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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera G > San Gorgonio di Roma Condividi su Facebook

San Gorgonio di Roma Martire

Festa: 9 settembre

† Roma, III-IV sec.

La sua memoria è infatti attestata già nel Cronografo del 354, dove la Depositio Martyrum lo ricorda il 9 settembre con una breve indicazione topografica: Gorgonio era venerato sulla via Labicana. Il suo sepolcro si trovava nel grande complesso funerario noto come ad Duas Lauros, presso l'area cimiteriale poi associata ai santi Pietro e Marcellino. Non è stata conservata una passio antica che racconti la sua vita, la professione, l'arresto o le circostanze della morte. Per questo motivo, le notizie che lo presentano come ufficiale della corte dell'imperatore Diocleziano e lo associano ai martiri Doroteo e Pietro di Nicomedia non possono essere riferite con sicurezza al Gorgonio romano. Si tratta di una confusione agiografica sviluppatasi nel Medioevo tra due martiri omonimi. La sua importanza storica risiede dunque soprattutto nell'antichità del culto. Gorgonio era già venerato nel IV secolo e fu ricordato anche in un'epigrafe composta da papa Damaso I.

Patronato: Civitella d'Agliano; Gorze.

Etimologia: Dal greco Gorgonios, collegato a gorgos, terribile, spaventoso.

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero ad Duas Lauros sulla via Labicana, san Gorgonio, martire.


Le notizie storicamente più solide su Gorgonio non provengono da una narrazione biografica, ma dai documenti liturgici e topografici della Chiesa romana antica. La prima testimonianza è contenuta nella Depositio Martyrum, inserita nel Cronografo del 354. Il documento registra al 9 settembre la memoria di Gorgonio sulla via Labicana. Si tratta di una fonte di eccezionale importanza, perché dimostra che a quella data il suo culto era già stabilmente inserito nel calendario della comunità cristiana di Roma.
Il luogo indicato era il cimitero ad Duas Lauros, uno dei principali complessi funerari cristiani posti lungo la via Labicana. La denominazione, che significa tra i due allori, è legata a una zona funeraria che in seguito sarebbe stata identificata anche con il cimitero dei santi Pietro e Marcellino. La memoria di Gorgonio rimase legata a quel luogo per secoli.
La data del 9 settembre non sembra quindi derivare da una ricostruzione agiografica tardiva, ma conserva la memoria liturgica antica del suo dies natalis, cioè del giorno nel quale la comunità cristiana celebrava il suo ingresso nella vita eterna.

Il silenzio delle fonti sulla sua vita
Il dato più importante da tenere presente è anche il più semplice: non possediamo una fonte antica attendibile che racconti chi fosse Gorgonio.
Non conosciamo con certezza il luogo di nascita, la famiglia, l'età, la professione o il momento preciso della sua conversione al cristianesimo. Non sappiamo neppure attraverso quale forma di persecuzione sia stato condannato a morte.
Questa scarsità documentaria non significa che il personaggio sia incerto. Al contrario, l'esistenza del culto romano è documentata da fonti molto antiche. Ciò che rimane sconosciuto è la sua vicenda personale. La distinzione è importante, perché la tradizione agiografica medievale cercò successivamente di colmare quel vuoto costruendo una biografia più articolata, ma lo fece sovrapponendo al martire romano la vicenda di un altro Gorgonio.

L'iscrizione di papa Damaso
Un elemento di particolare valore storico è rappresentato dall'epigramma attribuito a papa Damaso I, pontefice dal 366 al 384.
L'iscrizione ricordava il sepolcro di Gorgonio e sottolineava la sua appartenenza alla schiera dei martiri. Il testo, conservato attraverso antiche raccolte epigrafiche anche dopo la perdita dell'originale, testimonia che nel IV secolo la memoria del martire aveva assunto un rilievo sufficiente da meritare un intervento della grande stagione epigrafica promossa da Damaso nei cimiteri romani.
L'epigramma insiste sul sepolcro del martire e sul rapporto tra la sua tomba e la presenza degli altri santi. La scelta di Damaso mostra come i luoghi funerari dei martiri fossero diventati punti importanti della memoria cristiana di Roma.
L'iscrizione fu trasferita in epoca medievale dalla zona della via Labicana alla chiesa di San Martino ai Monti, dove venne conservata insieme ad altri materiali epigrafici provenienti dai cimiteri romani. L'originale andò poi perduto nel XVIII secolo, ma il testo era già stato trasmesso da diverse sylloges epigrafiche.

