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† Giudea, 135 circa
Fu il quarto vescovo di Gerusalemme. Celebrato il 23 agosto, Zaccheo appartiene a quella schiera di pastori giudeo-cristiani che ressero la comunità di Gerusalemme nel II secolo, un'epoca segnata da profonde tensioni, dalla progressiva marginalizzazione della Chiesa della circoncisione e dall'imminenza della tragedia che avrebbe portato alla distruzione della città e alla diaspora definitiva. La sua memoria, tramandata da Eusebio di Cesarea e accolta nei martirologi medievali, ci invita a riflettere sul valore di una santità nascosta, fatta di fedeltà quotidiana, di custodia della fede e di guida silenziosa in tempi oscuri.
Etimologia: Dall'ebraico 'Zakkay', che significa 'puro', 'innocente' o 'memoria del Signore'.
Emblema: Paramenti vescovili antichi, pastorale, libro del Vangelo.
Martirologio Romano: Commemorazione di san Zaccheo, vescovo, che si tramanda abbia retto la Chiesa di Gerusalemme quarto dopo san Giacomo, fratello del Signore.
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Per comprendere la figura di san Zaccheo è necessario immergersi nel contesto unico della primissima comunità cristiana di Gerusalemme. Nei decenni successivi alla Pentecoste, la Chiesa della Città Santa era composta quasi esclusivamente da ebrei convertiti, i quali continuavano a frequentare il Tempio e a osservare la Legge mosaica, riconoscendo in Gesù il Messia atteso. Questa comunità, nota come Chiesa della circoncisione, era considerata la Chiesa Madre, il punto di riferimento per tutte le altre comunità sparse per l'Impero romano. La guida di questa chiesa fu affidata inizialmente a Giacomo, fratello del Signore, il quale resse la comunità fino al suo martirio, avvenuto intorno al 62 d.C. Dopo la sua morte, la successione episcopale continuò a essere esercitata da figure di origine ebraica e, secondo le tradizioni più antiche tramandate da Egesippo, spesso imparentate con la famiglia stessa di Gesù.
Il catalogo di Eusebio e il quarto anello La fonte storica principale che ci tramanda il nome di Zaccheo è la Historia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, redatta nel IV secolo. Nel quarto libro della sua opera, Eusebio riporta un antico catalogo, probabilmente derivato da documenti d'archivio della comunità gerosolimitana o dagli scritti di Egesippo, uno storico cristiano del II secolo. In questo elenco vengono riportati i nomi dei primi quindici vescovi di Gerusalemme, tutti definiti della circoncisione, che si succedettero alla guida della Chiesa prima della rivolta di Bar Kokhba. Il catalogo recita testualmente: dopo Giacomo il Giusto, che fu il primo a ricevere l'episcopato, il secondo fu Simeone; il terzo Giusto; il quarto Zaccheo; il quinto Tobia. Zaccheo si colloca dunque in una posizione di altissimo rilievo, succedendo a Giusto e precedendo Tobia. Considerando che Simeone, il secondo vescovo, subì il martirio sotto l'imperatore Traiano intorno al 107 d.C. all'età di centoventi anni, è altamente probabile che il ministero episcopale di Zaccheo si sia svolto nei primi decenni del II secolo, in un periodo di relativa transizione ma carico di presagi.
Un pastore in tempi di crisi Il II secolo fu per i cristiani di Gerusalemme un'epoca di profonda crisi. La città era sotto il controllo romano e le tensioni tra l'Impero e la popolazione ebraica erano in costante aumento, sfociando infine nella disastrosa rivolta di Bar Kokhba tra il 132 e il 135 d.C. In questo clima infuocato, i vescovi della circoncisione si trovarono a dover guidare una comunità doppiamente emarginata: invisa ai giudei ortodossi perché seguace di Cristo, e sospetta alle autorità romane in quanto composta da ebrei. Non sappiamo quale sia stato il ruolo specifico di Zaccheo durante questi anni convulsi. È probabile che abbia esercitato il suo ministero in un clima di semiclandestinità, impegnato a preservare l'unità della comunità, a custodire le memorie dei luoghi santi e a mantenere i legami con le altre Chiese. Il suo episcopato si concluse prima del 135 d.C., anno in cui l'imperatore Adriano rase al suolo Gerusalemme, fondando sulle sue rovine la colonia pagana di Aelia Capitolina e vietando agli ebrei, e di conseguenza anche ai cristiani ebrei, l'accesso alla città. Da quel momento in poi, la Chiesa di Gerusalemme divenne una Chiesa dei gentili, e il primo vescovo non ebreo fu Marco.
