|
>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene
Firando, Giappone, 1565 - Nagasaki, Giappone, 10 settembre 1622
E' una delle figure più emblematiche della Chiesa giapponese delle origini: primo autoctono a ricevere l'ordinazione sacerdotale nel Sol Levante, incarnò in modo radicale l'ideale di una Chiesa locale capace di generare i propri pastori. Nato a Nagasaki nel 1565 in una famiglia di cristiani ferventi, entrò giovanissimo nella Compagnia di Gesù e completò il suo cammino formativo fino al sacerdozio, un traguardo allora eccezionale per un giapponese. Il suo ministero si svolse negli anni più bui della persecuzione scatenata dallo shogunato Tokugawa contro i cristiani, in un clima di clandestinità e pericolo crescente. Arrestato dopo anni di apostolato nascosto, subì il martirio per crocifissione sulla collina di Nishizaka il 10 settembre 1622, insieme ad altri fedeli. La sua vicenda segnò profondamente la memoria della Chiesa giapponese e dell'intera Compagnia di Gesù, che vide in lui il simbolo di una missione capace di radicarsi nel suolo nipponico. Beatificato da Pio IX nel 1867.
Etimologia: Dal greco 'Sebastos', che significa 'venerabile', 'augusto', 'degno di rispetto'.
Emblema: Abito nero della Compagnia di Gesù, croce lignea, palma del martirio, fiamme, palo a cui fu legato.
Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, beati Sebastiano Kimura, della Compagnia di Gesù, Francesco Morales, dell’Ordine dei Predicatori, sacerdoti, e cinquanta compagni, martiri, che, sacerdoti, religiosi, coniugi, giovani, catechisti, vedove e bambini, morirono per Cristo su un colle davanti a una grande folla tra crudeli torture.
|
Sebastiano Kimura nacque a Nagasaki nel 1565, in una città che da pochi decenni era diventata il principale centro del cristianesimo giapponese. Nagasaki, fondata come porto aperto ai commerci portoghesi, aveva accolto fin dagli anni Sessanta del Cinquecento l'opera dei missionari gesuiti guidati da Francesco Saverio e dai suoi successori. La famiglia Kimura apparteneva a quella generazione di convertiti giapponesi che avevano abbracciato la fede cristiana con convinzione, spesso a costo di difficili rotture con le tradizioni ancestrali. Il giovane Sebastiano ricevette il battesimo in età precoce, assumendo il nome cristiano di Sebastiano in onore del celebre martire romano. Fin dall'infanzia mostrò una spiccata inclinazione religiosa e una notevole intelligenza, qualità che non sfuggirono all'attenzione dei missionari gesuiti, sempre alla ricerca di vocazioni autoctone da formare per il futuro della Chiesa locale.
L'ingresso nella Compagnia di Gesù Ancora adolescente, Sebastiano Kimura entrò nel seminario gesuita di Nagasaki, dove intraprese un percorso formativo articolato che comprendeva lo studio della dottrina cristiana, della lingua latina, della filosofia e della teologia. Il seminario di Nagasaki, fondato dai gesuiti, era una delle istituzioni educative più avanzate del Giappone dell'epoca e formava non solo futuri sacerdoti, ma anche catechisti e leader della comunità cristiana locale. Kimura dimostrò particolare impegno negli studi e una profonda vita spirituale. Completato il noviziato, emise i voti religiosi nella Compagnia di Gesù, diventando il primo giapponese a entrare nell'ordine fondato da Ignazio di Loyola. Questa scelta rappresentava un passo storico: fino ad allora, il clero regolare in Giappone era stato esclusivamente composto da missionari europei, principalmente portoghesi, spagnoli e italiani.
L'ordinazione sacerdotale: un evento storico Dopo anni di preparazione teologica e spirituale, Sebastiano Kimura ricevette l'ordinazione sacerdotale, diventando il primo giapponese a essere ordinato prete cattolico. L'evento, documentato dalle relazioni annuali dei gesuiti, ebbe una risonanza considerevole sia in Giappone sia in Europa, dove giunse notizia attraverso le lettere dei missionari. Per la Chiesa delle missioni, l'ordinazione di Kimura rappresentava la realizzazione di un obiettivo a lungo perseguito: formare un clero autoctono capace di garantire la continuità della fede cristiana anche in assenza dei missionari stranieri. I gesuiti avevano sempre considerato la formazione di sacerdoti locali come condizione indispensabile per il radicamento duraturo del cristianesimo in terra giapponese. Il padre Sebastiano Kimura celebrò la sua prima Messa con grande solennità, alla presenza dei confratelli gesuiti e di una numerosa comunità di fedeli. Da quel momento, il suo ministero si svolse principalmente a Nagasaki e nei dintorni, dove esercitò le funzioni sacerdotali con zelo e dedizione.