La memoria nel Martirologio Geronimiano
La tradizione romana trovò ulteriore conferma nel Martyrologium Hieronymianum, che al 9 settembre colloca esplicitamente il martire sulla via Labicana, inter duas lauros.
La formula conservata dal martirologio collega quindi tre elementi fondamentali: Roma, la via Labicana e il cimitero nel quale era custodita la memoria del martire. È una testimonianza che si inserisce nella continuità del culto romano già documentato dal Cronografo del 354.
Anche altre fonti medievali, tra cui gli itinerari dei pellegrini e le descrizioni dei luoghi santi di Roma, continuarono a ricordare Gorgonio nella medesima area funeraria. La sua memoria non nasce dunque nel Medioevo, ma vi arriva attraverso una tradizione molto più antica.

La confusione con Gorgonio di Nicomedia
La vicenda di Gorgonio è resa particolarmente complessa dall'esistenza di un altro martire omonimo, Gorgonio di Nicomedia.
Quest'ultimo appartiene a una tradizione martiriale diversa ed è associato, nelle fonti relative alla persecuzione di Diocleziano in Oriente, ai santi Doroteo e Pietro. La sua memoria è tradizionalmente collegata al 12 marzo. Nel corso del Medioevo, tuttavia, alcuni compilatori dei martirologi finirono per sovrapporre le due figure.
Un ruolo decisivo fu svolto da Adone di Vienne nel IX secolo. Rielaborando il materiale precedente, Adone conservò al 12 marzo la memoria di Pietro di Nicomedia e trasferì al 9 settembre Gorgonio e Doroteo, facendo così convivere elementi appartenenti a tradizioni differenti. Nello stesso tempo scomparve dalla sua compilazione il Gorgonio romano, la cui presenza era invece ben documentata dalle fonti più antiche.
La confusione si trasmise successivamente ad altri martirologi e influenzò anche la tradizione occidentale posteriore. Da qui derivò la leggenda secondo la quale Gorgonio sarebbe stato un ufficiale della corte di Diocleziano, avrebbe protestato contro le torture inflitte ai cristiani e sarebbe stato martirizzato insieme a Doroteo.
Questi elementi non devono essere attribuiti al Gorgonio romano senza una precisa avvertenza critica. La tradizione biografica è infatti il risultato della fusione di due figure distinte.

Le reliquie e la traslazione a Gorze
Il culto di Gorgonio non rimase confinato a Roma.
Nell'VIII secolo il suo nome compare in relazione con l'abbazia di Gorze, in Lorena. Secondo la tradizione, il vescovo di Metz Crodegango avrebbe ricevuto a Roma reliquie del martire durante il pontificato di Paolo I e le avrebbe portate a Gorze intorno al 765. Il culto di Gorgonio a Gorze è comunque documentato già nel secolo VIII.
La tradizione della traslazione è significativa anche per la storia della circolazione delle reliquie romane nell'Europa carolingia. Roma costituiva infatti il principale centro dal quale le Chiese occidentali cercavano di ottenere reliquie dei martiri antichi, destinate a sostenere la memoria liturgica delle nuove fondazioni monastiche.
Nel caso di Gorgonio, tuttavia, la storia delle reliquie divenne successivamente assai complessa. Una seconda traslazione dal cimitero romano è ricordata al tempo di papa Gregorio IV, tra l'827 e l'844, da Anastasio il Bibliotecario. La presenza di più tradizioni relative alla permanenza delle reliquie nello stesso cimitero deve essere considerata con prudenza.
Il fenomeno non è isolato. Nel Medioevo, anche dopo la traslazione di un corpo santo, la memoria del luogo originario poteva continuare a essere associata alla presenza delle reliquie. Ciò favorì la nascita di attestazioni concorrenti e, in alcuni casi, di reliquie ritenute appartenenti allo stesso martire in località differenti.