L'ingresso nel Martirologio Per secoli il nome di Zaccheo rimase confinato nelle antiche liste episcopali, senza che gli fosse tributato un culto pubblico specifico. Fu solo nel IX secolo che l'agiografo Adone di Vienne, arcivescovo e compilatore di un celebre martirologio, decise di inserire il suo nome nel calendario liturgico, fissando la memoria al 23 agosto. Da Adone, la commemorazione passò al martirologio di Usuardo e, successivamente, confluì nel Martirologio Romano redatto dal cardinale Cesare Baronio nel XVI secolo. Baronio, con il suo rigore filologico, accolse il dato storico di Eusebio, riconoscendo a Zaccheo il titolo di quarto vescovo della Chiesa Madre, pur in assenza di dettagli biografici.
La questione delle omonimie Nella tradizione cristiana esistono altre figure di nome Zaccheo, con le quali il vescovo di Gerusalemme è stato talvolta confuso. La più celebre è naturalmente il Zaccheo del Vangelo di Luca, il ricco capo dei pubblicani di Gerico che salì su un sicomoro per vedere Gesù e che ospitò il Maestro nella propria casa. Tuttavia, la critica storica e la liturgia distinguono nettamente le due figure. Il pubblicano è celebrato in Oriente e in alcune tradizioni occidentali in date diverse, mentre il Zaccheo del 23 agosto è esclusivamente il quarto vescovo della Chiesa gerosolimitana. Un'altra tradizione, legata agli scritti pseudoclementini, attribuisce al pubblicano il titolo di vescovo di Cesarea di Palestina, una sovrapposizione leggendaria che non ha fondamento storico e che non deve essere confusa con il ministero di Zaccheo a Gerusalemme.
Il silenzio delle fonti e il valore della memoria La totale assenza di aneddoti, miracoli o scritti attribuiti a san Zaccheo non è una lacuna, ma piuttosto una caratteristica peculiare della sua figura. Egli appartiene a quella generazione di pastori la cui grandezza non risiede nell'eccezionalità dell'evento, ma nella continuità del servizio. In un'epoca in cui la Chiesa stava cercando di definire la propria identità di fronte al giudaismo rabbinico e al paganesimo romano, vescovi come Zaccheo garantirono la sopravvivenza della comunità attraverso la semplice e tenace custodia della Tradizione. Il suo nome, che in ebraico 'Zakkay' significa puro o innocente, risuona oggi come un invito a riscoprire una spiritualità essenziale, lontana dai clamori e radicata nella fedeltà silenziosa. Celebrare san Zaccheo significa rendere omaggio alle migliaia di cristiani anonimi dei primi secoli, il cui nome non è giunto fino a noi, ma senza i quali la fede non si sarebbe trasmessa alle generazioni successive.
Curiosità - L'elenco dei primi quindici vescovi di Gerusalemme tramandato da Eusebio comprende nomi molto comuni nell'ebraismo del I e II secolo (Giacomo, Simeone, Giusto, Tobia, Giovanni, Matteo, Levi, Giuseppe, Giuda). La presenza del nome Zaccheo in questa lista rafforza l'ipotesi che si trattasse di un cristiano di origine ebraica, e non di una trasposizione del pubblicano di Gerico, il cui nome era probabilmente un soprannome o un nome proprio greco-ebraico usato in un contesto diverso. - Il limite cronologico dei quindici vescovi della circoncisione coincide esattamente con la fine della Gerusalemme ebraica. L'ultimo della lista, Giuda, era vescovo durante la rivolta di Bar Kokhba. Dopo di lui, la successione episcopale fu interrotta e ripresa solo dopo l'editto di Adriano con vescovi di origine gentile.
Autore: Enrico Quiri
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