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Santi Festo e Desiderio Martiri a Pozzuoli

Festa: 7 settembre

Benevento, Campania, III sec. - Pozzuoli, Campania, 19 settembre 305

Furono due cristiani che subirono il martirio a Pozzuoli nel settembre del 305, durante l'ultima e feroce persecuzione ordinata dall'imperatore Diocleziano contro la Chiesa nascente. Festo ricopriva il ruolo di diacono, Desiderio quello di lettore presso la chiesa di Benevento. La loro vicenda terrena è indissolubilmente legata a quella di San Gennaro, vescovo di Benevento, e degli altri cinque compagni di martirio: Sosso, Procolo, Eutiche e Acuzio, formando il gruppo dei sette martiri puteolani venerati dalla tradizione cristiana. Secondo gli antichi Atti pervenutici, in particolare gli Atti Bolognesi conservati in un codice del 1180, i due giovani chierici accompagnarono il loro vescovo Gennaro a far visita al diacono Sosso, imprigionato dal giudice Dragonzio per aver confessato la fede cristiana. Scoperti e arrestati a loro volta, Festo e Desiderio rifiutarono con fermezza di abiurare e furono condannati insieme a Gennaro. Inizialmente destinati a essere sbranati dalle belve nell'anfiteatro di Pozzuoli, la loro condanna fu commutata in decapitazione dallo stesso Dragonzio. Il martirio avvenne tradizionalmente il 19 settembre 305 nel Foro Vulcano, nei pressi della celebre Solfatara, area vulcanica caratteristica dei Campi Flegrei. Nonostante la tradizione li collochi tutti nello stesso giorno, la Chiesa celebra Festo e Desiderio il 7 settembre, mentre gli altri compagni in date diverse, suggerendo forse un martirio avvenuto in momenti distinti. Le loro reliquie furono oggetto di multiple traslazioni: sepolte inizialmente fuori Benevento, nell'824 trovarono collocazione nella rinnovata cattedrale beneventana, per poi essere trasferite nell'abbazia di Montevergine.

Etimologia: Festo deriva dal latino 'Festus' che significa 'gioioso', 'festoso'; Desiderio deriva dal latino 'Desiderius' che significa 'desiderato', 'bramato'.

Emblema: Palma del martirio, Festo indossa la dalmatica (paramento diaconale), Desiderio veste come lettore.

Martirologio Romano: A Benevento, santi martiri Festo, diacono, e Desiderio, lettore.


L'alba del IV secolo segnò per le comunità cristiane dell'Impero romano uno dei momenti più drammatici della loro esistenza. L'imperatore Diocleziano, salito al potere nel 284, avviò nel 303 l'ultima e più sistematica persecuzione contro i cristiani, con una serie di editti che miravano a sradicare completamente la nuova religione dall'orbe romano. La Campania, regione strategicamente importante per i suoi porti e le sue vie di comunicazione, fu particolarmente coinvolta in questa ondata repressiva.
Pozzuoli, l'antica Puteoli, costituiva in quell'epoca un centro vitale: porto commerciale di primo piano, nodo di traffici mediterranei, città ricca di testimonianze pagane ma anche sede di una fiorente comunità cristiana. La vicinanza a Cuma, con il suo celebre antro della Sibilla, attirava numerosi pellegrini pagani desiderosi di consultare l'oracolo, rendendo la sorveglianza sulle presenze cristiani particolarmente rigorosa.

