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Malón, Saragozza, Spagna, 4 aprile 1867 - Motril, Granada, Spagna, 15 agosto 1936
Fu un sacerdote dell’Ordine degli Agostiniani Recolletti, missionario, superiore religioso e martire della persecuzione religiosa durante la Guerra Civile Spagnola. Nato in Aragona nel 1867, dedicò tutta la vita al servizio della Chiesa, prima come missionario nelle Filippine e poi come religioso impegnato nella formazione, nella pastorale e nelle opere sociali. Dopo anni di ministero sacerdotale e di responsabilità nell’Ordine, nel 1926 fu eletto priore generale degli Agostiniani Recolletti, incarico al quale rinunciò dopo pochi mesi per motivi personali e di governo religioso. Tornato alla vita comunitaria, continuò il suo apostolato nella città di Motril, dove si dedicò all’educazione cristiana, alla formazione dei lavoratori e alla cura spirituale della popolazione. Nel clima drammatico della Guerra Civile Spagnola, quando numerosi sacerdoti e religiosi furono perseguitati, padre Vincenzo Soler rimase accanto ai fedeli. Arrestato dopo essersi nascosto per alcuni giorni presso una famiglia amica, trasformò la prigionia in un ultimo luogo di ministero sacerdotale, confortando i compagni di detenzione e preparandoli alla morte. Il 15 agosto 1936 fu fucilato presso il cimitero di Motril insieme ad altri prigionieri. La sua testimonianza, riconosciuta dalla Chiesa come martirio, condusse alla beatificazione celebrata da san Giovanni Paolo II nel 1999.
Etimologia: Deriva dal latino 'Vincentius' e significa 'colui che vince', 'vittorioso'.
Emblema: Abito religioso degli Agostiniani Recolletti, palma del martirio, croce sacerdotale.
Martirologio Romano: Nel villaggio di Motril presso Granada sulla costa spagnola, beato Vincenzo Soler, sacerdote dell’Ordine dgli Agostiniani Recolletti e martire, che fu condannato a morte nella stessa persecuzione insieme ad altri compagni di prigionia da lui piamente preparati alla morte e trionfò in Cristo, fucilato davanti al muro del cimitero.
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Vicente Soler Fiérrez nacque il 4 aprile 1867 a Malón, piccolo centro della provincia di Saragozza, nella regione spagnola dell’Aragona. Proveniva da una famiglia profondamente cristiana e fin da giovane mostrò inclinazione verso la vita sacerdotale. Dopo gli studi iniziali entrò nel Seminario di Tarragona, dove rimase per alcuni anni. Successivamente maturò la scelta della vita religiosa tra gli Agostiniani Recolletti, ramo riformato dell’antica famiglia agostiniana sorto nel XVI secolo con l’obiettivo di una maggiore osservanza spirituale e di un più intenso raccoglimento nella vita comunitaria. Entrò nel noviziato di Monteagudo e il 15 maggio 1883 emise la professione religiosa. La sua formazione fu orientata alla vita sacerdotale e missionaria, secondo lo spirito apostolico proprio dell’Ordine.
Missionario nelle Filippine Nel 1889 fu inviato nelle Filippine, territorio dove gli Agostiniani Recolletti svolgevano da secoli un importante servizio pastorale. Il 31 maggio 1890 ricevette l’ordinazione sacerdotale. Per circa otto anni esercitò il ministero parrocchiale nelle missioni filippine, affrontando difficoltà ambientali, culturali e politiche. Durante la rivoluzione filippina del 1898 conobbe direttamente la persecuzione contro gli spagnoli e contro molti religiosi presenti nell’arcipelago. Questa esperienza missionaria segnò profondamente la sua spiritualità: imparò a vivere il sacerdozio come servizio totale, fondato sulla disponibilità alla sofferenza e alla fedeltà alla propria missione.
Responsabilità nell’Ordine e attività pastorale Rientrato in Spagna nel 1906, padre Vincenzo Soler ricevette diversi incarichi di governo nell’Ordine degli Agostiniani Recolletti. Fu superiore provinciale della Provincia dell’Andalusia in due periodi, dal 1915 al 1918 e dal 1924 al 1926. Durante questi anni manifestò capacità organizzative, attenzione alla formazione dei religiosi e sensibilità verso le esigenze sociali del tempo. A Motril svolse un intenso apostolato. Rinnovò l’Associazione di Santa Rita, fondò nel 1914 il Circolo Cattolico dei Lavoratori e promosse una scuola serale destinata alla formazione della popolazione. Queste iniziative mostrano un sacerdote attento non solo alla cura spirituale, ma anche alla crescita culturale e sociale delle persone. Nel 1926 fu eletto priore generale dell’Ordine degli Agostiniani Recolletti. Tuttavia, dopo circa sette mesi, rinunciò all’incarico e preferì ritornare alla vita religiosa ordinaria, continuando il suo ministero con umiltà e dedizione.
