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San Firmino di Amiens Vescovo

Festa: 25 settembre e 7 luglio

Pamplona, Navarra, Spagna, III sec. - Amiens, Somme, Alta Francia, 25 settembre, tra fine III e inizio IV sec.

Originario di Pamplona e formatosi alla fede cristiana sotto la guida del presbitero Onesto, discepolo di Saturnino di Tolosa, poi fu consacrato vescovo e inviato all’evangelizzazione della Gallia. Secondo il racconto della sua Passio avrebbe predicato in diverse regioni e sarebbe infine giunto ad Amiens, dove avrebbe subito il martirio per decapitazione durante le persecuzioni imperiali. La ricostruzione biografica tradizionale, tuttavia, non può essere accettata nel suo complesso come storicamente documentata: le fonti narrative sono tarde, presentano numerose varianti e non sono contemporanee agli avvenimenti. Anche l’identificazione di Firmino come primo vescovo di Amiens appartiene alla tradizione ecclesiastica, mentre il primo vescovo della sede amiénoise la cui esistenza è documentata con maggiore sicurezza è Eulogio, nel IV secolo. La figura storica di Firmino rimane quindi difficile da ricostruire, ma la sua memoria è solidamente attestata nella tradizione ecclesiale medievale di Amiens e, dal XII secolo, anche a Pamplona. La distinzione fra dati storici e tradizione agiografica è perciò essenziale per comprendere correttamente la sua vicenda.

Patronato: Diocesi di Amiens; Navarra, insieme a san Francesco Saverio.

Etimologia: Dal latino Firminus, collegato a firmus, ‘saldo’, ‘fermo’.

Emblema: Abiti episcopali, palma del martirio, testa recisa, talvolta il capo tenuto in mano.

Martirologio Romano: Ad Amiens nella Gallia belgica, ora in Francia, san Firmino, venerato come vescovo e martire.

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Le notizie su Firmino di Amiens derivano soprattutto da una serie di testi agiografici conservati in numerose redazioni. La tradizione lo presenta come originario di Pamplona, nell’Hispania romana, e appartenente a una famiglia di rango elevato. Il padre sarebbe stato il senatore Firmo e la madre Eugenia. Il giovane Firmino avrebbe ricevuto la formazione cristiana dal presbitero Onesto, collegato nella tradizione alla missione di san Saturnino di Tolosa.
Questi elementi appartengono però alla costruzione agiografica e non possono essere considerati dati biografici sicuri. La documentazione disponibile non consente di stabilire con certezza né i nomi dei genitori né l’ambiente familiare di Firmino, né tantomeno le circostanze della sua conversione o della sua formazione.
Il dossier agiografico di Firmino è particolarmente significativo perché la tradizione testuale è ampia ma non antica quanto la vita del personaggio. La Bibliotheca hagiographica latina distingue per Firmino martire di Amiens sei diverse Passiones, oltre a testi relativi all’invenzione e alla traslazione delle reliquie e a una raccolta di miracoli. Il Centro di ricerca dell’Institut de recherche et d’histoire des textes registra infatti per questo personaggio i codici BHL 3002-3011d. La molteplicità delle redazioni mostra una lunga elaborazione della memoria del santo, ma non equivale a una molteplicità di testimonianze indipendenti sulla sua vita.
Gli stessi Bollandisti, nella loro analisi pubblicata negli Acta Sanctorum, sottolineavano che le diverse copie degli Atti non erano opera di un autore contemporaneo e presentavano divergenze e problemi. La distanza cronologica dalle vicende narrate impone quindi una notevole prudenza.