Festo e Desiderio nella chiesa di Benevento
Festo rivestiva nella comunità beneventana l'ufficio di diacono, uno dei gradi del clero che nella Chiesa antica comportava responsabilità concrete nell'assistenza ai poveri, nella liturgia e nel supporto al vescovo. Il diaconato, istituito fin dagli albori del cristianesimo (Atti 6,1-6), rappresentava un ministero di servizio che richiedeva maturità spirituale e dedizione totale. Festo, probabilmente ordinato da Gennaro stesso o dal suo predecessore, doveva essere uomo di provata fede e competenza.
Desiderio ricopriva invece il ruolo di lettore, un ministero che nell'antichità aveva importanza maggiore rispetto ai secoli successivi. I lettori non si limitavano a proclamare le Scritture durante le assemblee liturgiche: erano custodi dei testi sacri, spesso incaricati della loro copiatura e conservazione, e costituivano il primo gradino del clero, da cui potevano ascendere agli ordini superiori. La carica richiedeva buona istruzione, memoria e voce adatta alla proclamazione pubblica.
Entrambi appartenevano dunque al clero stabile della chiesa beneventana, legati al loro vescovo Gennaro da quel vincolo di obbedienza e affetto che caratterizzava le comunità cristiane antiche. La loro presenza al fianco del vescovo non era casuale: rispondeva alla prassi consolidata per cui il clero accompagnava il pastore nelle visite pastorali, specialmente quando queste comportavano rischi.

La visita a Pozzuoli e l'arresto
La tradizione agiografica, attestata da molteplici fonti antiche tra cui gli Atti Puteolani e gli Atti Bolognesi, colloca l'episodio scatenante nel 305. Gennaro si trovava a Pozzuoli in circostanze particolari: secondo alcune versioni, era giunto in incognito per visitare le comunità cristiane della zona; secondo altre, stava conducendo una visita pastorale programmata. La sua presenza era comunque nota ai fedeli locali, che cercavano con discrezione il conforto e la guida del loro vescovo.
Tra coloro che si recarono a trovare Gennaro vi furono Festo e Desiderio, che avevano seguito il vescovo da Benevento o lo avevano raggiunto successivamente. Insieme a loro si trovava probabilmente anche Sosso (o Sossio), diacono della comunità di Miseno, porto importante poco distante da Pozzuoli. La cautela era d'obbligo: i cristiani erano ricercati, e la denuncia poteva arrivare da qualsiasi simpatizzante del culto imperiale o sacerdote pagano.
La sorte volle che Sosso fosse scoperto e denunciato al giudice Dragonzio, governatore della Campania e incaricato di applicare gli editti persecutori nella regione. Il diacono di Miseno fu arrestato e gettato in prigione, in attesa del processo. Dragonzio, funzionario imperiale zelante, non intendeva mostrare clemenza verso chi rifiutava di sacrificare agli dèi e all'imperatore.
Festo e Desiderio, insieme a Gennaro, appresero della cattura del compagno. Avrebbero potuto mettersi in salvo, disperdersi, attendere tempi migliori. Scelsero invece la via più pericolosa: recarsi a visitare Sosso in prigione per portargli conforto e sostegno fraterno. Questo gesto, apparentemente semplice, rivela la profondità della loro comprensione del ministero cristiano: non abbandono dei fratelli nella prova, ma presenza solidale anche a costo della vita.

Il processo e la condanna
La visita carceraria si rivelò fatale. Dragonzio o i suoi agenti sorpresero Gennaro, Festo e Desiderio mentre erano in visita a Sosso, o comunque ne vennero a conoscenza attraverso delatori. Furono tutti arrestati e condotti al cospetto del governatore. Il processo, secondo gli usi del tempo, fu sommario: Dragonzio chiese ai tre di sacrificare agli dèi e all'imperatore, abiurando la fede cristiana.
Il rifiuto fu netto e unanime. Le fonti agiografiche sottolineano come Festo e Desiderio non esitarono nel dichiararsi cristiani, condividendo la stessa professione di fede del loro vescovo. Non abbiamo verbali del processo, ma gli Atti riportano dialoghi che, pur nella loro stereotipia agiografica, riflettono la sostanza di quanto dovette avvenire: fermezza dottrinale, rifiuto del compromesso, consapevolezza delle conseguenze.
Dragonzio emanò la sentenza: tutti e quattro (Gennaro, Festo, Desiderio e Sosso) sarebbero stati dati in pasto alle belve nell'anfiteatro di Pozzuoli, secondo una modalità di esecuzione che univa il carattere punitivo a quello spettacolare, tipica delle persecuzioni anticristiane. Tuttavia, per ragioni non chiarite dalle fonti, il governatore commutò la pena in decapitazione, forse più rapida e meno cruenta, forse per evitare il rischio che le belve si rifiutassero di attaccare i condannati (episodio che le agiografie menzionano talvolta).