Il ministero sacerdotale in tempo di persecuzione Gli anni del ministero di padre Kimura coincisero con un progressivo inasprimento della persecuzione contro i cristiani in Giappone. Dopo la morte di Toyotomi Hideyoshi nel 1598, lo shogunato Tokugawa, consolidato il proprio potere, avviò una politica sistematica di repressione del cristianesimo, considerato una minaccia all'unità politica e culturale del paese. Nel 1614 lo shogun Tokugawa Ieyasu emanò un editto di espulsione dei missionari stranieri e di proibizione della fede cristiana. I gesuiti e gli altri religiosi europei furono costretti all'esilio o a vivere in clandestinità. In questo contesto drammatico, padre Kimura rappresentava una risorsa preziosa: essendo giapponese, poteva muoversi con maggiore discrezione e continuare a celebrare i sacramenti e a sostenere la fede dei cristiani perseguitati. Il suo ministero si svolse dunque nella clandestinità più assoluta. Padre Kimura celebrava l'Eucaristia in case private, amministrava i sacramenti ai fedeli nascosti, formava catechisti e sosteneva spiritualmente una comunità cristiana sempre più braccata. Viveva sotto costante minaccia di arresto, sapendo che la scoperta della sua identità di sacerdote avrebbe significato la condanna a morte.
L'arresto e la prigionia Nonostante la prudenza e la segretezza con cui operava, padre Sebastiano Kimura fu infine arrestato dalle autorità dello shogunato. Le circostanze precise della sua cattura non sono documentate con certezza, ma avvenne probabilmente tra il 1619 e il 1621, durante una delle numerose ondate di rastrellamenti che colpirono le comunità cristiane di Nagasaki e del Kyushu. Dopo l'arresto, Kimura fu sottoposto a interrogatori e torture per indurlo all'apostasia. La pratica dell'apostasia forzata, spesso ottenuta calpestando immagini sacre (il cosiddetto 'fumie'), era uno strumento tipico della repressione anti-cristiana giapponese. Padre Kimura, tuttavia, resistette con fermezza a ogni pressione, rifiutandosi di rinnegare la propria fede e il proprio sacerdozio. La prigionia si protrasse per un periodo significativo, durante il quale Kimura condivise la sorte di molti altri cristiani incarcerati. Le cronache dell'epoca riferiscono che, anche in carcere, il sacerdote continuò a esercitare il proprio ministero, ascoltando confessioni, confortando i compagni di prigionia e preparando spiritualmente coloro che sarebbero stati giustiziati.
Il martirio sulla collina di Nishizaka Il 10 settembre 1622, padre Sebastiano Kimura fu condotto insieme ad altri cristiani sulla collina di Nishizaka, nei pressi di Nagasaki, luogo tristemente noto come teatro delle esecuzioni dei martiri giapponesi. La condanna era la crocifissione, metodo di esecuzione capitale tipico del Giappone feudale, riservato ai criminali più gravi e, nel caso dei cristiani, scelto per il suo evidente valore simbolico di scherno verso la fede crocifissa. Secondo le testimonianze dell'epoca, Kimura affrontò il supplizio con grande dignità e coraggio. Legato alla croce con corde e catene, rimase esposto al pubblico per un tempo prolungato prima di essere trafitto con le lance dai carnefici, secondo la procedura consueta delle esecuzioni giapponesi per crocifissione. Le cronache riferiscono che il sacerdote pregò fino all'ultimo istante, perdonando i suoi carnefici e affidando la propria anima a Dio. Con lui morirono in quel giorno altri cristiani, in un martirio collettivo che colpì profondamente la comunità cristiana giapponese. La sua morte, avvenuta a cinquantasette anni di età, chiudeva una vita interamente dedicata al servizio della Chiesa e dei fratelli nella fede.