Il presunto itinerario missionario
Secondo la Passio, dopo la formazione cristiana Firmino sarebbe stato ordinato sacerdote e successivamente consacrato vescovo. La tradizione lo collega a Onorato di Tolosa e gli attribuisce un lungo itinerario missionario attraverso varie regioni della Gallia.
I testi agiografici gli attribuiscono attività evangelizzatrici in Aquitania, Alvernia, Anjou e Beauvaisis, prima dell’arrivo ad Amiens. In alcune versioni compaiono anche arresti, flagellazioni e altre prove subite durante la predicazione.
Non è possibile verificare storicamente questo itinerario nei dettagli. Esso appartiene a un modello agiografico ben riconoscibile: il missionario itinerante, consacrato vescovo, attraversa territori ancora pagani, predica, converte numerosi abitanti e affronta l’opposizione dei sacerdoti delle religioni tradizionali.
Anche il numero delle conversioni attribuitegli dalle fonti, così come i nomi dei personaggi convertiti, non può essere assunto come dato storico. La tradizione, tuttavia, ha avuto un’importanza notevole nella costruzione della memoria ecclesiale di Amiens.

L’arrivo ad Amiens
Firmino è tradizionalmente considerato il fondatore e primo vescovo della Chiesa di Amiens, allora identificata con l’antica Samarobriva Ambianorum. La tradizione lo presenta come un evangelizzatore capace di conquistare alla fede cristiana una parte significativa della popolazione e di convertire anche membri delle élite locali.
Tra i convertiti viene ricordato il senatore Faustiniano, personaggio destinato ad assumere un ruolo importante nella successiva tradizione relativa alle origini cristiane di Amiens. La sua figura viene inoltre collegata alla genealogia di Firmino il Confessore, un altro vescovo di Amiens celebrato in una diversa memoria liturgica.
Proprio qui emerge uno dei principali problemi storico-agiografici della figura di Firmino. Le tradizioni relative a due vescovi omonimi di Amiens, il martire del 25 settembre e il confessore celebrato il 1° settembre, finirono per intrecciarsi. Le fonti medievali conservarono tuttavia due dossier distinti, e la ricerca storica ha dovuto affrontare il problema della loro possibile sovrapposizione.
Le liste episcopali di Amiens sono inoltre problematiche per i primi secoli. Lo storico Jacques Dubois ha mostrato come le antiche liste episcopali siano state trasmesse attraverso tradizioni tarde e presentino omissioni e incongruenze. L’esistenza di un vescovo di Amiens è documentata con sicurezza nel IV secolo con Eulogio, mentre la posizione cronologica e la successione dei primi personaggi episcopali rimangono in parte legate alla tradizione.
Per questo motivo Firmino può essere presentato come il primo vescovo di Amiens secondo la tradizione ecclesiale, ma non come il primo vescovo della sede la cui esistenza sia storicamente documentata senza riserve.

Il martirio
Il racconto della Passio colloca il martirio di Firmino ad Amiens. Secondo la tradizione, la sua attività missionaria avrebbe suscitato l’opposizione dei sacerdoti pagani e attirato l’attenzione delle autorità romane.
I nomi più frequentemente associati all’arresto sono Longulo e Sebastiano, presentati come magistrati o governatori. Firmino sarebbe stato imprigionato e sottoposto a pressioni affinché rinunciasse alla predicazione cristiana. Di fronte al suo rifiuto, sarebbe stato segretamente decapitato nel carcere per evitare una possibile reazione della popolazione.
La data del 25 settembre è stabilmente associata alla sua memoria liturgica. Molto meno sicuro è invece l’anno del martirio. La tradizione ha proposto diverse cronologie, comprese date riferite al II secolo, ma la tradizione amiénoise moderna lo colloca generalmente durante le persecuzioni tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, spesso attorno al 303.
Non esistono tuttavia elementi sufficienti per trasformare il 303 in una data storica certa. Anche il rapporto preciso tra il martirio di Firmino e la persecuzione di Diocleziano appartiene alla ricostruzione tradizionale.
La decapitazione è invece un elemento fondamentale della memoria del santo. Essa determinò il suo principale attributo iconografico: Firmino è spesso rappresentato come vescovo con la propria testa recisa, oppure accanto alla testa deposta a terra.