Il martirio
La tradizione fissa la data del martirio al 19 settembre 305. Il luogo dell'esecuzione fu il Foro Vulcano, area prossima alla Solfatara, il vulcano attivo nei Campi Flegrei che costituiva uno dei punti di riferimento topografici di Pozzuoli. La scelta del luogo non era casuale: le esecuzioni avvenivano generalmente fuori dalle mura cittadine, in luoghi accessibili al pubblico ma separati dal tessuto urbano.
Festo e Desiderio affrontarono la decapitazione con il coraggio che le fonti agiografiche attribuiscono loro, mantenendo fino all'ultimo la professione di fede. La tradizione iconografica li raffigura spesso insieme a Gennaro e agli altri compagni di martirio, Festo rivestito della dalmatica propria del diacono, Desiderio in abiti più semplici consoni al lettore.

Le origini del culto
Immediatamente dopo il martirio, i cristiani di Pozzuoli recuperarono i corpi dei martiri per dar loro degna sepoltura. Secondo le diverse tradizioni agiografiche, i sette martiri puteolani (Gennaro, Festo, Desiderio, Sosso, Procolo, Eutiche e Acuzio) furono inizialmente sepolti nell'agro Marciano presso Pozzuoli, in un'area cimiteriale extraurbana.
Tuttavia, le vicende successive furono complesse. I corpi di Festo e Desiderio seguirono un percorso diverso da quello di Gennaro: furono traslati a Benevento, città di origine del loro ministero, e sepolti fuori dalle mura cittadine. Nell'824, quando la cattedrale di Benevento fu rinnovata e ampliata, le reliquie trovarono collocazione nella nuova chiesa, onore riservato ai santi patroni e ai martiri più venerati.
Successivamente, probabilmente nel contesto delle incursioni saracene che nel IX-X secolo devastarono la Campania meridionale, le reliquie furono trasferite nell'abbazia di Montevergine, fondata da Guglielmo da Vercelli sul monte Virgilio nei pressi di Avellino. Il santuario monteverginense divenne custode di numerose reliquie di santi campani, e qui Festo e Desiderio trovarono la loro collocazione definitiva.

Le fonti agiografiche
La vicenda di Festo e Desiderio ci è nota attraverso un complesso di fonti agiografiche che meritano analisi critica. Gli studiosi hanno individuato almeno sette diversi testi antichi (Atti, Passioni, Vitae) che trattano del martirio, tutti incentrati principalmente su Gennaro ma contenenti informazioni sui compagni.
Gli Atti Puteolani (o Acta s. Proculi) rappresentano la fonte più direttamente legata a Pozzuoli. Rinvenuti nell'Archivio della Curia puteolana e pubblicati per la prima volta dal gesuita bollandista Stilting nel 1867 a Parigi, questi atti offrono una narrazione circostanziata del martirio con particolare attenzione al diacono Procolo, patrono di Pozzuoli, ma contengono informazioni preziose su tutti i martiri.
Gli Atti Bolognesi, conservati in un codice del 1180 proveniente dal monastero bolognese di Santo Stefano dei padri Celestini, riportano una versione del racconto già diffusa prima del VII secolo. Questo testo, pur con le inevitabili stratificazioni redazionali, costituisce una testimonianza importante della tradizione agiografica.
Il Martirologio Romano alla data del 7 settembre recita: "A Benevento, santi martiri Festo, diacono, e Desiderio, lettore", confermando il loro culto nella Chiesa universale e fissando la loro memoria liturgica in una data distinta da quella degli altri compagni di martirio.

