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† Gloucester, 17 luglio 803/821
Principe della potente dinastia reale di Mercia, la sua vicenda si colloca tra la storia e la leggenda, tanto che oggi gli studiosi distinguono con attenzione il nucleo storico dalle successive elaborazioni medievali. Figlio del re Coenwulf di Mercia, la tradizione lo presenta come un giovane erede al trono assassinato per ambizione politica su ordine della sorella Cwenthryth. Il suo culto, sviluppatosi soprattutto dall’XI secolo, trasformò il principe in uno dei santi più popolari dell’Inghilterra medievale. Attorno alla sua morte nacquero racconti di visioni, miracoli e prodigi che contribuirono a fare dell’abbazia di Winchcombe una celebre meta di pellegrinaggio. Pur nella scarsità delle fonti contemporanee, Chenelmo rappresenta un significativo esempio di come memoria dinastica, devozione popolare e tradizione monastica abbiano dato origine a uno dei più celebri santi dell’Inghilterra anglosassone.
Etimologia: Cynehelm deriva dall’antico inglese cyne (regale) e helm (elmo, protezione), cioè protezione del re o difensore della stirpe reale.
Emblema: Corona, Scettro, Spada, Globo, Palma, Stelo fluorescente, Colomba
Martirologio Romano: Nel monastero di Winchelcumbe nella Mercia in Inghilterra, san Chenelmo, che, principe di Mercia, è ritenuto martire.
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Chenelmo (Cynehelm, Kenelm, Kenelmus), il cui nome anglosassone era Cynehelm, apparteneva alla dinastia che governò il regno di Mercia, una delle principali potenze dell’Inghilterra tra VIII e IX secolo. Era figlio del re Coenwulf (Cenwulf), sovrano dal 796 all’821, uno dei più autorevoli monarchi anglosassoni del suo tempo. Le fonti storiche contemporanee attestano con certezza l’esistenza del principe. Il suo nome compare infatti in alcuni diplomi reali, che confermano la sua appartenenza alla famiglia regnante. Nulla, tuttavia, permette di ricostruire con sicurezza la sua infanzia o il ruolo effettivamente ricoperto alla corte.
Le incertezze della storia La morte di Chenelmo costituisce uno dei maggiori problemi storiografici. Le cronache più antiche non parlano di un assassinio né di un martirio. È probabile che il giovane principe sia morto prematuramente durante l’adolescenza o nella prima giovinezza, ma le circostanze restano ignote. Solo diversi secoli più tardi, probabilmente nell’XI secolo, comparve una dettagliata Vita Sancti Kenelmi, nella quale la morte del principe venne reinterpretata come un autentico martirio. Gli studiosi ritengono che questa narrazione sia frutto dell’elaborazione agiografica medievale, sviluppatasi nell’ambiente dell’abbazia di Winchcombe per valorizzare il culto locale.
La leggenda del martirio Secondo la tradizione, alla morte del re Coenwulf il giovane Chenelmo sarebbe stato designato come successore, essendo ancora minorenne. La reggenza sarebbe passata alla sorella Cwenthryth, descritta dalle fonti agiografiche come dominata dall’ambizione. Desiderosa di impadronirsi del potere, avrebbe incaricato il tutore del giovane, Æscberht, di condurlo nei boschi delle Clent Hills e ucciderlo. La leggenda narra che, poco prima della morte, Chenelmo avesse avuto un sogno premonitore nel quale un grande albero veniva abbattuto e trasformato in una candida colomba, simbolo della sua futura glorificazione. Condotto durante una battuta di caccia, il giovane sarebbe stato decapitato mentre pregava. Dal punto di vista storico, nessuno di questi episodi è documentato dalle fonti contemporanee.
Il ritrovamento miracoloso del corpo La tradizione continua raccontando che il corpo rimase nascosto fino a quando una luce soprannaturale ne indicò il luogo della sepoltura. Un altro racconto molto diffuso riferisce che una mucca bianca si inginocchiasse quotidianamente sul punto in cui era stato sepolto il principe, attirando così l’attenzione degli abitanti. Secondo una variante ancora più celebre, un rotolo miracolosamente caduto dal cielo sarebbe giunto fino a Roma, recando scritto: “A Clent, nel Worcestershire, giace il corpo del santo re Kenelm.” Avvertito del prodigio, il papa avrebbe inviato emissari per recuperare le reliquie. Questi racconti appartengono integralmente alla tradizione agiografica medievale e non trovano riscontro nella documentazione storica.
