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Vinalesa, Valencia, Spagna, 3 febbraio 1896 - Barranco del Carraixet, Vinalesa, Valencia, Spagna, 28 agosto 1936
Nacque a Vinalesa, presso Valencia, il 3 febbraio 1896. Terzo di sette figli, ricevette una formazione iniziale nel Seminario serafico di Massamagrell e ancora giovane scelse la vita cappuccina. Vestì l'abito nel 1912, emise la professione temporanea nel 1913 e quella perpetua nel 1917. Inviato a Roma per completare gli studi, fu ordinato sacerdote il 26 marzo 1921 dall'arcivescovo Giuseppe Palica. Rientrato in Spagna, fu destinato alla formazione dei giovani religiosi nello studentato di filosofia e teologia dei Cappuccini a Orihuela. A questa attività unì il ministero della predicazione, della confessione e della direzione spirituale. Le testimonianze raccolte durante la causa ne ricordano la prudenza, la preparazione e la fedeltà alla Regola francescana. La guerra civile spagnola e la violenta persecuzione religiosa del 1936 interruppero bruscamente la sua attività. Dopo la dispersione della comunità di Orihuela, Aurelio si rifugiò nella casa paterna a Vinalesa. Qui fu arrestato il 28 agosto 1936 e condotto al luogo dell'esecuzione. Le testimonianze relative alle sue ultime ore lo presentano intento a confortare i compagni di prigionia e a esercitare fino all'ultimo il proprio ministero sacerdotale. Mentre recitava l'atto di assoluzione, fu aggredito da uno dei miliziani; terminata l'assoluzione, venne fucilato insieme agli altri prigionieri. La Chiesa cattolica lo ha riconosciuto come martire della persecuzione religiosa del 1936 e lo ha beatificato l'11 marzo 2001 nel grande gruppo dei 233 martiri guidato da José Aparicio Sanz.
Etimologia: Dal latino Aurelius, collegato ad aureus, 'd'oro', 'dorato'.
Emblema: Abito cappuccino, crocifisso, palma del martirio.
Martirologio Romano: Vicino al villaggio di Vinalesa ancora nello stesso territorio, beato Aurelio (Giuseppe) Ample Alcaide, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire, che, nello stesso periodo, nella battaglia per la fede riportò il premio glorioso.
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José Ample Alcaide nacque a Vinalesa il 3 febbraio 1896, nella provincia e arcidiocesi di Valencia. Era il terzo dei sette figli di Vicente Ample e Manuela Alcaide. Fu battezzato il giorno successivo nella parrocchia di Sant'Onorato vescovo e ricevette la Cresima il 21 aprile 1899. La sua formazione avvenne nell'ambiente cappuccino di Massamagrell, dove frequentò il Seminario serafico. Nel 1912 entrò formalmente nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Il 10 agosto 1913 emise la professione temporanea; il 18 dicembre 1917 pronunciò quella perpetua nel convento di Orihuela. La sequenza documentaria delle professioni è attestata dalla fonte della Santa Sede dedicata ai martiri cappuccini valenciani. Dopo la professione solenne fu inviato a Roma per completare la propria preparazione teologica. Nella Città eterna ricevette l'ordinazione sacerdotale il 26 marzo 1921 per le mani dell'arcivescovo Giuseppe Palica, allora arcivescovo titolare di Filippi.
Formatore dei giovani cappuccini Rientrato nella provincia religiosa di Valencia, Aurelio fu incaricato della formazione degli studenti di filosofia e teologia nel convento cappuccino di Orihuela. L'incarico, che comprendeva l'educazione intellettuale e religiosa dei giovani frati, costituì il principale campo della sua attività per gli anni successivi. Una fonte relativa alla sua vita e alla sua attività culturale lo ricorda inoltre come lettore e responsabile della formazione dei coristi nella provincia cappuccina valenciana. La sua figura emerge dalle testimonianze soprattutto come quella di un sacerdote impegnato nella formazione. Il sacerdote operaio diocesano Pascual Ortells lo descrisse come uomo stimato per la santità di vita e insieme per la sapienza, sottolineando la sua fedeltà alla Regola di san Francesco e la dedizione con cui cercava di aiutare i giovani religiosi a maturare nella vocazione cappuccina. Il suo apostolato non rimase però confinato all'ambiente dello studentato. Aurelio esercitò il ministero sacerdotale attraverso la predicazione, la confessione e la direzione spirituale. La sua fisionomia religiosa appare così strettamente legata alla formazione degli altri: preparare sacerdoti e religiosi, accompagnarli spiritualmente e aiutarli a vivere con coerenza la vocazione francescana.