La questione delle date
Un aspetto interessante della tradizione è la differenziazione delle date di celebrazione dei sette martiri puteolani. Sebbene la tradizione collochi il loro martirio nello stesso giorno (19 settembre 305), il calendario liturgico li commemora in date diverse:
- Gennaro: 19 settembre
- Festo e Desiderio: 7 settembre
- Sosso: 23 settembre
- Procolo, Eutiche e Acuzio: 18 ottobre
Questa articolazione ha portato gli studiosi a ipotizzare che i martirii possano essere avvenuti in momenti diversi, forse nell'arco di alcune settimane o mesi, e che solo successivamente la tradizione abbia unificato la commemorazione. È anche possibile che le diverse date riflettano tradizioni locali distinte o traslazioni di reliquie commemorate separatamente.

Le traslazioni delle reliquie
La storia delle reliquie dei martiri puteolani è particolarmente complessa e riflette le vicende travagliate dell'Italia meridionale tra alto e basso medioevo. Mentre Gennaro conobbe traslazioni multiple (Napoli, Benevento, Montevergine, ritorno a Napoli), Festo e Desiderio seguirono un percorso più lineare: Pozzuoli-Benevento-Montevergine.
Il trasferimento dell'824 nella cattedrale di Benevento si inserisce nel contesto del rinnovamento edilizio e spirituale della città dopo le devastazioni longobarde. La collocazione delle reliquie nella nuova cattedrale aveva funzione sia religiosa che politica: rafforzare l'identità cristiana della città e legittimare il potere episcopale.
Il successivo trasferimento a Montevergine è probabilmente legato alle incursioni saracene del IX-X secolo, che resero insicure le città di pianura. I monasteri montani, più difendibili, divennero custodi di tesori e reliquie. L'abbazia fondata da Guglielmo da Vercelli nel XII secolo consolidò questa funzione di conservazione.
Un documento del IX secolo, forse apocrifo, menziona che nell'871 i corpi di Gennaro, Procolo, Eutiche e Acuzio sarebbero stati portati da un cavaliere svevo nell'abbazia di Reichenau sul lago di Costanza in Svizzera. Nel 1780 furono rinvenute ossa che, secondo analisi del 1964, mancherebbero effettivamente alle reliquie napoletane e puteolane. Nel 1781 Pozzuoli riebbe metà delle reliquie dei tre santi puteolani (Procolo, Eutiche, Acuzio).

Iconografia
L'iconografia di Festo e Desiderio è strettamente legata a quella di Gennaro e degli altri martiri puteolani. Nelle rappresentazioni pittoriche del martirio, che costituiscono un corpus vasto e diffuso soprattutto in Campania, i sette santi sono raffigurati insieme, sebbene Gennaro occupi generalmente la posizione centrale e preminente.
Festo è riconoscibile per la dalmatica, paramento liturgico proprio dei diaconi, generalmente di colore rosso (simbolo del martirio) o viola. La dalmatica è spesso decorata con strisce verticali (clavi) che ne evidenziano la funzione liturgica. Desiderio, come lettore, indossa abiti più semplici, talvolta la tonsura ecclesiastica.
Entrambi recano la palma del martirio, attributo iconografico universale dei martiri. In alcune rappresentazioni sono raffigurati in attesa della decapitazione, in altri già decapitati con la testa mozzata accanto al corpo. Scene del processo davanti a Dragonzio sono più rare ma non inesistenti.

