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† Vercelli, 470 circa
Viene tradizionalmente considerato l'ottavo successore di sant'Eusebio, il grande evangelizzatore del Piemonte occidentale. La sua figura appartiene a quel lungo periodo della storia ecclesiastica nel quale le testimonianze documentarie sono estremamente scarse, sia a causa della perdita degli archivi provocata dalle invasioni barbariche, sia per le devastazioni che nei secoli colpirono la cattedrale vercellese. Per questo motivo le notizie sulla sua vita sono poche e spesso ricostruite attraverso antichi cataloghi episcopali, iscrizioni e tradizioni liturgiche locali. Il suo episcopato viene generalmente collocato intorno al 470, in uno dei momenti più difficili della storia dell'Italia romana, quando il potere imperiale era ormai prossimo al tramonto e le popolazioni barbariche ridefinivano gli equilibri politici della penisola. Pur nella scarsità delle fonti, la Chiesa vercellese ne ha conservato la memoria come quella di un pastore santo, inserendolo nel proprio calendario liturgico il 12 agosto.
Etimologia: Dal latino Simplicius, 'semplice', 'schietto', 'sincero'.
Emblema: Vescovo con pastorale e mitra.
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La conoscenza di san Simplicio dipende quasi esclusivamente dalle antiche cronotassi episcopali di Vercelli. Nell'antica basilica eusebiana, demolita nei secoli successivi e sostituita dall'attuale cattedrale, era raffigurata la serie dei primi quaranta vescovi della diocesi, ciascuno identificato dal proprio nome. Tali dipinti costituivano una preziosa memoria storica, ma il deterioramento degli affreschi rese illeggibili numerose iscrizioni già alla fine del XVI secolo. Quando i vescovi Giovanni Stefano Ferrero e Guido Luca Ferrero ne promossero la trascrizione, soltanto venticinque nomi risultavano ancora leggibili. La dispersione degli archivi diocesani, aggravata dalle invasioni barbariche, dalle incursioni degli Ungari e dall'incendio provocato da Arduino d'Ivrea, rese impossibile recuperare ulteriori documenti contemporanei.
L'ottavo vescovo di Vercelli Lo storico Francesco Lanzoni manifestò prudenza sull'identificazione del nome, mentre Francesco Savio, nel suo fondamentale catalogo episcopale del 1898, riconobbe in Simplicio l'ottavo vescovo della diocesi, correggendo alcune ricostruzioni precedenti. Anche la cronotassi ufficiale dell'Arcidiocesi di Vercelli continua a riportarlo, talvolta con la variante Simpliciano, collocandone l'episcopato intorno all'anno 470.
Il contesto storico L'episcopato di Simplicio si svolse durante una delle epoche più travagliate dell'Occidente romano. Nel V secolo l'Italia era attraversata dalle conseguenze delle invasioni barbariche, mentre l'autorità imperiale si avviava rapidamente verso il definitivo collasso, che sarebbe culminato pochi anni dopo con la deposizione di Romolo Augustolo nel 476. In questo scenario i vescovi rappresentavano spesso il principale punto di riferimento religioso, civile e morale delle città. Sebbene nessun documento conservi le iniziative pastorali di Simplicio, è ragionevole collocare il suo ministero all'interno di questo delicato processo di continuità istituzionale della Chiesa locale.
La tradizione del sepolcro All'inizio del XVII secolo lo storico Cusano riferì il ritrovamento di un sepolcro attribuito a san Simplicio, sul quale sarebbe comparsa l'iscrizione latina: "Simplicius episcopus octavus, mira Dei gratia praeditus, maximo sanctitatis splendore praeluxit". La traduzione recita: "Simplicio, ottavo vescovo, straordinariamente dotato della grazia di Dio, risplendette del più grande fulgore di santità". Gli studiosi moderni, tuttavia, considerano questa iscrizione apocrifa e non la ritengono una prova storica attendibile. Essa appartiene quindi alla tradizione locale e non può essere utilizzata come testimonianza diretta della sua vita.
Il culto San Simplicio non compare nell'antico calendario eusebiano oggi conosciuto. Tuttavia la sua memoria fu conservata dalla liturgia locale e la Bibliotheca Sanctorum lo associa a san Discolio, altro antico vescovo di Vercelli, ritenendo probabile che entrambi fossero celebrati il 12 agosto. Questa ricorrenza è rimasta nella tradizione liturgica vercellese e viene tuttora mantenuta dal Martirologio locale e dalle raccolte agiografiche contemporanee. Autore: Giampietro Cattini
Nell’antica basilica eusebiana, ora scomparsa e sostituita dall’attuale cattedrale, si vedeva dipinta nella navata centrale la serie dei primi 40 vescovi di Vercelli, partendo da s. Eusebio fino a Nottingo, vissuti dalla metà del secolo IV all’830 circa; sotto ad ogni ritratto era scritto a grandi lettere il nome del personaggio rappresentato. È ancora oggetto di studio, la datazione di questa serie di ritratti e di nomi, non è certo se fu realizzata da Norgando, immediato successore dell’ultimo effigiato e quindi nella prima metà del secolo IX, oppure da qualcuno dei vescovi, che eseguirono i restauri dopo la devastazione degli Ungari nell’899 o dopo l’incendio appiccato da Arduino da Ivrea (955-1015), che uccise il vescovo Pietro e ne incenerì la salma. Certo i ritratti costituivano un documento autorevole per la storia degli antichi vescovi, ma essi per incuria o per vetustà, svanirono nel corso dei secoli, e soltanto 25 nomi poterono essere letti, quando i vescovi Bonomio e Ferrero, alla fine del XVI secolo e al principio del XVII, vollero trascriverli per comporre il catalogo episcopale della diocesi. A ciò si aggiunge la dispersione dei documenti d’archivio, avvenuta durante le invasioni barbariche, particolarmente nell’epoca longobarda. Quel poco che si conosce sui vescovi di Vercelli, vissuti dalla metà del V secolo al principio del IX, deriva da iscrizioni sepolcrali, da alcuni libri liturgici locali, da documenti di altre Chiese e da notizie di storia civile. Pertanto anche di s. Simplicio si sa ben poco, egli fu l’ottavo vescovo di Vercelli, così come riportato dal catalogo episcopale compilato dallo storico F. Savio (1898), che corregge quelli precedenti. Si tratta di uno dei vescovi, il cui nome non si leggeva chiaramente sotto l’effige sbiadita. Il suo episcopato può essere collocato verso il 470, nel difficile periodo delle invasioni barbariche; lo storico Cusano riferì che al principio del secolo XVII, ne fu scoperto il sepolcro con la seguente iscrizione: “Simplicius episcopus octavus, mira Dei gratia praeditus, maximo sanctitatis splendore praeluxit”. (Simplicio, ottavo vescovo, straordinariamente dotato della grazia di Dio, brillò vivamente del più grande splendore di santità). Comunque questo testo è ritenuto apocrifo dagli studiosi e bisogna dire che di s. Simplicio non si trova memoria nell’antico calendario eusebiano. L’autorevole “Bibliotheca Sanctorum” lo cataloga insieme a s. Discolio, quarto vescovo di Vercelli, perché probabilmente celebrati nello stesso giorno il 12 agosto, dal calendario liturgico locale.
Autore: Antonio Borrelli
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