La sepoltura e l’invenzione delle reliquie
Secondo la tradizione, dopo il martirio il corpo di Firmino sarebbe stato sepolto fuori dalle mura di Amiens, nell’area chiamata Abladène, identificata con il luogo dell’attuale Saint-Acheul.
Per diversi secoli la memoria della sepoltura rimase legata a questo luogo. Una tradizione sviluppatasi successivamente racconta che il luogo esatto del sepolcro fosse stato perduto e che le reliquie fossero state ritrovate durante l’episcopato di san Salvio, tradizionalmente collocato all’inizio del VII secolo.
Il racconto dell’invenzione è fortemente miracoloso. La scoperta del corpo sarebbe stata preceduta da una visione o da un segno luminoso; dal sepolcro sarebbe poi provenuto un profumo straordinario. La tradizione aggiunge episodi prodigiosi durante la traslazione, tra cui guarigioni e il rifiorire della vegetazione nel cuore dell’inverno.
Questi episodi non possono essere utilizzati come testimonianze dirette della scoperta archeologica del sepolcro. Sono invece importanti per comprendere come la comunità medievale rappresentò la riscoperta delle reliquie del proprio santo fondatore.
Il testo relativo all’Inventio et translatio appartiene a un dossier distinto dalle Passioni e la tradizione manoscritta lo colloca in epoca medievale. L’IRHT registra per questo testo i codici BHL 3008 e 3009, mentre le raccolte di manoscritti conservano numerosi testimoni.

Le reliquie ad Amiens
Il culto delle reliquie di Firmino divenne uno degli elementi centrali della vita religiosa di Amiens. La cattedrale medievale riservò loro un posto di particolare rilievo. Il grande reliquiario d’oro realizzato sotto il vescovo Thibaut d’Heilly, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, era collocato dietro l’altare maggiore e costituiva il centro della tribuna delle reliquie.
Il reliquiario era decorato con scene della vita del santo e rappresentava materialmente la memoria della fondazione cristiana della città. Le scene della sua vita, dell’arresto e dell’invenzione delle reliquie furono inoltre riprodotte nelle sculture della cattedrale.
Il tesoro della cattedrale conserva oggi importanti testimonianze della continuità di questo culto. Le reliquie del martire furono salvate durante la Rivoluzione francese, quando l’antico reliquiario d’oro venne confiscato e destinato alla fusione. Nel XIX secolo i resti furono trasferiti nell’attuale reliquiario, una cassa medievale proveniente dall’antica chiesa di Meldert, in Belgio, acquistata e donata alla cattedrale di Amiens.
Questa vicenda documenta non soltanto la persistenza della venerazione, ma anche la capacità del culto di sopravvivere a una profonda cesura politica e religiosa come quella rivoluzionaria.

Il culto a Pamplona
Il legame tra Firmino e Pamplona costituisce uno degli aspetti più interessanti della sua memoria. La tradizione lo considera originario della città e, in alcune elaborazioni successive, anche primo vescovo di Pamplona. Quest’ultima attribuzione non è però sostenuta da una documentazione antica paragonabile alla sua memoria come martire di Amiens.
Il culto pamplonese è invece documentato con sicurezza almeno dal XII secolo. Nel 1186 il vescovo Pietro II di Pamplona, noto come Pietro di Artajona o Pietro di Parigi, ottenne dal vescovo di Amiens una reliquia del santo, identificata come una parte del cranio. Lo stesso documento stabiliva un aumento della solennità della festa di Firmino a Pamplona.
La circostanza è particolarmente importante perché mostra che il legame fra Firmino e Pamplona, pur essendo presentato dalla leggenda come antichissimo, acquisisce una documentazione storica concreta soltanto nel Medioevo centrale.
Il culto si sviluppò progressivamente nella Navarra. Nel 1590 la celebrazione tradizionale del 10 ottobre fu trasferita al 7 luglio. Nel 1657 papa Alessandro VII riconobbe Firmino e Francesco Saverio come patroni principali di Pamplona. La festa di luglio divenne in seguito il centro delle celebrazioni note come Sanfermines.
La famosa festa pamplonese non può però essere utilizzata come prova dell’antichità della biografia di Firmino. Essa rappresenta piuttosto l’esito di una lunga stratificazione di culto, liturgia, identità cittadina e tradizioni popolari.