La diffusione del culto nell'Europa medievale
Gorgonio fu uno dei martiri romani il cui culto si diffuse ampiamente nell'Europa occidentale medievale.
Oltre a Gorze, tradizioni relative alle sue reliquie o alla sua memoria si svilupparono a Cluny, Pouillon nella diocesi di Reims, Rethel, Saint-Gorgon nella diocesi di Soissons e Minden. La diffusione testimonia la fortuna del suo culto, anche se non permette automaticamente di stabilire l'autenticità delle singole reliquie.
A Minden, in particolare, la confusione tra il Gorgonio romano e quello di Nicomedia contribuì a produrre una tradizione agiografica nella quale le due figure finirono per sovrapporsi. La composizione di testi agiografici nel X secolo contribuì ulteriormente a consolidare questa identificazione errata.
La vicenda mostra bene un fenomeno frequente nella storia del culto dei martiri: una memoria originariamente molto semplice può essere arricchita nei secoli da racconti, trasferimenti di reliquie e identificazioni successive, fino a produrre una figura agiografica assai più dettagliata di quella che le fonti antiche permettono realmente di ricostruire.

Il culto romano e la memoria liturgica
Nonostante le trasformazioni della tradizione, il Gorgonio romano conserva una collocazione precisa nel calendario della Chiesa: il 9 settembre.
Il Martirologio Romano lo ricorda ancora oggi in modo estremamente sobrio: a Roma, nel cimitero ad Duas Lauros sulla via Labicana, san Gorgonio, martire. Questa formulazione è significativa perché evita di riproporre gli elementi leggendari della tradizione medievale e conserva invece i dati essenziali della memoria antica: il nome, la città, il luogo della sepoltura e il titolo di martire.
Anche Vatican News presenta Gorgonio come uno dei primi martiri della Roma antica e sottolinea che si conosce poco della sua vicenda, mentre sono documentati il sepolcro sulla via Labicana, la venerazione già nel IV secolo e le successive traslazioni delle reliquie.

Il patronato di Civitella d'Agliano
La memoria di Gorgonio è rimasta viva anche in Italia.
A Civitella d'Agliano, nel territorio della diocesi di Viterbo, il martire romano è venerato come patrono. Nella chiesa parrocchiale gli è dedicato un altare e si conserva una tela settecentesca di Ludovico Mazzanti, realizzata nel 1753, che raffigura la Madonna con il Bambino insieme ai santi Gorgonio, Lorenzo, Lucia e Callisto papa.
Il patronato testimonia la permanenza di una devozione locale che collega una comunità contemporanea alla memoria di un martire della Roma cristiana delle origini.

La figura storica e la tradizione agiografica
Nel caso di Gorgonio è particolarmente importante separare ciò che può essere storicamente affermato da ciò che appartiene alla tradizione successiva.

È storicamente documentato:
- l'esistenza di un martire chiamato Gorgonio;
- la sua venerazione a Roma;
- la memoria liturgica del 9 settembre;
- la sepoltura sulla via Labicana, nel cimitero ad Duas Lauros;
- la presenza del suo culto già nel IV secolo;
- la memoria del suo sepolcro nell'epigrafia damasiana;
- la continuità della sua memoria nelle fonti liturgiche e negli itinerari medievali;
- le antiche tradizioni relative alla traslazione delle sue reliquie verso l'Europa occidentale.

Appartiene invece alla tradizione agiografica successiva:
- la sua identificazione con un ufficiale della corte di Diocleziano;
- l'associazione con Doroteo e Pietro;
- la descrizione delle torture subite;
- il racconto dettagliato del suo martirio;
- la traslazione a Roma delle reliquie del Gorgonio di Nicomedia.
Questi elementi appartengono alla vicenda del Gorgonio di Nicomedia o alla successiva fusione delle due tradizioni e non possono essere utilizzati per ricostruire con sicurezza la biografia del martire romano.

