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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera C > San Caro di Malcesine Condividi su Facebook

San Caro di Malcesine Eremita

Festa: 26 luglio

Malcesine, Verona, 26 luglio, IX sec.

San Caro di Malcesine rappresenta, insieme al compagno San Benigno, una delle figure più suggestive dell'eremitaggio altomedievale nel territorio del Lago di Garda. Vissuti tra l'VIII e il IX secolo, i due santi scelsero le aspre pendici del Monte Baldo come luogo di ritiro, preghiera e lavoro manuale, diventando punti di riferimento spirituale per le comunità locali. Sebbene le notizie biografiche certe siano estremamente scarse, la solidità del loro culto, attestato documentalmente già dal XIV secolo, ne conferma l'importanza storica. La loro memoria è indissolubilmente legata alla tradizione veronese, in particolare al celebre episodio della traslazione delle reliquie di San Zeno, che li vede protagonisti in un intreccio tra fede, storia e folklore. La loro festa è celebrata il 26 luglio.

Etimologia: Dal latino Carus, che significa 'diletto' o 'amato'.

Emblema: Abito eremitico, bastone, raffigurazione congiunta con San Benigno, talvolta con elementi leggendari (rape, merlo).


Le origini di San Caro sono avvolte nel silenzio delle fonti. Non disponiamo di atti processuali o cronache coeve che ne tramandino il luogo di nascita o la formazione. È tuttavia storicamente plausibile collocare la sua esistenza tra l'VIII e il IX secolo, un periodo in cui le zone montane del Garda divennero rifugio per uomini e donne in cerca di Dio, lontani dalle turbolenze delle pianure. La tradizione lo presenta come discepolo o compagno di San Benigno. Insieme, i due scelsero di stabilirsi in una grotta sulle pendici del Monte Baldo, a circa ottocento metri di altitudine. Qui condussero un'esistenza segnata dalla preghiera liturgica, dal lavoro manuale e dall'accoglienza dei viandanti, incarnando l'ideale dell'anacoretismo che ha caratterizzato la spiritualità cristiana dell'alto Medioevo.

Il legame con Verona e la traslazione di San Zeno
Il momento di maggiore visibilità storica per la coppia di eremiti è legato alla città di Verona. Attorno all'anno 807, in occasione della costruzione della nuova basilica dedicata a San Zeno, si rese necessario traslare le spoglie del santo patrono. Le cronache successive attribuiscono a Benigno e Caro il merito di aver compiuto questo compito, quando altri avevano fallito. Sebbene gli elementi miracolosi, come la capacità di sollevare il feretro con due sole dita, appartengano chiaramente al registro agiografico, è probabile che gli eremiti del Baldo abbiano avuto un ruolo reale, forse come custodi o accompagnatori, in un evento di grande rilevanza per la Chiesa veronese. Questo episodio consolidò il loro prestigio e legò indissolubilmente il loro nome alla storia religiosa della regione.

La prova della calunnia e gli episodi tradizionali
Come spesso accade nelle agiografie medievali, la santità di Caro e Benigno fu messa alla prova da accuse infondate. La tradizione narra che fossero stati calunniati riguardo alla frequentazione di una donna, tale Olivetta, che li aiutava nelle faccende domestiche. Convocati dal vescovo per discolparsi, i due eremiti dimostrarono la loro innocenza attraverso segni straordinari: la semina notturna di rape che crebbero a dimensioni prodigiose in una sola notte e la capacità di stendere i propri abiti bagnati su un raggio di sole per asciugarli. Questi racconti, pur nella loro natura leggendaria, veicolano un messaggio teologico preciso: la difesa divina della purezza e della verità contro le maldicenze umane.

Gli ultimi anni e la morte
Non si conosce l'anno esatto della morte di San Caro, avvenuta, secondo la tradizione, in un 26 luglio, probabilmente nel corso del IX secolo, non molto tempo dopo quella di San Benigno. Il vescovo dell'epoca, riconoscendone la santità, ne dispose la sepoltura con onore sotto l'altare della chiesa parrocchiale di Santo Stefano a Malcesine. Nel 1314, il vescovo Tebaldo Fabri ordinò la traslazione delle loro reliquie in una nuova cappella appositamente costruita all'interno della stessa chiesa, un atto formale che sancì e rinnovò il culto pubblico verso i due eremiti, garantendone la memoria nei secoli successivi.

Culto e tradizioni popolari
Il culto di San Caro è prettamente locale, radicato nel comune di Malcesine e nelle frazioni limitrofe, come Cassone. La festa del 26 luglio è ancora oggi occasione di celebrazioni liturgiche e momenti di aggregazione comunitaria. A loro sono dedicate diverse chiese, tra cui la chiesa della Disciplina a Malcesine e le parrocchiali di Cassone. L'antico eremo sul Monte Baldo rimane un luogo di pellegrinaggio e meditazione, recentemente valorizzato da percorsi escursionistici che ne richiamano la storia.

Iconografia
Nell'arte sacra locale, San Caro è quasi sempre raffigurato in coppia con San Benigno. Entrambi indossano semplici abiti eremitici, spesso di colore marrone o grigio, e impugnano un bastone da viandante. In alcune rappresentazioni più tarde, come gli affreschi della chiesa della Disciplina, compaiono elementi tratti dalla leggenda, come il merlo o le rape, a sottolinearne l'identità agiografica specifica.

Curiosità
Una tradizione popolare vuole che il merlo, apparso ai santi per distoglierli dalla loro missione, sia stato condannato da San Benigno a rimanere immobile a mezzo monte fino alla morte per fame, come monito contro le tentazioni. Sul luogo di questo presunto evento sorge ancora oggi un piccolo capitello votivo, meta di breve devozione per gli escursionisti del Monte Baldo.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Santi BENIGNO e CARO, eremiti

Benigno e Caro sono due eremiti, che vissero tra l’VIII e il IX secolo nella zona di Malcesine, oggi incantevole Comune sulla sponda veronese del grande Lago di Garda, da cui si può raggiungere il Monte Baldo con una funivia che giunge fino a m. 1780.
Della loro vicenda umana, purtroppo non si sa niente, si ipotizza che fossero eremiti agostiniani; quello che è certo che il loro culto era molto sentito ancora nel secolo XVI.
Ancora oggi a Cassone, presso Malcesine, una chiesa è a loro dedicata; una leggenda attribuisce loro il trasporto in altra sede, delle ossa di s. Zenone, vescovo di Verona, che riposavano in quel luogo, ciò sarebbe avvenuto nell’807 ca.
A Malcesine, Benigno e Caro sono venerati il 26 luglio nella chiesa di S. Stefano, dove nel 1314 le loro reliquie, furono collocate in una nuova cappella, dal vescovo Tebaldo.

Il nome Caro, deriva dal latino “Carus”, nome assai usato dai Latini e significa “diletto”, oggi è solo usato come aggettivo affettuoso.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-07-21

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