La persecuzione religiosa e il martirio di Motril Nel 1936 la Spagna fu attraversata dalla Guerra Civile, accompagnata in diverse zone da una violenta persecuzione contro la Chiesa cattolica. Numerosi sacerdoti, religiosi e laici cattolici furono uccisi a causa della loro appartenenza ecclesiale. La comunità degli Agostiniani Recolletti di Motril visse mesi di crescente tensione. Nonostante minacce, intimidazioni e perquisizioni, i religiosi decisero di non abbandonare la popolazione affidata alle loro cure pastorali. Il 25 luglio 1936 alcuni confratelli di padre Soler furono prelevati dal convento e uccisi. Egli riuscì inizialmente a sottrarsi alla cattura rifugiandosi presso alcune fedeli, Caridad e Felisa García, dove rimase nascosto fino al 29 luglio. In seguito fu scoperto e arrestato. Durante la prigionia continuò il suo ministero sacerdotale. Secondo le testimonianze raccolte nel processo di beatificazione, incoraggiò i compagni detenuti, pregò con loro e li preparò spiritualmente alla morte. Anche alcuni prigionieri estranei alla fede cattolica ricevettero da lui parole di conforto e attenzione pastorale.
Gli ultimi momenti Il 15 agosto 1936 padre Vincenzo Soler fu condotto presso le mura del cimitero di Motril insieme ad altri diciotto prigionieri. Prima della propria esecuzione impartì l’assoluzione e benedisse coloro che erano destinati a morire prima di lui. Tra le vittime vi era anche il giovane di Azione Cattolica Francisco Burgos, che sopravvisse pur essendo stato colpito dai proiettili e poté successivamente testimoniare gli avvenimenti. Padre Soler affrontò la morte all’età di sessantanove anni, dopo una vita segnata dal ministero sacerdotale, dalla missione e dalla disponibilità al sacrificio.
Culto e beatificazione La causa di beatificazione dei martiri di Motril riconobbe il carattere di martirio subito da Vincenzo Soler e dai suoi compagni durante la persecuzione religiosa degli anni della Guerra Civile Spagnola. Papa Giovanni Paolo II li proclamò beati il 7 marzo 1999 nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La celebrazione comprese sette Agostiniani Recolletti e il sacerdote diocesano Manuel Martín Sierra, accomunati dalla testimonianza della fede fino alla morte. La memoria liturgica del beato Vincenzo Soler ricorre il 15 agosto, giorno della sua morte. Autore: Giampietro Cattini
E' il capogruppo dei sette Agostiniani Recolletti che subirono il martirio il 25-26 luglio e il 15 agosto 1936, durante la sanguinosa Guerra Civile Spagnola (1936-39) e che papa Giovanni Paolo II ha proclamati Beati il 7 marzo 1999, insieme ad un sacerdote diocesano ucciso con loro. (Vedasi scheda Beati Martiri Agostiniani Recolletti).
Padre Vicente (Vincenzo) Soler nacque il 4 aprile 1867 a Malón (Saragozza); studiò per tre anni nel Seminario di Tarragona e deciso di entrare fra gli Agostiniani Recolletti, (ramo degli Agostiniani istituito nel 1588 a Toledo, Ordine con autonomia propria dal 1911), frequentò il loro Noviziato di Monteagudo, dove il 15 maggio 1883 emise i voti religiosi.
Ancora diacono fu destinato a Manila, capitale delle Filippine, dove fu ordinato sacerdote il 31 maggio 1890; per nove mesi fu presso il venerato santuario mariano di Antipoli dedicandosi allo studio del ‘tagalog’.
Nel marzo 1891 fu assegnato all’isola di Mindoro, che era in pieno sviluppo missionario e sociale, qui stette per sette anni reggendo la missione di Mamburao situata in un arenile, rifugio di malviventi.
Padre Vicente Soler fece costruire la chiesa in muratura con il tetto in ferro e una casa per il curato in legno; visse isolato dal mondo in questo poco più di un isolotto, andando per i boschi selvatici, per i monti scoscesi ed aspri a cercare gli abitanti per lo più rifugiati in grotte, per condurli alla vita civile del villaggio comunitario e alle sue regole e con l’unico fine di condurli a Dio.