Il valore storico della sua memoria
La figura di Gorgonio è interessante proprio perché mette in evidenza un aspetto fondamentale della storia del cristianesimo antico: per molti martiri delle prime generazioni non possediamo una biografia completa, ma soltanto il nome e il luogo nel quale la comunità ne custodiva la memoria.
In questi casi, il dato archeologico, epigrafico e liturgico assume un'importanza superiore alla narrazione agiografica. La presenza di Gorgonio nella Depositio Martyrum del 354 e l'epigrafe di Damaso costituiscono infatti testimonianze molto più antiche delle passiones medievali che cercarono di raccontarne la vita.
Gorgonio appartiene così alla generazione dei martiri la cui memoria fu custodita dalla Chiesa romana attraverso la tomba, la celebrazione liturgica e il ricordo comunitario. Il suo culto dimostra inoltre come la fama di un martire potesse superare i confini della città e trasformarsi, nell'età carolingia e medievale, in una rete europea di chiese, monasteri e tradizioni reliquiarie.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

La Depositio Martyrum compresa nel Cronografo del 354 segnala al V delle idi di settembre (9 settembre) Gorgoni in Lavicana. Si tratta del più antico documento che ci dia notizia dell'esistenza e del culto di Gorgonio. D'altra parte, non si saprà mai di più su questo martire di cui non è stata conservata alcuna passio. I testimoni medievali, che di solito informano sul ricordo dei martiri romani, come, ad es. l'Itinerario di Salisburgo, quello di Malmesbury e l'Epitome de locis sanctorum, fanno tutti menzione di Gorgonio nello stesso luogo (presso la tomba di s. Elena) sulla via Labicana. Bisogna aggiungere, inoltre, la testimonianza dei Sacramentari Gelasiano e Gregoriano. Il Martirologio Geronimiano, al 9 settembre, contiene una menzione più precisa: "Romae via Lavicana inter duas (sic!) lauros in cimiterio ejusdem natale sancti Gorgoni".
Il cimitero inter duas lauros, conosciuto anche come di Pietro e Marcellino, custodiva in interiore antro il corpo di Gorgonio che, alla fine del IV sec. doveva godere di una vivissima rinomanza.
Trasportata nel Medio Evo dalla via Labicana alla chiesa di S. Martino ai Monti, questa iscrizione scomparve nel XVIII sec. durante un restauro della chiesa. Il testo è stato conservato da diverse Sylloges (Tours, Lorsch, ecc.). Nel suo Martirologio, Beda menziona Gorgonio alla data tradizionale e altrettanto fa Floro, che riprende quasi letteralmente la notizia del Martirologio Geronimiano.
Adone operò un rimaneggiamento nel Martirologio di Floro, che riuscì nefasto per Gorgonio: il 12 marzo, infatti, egli aveva trovato la menzione di tre martiri di Nicomedia, Pietro, Gorgonio e Doroteo e al 9 settembrre quella di un martire romano Gorgonio; egli lasciò al 12 marzo la memoria di Pietro di Nicomedia e trasportò al 9 settembre quella degli altri due, Gorgonio e Doroteo, lasciando la collocazione a Nicomedia (e per di più ripetendo a loro proposito la descrizione dei tormenti subiti da Pietro). Gorgonio di Roma, che aveva, senza alcun dubbio, causato il trasferimento dei due martiri, diventava piuttosto ingombrante. Adone non si lasciò intralciare da questa difficoltà e soppresse dal suo testo il Gorgonio di Roma, inventando, tuttavia, la traslazione in questa città delle reliquie dell'omonimo di Nicomedia.
Ormai il culto del martire romano in Occidente era finito, poiché la stessa sostituzione fu ripresa da Usuardo e, per suo mezzo, giunse fino al Martirologio Romano ove ancora sussiste, con lo stesso errore commesso da Adone, il quale aveva posto sulla "via Latina" la pretesa traslazione. Baronio si accontentò di aggiungere che, in seguito, le reliquie di Gorgonio furono trasportate nella basilica Vaticana.
