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San Rubil (Ruben) Monaco
Festa:
1 agosto
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V-VI sec.
Sotto il nome di Rubil (már Rùbíl) questo santo è commemorato al 1° agosto (ab) in due soli calendari siriaci pubblicati da F. Nau: i calendari VI-A e X. Lo studioso di cose siriache citava a suo proposito una Vita ancora manoscritta custodita in un cod. della BiblIoteca Bodleiana di Oxford (Marsball 13). Secondo questo ms. (stando al compendio datone da F. Nau) R., originario della città di ZàbIná del paese dei Traci, era superiore di un monastero di trentacinque monaci: al tempo dell'imperatore Traiano e del suo generale Daqliyúniuris (?), nipote dell'imperatore. Rubil non beveva affatto in tempo di digiuno; visse sessantacinque anni di vita monastica e morí un 1° agosto nel monastero chiamato Dayrayè eúmrIn. Si rimane perplessi di fronte a una tale storia e alla cronologia da essa proposta. Una pista di interessanti ricerche si è aperta quando si è notato, come ha fatto E.A.W. Budge, che Rúbil potrebbe essere considerato come l'equivalente di Rúben. Ora, precisamente il Martirologio di RabbAn Slibá commemora, nel giorno dei calendari citati, il 1° agosto már RúbIl che P. Peeters ha ben tradotto con Ruben e identificato con lo stílita di Qartamin nella Túr-'Abdin, di cui si parla nella storia del famoso monastero di quella città e che vi è noto sotto il nome di Dayrà d'Dmrá, fondato al píú tardi nella seconda metà del sec. V. Si riconosce peraltro questo nome nella forma corrotta Dayrayé eúmrIn, trasmessa da ms. oxfordiano. Si tratta quindi del medesimo personaggio che è nominato in tutti i documenti considerati. Non si può dire ancora, allo stato attuale delle ricerche, l'epoca esatta in cui Rubil è vissuto, ma il suo culto, attestato dai soli documenti giacobiti, farebbe pensare che sia vissuto dopo il tempo del concilio di Calcedonia. Per il momento non se ne può dire di più.
Etimologia: Rubil è una variante o corruzione fonetica siriaca di Ruben. Il nome Ruben deriva dall'ebraico Re'uven, che significa 'ecco un figlio' o, in un'interpretazione teologica, 'il Signore ha visto la mia a
Emblema: Abito monastico siriaco tradizionale, talvolta rappresentato in posizione di stilita o nell'atto di benedire una comunità di monaci.
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Le notizie biografiche su San Rubil (Ruben) ci pervengono principalmente attraverso due calendari siriaci pubblicati dallo studioso F. Nau e una Vita manoscritta custodita nel codice Marshall 13 della Biblioteca Bodleiana di Oxford. Secondo il compendio di questo manoscritto, Rubil sarebbe originario della città di ZàbIná, situata nel paese dei Traci. La stessa fonte lo colloca temporalmente durante il regno dell'imperatore Traiano e del suo generale Daqliyúniuris, identificato come nipote dell'imperatore. Tuttavia, questa cronologia presenta evidenti incongruenze storiche e geografiche. È altamente improbabile che un monaco di tradizione siriaca operasse in Tracia sotto Traiano con le caratteristiche descritte. Gli agiografi orientali tendevano talvolta ad anteporre le figure monastiche a epoche imperiali romane per conferirne maggiore autorità, creando sovrapposizioni cronologiche che la critica moderna ha ormai chiarito.
La guida del cenobio e l'ascesi Nonostante le incertezze sulle origini, il profilo spirituale del santo emerge con chiarezza dalle fonti. Rubil è descritto come il superiore di un monastero che contava trentacinque monaci. La sua guida era caratterizzata da un rigore ascetico eccezionale, tipico della spiritualità siriaca delle origini. Un dettaglio riportato dalla tradizione sottolinea la sua disciplina ferrea: durante i periodi di digiuno, egli si asteneva completamente dal bere qualsiasi liquido. Questa pratica, sebbene estrema, riflette l'ideale di mortificazione corporea diffuso nel monachesimo mesopotamico, volto a liberare lo spirito dalle necessità terrene per dedicarsi interamente alla preghiera e alla contemplazione. La sua permanenza nella vita monastica è quantificata dal manoscritto in sessantacinque anni, un dato che, pur potendo avere un valore simbolico, indica una lunga e ininterrotta dedizione al servizio della comunità.
L'identificazione con Ruben di Qartamin La svolta nella comprensione storica di questa figura si deve agli studi di E.A.W. Budge e di P. Peeters. Essi hanno notato che il nome Rúbil può essere considerato l'equivalente fonetico o la corruzione di Rúben. Il Martirologio di Rabban Sliba commemora infatti, nella stessa data del 1 agosto, un már Rúbíl che Peeters ha tradotto correttamente come Ruben, identificandolo con lo stilita di Qartamin nella regione del Tur-Abdin. Questa regione, situata nella Mesopotamia superiore, fu uno dei centri più vitali del monachesimo siriaco. Il monastero di Qartamin, noto anche come Dayrā d-Mor Gabriel, fu fondato al più tardi nella seconda metà del V secolo. L'identificazione spiega anche la corruzione toponomastica presente nel manoscritto oxfordiano: il Dayrayè eúmrIn, luogo della morte di Rubil, non è altro che una storpiatura trascrizionale di Dayrà d-'Dmrá, il nome siriaco del monastero di Qartamin.
Gli ultimi anni e la morte Alla luce di queste acquisizioni critiche, la vita di San Rubil si colloca con maggiore verosimiglianza nel periodo successivo al Concilio di Calcedonia, epoca in cui il monachesimo siro-ortodosso consolidò le proprie strutture e la propria identità teologica. La sua morte è fissata dalla tradizione al 1 agosto, nel monastero di Qartamin, dopo una lunga vita dedicata alla guida spirituale e all'ascesi. Non esistono documenti certi sulle sue spoglie, che si presume siano rimaste nel luogo del suo decesso, divenendo oggetto di venerazione locale.
Il contesto del monastero di Qartamin Il monastero di Qartamin (oggi noto come Mor Gabriel) rappresenta uno dei più antichi centri monastici siro-ortodossi ancora esistenti. Fondato verso la fine del IV secolo, divenne un faro di cultura e spiritualità nella regione del Tur-Abdin. L'associazione di Rubil-Ruben a questo luogo lo inserisce a pieno titolo nel novero dei padri del monachesimo mesopotamico, contribuendo a spiegare la persistenza del suo culto nei calendari giacobiti, nonostante l'oblio in cui è caduto in altre tradizioni cristiane.
La trasmissione manoscritta La figura di Rubil sopravvive grazie a una catena di trasmissione testuale frammentaria ma significativa. I calendari siriaci VI-A e X, studiati da F. Nau, e il Martirologio di Rabban Sliba costituiscono le testimonianze liturgiche principali. Il manoscritto della Biblioteca Bodleiana, pur nella sua tendenza all'agiografia romanzata, conserva il nucleo storico di un superiore cenobitico di nome Ruben, la cui memoria è stata preservata con tenacia dalle comunità siriache.
Autore: Enrico Quiri
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