Il culto ad Amiens e la cattedrale
Amiens conserva una delle più importanti testimonianze artistiche del culto di Firmino. Il portale occidentale dedicato al santo e le sculture del recinto del coro della cattedrale traducono in immagini la sua vicenda agiografica.
La funzione di queste opere non era semplicemente decorativa. Le scene della vita, del martirio e dell’invenzione delle reliquie costituivano una vera narrazione visiva destinata ai fedeli e ai pellegrini che giungevano presso il santuario.
Il tesoro della cattedrale documenta inoltre la centralità di Firmino accanto agli altri santi locali, fra i quali Firmino il Confessore, Onorato, Fusciano, Vittorico e Gentiano. Le loro reliquie erano esposte secondo un articolato sistema liturgico e processionale.
Nel Medioevo il culto di Firmino si diffuse anche in altre località della Francia. Il santo fu associato a diverse chiese, cappelle e tradizioni locali. La sua figura venne inoltre collegata a particolari forme di protezione contro alcune malattie e a patronati professionali, soprattutto nell’area piccarda.

Memoria liturgica e identità ecclesiale
La festa principale di Firmino ad Amiens è il 25 settembre, giorno tradizionalmente associato al martirio. Il calendario locale conservò inoltre altre memorie legate alla sua vicenda, fra cui quella dell’ingresso ad Amiens e quella dell’invenzione delle reliquie.
Questa pluralità di celebrazioni mostra come la memoria di un santo medievale potesse essere costruita attraverso diversi momenti dell’anno liturgico. Non veniva ricordata soltanto la morte del martire, ma anche la sua presunta missione, la scoperta del corpo e la traslazione delle reliquie.
La storia del culto di Firmino è quindi molto più documentata della sua biografia individuale. È proprio attraverso la liturgia, le reliquie, le processioni, l’arte e le istituzioni ecclesiastiche che la sua presenza storica diventa concretamente osservabile.

Il problema dei due Firmini di Amiens
Uno dei principali problemi della tradizione episcopale amiénoise è la presenza di due Firmini: il martire del 25 settembre e il confessore celebrato il 1° settembre. La tradizione medievale li considera generalmente persone diverse, ma alcuni studiosi hanno ipotizzato che le due figure possano derivare almeno in parte da una medesima tradizione originaria.
Il problema è reso più complesso dalla tardiva comparsa delle testimonianze scritte relative ai primi vescovi di Amiens. La distinzione fra i due personaggi deve quindi essere mantenuta nella scheda, evitando di trasferire al martire episodi propri della biografia del confessore.

Firmino e la tradizione episcopale di Pamplona
La tradizione navarrese considera Firmino uno dei primi evangelizzatori della regione e, in alcune versioni, il primo vescovo di Pamplona. La documentazione storica disponibile non permette però di confermare questa successione episcopale.
Il dato storicamente più solido è l’esistenza di un culto pamplonese documentato nel XII secolo e rafforzato dall’arrivo di una reliquia proveniente da Amiens nel 1186. La direzione della trasmissione è significativa: la documentazione mostra il trasferimento del culto e di una reliquia da Amiens verso Pamplona, non una documentazione antica indipendente che parta da Pamplona.

Le immagini della cattedrale di Amiens
Il ciclo figurativo della cattedrale costituisce una testimonianza eccezionale della fortuna medievale della leggenda di Firmino. Il portale di San Firmino, databile al XIII secolo, e le successive sculture del coro presentano episodi della sua predicazione, dell’arresto, del martirio e dell’invenzione delle reliquie.
Le immagini non devono però essere interpretate come documenti contemporanei alla vita del santo. Esse testimoniano soprattutto la forma assunta dalla memoria di Firmino molti secoli dopo il periodo nel quale la tradizione colloca la sua esistenza.

