto del suo nascondiglio, il monaco Colombo assistette all'eccidio e, secondo l'agiografia, vide le anime dei suoi confratelli salire al cielo come stelle.
L'ultimo martire e la rinascita Pentitosi per la propria debolezza e ignorando i tentativi di Eleuterio di trattenerlo, Colombo uscì allo scoperto e si consegnò ai predoni, che lo decapitarono immediatamente: divenne così l'ultimo dei martiri di Lérins. Nel frattempo, i quattro novizi ridotti in schiavitù riuscirono a fuggire mentre le navi saracene facevano scalo nel porto di Agav, nei pressi dell'attuale Cannes. Attraversando i boschi, raggiunsero il villaggio di Ara Lucis e tornarono sull'isola, dove ritrovarono Eleuterio, ancora nascosto. I cinque superstiti si dedicarono al pietoso compito di seppellire i corpi dell'abate Porcario e dei circa cinquecento compagni. Completata l'opera, salparono alla volta dell'Italia per ricongiungersi ai novizi messi in salvo. Il gruppo si spinse fino a Roma per informare il pontefice della distruzione del celebre cenobio. Vent'anni più tardi, mantenendo fede alla promessa fatta a Porcario, i superstiti e i giovani monaci fecero ritorno a Lérins, gettando le basi per la sua lenta ma inesorabile ricostruzione.
Tra storia e agiografia: il problema delle fonti La storicità del martirio di massa di Lérins è confermata dalle cronache dell'epoca, che attestano le violente incursioni musulmane e le successive rappresaglie franche in Provenza. Tuttavia, il numero esatto di cinquecento martiri rientra in quella tendenza all'epopea monastica tipica del Medioevo, volta a paragonare i sacrifici dei cenobi occidentali a quelli delle legioni tebane o dei padri del deserto. Inoltre, la critica storica propende per una sovrapposizione di figure: il Porcario maestro di Cesario d'Arles visse due secoli prima dell'eccidio. L'attribuzione del nome all'abate dell'VIII secolo è probabilmente un tributo postumo all'età dell'oro del monastero. È inoltre innegabile che i monaci furono vittime di una guerra politica e territoriale, più che di una persecuzione strettamente religiosa. Tuttavia, nel contesto dell'VIII secolo, la Chiesa riconobbe come martiri tutti i religiosi uccisi 'in odium fidei' o durante le devastazioni dei luoghi sacri da parte di eserciti invasori.
Il culto e le reliquie Porcario, Colombo e i loro compagni sono stati da sempre venerati a Lérins come santi e martiri. La loro memoria fu fissata al 12 agosto, data poi recepita dal Martirologio Romano. Sull'isola è ancora visitabile una cappella risalente al X secolo, eretta per segnare il luogo esatto in cui la maggior parte dei monaci subì il supplizio. Data l'enorme quantità di vittime, le reliquie furono in parte traslate e disperse in varie abbazie europee, generando culti locali e devozioni secondarie. Insieme a san Porcario, il Martirologio ricorda nello stesso giorno anche san Colombo e compagni, unendo in un'unica celebrazione liturgica l'intero sacrificio della comunità leriniana. Autore: Enrico Quiri
Il martirio dell’abate Porcario e dei suoi ca. 500 monaci di Lérins, celebre abbazia benedettina posta sulle isole di Lérins in Provenza e fondata nel 410 da s. Onorato, è situato nell’VIII secolo, quando le lotte fra Musulmani e Franchi sconvolsero la Provenza. Nel 736 e nel 739 il patrizio Mauronto, si ribellò contro Carlo Martello (689-741) figlio di Pipino di Héristal cui successe nel 716 come maggiordomo d’Austrasia, chiedendo l’aiuto dei Musulmani, i quali si sparsero per tutta la Provenza saccheggiando dappertutto. A loro volta i Franchi di Carlo Martello, anche loro aiutati dai Longobardi, venuti in loro