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Sant' Autonomo Vescovo e martire

Festa: 12 settembre

† Sorea in Bitinia, odierna Turchia, inizio IV sec.

Sant'Autonomo è una figura cristiana dell'antichità legata alla Bitinia, nell'Asia Minore, ricordata il 12 settembre come vescovo e martire. Il Martirologio Romano lo presenta semplicemente come un vescovo martirizzato in Bitinia, nell'odierna Turchia. Le notizie più ampie sulla sua vita provengono da una Passio greca, conservata nella tradizione agiografica con il numero BHG 198. Il testo racconta che Autonomo, indicato come vescovo originario dell'Italia, durante la persecuzione di Diocleziano si trasferì in Bitinia, stabilendosi nella località chiamata Sorea. Qui avrebbe svolto un intenso apostolato, convertendo numerosi pagani e organizzando una comunità cristiana raccolta attorno a una chiesa dedicata all'arcangelo Michele. La stessa tradizione narra che, dopo una lunga attività missionaria, Autonomo fu ucciso durante una sommossa provocata dalla distruzione di alcuni idoli. Il vescovo venne aggredito mentre celebrava l'Eucaristia nella chiesa dell'arcangelo Michele e morì ai piedi dell'altare. La data esatta del martirio non è conosciuta. La sua memoria liturgica, tuttavia, è rimasta stabilmente fissata al 12 settembre.

Etimologia: Dal greco antico αὐτόνομος, composto da αὐτός, se stesso, e νόμος, legge; significa letteralmente autonomo, indipendente, colui che vive secondo una propria legge.

Emblema: Abiti episcopali e segni del martirio.

Martirologio Romano: In Bitinia, nell’odierna Turchia, sant’Autonomo, vescovo e martire.


Le prime informazioni sulla vita di Autonomo devono essere accolte con cautela. Egli non compare nei più antichi martirologi cristiani e la principale narrazione biografica a lui dedicata fu composta diversi secoli dopo gli avvenimenti che pretende di raccontare.
Secondo la Passio, Autonomo era originario dell'Italia e aveva ricevuto l'ordinazione episcopale prima di lasciare la penisola. Il contesto indicato è quello della persecuzione scatenata dall'imperatore Diocleziano contro i cristiani. La data precisa del suo episcopato e la sede alla quale sarebbe appartenuto non sono conosciute.
Proprio l'origine italiana e l'esistenza di un episcopato precedente al trasferimento in Oriente appartengono quindi alla tradizione agiografica e non possono essere considerati dati biografici pienamente documentati. La tradizione successiva, tuttavia, ha conservato questi elementi come parte integrante della memoria del santo.

L'arrivo in Bitinia
La Passio racconta che, di fronte alla persecuzione, Autonomo lasciò l'Italia e si trasferì in Bitinia, regione dell'Asia Minore situata lungo il Mar di Marmara e il Mar Nero.
Il trasferimento viene presentato non come una rinuncia alla missione episcopale, ma come la scelta di continuare l'annuncio cristiano in un altro territorio. Autonomo giunse in una località chiamata Sorea, o Soreus nelle diverse trascrizioni, situata secondo la Passio presso il golfo di Nicomedia. La località non è stata identificata con certezza.
Qui sarebbe stato accolto da un cristiano di nome Cornelio. Autonomo lo avrebbe formato nella fede e lo avrebbe progressivamente inserito nel ministero ecclesiastico. In una prima fase Cornelio ricevette il diaconato e successivamente il presbiterato.
La narrazione presenta così Autonomo come un missionario itinerante e, nello stesso tempo, come organizzatore della comunità cristiana locale.

La chiesa dell'arcangelo Michele
Secondo il racconto agiografico, l'attività missionaria di Autonomo ebbe notevole successo. Numerosi abitanti della regione avrebbero abbandonato i culti pagani per aderire al cristianesimo.
Per la nuova comunità venne predisposto un luogo di culto dedicato all'arcangelo Michele. La Passio attribuisce ad Autonomo un ruolo diretto nella sua organizzazione e nella formazione del clero destinato ad assistere i fedeli.
La tradizione conserva dunque l'immagine di un vescovo impegnato non soltanto nella predicazione, ma anche nella costruzione concreta di una comunità cristiana stabile.
La chiesa di Sorea sarebbe diventata in seguito il centro della memoria del martire e il luogo nel quale furono custodite le sue reliquie.