Curiosità
- La cattedrale di Amiens possedeva una grande tribuna delle reliquie nella quale la cassa di san Firmino il Martire occupava una posizione centrale e privilegiata accanto alle reliquie degli altri santi locali.
- Il reliquiario d’oro medievale di Firmino, realizzato sotto il vescovo Thibaut d’Heilly, era decorato con dodici scene figurate della vita del santo e fu distrutto durante la Rivoluzione francese.
- Una parte del cranio di Firmino fu trasferita ad Amiens verso Pamplona nel 1186, creando un legame concreto tra i due centri del suo culto.
- La festa di Pamplona fu spostata dal 10 ottobre al 7 luglio nel 1590. La celebrazione estiva contribuì alla successiva trasformazione della festa religiosa in una delle manifestazioni popolari più note della Navarra.
- L’iconografia di Firmino è caratterizzata soprattutto dalla testa recisa, riferimento diretto alla tradizione del suo martirio per decapitazione.

Cronologia
- III secolo: la tradizione colloca a Pamplona la nascita di Firmino, ma la data e le circostanze non sono documentate.
- Fine III - inizi IV secolo: la tradizione colloca ad Amiens il ministero episcopale e il martirio di Firmino.
- 25 settembre: data tradizionale della morte e memoria liturgica del santo.
- VII secolo: secondo la tradizione amiénoise, il vescovo Salvio avrebbe ritrovato il corpo del martire e ne avrebbe promosso la traslazione.
- IX secolo: le tradizioni relative ai primi vescovi di Amiens e la memoria agiografica di Firmino risultano ormai consolidate nella trasmissione scritta.
- XII secolo: il culto di Firmino è fortemente sviluppato ad Amiens e documentato anche attraverso le tradizioni relative alle reliquie.
- 1186: il vescovo Pietro II di Pamplona ottiene da Amiens una reliquia di Firmino e rafforza solennemente la celebrazione del suo culto.
- XIII secolo: la cattedrale di Amiens sviluppa un importante programma figurativo dedicato a Firmino e agli altri santi locali.
- 1590: a Pamplona la festa di Firmino viene trasferita dal 10 ottobre al 7 luglio.
- 1657: papa Alessandro VII riconosce Firmino e Francesco Saverio come patroni principali di Pamplona.
- 1792-1793: durante la Rivoluzione francese il grande reliquiario d’oro di Firmino viene confiscato e destinato alla fusione, mentre le reliquie vengono salvate.
- 1851: le reliquie del martire vengono trasferite nella cassa-reliquiario oggi conservata nella cattedrale di Amiens.