Il martire romano Gorgonio ebbe l'onore di almeno due traslazioni dal cimitero inter duas lauros. La prima avrebbe avuto luogo a cura del vescovo Crodegango di Metz (760-766) al tempo del papa Paolo I (757-767) dal quale avrebbe avuto in dono le reliquie (a meno che non gliele avessero procurate i ben noti saccheggiatori). Ritornato in Lorena, Crodegango le avrebbe deposte (intorno al 765) nell'abbazia di Gorze, ove il patronato di Gorgonio è peraltro documentato dal 761.
Una seconda traslazione di Gorgonio dallo stesso cimitero è ancora ricordata, al tempo di Gregorio IV (827-844), da Anastasio il Bibliotecario nella Vita di quel pontefice. E' interessante notare ciò che H. Delehaye diceva a proposito di tale doppia traslazione: "Bisogna pensare che in quell'epoca (IX sec.) si sia prodotto un fenomeno psicologico, tanto spesso rinnovatosi in seguito: dopo la traslazione di un corpo santo, si continua ad agire come se esso sia rimasto sul luogo. Il pubblico ha dimenticato - se pure le ha mai conosciute - le circostanze della traslazione... Sebbene s. Sebastiano e s. Gorgonio avessero passate le Alpi, si è potuto ricercarli nei cimiteri quibus antea jacebant, immaginare di averli ritrovati e creare quindi quelle reliquie doppie o triple che noi, troppo spesso, riscontriamo".
In ogni modo bisogna notare che, se queste traslazioni di Crodegango e di Gregorio IV ebbero luogo, si trattava sempre del martire romano e non di altri, poiché l'una e l'altra sono antecedenti all'epoca in cui Adone componeva il suo Martirologio. A questo, evidentemente, non ha pensato il compilatore della Passio Gorgonii et Dorothei che A. Poncelet credeva di poter identificare con Adalberto, vescovo di Magdeburgo. Scrivendo verso la fine del sec. X, egli si basava sul Martirologio di Adone, come chiaramente prova il testo, e persuase in tal modo Milone, vescovo di Minden in Westfalia, cui inviava la passio, che Gorgonio fosse un martire di Nicomedia, le cui reliquie erano state trasportate a Roma. Milone, la cui diocesi era sotto il patronato dello stesso santo patrono dell'abbazia di Gorze, comunicò la passio al suo abate Immone, e cosí la confusione giunse fino in Lorena.
Anche se Gorgonio, martire di Roma, è scomparso dai libri liturgici, non bisogna dimenticare che fu lui, e non l'omonimo martire di Nicomedia, a godere nel Medio Evo di un culto tanto diffuso, specialmente nei luoghi dove, oltre che a Gorze, si pretendeva di custodire sue reliquie e, cioè, a Cluny, Pouillon (dioc. di Reims), Rethel, SaintGorgon (dioc. di Soissons) e a Minden.
Negli Acta SS. Martii, è riferita la traslazione da Roma a Marmoutier avvenuta nell'847 ad opera dell'abate Rainaldo, di un Gorgonio martire, il cui corpo sarebbe stato estratto "in loco qui dicitur Via Appia inter duas lauros iuxta ecclesiam S. Caeciliae". Secondo il monaco autore della relazione, questo Gorgonio sarebbe uno dei quaranta martiri sebasteni uccisi sotto Licinio, e i cui resti sarebbero stati traslati a Roma.
Poichè questi traslazione di martiri di Sebaste a Roma non è mai avvenuta, è da pensare, stando anche al riferimento inter duas lauros che il Gorgonio traslato a Marmoutier sia o una reliquia del Gorgonio della via Labicana o un "corpo santo" ribattezzato.


Autore:
Joseph-Marie Sauget


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-01

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