Il culto a Winchcombe Le reliquie furono traslate con grande solennità all’abbazia benedettina di Winchcombe, fondata dallo stesso re Coenwulf. L’abbazia fece del giovane principe il proprio santo più venerato. Nel corso dell’XI e XII secolo il suo santuario attirò numerosi pellegrini provenienti da tutta l’Inghilterra. La popolarità del culto fu favorita anche dalla diffusione della Vita Sancti Kenelmi, che venne copiata in numerosi manoscritti e ispirò predicatori, cronisti e compilatori medievali.
Un culto profondamente radicato Nel Medioevo il pellegrinaggio lungo il cosiddetto Kenelm’s Way, che collegava Clent a Winchcombe, divenne uno dei percorsi devozionali più frequentati dell’Inghilterra centrale. Lungo il tragitto sorsero cappelle, croci e luoghi di memoria. Dopo la soppressione dei monasteri voluta da Enrico VIII nel XVI secolo, gran parte del santuario di Winchcombe andò distrutta, ma la memoria del santo continuò a essere conservata nelle chiese locali e nelle tradizioni popolari. Il nome di san Chenelmo compare nei calendari liturgici medievali inglesi e nel Martyrologium Romanum, che lo ricorda il 17 luglio come principe di Mercia ucciso in giovane età e venerato dal popolo cristiano. Il suo culto rimase particolarmente vivo nelle Midlands inglesi, soprattutto nelle contee di Worcestershire e Gloucestershire.
Curiosità • La Vita Sancti Kenelmi è considerata uno dei più significativi esempi di agiografia inglese dell’XI secolo. • Presso Clent è ancora oggi visibile il cosiddetto St Kenelm’s Well, legato dalla tradizione al luogo del martirio. • Geoffrey Chaucer cita il giovane santo nel The Nun’s Priest’s Tale dei Canterbury Tales, segno della straordinaria notorietà raggiunta dal suo culto nel XIV secolo. • Il percorso storico denominato St Kenelm’s Trail ripercorre ancora oggi parte dell’antico pellegrinaggio medievale. Autore: Giampietro Cattini
Assai difficile è far emergere dall’oblio della storia la figura di questo santo martire. Secondo una leggenda medioevale, quando Kenelm aveva 7 anni suo padre Kenulf (Coenwulf) morì ed il giovane principe si trovò così ad ereditare i troni di Mersia, di Sussex, di Wessex e di East Anglia. Sua sorella Quendreda (Cynefrith o Quoenthryth) pagò il suo tutore, Asceberto, affinchè lo uccidesse nella foresta di Clent ed ella potesse rivendicare il trono. Asceberto eseguì l’incarico, ma quando fu scoperto il corpo senza vita del giovane e fu sepolto a Winchcombe in Glastonbury, numerosi prodigi iniziarono a verificarsi sulla sua tomba.
In realtà le 3 figure sono solamente fittizie, poiché Kenelm non morì a 7 anni. E’ accertato che egli visse almeno sino all’adolescenza e venne poi ucciso durante una battaglia tra l’812 ed l’821. Morendo dunque prima di suo padre non ne avrebbe conseguentemente ereditato il trono.
Nel Medioevo Kenelm fu molto venerato in Inghilterra come santo e martire ed ancora oggi le sue reliquie sono oggetto di venerazione a Gloucester e Winchcombe ove riposano.L’iconografia lo rappresenta come un giovane principe e con in mano uno stelo fluorescente. In alcune immagini è anche presente una colomba con una lettera nella bocca.Il nuovo Martyrologium Romanum lo ricorda così nella tradizionale data del 17 luglio: “A Winchcombe in Mercia, in Inghilterra, ricordo di San Chenelmo, che, principe della Mercia, fu ritenuto martire”.
Autore: Fabio Arduino
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