A metà febbraio 1898 fu trasferito nella parrocchia di Taysan nella provincia di Batangas, bene strutturata e con fedeli di antica conversione, ma un paio di mesi dopo, la locale popolazione si unì alla lotta indipendentista filippina contro la Spagna, costringendolo a rifugiarsi in un’altra parrocchia e il 30 luglio 1898 cadde prigioniero dei patrioti insieme ad altri nove frati agostiniani recolletti.
Seguirono 10 mesi di continui trasferimenti da un’isola all’altra, da un villaggio all’altro, finché venne liberato per l’intervento dei nordamericani il 27 febbraio 1900 e trasferito a Manila; aveva subito maltrattamenti, minacce di morte, torture, lasciato solo nel bosco alla furia degli animali feroci e anche in balia delle onde del mare.
Ma dove potevano, gli abitanti ed i fedeli cattolici lo consolavano della sua solitudine, fornendo qualche alimento, a volte riceveva anche la comprensione di alcuni capi dei ribelli, che gli permisero di mettersi in contatto con i suoi superiori e con la madre lontana.
Nella capitale Manila risiedette per sei anni, dedito al ministero sacerdotale e rivestendo anche la carica di Priore della Casa madre della Provincia filippina.
Nel novembre 1906 ritornò in Spagna dove dopo vari incarichi di apostolato in Navarra e Granada, nel 1909 fu trasferito al convento di Motril (Granada) dove fu priore.
La comunità di Motril era fra le più affermate dell’Ordine Agostiniano Recolletto e sotto la sua guida, tutte le attività ruotanti attorno al convento ed alla chiesa annessa, ebbero un impulso eccezionale, come l’Ordine Terziario, la Confraternita della Consolazione, i “tallers di s. Rita”, il sindacato agricolo, il circolo cattolico.
Fece ristrutturare il convento e restaurare la chiesa; predicatore efficace e confessore instancabile, dispose che i padri uscissero a predicare fra le parrocchie della diocesi; fu uno storico della Provincia agostiniana, pubblicando vari saggi.
Fu Priore Provinciale dal 1915 al 1918 e dal 1924 al 1926, durante questo periodo, nel 1925, accettò la prelatura brasiliana di Marajó; ancora nel 1926 fu eletto Priore Generale dell’Ordine Agostiniano Recolletto, a cui poi rinunciò dopo sette mesi, continuando la sua vita di religioso quale esempio costante per i confratelli di Motril.
Quando nel luglio 1936 scoppiò più cruenta la Guerra Civile, anche lui visse l’angoscia di quei giorni di pericolo per tutti, ma soprattutto per i religiosi, le suore, i sacerdoti diocesani; quando all’alba del 25 luglio i miliziani rossi assaltarono il convento, trascinando fuori i religiosi per poi ammazzarli lungo le strade, padre Vicente Soler riuscì ad eludere la loro vigilanza e si rifugiò in casa di due fedeli signorine Caridad e Felisa García, dove rimase nascosto fino al 29 luglio, quando tradito da un giovane più volte aiutato, fu scoperto e rinchiuso in carcere.
In questo luogo di restrizione e sofferenza, poté espletare il suo ministero sacerdotale, confortando gli altri detenuti, molti della fazione politica avversa ai rivoltosi e altri perseguitati come lui per la fede cattolica.
Gli riuscì persino di convertire il socialista Juan Antúnez, in carcere per divergenze di carattere politico. Il 15 agosto 1936 padre Soler insieme ad altri 18 detenuti, fu trasportato presso le mura del cimitero di Motril e lì ad uno alla volta vennero fucilati dai miliziani socialcomunisti e anarchici; padre Soler benediceva e dava l’assoluzione ad ognuno dei primi nove condannati, essendo lui il decimo, ma anche al giovane d’Azione Cattolica Francisco Burgos che veniva dopo di lui.
Questo giovane, benché colpito da tre proiettili riuscì miracolosamente a sopravvivere e diventerà il testimone diretto del martirio.
Padre Vicente Soler, in carcere aveva già tentato di salvare un detenuto padre di otto figli, Manuel Pérez Reina, facendosi passare per lui quando fu chiamato per l’esecuzione nei giorni precedenti, ma il miliziano preposto si accorse che il suo nome era già inserito nella successiva lista e quindi rifiutò.
Questo vigoroso religioso aragonese, che aveva superato pericoli di ogni genere in terra di missione, finì la sua vita come martire della fede, proprio nella sua patria e per mano di fratelli spagnoli.
Autore: Antonio Borrelli
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