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San Bonifacio Martire a Roma

Festa: 25 luglio

Roma, tra III e IV sec.

E' uno dei numerosi cosiddetti "Corpi Santi" provenienti dalle catacombe romane, il cui culto si sviluppò soprattutto tra il XVII e il XVIII secolo. La sua figura storica rimane quasi del tutto sconosciuta: non possediamo infatti alcuna Passio, né notizie sulla sua vita, sul processo o sul martirio. Ciò che è documentato riguarda invece il ritrovamento delle sue reliquie nel cimitero di Calepodio, sulla via Aurelia, e la loro solenne traslazione nel 1683 alla comunità di Zuccaro, oggi frazione del comune piemontese di Valduggia. Da allora il martire è divenuto il principale patrono della parrocchia, dove il suo corpo è tuttora venerato.

Etimologia: Dal latino Bonifatius, formato da bonus e fatum, 'di buon destino' oppure 'benefico'.

Emblema: Palma del martirio, veste romana, corona del martire, urna con reliquie.


A differenza di molti altri santi dell'antichità cristiana, San Bonifacio non è accompagnato da una tradizione agiografica. Nessuna fonte antica descrive la sua vita, il luogo di nascita o le circostanze del martirio. Anche la cronologia resta incerta.
L'unico elemento certo è il nome rinvenuto durante la ricognizione della sua sepoltura nelle catacombe romane, sufficiente a identificarlo come uno dei martiri venerati dalla Chiesa dei primi secoli. Gli studiosi ritengono prudente evitare qualsiasi identificazione con altri santi omonimi, come il celebre martire di Tarso o san Bonifacio vescovo di Magonza.

Il cimitero di Calepodio

Le reliquie furono recuperate nel 1680 dal cimitero di Calepodio, una vasta catacomba situata lungo la via Aurelia, tra le più importanti necropoli cristiane dell'antica Roma.
Nel XVII secolo le esplorazioni archeologiche delle catacombe portarono alla scoperta di migliaia di sepolture cristiane. Numerosi scheletri ritenuti appartenenti a martiri furono estratti e distribuiti a diocesi, monasteri e parrocchie di tutta Europa.
In questo contesto fu riconosciuto anche il corpo di Bonifacio.
La catacomba di Calepodio è nota soprattutto per aver accolto la sepoltura di papa Callisto I nel III secolo. Nel corso dell'età moderna fu uno dei principali luoghi di provenienza dei Corpi Santi destinati alle diocesi europee.

La traslazione in Piemonte

Nel 1683 don Domenico De Luca, parroco della comunità di Zuccaro, chiese alla Curia romana di poter ottenere un Corpo Santo destinato alla venerazione della popolazione.
La richiesta fu accolta e gli vennero affidate le reliquie di Bonifacio.
L'autentica del corpo, firmata da mons. Giuseppe Eusanio, prefetto della Sacrestia Pontificia, certificava l'origine delle reliquie.
Per custodirle degnamente vennero costruiti una cappella dedicata, un altare ligneo e una preziosa urna realizzata dall'intagliatore Giovanni Giacomo Fantino della località Colma.
Da allora il martire è custodito nella chiesa parrocchiale di Zuccaro, dove continua ad essere venerato.

Il culto
La memoria liturgica ricorre il 25 luglio.
Il culto di San Bonifacio non deriva dalla diffusione della sua biografia, ma dalla venerazione delle sue reliquie, considerate testimonianza della fede dei cristiani delle origini.
La sua festa richiama il valore universale del martirio quale suprema testimonianza della fede, indipendentemente dalla conoscenza dettagliata della vicenda personale del martire.

I Corpi Santi delle catacombe

Tra il XVI e il XIX secolo Roma distribuì migliaia di reliquie provenienti dalle catacombe. Questi Corpi Santi venivano destinati soprattutto alle chiese che avevano perso reliquie durante la Riforma protestante oppure desideravano rafforzare la devozione locale.
Oggi gli studiosi distinguono chiaramente tra la documentazione certa relativa all'estrazione e alla traslazione delle reliquie e l'effettiva identificazione storica dei singoli martiri, che in molti casi rimane impossibile.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Don Domenico De Luca parroco di Zuccaro, popolosa frazione del comune di Valduggia, fece richiesta, nel 1683, alla curia romana di un corpo santo da destinare alla venerazione della sua comunità parrocchiale; l’8 aprile dello stesso anno gli venne concesso quello di Bonifacio, recuperato nel 1680 dal cimitero di Calepodio, come attestato sull’autentica firmata da monsignor Giuseppe Eusanio, prefetto della Sacrestia Pontificia. Il 20 luglio successivo lo stesso parroco chiedeva l’autorizzazione alla curia diocesana di poter costruire un’apposita cappella da adibire alla conservazione ed alla venerazione della reliquia, con la dispensa del riposo festivo al fine di completare l’opera nel minor tempo possibile. Dieci giorni prima, il 10 luglio, si era commissionata a Giovanni Giacomo Fantino, originario della località Colma, l’urna per contenere il corpo del santo e l’altare ligneo in cui doveva essere collocata. L’opera che venne eseguita è di grande valore artistico e fu completata nell’arco di soli due anni, per la sua realizzazione l’autore s’ispirò al lavoro compiuto, probabilmente da lui stesso, per la conservazione del corpo santo di Cirillo nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Cellio. Anche a Zuccaro, infatti, l’altare si compone di due parti: quella inferiore dove è collocata l’urna e quella superiore, in cui è sistemata una tela che raffigura il santo. Il dipinto, realizzato con la tecnica ad olio da un autore rimasto fino ad ora sconosciuto, presenta Bonifacio nell’atto di battezzare un altro personaggio, identificabile, per la foggia degli abiti e la presenza delle insegne regali di corona e scettro deposti ai suoi piedi, come un sovrano. La presenza di quest’iconografia molto specifica (non si tratta della generica scena di martirio di un soldato romano) deriva dalla confusione compiuta, anche se non è ben chiaro per opera di chi ed in quale momento, con un episodio della vita di San Bonifacio religioso camaldolese, che si dedicò all’evangelizzazione di alcune regioni dell’Europa orientale. Egli, consacrato vescovo da papa Giovanni XVIII, fu martirizzato in Moravia il 9 maggio del 1009 ed è ricordato dal Martirologio Romano al 19 giugno e al 15 ottobre. In particolare, il possibile riferimento iconografico è al presunto battesimo che egli avrebbe amministrato ad un sovrano ruteno, attirandosi le ire del fratello pagano che lo avrebbe poi fatto uccidere. Nonostante questa raffigurazione, non sembra che nella località valsesiana si è mai creduto di possedere le reliquie di questo vescovo. Il corpo di Bonifacio reca tra le mani un foglio in cui è riportato il testo del voto, formulato dalla comunità nel 1944 nel corso del secondo conflitto mondiale, col quale essa si impegna, se il paese fosse stato risparmiato dalla distruzione minacciata nell’ambito delle rappresaglie della guerra partigiana, a solennizzare nuovamente nell’ultima settimana di luglio, la festa del santo andata in disuso, come ancora oggi avviene in adempimento al voto formulato.


Autore:
Damiano Pomi

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Aggiunto/modificato il 2026-07-17

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