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Beato Paolo Giovanni Charles Sacerdote e martire

Festa: 25 agosto

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Chevigny, Francia, 29 settembre 1743 - Rochefort, Francia, 25 agosto 1794

Durante la Rivoluzione Francese, il clero refrattario fu perseguitato e destinato alla deportazione in Guyana. Nella primavera del 1794, molti di essi vennero ammassati su navi negriere ancorate a Rochefort, i famigerati "pontoni" come la "Deux Associés". Le condizioni infernali (sovraffollamento, stive impestare, cibo guasto e malattie) causarono 547 morti su 829, una vera "ghigliottina secca" mitigata dopo il 9 Termidoro. Tra i 64 martiri beatificati da Giovanni Paolo II nel 1995 spicca il cistercense Paolo Charles. Priore di Sept-Fons, guidò i suoi monaci in esilio a Montluçon, offrendo un mirabile esempio di carità. Arrestato nel marzo 1793 per aver rifiutato il giuramento, fu deportato sulla "Deux Associés". Amato dai compagni per la sua mitezza e il totale abbandono alla Provvidenza, morì consunto dagli stenti il 25 agosto 1794, a cinquantun anni, e fu sepolto sull'isola Madame.

Etimologia: Paolo deriva dal latino 'Paulus', che significa 'piccolo' o 'umile'; Giovanni deriva dall'ebraico 'Yehohanan', che significa 'il Signore ha fatto grazia'.

Emblema: Abito cistercense, palma del martirio, catene o sfondo con nave prigione.

Martirologio Romano: In una sordida galera ancorata al largo di Rochefort in Francia, beato Paolo Giovanni Charles, sacerdote e martire, che, priore cistercense, nel corso della rivoluzione francese, strappato dai persecutori al monastero di Septfontaines a causa del suo sacerdozio e consegnato agli arresti navali, morì consunto dall’inedia e dalla malattia.


Paolo Giovanni Charles (al secolo Paul-Jean Charles) nacque il 29 settembre 1743 a Chevigny, in Francia. Cresciuto in un contesto segnato dalla profonda religiosità tipica delle campagne francesi del XVIII secolo, maturò presto la decisione di consacrare la propria vita a Dio. La sua scelta ricadde sull'Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, noto anche come Trappista, entrando nella celebre Abbazia di Notre-Dame de Sept-Fons, situata nella diocesi di Autun. Questo monastero era all'epoca uno dei centri più ferventi di rinnovamento monastico in Francia, caratterizzato da un rigoroso ascetismo, dal silenzio e dal lavoro manuale. Paolo Giovanni si distinse per la sua regolare osservanza, la pietà e le doti di governo, scalando le gerarchie interne fino a ricoprire l'importante ruolo di priore.

La guida della comunità nella tormenta rivoluzionaria
Lo scoppio della Rivoluzione Francese nel 1789 e la successiva approvazione della Costituzione Civile del Clero nel 1790 sconvolsero la vita della Chiesa in Francia. Le leggi eversive colpirono duramente gli ordini religiosi, decretandone la soppressione e la confisca dei beni. Di fronte all'imminente minaccia, l'abate in carica di Sept-Fons decise di cercare rifugio presso la propria famiglia, lasciando la guida effettiva della comunità al priore Paolo Giovanni. Con grande senso di responsabilità, egli assunse il comando e, insieme a diciannove monaci che vollero rimanere fedeli alla loro vocazione, abbandonò l'abbazia.
Il gruppo trovò una precaria sistemazione presso il convento dei Cappuccini a Montluçon. In questo nuovo e provvisorio scenario, il priore si adoperò per mantenere viva la vita monastica, adattando la regola cistercense a una condizione di semi-clandestinità. Nonostante le risorse fossero estremamente scarse, la comunità sotto la sua guida si distinse per un'intensa opera di carità a favore dei poveri e dei disagiati della zona, attirandosi la stima e la profonda riconoscenza della municipalità e della popolazione locale.