Valutazione storico-critica
- L’esistenza storica di una figura cristiana antica venerata ad Amiens con il nome di Firmino è alla base di una tradizione ecclesiale molto antica, ma la documentazione disponibile non consente di ricostruirne con sicurezza la biografia.
- L’identificazione di Firmino come primo vescovo di Amiens appartiene alla tradizione ecclesiastica. Il primo vescovo della sede amiénoise la cui esistenza è documentata con maggiore sicurezza è Eulogio, attestato nel IV secolo.
- Le Passioni di Firmino, pur essendo fondamentali per la storia della sua memoria, non sono testimonianze contemporanee al martirio. Il dossier BHL comprende numerose redazioni, con varianti e differenti livelli di elaborazione.
- I nomi dei genitori, l’educazione ricevuta da Onesto, la consacrazione episcopale da parte di Onorato di Tolosa, i viaggi missionari, le conversioni di massa e gli episodi relativi agli arresti appartengono soprattutto alla tradizione agiografica e non possono essere presentati come fatti storici verificati.
- Il 25 settembre è una memoria liturgica antica e stabile, ma l’anno del martirio non è determinabile con certezza. Le date proposte dalla tradizione, comprese quelle riferite al 303, devono essere considerate indicative e non documentate.
- La tradizione relativa all’invenzione delle reliquie sotto il vescovo Salvio appartiene alla storia del culto e non costituisce una prova archeologica dell’identità dei resti ritrovati.
- La storia del culto è invece ampiamente documentata: Amiens conserva testimonianze liturgiche, artistiche, monumentali e reliquiarie che attestano la straordinaria importanza attribuita a Firmino nel Medioevo.
- Il rapporto con Pamplona è storicamente documentato almeno dal 1186, quando una reliquia fu trasferita da Amiens. La tradizione che fa di Firmino un primo vescovo di Pamplona è molto più tarda e non può essere considerata un dato storico sicuro.
- La presenza di un secondo Firmino, vescovo e confessore celebrato il 1° settembre, impone una netta distinzione fra i due dossier agiografici. La sovrapposizione di episodi e tradizioni è uno dei principali rischi nella ricostruzione della figura del martire.
- Nel complesso, Firmino appartiene alla categoria dei santi dell’antichità cristiana la cui memoria cultuale è molto meglio documentata della biografia individuale. La ricostruzione storica deve quindi distinguere rigorosamente la possibile realtà del missionario e martire dalla complessa elaborazione agiografica medievale.