La missione nell'Asia Minore
La sua attività, secondo la Passio, non rimase circoscritta alla Bitinia. Autonomo avrebbe intrapreso viaggi missionari verso la Licaonia e l'Isauria, regioni dell'Asia Minore nelle quali avrebbe continuato la predicazione cristiana.
Durante una delle fasi della persecuzione, l'autorità imperiale avrebbe disposto il suo arresto. Autonomo si sarebbe allora allontanato temporaneamente dalla zona di Sorea, rifugiandosi a Claudiopoli.
Il racconto insiste quindi sulla mobilità del vescovo: invece di abbandonare la missione, egli avrebbe utilizzato gli spostamenti imposti dalla persecuzione per continuare a raggiungere altre comunità.

Cornelio, il collaboratore e successore
Un elemento significativo della tradizione è il rapporto tra Autonomo e Cornelio.
Dopo averlo formato come ministro della comunità cristiana, Autonomo lo avrebbe fatto prima diacono e poi sacerdote. In seguito, tornando a Sorea, lo avrebbe consacrato vescovo.
Il particolare mostra una caratteristica ricorrente nelle antiche narrazioni episcopali: il missionario non viene presentato soltanto come predicatore itinerante, ma come colui che prepara una struttura ecclesiale destinata a continuare anche dopo la sua partenza.
Non è tuttavia possibile verificare storicamente l'effettiva esistenza di Cornelio o ricostruire con precisione la successione episcopale descritta dalla Passio.

Il ritorno a Sorea e il martirio
Il racconto agiografico colloca il martirio di Autonomo nuovamente a Sorea.
Secondo la Passio, alcuni cristiani convertiti alla fede avrebbero distrutto un tempio pagano. L'episodio avrebbe provocato la reazione violenta degli abitanti rimasti fedeli ai culti tradizionali.
I pagani irruppero nella chiesa dell'arcangelo Michele mentre Autonomo celebrava la liturgia. Il vescovo fu aggredito e ucciso. La tradizione sottolinea un particolare destinato a diventare centrale nella sua memoria: Autonomo sarebbe morto ai piedi dell'altare, durante la celebrazione dei misteri cristiani. Il suo sangue avrebbe così segnato il luogo stesso nel quale stava celebrando l'Eucaristia.
La scena ha un forte significato teologico nella letteratura dei martiri antichi: il vescovo che celebra il sacrificio eucaristico diventa egli stesso vittima, identificando il proprio martirio con la testimonianza suprema della fede.
La data precisa dell'uccisione non è conosciuta. La tradizione la colloca nell'epoca della persecuzione di Diocleziano, alla fine del III o all'inizio del IV secolo. Alcune fonti orientali indicano l'anno 303, ma tale data non è sufficientemente documentata e non viene adottata dal Martirologio Romano.

Maria e la sepoltura
La Passio racconta che, dopo l'uccisione, il corpo del vescovo rimase sepolto sotto le pietre provocate dall'assalto alla chiesa.
A recuperarlo sarebbe stata una diaconessa di nome Maria, che provvide alla sepoltura del martire. Il particolare è interessante perché mostra, all'interno della narrazione, la presenza di una donna con un ruolo riconosciuto nella comunità cristiana locale.
Anche questo episodio appartiene alla tradizione agiografica e non può essere verificato attraverso testimonianze contemporanee al martirio.

Il culto e le reliquie
La memoria di Autonomo sopravvisse nella comunità cristiana della Bitinia e si sviluppò attorno al luogo della sua sepoltura.
Secondo la Passio, durante il regno dell'imperatore Costantino sarebbe stata costruita una chiesa sul sepolcro del martire. In seguito l'edificio sarebbe stato demolito e ricostruito in un'altra posizione, senza che coloro che procedevano ai lavori si rendessero conto che il corpo di Autonomo era rimasto sotto la chiesa originaria.
La tradizione racconta quindi che, circa sessant'anni dopo la demolizione, le reliquie furono ritrovate e riconosciute come quelle del martire. Sarebbero state conservate in una nuova chiesa intitolata ad Autonomo.
Questi episodi devono essere considerati testimonianze della tradizione cultuale e non documentazione contemporanea agli eventi. La stessa Passio appartiene infatti a una fase molto posteriore rispetto al presunto martirio.