La persecuzione del 1936 Il contesto nel quale maturò il suo martirio fu quello della persecuzione religiosa esplosa nella zona repubblicana dopo l'inizio della guerra civile spagnola. Gli attacchi contro istituzioni, edifici e persone legate alla Chiesa si intensificarono soprattutto dopo il 18 luglio 1936. La documentazione preparata per la beatificazione dei 233 martiri valenciani descrive la dispersione delle comunità religiose e la sistematica ricerca di sacerdoti, religiosi e laici cattolici. Anche la comunità cappuccina di Orihuela fu costretta a disperdersi. Aurelio lasciò il convento e cercò rifugio presso la propria famiglia a Vinalesa. La scelta non significò tuttavia un abbandono della propria identità sacerdotale. Le testimonianze raccolte nella causa lo presentano consapevole del pericolo e interiormente disposto ad affrontare la morte senza rinnegare la fede.
L'arresto e il martirio Il 28 agosto 1936 Aurelio fu catturato nella casa paterna. Fu condotto insieme ad altri prigionieri verso il luogo dell'esecuzione, identificato dalle fonti come Barranco del Carraixet, nei pressi di Vinalesa. Particolarmente significativa è la testimonianza di Rafael Rodrigo, raccolta nell'ambito della documentazione relativa al martirio. Secondo il suo racconto, Aurelio mantenne la calma e incoraggiò i compagni destinati alla morte. Poco prima dell'esecuzione li invitò a recitare l'atto di contrizione. Quindi iniziò a impartire loro l'assoluzione sacramentale. Un miliziano lo colpì con due schiaffi, ma il sacerdote non interruppe la preghiera e portò a termine l'assoluzione. Subito dopo risuonò la scarica dei fucili. Il celebre grido 'Viva Cristo Re!', riferito dalle testimonianze come pronunciato dai condannati al momento dell'esecuzione, va collocato nel contesto della spiritualità dei martiri cattolici della persecuzione spagnola. Non rappresentava per Aurelio un programma politico, ma una professione religiosa legata alla regalità di Cristo, così come viene interpretata dalla documentazione ecclesiastica della causa. La sua morte avvenne il 28 agosto 1936. Aveva quarant'anni.
La memoria dei martiri Il corpo di Aurelio fu inizialmente sepolto nel cimitero di Foyos, vicino al luogo dell'uccisione. Il 17 settembre 1937 i resti furono esumati e trasferiti al cimitero di Vinalesa. In seguito vennero collocati nella cappella dei Martiri Cappuccini presso il convento della Maddalena di Massamagrell, dove sono tuttora venerati insieme alle reliquie degli altri cappuccini valenciani martirizzati nel 1936. Aurelio fu inserito nella causa dei martiri valenciani insieme ad altri undici Cappuccini. Il gruppo comprende sacerdoti e fratelli professi della Provincia cappuccina della Preziosissima Sangue di Cristo di Valencia. I dodici Cappuccini furono beatificati insieme a cinque Clarisse Cappuccine e ad altri membri della famiglia francescana e della Chiesa valenciana. L'11 marzo 2001 Giovanni Paolo II beatificò in piazza San Pietro José Aparicio Sanz e 232 compagni. Aurelio da Vinalesa fu quindi riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa come uno dei martiri della persecuzione religiosa spagnola del 1936.
I 233 martiri beatificati nel 2001 Aurelio da Vinalesa appartiene a uno dei più ampi gruppi di martiri spagnoli beatificati in un'unica celebrazione. Il gruppo, guidato dal sacerdote valenciano José Aparicio Sanz, comprendeva 233 uomini e donne: sacerdoti diocesani, religiosi, religiose e laici. La celebrazione si svolse in piazza San Pietro l'11 marzo 2001. All'interno di questo insieme erano presenti dodici Frati Minori Cappuccini e cinque Clarisse Cappuccine, appartenenti alla famiglia religiosa valenciana. La causa ha così conservato la memoria di una generazione di religiosi colpiti dalla persecuzione del 1936. La beatificazione non significa che ogni episodio della biografia sia documentato con lo stesso grado di certezza. Gli elementi essenziali della vita di Aurelio, le date di nascita, professione, ordinazione, arresto, morte e trasferimento delle reliquie sono sostenuti da documentazione ecclesiastica; le parole pronunciate nelle ultime ore derivano invece da testimonianze raccolte nella causa e vanno considerate alla luce della loro natura testimoniale.