Culto e devozione
Il culto di Festo e Desiderio è particolarmente vivo a Benevento, loro città di origine, e a Pozzuoli, luogo del martirio. A Montevergine, dove sono custodite le reliquie, sono oggetto di venerazione insieme agli altri santi campani.
La parrocchia di San Gennaro alla Solfatara a Pozzuoli, elevata a parrocchia nel 1945, è intitolata a San Gennaro vescovo e martire e ai Santi Festo e Desiderio martiri. La chiesa, ricostruita nel 1574-1580 a spese del Comune di Napoli, sorge sul luogo tradizionale del martirio e costituisce il centro del culto locale.
La memoria liturgica del 7 settembre è celebrata con particolare solennità nelle chiese dedicate e nelle comunità che conservano reliquie dei santi. Nel Martirologio Romano la loro commemorazione è fissata stabilmente, segno del riconoscimento del culto da parte della Chiesa universale.

Curiosità
- La commutazione della pena da "ad bestias" (condanna alle belve) a decapitazione è un elemento insolito che le fonti non spiegano chiaramente. Alcuni studiosi ipotizzano che Dragonzio volesse evitare il rischio di un "miracolo" pubblico (belve che si rifiutano di attaccare i condannati, episodio frequente nelle agiografie), altri che la decapitazione fosse semplicemente più rapida e pratica.
- Il Foro Vulcano presso la Solfatara, luogo del martirio, è un'area vulcanica attiva caratterizzata da fumarole e fenomeni geotermali. La scelta di questo luogo per le esecuzioni potrebbe essere stata dettata dalla sua natura extraurbana ma accessibile, oltre che dal carattere impressionante che il sito doveva esercitare sull'immaginario collettivo.

Autore: Enrico Quiri
 


 