La memoria e la beatificazione La notizia del martirio di padre Kimura e dei suoi compagni si diffuse rapidamente tra i cristiani giapponesi sopravvissuti alla persecuzione, alimentando la devozione verso i nuovi martiri. Dopo la fine dell'era delle persecuzioni, nel XIX secolo, la memoria di questi testimoni della fede fu recuperata e valorizzata. Il 7 luglio 1867, Papa Pio IX beatificò Sebastiano Kimura insieme ad altri 204 martiri giapponesi, riconoscendo ufficialmente il loro sacrificio per la fede. La beatificazione rappresentò un momento importante per la Chiesa giapponese, che proprio in quegli anni stava vivendo una fase di rinascita dopo secoli di clandestinità.
Il significato storico del primo sacerdote giapponese L'ordinazione di Sebastiano Kimura rappresenta un momento cruciale nella storia delle missioni cattoliche in Asia. Per la prima volta, un giapponese accedeva al sacerdozio cattolico, dimostrando che il cristianesimo poteva radicarsi culturalmente e spiritualmente nel Sol Levante. Questo evento anticipava di secoli il processo di inculturazione della fede che sarebbe diventato centrale nella riflessione missionaria del Concilio Vaticano II. I gesuiti avevano sempre sostenuto l'importanza di formare un clero locale, ma le resistenze di alcuni ambienti ecclesiastici europei e le difficoltà pratiche avevano rallentato questo processo. L'ordinazione di Kimura, sostenuta dai superiori gesuiti in Giappone, rappresentò una vittoria della visione missionaria più aperta e fiduciosa nelle capacità delle giovani Chiese locali.
La persecuzione Tokugawa e il martirio cristiano Il martirio di padre Kimura si inserisce nel contesto della più vasta persecuzione anti-cristiana dello shogunato Tokugawa, che tra il 1614 e il 1663 causò la morte di migliaia di cristiani giapponesi. Le motivazioni della persecuzione erano complesse: politiche (timore dell'influenza straniera), culturali (difesa dell'identità giapponese) e religiose (opposizione al buddhismo e allo shintoismo). La collina di Nishizaka a Nagasaki divenne il principale luogo di esecuzione dei martiri cristiani. Oggi il sito è commemorato dal 'Monumento dei 26 Martiri' e da un museo dedicato alla storia del cristianesimo giapponese.
Curiosità - Padre Sebastiano Kimura è considerato il primo sacerdote di origine giapponese in assoluto, precedendo di decenni altri ordinati autoctoni in diverse regioni dell'Asia. - Il suo nome, Sebastiano, fu scelto in onore del celebre martire romano del III secolo, anch'egli legato alla tradizione della freccia e della croce, creando una suggestiva continuità simbolica tra i due testimoni della fede. - La collina di Nishizaka, teatro del suo martirio, è oggi un luogo di pellegrinaggio e di memoria, con un parco commemorativo dedicato ai martiri giapponesi. - La sua vicenda ispirò numerose opere letterarie e artistiche in Giappone e in Europa, contribuendo a diffondere la conoscenza del martirio cristiano nipponico.
Cronologia - 1565: Nascita a Nagasaki, Giappone - 1570 circa: Battesimo con il nome di Sebastiano - 1580 circa: Ingresso nel seminario gesuita di Nagasaki - 1590 circa: Ingresso nella Compagnia di Gesù - 1601: Ordinazione sacerdotale (primo giapponese prete cattolico) - 1601-1619: Ministero sacerdotale a Nagasaki e nel Kyushu - 1614: Editto di espulsione dei missionari e proibizione del cristianesimo - 1619-1621: Arresto e prigionia - 10 settembre 1622: Martirio per crocifissione sulla collina di Nishizaka a Nagasaki - 7 luglio 1867: Beatificazione da parte di Papa Pio IX. Autore: Enrico Quiri
Nella lunga storia dell’evangelizzazione del Giappone, si ebbero due periodi di terribile persecuzione contro i missionari stranieri e contro i cristiani giapponesi. La prima iniziata il 9 dicembre 1596 ad opera dello ‘shogun’ Hideyoshi, portò al martirio i primi 26 cattolici fra cui tre gesuiti giapponesi e sei francescani, crocifissi e trafitti il 5 febbraio 1597, nella zona di Nagasaki sulla ‘santa collina’; i martiri furono proclamati santi da papa Pio IX nel 1862. La seconda persecuzione, dopo un proficuo periodo di pace che vide l’arrivo di altri missionari, non solo gesuiti e francescani, ma anche domenicani ed agostiniani, si scatenò ad opera dello ‘shogun’ Ieyasu, dal 1614 e con i suoi successori fino al 1632; una furiosa carneficina che colpì missionari, catechisti, laici di ogni condizione sociale, perfino bambini e intere famiglie; uccisi secondo lo stile orientale, fra vari e raffinati supplizi. La maggior parte dei martiri, che furono migliaia, morirono legati ad un palo e bruciati a fuoco lento, cosicché la ‘santa collina’ di Nagasaki, già teatro della prima persecuzione, fu sinistramente illuminata dalla fila di torce umane per parecchie sere e notti; altri martiri furono decapitati o tagliati membro per membro. Di questa seconda, più lunga e numerosa persecuzione, raccogliendo testimonianze, la Chiesa ha potuto riconoscere, fra le varie migliaia di vittime, la validità storica del martirio per almeno 205 di esse, che papa Pio IX, il 7 luglio 1867 proclamò Beati.