soccorso, misero a ferro e fuoco il Paese in rivolta, superando in distruzioni quelle dei Musulmani. E in questo orribile contesto di violenze e di rappresaglie, che si colloca il martirio di Porcario abate e dei suoi numerosi monaci. Racconta una ‘Vita’ compilata nel secolo X, poi ricomposta nell’XI, che i Saraceni avevano già invasa la Provenza (la romana Provincia) regione meridionale della Francia, quando un angelo apparve all’abate di Lérins, Porcario, preannunciandogli che dieci giorni dopo, gli arabi si sarebbero impadroniti dell’abbazia e avrebbero ucciso i monaci. In quel tempo l’abbazia benedettina di Lérins, posta sull’isola Saint-Honorat nel Mediterraneo di fronte a Cannes, contava più di 500 monaci, il numero così elevato comprendeva anche i monaci di altri monasteri dei dintorni che lì si erano rifugiati. Alla notizia data dall’abate Porcario, tutti si dissero disposti a morire, tranne due giovani monaci di nome Colombo ed Eleuterio, che andarono a nascondersi in una grotta della costa. Il santo abate dispose di mettere in salvo le reliquie conservate nel monastero e poi inviò in Italia trentasei novizi e sedici ‘alunni’, affinché un giorno potessero ritornare e così ricostruire l’abbazia. In un anno imprecisato intorno al 739, i Saraceni effettivamente sbarcarono sull’isola, distrussero il monastero con tutte le cappelle, uccidendo purtroppo tutti i monaci (stragi usuali in quelle invasioni), tranne quattro giovani che decisero di portare in schiavitù con loro. Dalla caverna in cui si era nascosto insieme ad Eleuterio, il giovane monaco Colombo, assisté terrorizzato all’eccidio dei suoi confratelli, vedendo le loro anime che salivano al cielo; preso dal rimorso e resistendo ai tentativi di trattenerlo di Eleuterio, si presentò ai saraceni che lo decapitarono subito, ultimo dei martiri. Il racconto prosegue narrando che i quattro giovani monaci fatti prigionieri, riuscirono ad evadere mentre erano nel porto di Agav, fuggendo attraverso i boschi fino al villaggio di Ara Lucis (ora Arluc), da dove poi raggiunsero di nuovo l’isola, ritrovandovi Eleuterio, che spaventato non aveva lasciato il suo nascondiglio. Tutti e cinque presero a seppellire a Lérins l’abate ed i ca. 500 monaci uccisi, poi al termine del pietoso e straziante compito, partirono raggiungendo i novizi che si trovavano in Italia, giungendo fino a Roma per raccontare al papa, la morte dei monaci e la distruzione della celebre abbazia. Vent’anni dopo, tutto il gruppo ritornò a Lérins e come aveva previsto l’abate Porcario, ricostruirono l’abbazia. È fuor di dubbio che i martiri furono vittime dello scontro politico fra i Musulmani ed i Franchi, più che per motivi religiosi, ma in quello sciagurato periodo dell’VIII secolo, tutti gli uomini di chiesa, che morivano di morte violenta, venivano considerati martiri; giacché gli storici non sono in grado di stabilire l’esatto numero delle vittime, è da supporre che in realtà fra l’invasione musulmana e il conseguente contrattacco franco-longobardo, i martiri siano stati complessivamente un 500 anche se non tutti nello stesso momento. Porcario, Colombo ed i loro compagni sono stati sempre venerati a Lérins come santi e martiri, con celebrazione al 12 agosto, data ripresa poi dal ‘Martirologio Romano’. Nell’abbazia esiste una cappella del X secolo, che segna il luogo in cui la maggior parte dei monaci vennero uccisi. Certamente dato il gran numero, le reliquie in parte saranno state portate in altri luoghi in Europa, dove hanno ricevuto un culto locale.
Autore: Antonio Borrelli
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