L'arresto e la prigionia
La tregua a Montluçon durò poco. Il netto rifiuto dei monaci di prestare il giuramento di fedeltà allo Stato rivoluzionario, richiesto dalla Costituzione Civile del Clero, li qualificò automaticamente come 'refrattari'. Sebbene le autorità municipali e i cittadini nutrissero affetto per quei religiosi, i decreti nazionali imponevano l'evacuazione e la dispersione delle case religiose. La comunità fu costretta a sciogliersi e i monaci si dispersero per evitare ritorsioni peggiori.
Paolo Giovanni Charles non poté sfuggire a lungo alla caccia al clero refrattario. Il 30 marzo 1793 fu arrestato dalle autorità rivoluzionarie. Inizialmente detenuto in carceri locali, fu successivamente condannato alla deportazione. Il destino di centinaia di sacerdoti e religiosi era stato segnato da un decreto della Convenzione che ne ordinava l'esilio verso le colonie penali, in particolare la Guyana Francese. In attesa dell'imbarco, i prigionieri furono radunati nel porto di Rochefort.

Il martirio sui pontoni di Rochefort
A Rochefort, le navi per la deportazione scarseggiavano e i prigionieri furono stipati su vecchie imbarcazioni dismesse, i cosiddetti 'pontoni', ancorati al largo del porto e lungo la Charente. Paolo Giovanni fu imbarcato l'11 aprile 1794 sulla nave negriera 'Deux Associés'. Le condizioni di vita a bordo erano infernali: sovraffollamento estremo, mancanza di igiene, scarsità di cibo e acqua, e totale assenza di assistenza medica.
In questo contesto di disumanizzazione, il priore di Sept-Fons emerse come un faro spirituale per i suoi compagni di prigionia. Stimato e amato per la sua mitezza, la sua pazienza e il suo spirito di abbandono alla Provvidenza, confortava i malati e preparava i moribondi all'incontro con Dio. Le malattie, in particolare il tifo e lo scorbuto, unite all'inedia, fecero una strage tra i deportati. Paolo Giovanni Charles, ormai stremato nel fisico ma integro nello spirito, morì il 25 agosto 1794, all'età di cinquantun anni. Il suo corpo, come quello di centinaia di altri martiri, fu gettato in una fossa comune sull'Île Madame, un piccolo isolotto nella baia di Rochefort, diventato oggi un luogo di memoria e pellegrinaggio.

Il contesto dei Martiri dei Pontoni di Rochefort
La vicenda del beato Paolo Giovanni Charles si inserisce nel più ampio e tragico fenomeno dei 'Martiri dei Pontoni di Rochefort'. Tra il 1794 e il 1795, ben 829 sacerdoti, religiosi e vescovi refrattari furono ammassati su navi prigione come la 'Deux Associés' e la 'Washington'. Le terribili condizioni sanitarie e la brutalità delle guardie causarono la morte di almeno 547 di essi. Questi ecclesiastici non subirono un processo formale né una condanna a morte diretta, ma furono lasciati morire di stenti in un vero e proprio martirio incruento, consumato in odio alla fede cattolica e alla fedeltà al Romano Pontefice.

Culto e Beatificazione
La memoria di questi sacerdoti e religiosi rimase viva nella Chiesa locale e negli ordini di appartenenza. Per il suo spirito di carità e per l'eroica sopportazione delle pene, la figura di Paolo Giovanni Charles fu presto considerata un modello di santità. Il processo di beatificazione, che ha riguardato un gruppo di 64 martiri rappresentativi dei pontoni di Rochefort, si è concluso positivamente sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Il 1° ottobre 1995, il Papa ha proclamato beati questi testimoni della fede, riconoscendo ufficialmente il loro martirio. La memoria liturgica del beato Paolo Giovanni Charles è fissata al 25 agosto, giorno del suo transito, mentre l'intero gruppo è spesso ricordato nel mese di agosto o in date specifiche dai rispettivi ordini religiosi.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-12

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