Culto e reliquie La memoria liturgica individuale di Aurelio ricorre il 28 agosto, anniversario della morte. Nella tradizione liturgica francescana cappuccina il gruppo di Aurelio e compagni viene inoltre commemorato il 26 settembre. La destinazione finale delle reliquie nella cappella dei Martiri Cappuccini del convento della Maddalena di Massamagrell lega la memoria di Aurelio a quella degli altri religiosi valenciani che subirono la persecuzione. Il luogo conserva pertanto una memoria comunitaria, non soltanto individuale. Autore: Giampietro Cattini
Nacque il 3 febbraio 1896 a Vinalesa (Valencia), terzo dei sette figli che ebbero gli sposi D. Vicente Ample e Donna Manuela Alcaide. Fu battezzato il giorno dopo la nascita, cioè il 4 febbraio, nella parrocchia di san Honorato vescovo, e ricevette la Confermazione il 21 aprile 1899. Fece i primi studi nel Seminario serafico di Massamagrell (Valencia). Vestì l’abito cappuccino nel 1912; emise la professione temporanea il 10 agosto 1913 e quella perpetua il 18 dicembre 1917. Fu poi inviato a Roma per perfezionarsi negli studi e nella Città eterna venne ordinato sacerdote il 26 marzo 1921 dall’arcivescovo di Filipos, Mons. Giuseppe Palica. Ritornato in Spagna, venne nominato direttore dello Studentato di filosofia e teologia dei Cappuccini a Orihuela (Alicante), ufficio che svolse con prudenza e soddisfazione generale fino alla morte. “Tra i fedeli godeva fama di santo - disse di lui il sacerdote Operaio Diocesano D.Pascual Ortells - e a tale fama univa anche quella di saggio. Era fedele osservante di tutte le regole di san Francesco, e s’impegnava in modo totale nell’aiutare i suoi giovani in maniera che fossero perfetti religiosi”. Durante la rivoluzione del 1936 tutti i religiosi del convento di Orihuela si dispersero il 13 luglio. P. Aurelio cercò rifugio nella casa paterna a Vinalesa, nella quale, il 28 agosto, fu catturato dai miliziani e portato nel luogo della morte. Prima di essere ucciso esortò tutti i compagni a ben morire, diede loro l’assoluzione e aggiunse poi: “Gridate forte: Viva Cristo Re!”. Fu ucciso il 28 agosto 1936. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Foyos (Valencia), nelle cui vicinanze era stato ucciso. Passata la guerra civile, i suoi resti furono esumati e trasportati nel cimitero di Vinalesa il 17 settembre 1937. Attualmente riposano nella cappella dei martiri cappuccini del convento della Maddalena di Massamagrell. P. Aurelio conservò la disponibilità interiore, dal momento che fu catturato fino alla morte, mantenendosi in tutto fedele a Cristo. “Conservò la serenità fino all’ultimo momento - dice di lui Rafael Rodrigo, testimone del suo martirio - incoraggiando tutti noi che stavamo per morire. Quando tutto era ormai pronto per l’esecuzione, ci esortò a recitare la formula dell’atto di contrizione. Così facemmo; e quando il Servo di Dio stava recitando la formula dell’assoluzione un miliziano gli diede due schiaffi. Uno del gruppo dei miliziani disse al compagno di non lo schiaffeggiare più, perché non ne valeva la pena, dato il tempo di vita che ci restava. Il Servo di Dio rimase inalterato di fronte all’ingiuria e continuò l’assoluzione sino alla fine. Appena il Servo di Dio ebbe terminato il suo sacro dovere, risuonò una scarica e cademmo tutti ripetendo con lui il grido: ‘Viva Cristo Re!’”.
Autore: Santa Sede
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