Fonti e bibliografia essenziale
- Bibliotheca Hagiographica Latina, dossier Firminus01, Firminus episcopus Ambianensis martyr, BHL 3002-3011d, repertorio dell’Institut de recherche et d’histoire des textes.
- Bollandisti, Acta Sanctorum, Septembris, t. VII, Anversa, 1760, pp. 24-57, dossier di san Firmino, vescovo e martire di Amiens.
- Jacques Dubois, ‘Les listes épiscopales, témoins de l’organisation ecclésiastique et de la transmission des traditions’, Revue d’histoire de l’Église de France, 62, 168, 1976, pp. 9-23.
- Louis Duchesne, Fastes épiscopaux de l’ancienne Gaule, vol. III, Parigi, Fontemoing, 1907-1915, pp. 122-127.
- Martyrologium Romanum, memoria di san Firmino, vescovo e martire di Amiens, 25 settembre.
- Institut de recherche et d’histoire des textes, base Légendiers latins, dossier Firminus01, comprendente le diverse Passiones, l’Inventio et translatio e i Miracula relativi a Firmino.
- Brigitte Stimolo e Aurélien André, materiali del Trésor de la cathédrale d’Amiens relativi al culto delle reliquie locali e ai reliquiari di san Firmino.
- Aurélien André, conferenza ‘Le culte de saint Firmin à la cathédrale Notre-Dame d’Amiens’, Archives municipales et communautaires d’Amiens, 2020.
- Amiens, la grâce d’une cathédrale, sotto la direzione scientifica di Aurélien André e Xavier Boniface, Strasburgo, La Nuée Bleue, 2012.
- Roldán Jimeno Aranguren, studi sulla tradizione storica e sul culto di san Firmino in Navarra, con particolare riferimento alla formazione medievale della memoria del santo.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Cominciamo col dire che vi sono ben tre santi di nome Firmino di Amiens, uno abate con festa all’11 marzo, un altro vescovo della città con festa al 1° settembre e il terzo anch’egli vescovo di Amiens ma martire, oggetto di questa scheda, con festa al 25 settembre.
Gli ‘Atti’ che parlano di lui, risalgono al V o VI secolo, ma la loro autenticità storica è molto scarsa. Nonostante gli elementi principali siano leggendari, bisogna narrarli, perché sono serviti come motivi di decorazioni scultoree nella stessa cattedrale di Amiens.
Firmino sarebbe stato originario di una nobile famiglia di Pamplona in Spagna, i suoi genitori Fermo ed Eugenia erano pagani, ma in seguito si convertirono al tempo dell’episcopato del figlio. Firmino che era il figlio maggiore, fu affidato alle cure del prete Onesto, che lo battezzò e lo istruì nella fede cristiana.
In seguito fu ordinato sacerdote dal vescovo di Tolosa Onorato e dopo qualche anno vescovo; sembra che Firmino rimase dapprima nella città natia di Pamplona (dove una tradizione locale, lo considera primo vescovo della città); poi passò ad evangelizzare alcune regioni della Francia come l’Aquitania, l’Alvernia, l’Anjou e altre del nord-est,
Nonostante l’opposizione dei sacerdoti pagani, i risultati della sua opera furono strepitosi. Gli “Atti” dicono che fu pure arrestato per ordine del governatore romano Valerio, frustato e poi liberato.
Nel suo itinerare, alla fine si fermò ad Amiens (l’antica Samobriva Ambianorum) dove fu vescovo con grande successo, per molti anni. Si sa che convertì molti nobili fra cui il senatore Faustiniano, dalla cui discendenza nacque poi l’altro vescovo confessore s. Firmino di Amiens (1° sett.).
Ad opera dei solerti magistrati Longulo e Sebastiano, fu di nuovo incarcerato nei primi anni del secolo IV ed invitato ad abiurare; ma Firmino rifiutò rimanendo fermo nella sua fede, ed allora i magistrati, per evitare una reazione popolare, lo fecero decapitare in carcere, il 25 settembre di un anno imprecisato fra il 290 e il 303.
Nel secolo VII si ignorava dove fosse il sepolcro del santo vescovo e martire, ma per una visione miracolosa, il vescovo di Amiens s. Salvio lo ritrovò.
Le sue reliquie sono sparse in varie chiese di Francia, perché il culto per s. Firmino ebbe una vasta diffusione sia in Francia che in Spagna, a Pamplona in particolare è solennissimo, documentato per la prima volta nel 1186, quando il vescovo della città Pietro II, ricevette da quello di Amiens alcune reliquie di s. Firmino; nel 1217 nella cattedrale esisteva un altare dedicato a lui e se ne celebrava la festa con ottava, cioè per otto giorni consecutivi, indice di solennità liturgica.
La sua festa celebrata il 10 ottobre, nel 1590 fu trasferita al 7 luglio ed estesa poi a tutta la Spagna nel 1725. Nel 1657 papa Alessandro VII dichiarò san Firmino vescovo e s. Francesco Saverio, ‘patroni principali’ della città di Pamplona.
Attualmente nella città d’origine, esistono due cappelle dedicate al lui, una nella cattedrale e un’altra nella chiesa di S. Lorenzo, sorta secondo la tradizione sul luogo della casa nativa di s. Firmino. La festa a Pamplona è diventata notissima nel mondo, per la corsa dei tori, il famoso “encierro”, che si svolge per le strade della città per circa 850 metri, con i tori liberi che corrono insieme a uomini abbastanza temerari, c’è sempre qualche ferito da incornata o perché travolto, con la partecipazione di una grande folla e di numerosi turisti, e che termina nell’arena.
Ad Amiens in Francia il nome di s. Firmino era inserito nelle litanie medioevali dei santi, e anticamente vi erano ben cinque celebrazioni in suo onore durante l’anno, compresa il 25 settembre giorno del martirio e data in cui è inserito nel ‘Martyrologium Romanum’.
Nel Medioevo fu invocato come protettore dei bottai, dei mercanti di vino, dei panettieri e contro le malattie dello scorbuto e della erisipela. Nell’arte figurativa le opere si confondono ad Amiens proprio per i due vescovi omonimi della stessa diocesi, ma quelle di s. Firmino vescovo e martire sono più facilmente identificabili a causa del suo martirio, che lo rese più celebre; infatti essendo stato decapitato, in alcune opere è raffigurato con il suo capo in mano, oppure che guarda la sua testa mozzata per terra.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-09-14

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