Fra essi si annovera il beato Kimura, discendente del primo neofita istruito e battezzato a Hirado da s. Francesco Saverio e parente di altri due martiri giapponesi, Kimura (Leonardo) e Kimura (Antonio) che diverranno Beati anch’essi. Kimura nacque a Firando nel 1565 in una famiglia convertita al cattolicesimo, al battesimo gli fu dato anche il nome cristiano di Sebastiano. Ad 11 anni, si dedicò al servizio della chiesa dei Gesuiti nella città di Firando, poi passò a Bungo nel Seminario dei padri gesuiti; a 19 anni chiese ed ottenne di entrare a far parte dell’Ordine di Sant’Ignazio. Da seminarista fece il catechista a Meaco e nel distretto dello Scimo, poi si trasferì nel collegio di Macao in Cina per studiare la teologia. Nel settembre 1601, tornato in Giappone, fu ordinato sacerdote a Nagasaki, il primo della Nazione giapponese. Infuriando la seconda feroce persecuzione contro i cristiani, padre Kimura (Sebastiano), che era dotato di spiccata eloquenza, fu abilissimo nel camuffarsi e trasformarsi, per eludere le spie, nei più svariati personaggi, come soldato, mercante, agricoltore, vetturale, medico. Riusciva così a penetrare nei luoghi più pericolosi perfino nelle carceri per confortare i futuri martiri. Saputo che era ricercato, il padre Provinciale dei Gesuiti, lo esortò ad allontanarsi il più presto possibile da Nagasaki, ma era troppo tardi, il 30 giugno 1621, tradito da una schiava coreana, padre Kimura fu arrestato mentre era ospite in casa di Antonio da Corea cattolico, con lui furono presi anche i suoi catechisti e rinchiusi nella prigione di Suzuta, dove erano già prigionieri, da ben quattro anni, padre Carlo Spinola (1564-1622) e quattro novizi. Le condizioni dei prigionieri erano terribili, il carcere si trovava sopra una vetta di montagna, gelida ed esposta a tutti i venti, e a loro veniva data una sola coperta, come cibo un po’ di riso e due sardine, giusto per tenerli in vita ma senza soddisfare la fame. Le condizioni igieniche erano miserevoli, senza poter lavare un panno e senza poterli asciugare un po’ al sole; il periodo trascorso in questo terribile carcere, li vide impegnati in preghiere, penitenze e in fervorosi colloqui spirituali. Finalmente il 9 settembre 1622 giunse l’ordine di trasferire i prigionieri a Nagasaki, padre Kimura, padre Spinola e altri 22 fra novizi e fedeli cattolici, ormai condannati a morte dal governatore Gourocu, furono uniti ad altri provenienti dalle carceri locali e trasportati su barche fino a Nagaic e da li su muli fin sopra le colline che sovrastano Nagasaki, dove erano già pronti i pali e la legna per essere arsi vivi. Il supplizio del rogo toccò a 22 di loro, mentre altri 30 furono decapitati, era il 10 settembre 1622, padre Kimura, e padre Carlo Spinola furono fra quelli bruciati sul rogo; per rendere più lungo il tormento la legna era stata sistemata sparsa il largo cerchio. Alla barbara esecuzione, che durò tre ore, assisté una folla sterminata sparsa sul monte e su barche in mare; padre Kimura Sebastiano, primo sacerdote del Giappone, morì per ultimo, dopo essere stato per tre ore immobile e legato con le braccia in croce, finché il fuoco non lo raggiunse. La sua ricorrenza liturgica è il 10 settembre.
Autore: Antonio Borrelli
|