La chiesa di Sant'Autonomo e l'imperatore Maurizio
Un elemento particolarmente significativo per la storia del culto è rappresentato dalla testimonianza indiretta relativa alla chiesa di Sant'Autonomo.
Alla fine del VI secolo, durante la rivolta che portò alla caduta dell'imperatore Maurizio nel 602, Maurizio e la sua famiglia cercarono rifugio sulla costa asiatica e raggiunsero la chiesa di Sant'Autonomo. La testimonianza è collegata alla Storia di Teofilatto Simocatta e costituisce un'importante conferma dell'esistenza di un santuario dedicato al martire nella regione.
La chiesa si trovava nella zona di Prainetos, sul golfo di Nicomedia, a una distanza relativamente breve da Costantinopoli. Una moderna ricerca storica identifica infatti il santuario di Sant'Autonomo con la chiesa situata presso Prainetos, sulla costa della Propontide.
Questa testimonianza è particolarmente importante perché proviene da una fonte storica bizantina indipendente dalla narrazione agiografica e dimostra che, alla fine del VI e all'inizio del VII secolo, il culto di Autonomo era sufficientemente conosciuto da dare il nome a una chiesa utilizzata anche come luogo di rifugio.

La Passio di Sant'Autonomo
La principale fonte narrativa è la Passio di Autonomo, catalogata nella Bibliotheca Hagiographica Graeca con il numero BHG 198. Il testo è conservato in numerosi manoscritti greci; il repertorio Biblissima segnala decine di testimoni manoscritti.
La tradizione manoscritta comprende anche la redazione attribuita a Simeone Metafraste. Sono conservati, tra gli altri, testimoni nella Biblioteca Apostolica Vaticana e nella Biblioteca della Società dei Bollandisti.
La Passio stessa dichiara di raccogliere materiali precedenti e testimonianze trasmesse dagli ecclesiastici che prestavano servizio presso il santuario del martire. Tuttavia il testo è di molto posteriore agli avvenimenti narrati e presenta numerosi elementi tipici della letteratura agiografica.
Per questo motivo gli studiosi distinguono opportunamente due livelli.
Il primo è costituito dal dato cultuale, relativamente solido: l'esistenza di un martire chiamato Autonomo, venerato in Bitinia e ricordato il 12 settembre.
Il secondo riguarda la biografia dettagliata, che comprende l'origine italiana, l'episcopato, il trasferimento durante la persecuzione di Diocleziano, i viaggi missionari, Cornelio, la distruzione degli idoli e le circostanze precise del martirio. Questi elementi appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere presentati tutti come fatti storicamente dimostrati.
È significativo che la precedente redazione della scheda italiana segnali esplicitamente come gli Acta s. Autonomi, probabilmente composti sotto l'imperatore Giustino, non possano essere utilizzati senza riserve come fonte storica.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

È sconosciuto agli antichi martirologi. Gli Acta s. Autonomi, che sembrano redatti sotto l'imperatore Giustino (518-527), non meritano credito. Secondo essi, Autonomo nacque in Italia dove ricevette anche l'episcopato. In seguito alla persecuzione di Diocleziano si rifu­giò in Bitinia, eleggendo a centro della sua atti­vità una località chiamata Sorea, non ancora iden­tificata, donde svolse un intenso apostolato per tutta l'Asia Minore e dove innalzò una cappella in onore di s. Michele. Tornato a Sorea da uno dei suoi viaggi, vi subì il martirio, vittima di un tumulto dei pagani irati per la distruzione dei loro idoli da parte dei cristiani. Autonomo fu ucciso ai piedi dell'al­tare mentre celebrava la Messa, il 12 sett. di un anno indeterminato. Sotto l'imperatore Costantino, un certo Severiano innalzò sul sepolcro del martire una cappella che, essendo andata in rovina, fu sostituita, al tempo dell'imperatore Giustino, da un oratorio : l'autore della passio asserisce di aver­lo visitato venerando le reliquie del santo ivi con­servate.
La chiesa di S. Autonomo, dove si rifugiò l'im­peratore Maurizio (Teofilatto Simocatta, Hist., VIII, 9, 9) era situata sulle coste della Bitinia. Nella Vita di s. Teodoro Siceota (BHG, II, pp. 276-77, n. 1748) è ricordato il monastero di S. Auto­nomo, ma senza indicare la località in cui sorgeva.


Autore:
Filippo Caraffa


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-09-03

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