La vicenda terrena dei martiri miseni, Festo e Desiderio va posizionata nel secolo IV, ed è strettamente collegata al martirio del grande e più conosciuto, vescovo s. Gennaro e degli altri martiri Sosso, Procolo, Eutiche ed Acuzio.
Bisogna subito dire che i nomi dei sette martiri, compaiono più o meno in ben sette antichi ‘Atti’, ‘Passio’, ‘Vitae’, naturalmente tutti parlando in primo piano di s. Gennaro, del suo famoso miracolo della liquefazione del sangue e poi delle varie traslazioni delle reliquie dei martiri, con destinazioni diverse e del loro culto in varie località.
Dei vari autorevoli documenti sopra citati, vi sono gli “Atti Puteolani” o “Acta s. Proculi”, che illustrano le gesta del martire Procolo; questi “Atti” furono rinvenuti nell’Archivio della Curia di Pozzuoli e pubblicati per la prima volta, dal gesuita bollandista Stilting, nel 1867 a Parigi.
Non avendo la possibilità di accedere a questo Archivio, ci dobbiamo contentare di citare quanto raccontano i cosiddetti “Atti Bolognesi”, conservati in un codice del 1180, del monastero bolognese di S. Stefano dei padri Celestini e che riporta il racconto, già molto noto prima del secolo VII.
Mentre infuriava la persecuzione dell’imperatore Diocleziano (284-305), contro i cristiani, il vescovo di Benevento Gennaro, si trovava a Pozzuoli in incognito, per non essere riconosciuto dai pagani, che allora correvano numerosi a consultare la Sibilla Cumana, la quale risiedeva nel suo antro, appunto nella vicina Cuma.
Ma comunque la sua presenza, era nota ai cristiani della zona, perché il trentenne diacono di Miseno, Sosso o Sossio, accompagnato dal diacono Festo e dal ‘lettore’ Desiderio, si recarono più volte a fargli visita con grande cautela e circospezione. Ma i pagani però smascherarono Sosso come cristiano e lo denunziarono al giudice Dragonzio; il diacono di Miseno fu catturato ed imprigionato e poi condannato ad essere sbranato dagli orsi, nell’anfiteatro di Pozzuoli.
Il vescovo Gennaro, Festo e Desiderio, saputo del suo arresto, pur sapendo dei rischi a cui andavano incontro, vollero far visita a Sosso, per portargli il loro conforto; furono anch’essi scoperti, confessarono di essere cristiani e quindi condotti dal giudice Dragonzio, il quale visto il loro rifiuto di abiurare, li condannò alla stessa pena di Sosso. Non si sa bene il perché, ma la sentenza “ad bestias” fu commutata dallo stesso Dragonzio, nella decapitazione per tutti.
A questo punto entrano nel racconto i tre puteolani, il diacono Procolo ed i laici cristiani Eutiche ed Acuzio, i quali protestarono vivacemente contro la condanna, mentre i martiri venivano condotti al supplizio; con la facilità e il fanatismo di allora, furono presi anche loro e condannati alla stessa pena della decapitazione, che ebbe luogo, secondo la tradizione, il 19 settembre del 305, nel Foro Vulcano, nei pressi della celebre Solfatara.
Da questo punto in poi, il gruppo dei sette martiri campani, li si ritrova nel successivo culto, a volte tutti insieme, a volte a coppie, a volte singolarmente; anche nelle catacombe dette di S. Gennaro, di S. Severo, di S. Gaudioso; essi sono raffigurati divisi e in diverse catacombe.
La storia delle traslazioni delle reliquie è ancora più complessa; quelle di s. Gennaro dall’agro Marciano presso Pozzuoli, dove sembrano che furono tutti sepolti, furono poi portate a Napoli, poi avventurosamente a Benevento, a Montevergine e poi di nuovo a Napoli.
I corpi dei santi Festo e Desiderio, furono sepolti prima fuori Benevento, poi nell’824 nella rinnovata cattedrale di Benevento e poi nell’abbazia di Montevergine. Le reliquie del diacono Sosso o Sossio, vennero accolte con onore nella sua Miseno, città poi distrutta dalle orde saracene nel secolo IX, recuperate furono portate a Napoli e dal 1807 sono custodite e venerate nella città di Frattamaggiore (diocesi di Aversa).
Le reliquie di Eutiche ed Acuzio, furono conservate nel ‘praetorium Falcidii’, presso la basilica paleocristiana di S. Stefano, prima cattedrale puteolana e sembra che nella seconda metà dell’VIII secolo, furono deposte nella cattedrale Stefania di Napoli.
Infine il santo diacono Procolo, patrono principale della città di Pozzuoli, avrebbe trovato una definitiva collocazione nel tempio Calpurniano, trasformato nella nuova cattedrale puteolana.
Secondo un documento del IX secolo, forse fittizio, si dice che nell’871, i corpi di Gennaro, Procolo, Eutiche ed Acuzio, sarebbero stati portati da un cavaliere svevo nell’abbazia di ‘Angia Dives’ o Reichenau, sul lago di Costanza in Svizzera; effettivamente nel 1780 si rinvennero delle ossa, che in successive analisi ed ispezioni fatte nel 1964 a Napoli, confermerebbero che mancano alle reliquie napoletane e puteolane. Nel 1781 Pozzuoli riebbe metà delle reliquie dei tre santi puteolani.
Tralasciamo volutamente tutto il seguito che riguarda il miracolo del sangue e il culto di s. Gennaro, presente nel sito con scheda propria; per completare dicendo che l’iconografia pittorica del martirio dei sette martiri è molto vasta, e se pure in primo piano vi è sempre la decapitazione di s. Gennaro, intorno a lui, in attesa del loro martirio, oppure a terra già decapitati, gli autori dei quadri, hanno sempre inserito gli altri martiri; i tre diaconi Procolo, Festo e Sosso, indossano la tipica ‘dalmatica’ del loro Ordine sacro.
Questo dovrebbe portarci a credere, che il giorno della celebrazione dovesse essere il 19 settembre per tutti, invece a questa data si celebra il solo s. Gennaro; il 7 settembre Festo e Desiderio; Sosso il 23 settembre; Procolo, Eutiche e Acuzio, il 18 ottobre.
Forse queste antiche date, passate poi nel ‘Martirologio Romano’, stanno ad indicare, che è probabile che siano stati martirizzati in due gruppi e in due giorni diversi.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-08-21

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