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Benissa, Alicante, 11 dicembre 1876 - Denia, Alicante, 26 agosto 1936
Fu un sacerdote cappuccino della provincia religiosa di Valencia, formatosi nel clima della spiritualità francescana e particolarmente impegnato nell'educazione cristiana dei giovani e nella catechesi. Nato a Benissa, nell'Alicante, nel 1876, entrò ancora adolescente nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, emise la professione perpetua nel 1897 e fu ordinato sacerdote nel 1900. Per oltre tre decenni svolse il ministero in diverse comunità della provincia, distinguendosi per la fedeltà alla Regola, l'attività pastorale, la predicazione e il ministero della confessione. La sua vita cambiò radicalmente nell'estate del 1936, quando la persecuzione religiosa esplosa nella Spagna della guerra civile costrinse i religiosi ad abbandonare i conventi. Pietro trovò rifugio prima presso amici e poi presso una sorella a Vergel, ma era consapevole del pericolo. Le testimonianze raccolte nel processo ricordano la sua serenità, la preghiera e la disponibilità ad accettare la morte qualora fosse sopraggiunta. Il 26 agosto 1936 fu arrestato e condotto nella zona dell'Alberca, nel territorio di Denia, dove venne ucciso. La sua memoria è legata soprattutto alla fermezza con cui affrontò gli ultimi giorni e alla disposizione al perdono attribuitagli dalle testimonianze del processo. Giovanni Paolo II lo beatificò l'11 marzo 2001 insieme a José Aparicio Sanz e ad altri 232 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.
Etimologia: Deriva dall'aramaico Kefa, passato al greco Petros, con il significato di 'pietra, roccia'. Alejandro deriva dal greco Alexandros, 'difensore degli uomini'.
Emblema: Abito cappuccino, crocifisso, palma del martirio.
Martirologio Romano: A Denia nel territorio di Alicante ancora in Spagna, beato Pietro (Alessandro) Max Ginestar, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire, che fu coronato dal martirio per Cristo nella medesima persecuzione.
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Alejandro Mas Ginestar nacque a Benissa, nella provincia di Alicante, l'11 dicembre 1876. Era l'ultimo dei quattro figli di Francisco Mas e Vicenta Ginestar. Fu battezzato il giorno seguente nella parrocchia della Purísima Xiqueta di Benissa. Questi dati sono concordemente attestati dalle fonti cappuccine e dalla documentazione relativa alla causa di beatificazione. La sua città natale apparteneva allora all'arcidiocesi di Valencia e si trovava nel territorio della provincia religiosa cappuccina che avrebbe costituito l'ambiente decisivo della sua formazione. Della sua infanzia e adolescenza le fonti conservano poche notizie, ma è documentato che egli si orientò molto presto verso la vita religiosa.
L'ingresso tra i Cappuccini Il 1° agosto 1893, a sedici anni, Alejandro entrò nel convento cappuccino di Santa Maria Maddalena a Massamagrell, dove vestì l'abito religioso e assunse il nome di fra Pietro da Benisa. Il 3 agosto 1894 emise la professione temporanea e l'8 agosto 1897 quella perpetua. La successione delle date è attestata dalla documentazione utilizzata per la causa e dalle fonti dell'Ordine. La formazione cappuccina non fu per lui soltanto preparazione agli studi ecclesiastici. Le testimonianze successive lo descrivono come un religioso particolarmente fedele alla Regola francescana e alle Costituzioni dell'Ordine. Francisco Barres, residente a Massamagrell, ricordò nel corso della raccolta testimoniale la sua attenzione anche agli aspetti apparentemente più ordinari della vita comunitaria: Pietro era solito interrompere il lavoro con i giovani poco prima del suono della campana, così da poter essere puntualmente presente agli atti della fraternità. Questa testimonianza restituisce un tratto significativo della sua personalità: la fedeltà religiosa non era separata dal quotidiano, ma si esprimeva nella disciplina della vita comunitaria e nella puntualità verso gli impegni assunti.
Il ministero sacerdotale Terminati gli studi ecclesiastici, Pietro fu ordinato sacerdote a Ollería il 22 dicembre 1900. Da quel momento esercitò il ministero apostolico in diverse case della provincia cappuccina di Valencia. La sua attività si concentrò soprattutto nella pastorale giovanile e nella catechesi dei bambini; fu inoltre predicatore e confessore. Le fonti non lo presentano come un autore di opere teologiche o spirituali di particolare rilievo. La sua importanza si colloca piuttosto nella pratica pastorale. Il suo ministero fu quello di un sacerdote impegnato nella formazione cristiana delle nuove generazioni e nella vita ordinaria delle comunità religiose e parrocchiali. Le testimonianze del processo delineano una personalità energica ma capace di autocontrollo. Viene ricordato come un uomo di carattere che sapeva dominarsi e che appariva molto buono. Josefa Moreno riferì inoltre che, grazie alla sua prudenza e alla sua bontà, era intervenuto in più occasioni per contribuire alla soluzione di situazioni familiari difficili e alla riconciliazione degli animi. La sua figura pastorale appare dunque caratterizzata da una combinazione di fermezza e mitezza: da una parte l'esigenza della disciplina religiosa, dall'altra una particolare capacità di mediazione.
La persecuzione religiosa del 1936 La guerra civile spagnola, iniziata nel luglio 1936, ebbe conseguenze drammatiche per la Chiesa nelle zone controllate dalle forze repubblicane. Numerosi sacerdoti, religiosi, religiose e laici furono uccisi nel corso della persecuzione religiosa. Il gruppo nel quale sarebbe stato beatificato Pietro comprendeva persone di condizioni molto diverse, accomunate dall'appartenenza alla Chiesa e, nel caso di molti religiosi, dalla loro identità consacrata. La documentazione ufficiale vaticana relativa alla beatificazione identifica Pietro come il numero 107 del gruppo dei Servi di Dio. Dopo il 18 luglio 1936 Pietro fu costretto a lasciare il convento della Maddalena di Massamagrell. Cercò inizialmente rifugio presso alcuni amici e successivamente presso una sorella a Vergel, nell'Alicante. Non si trattava tuttavia di un nascondiglio che potesse garantirgli sicurezza a lungo. Le testimonianze raccolte durante il processo descrivono Pietro come pienamente consapevole del rischio che correva. Durante il periodo di clandestinità mantenne un atteggiamento sereno. Pregava, recitava l'Ufficio divino e invitava coloro che lo assistevano a non lasciarsi dominare dalla paura. Una testimonianza riferisce che ripeteva di non piangere, perché il momento in cui Dio avesse permesso che accadesse qualcosa sarebbe stato anche il momento giusto per affidarsi a lui. È importante distinguere, sul piano storico, tra i dati documentati e le formulazioni devozionali posteriori. La serenità del religioso e la sua preparazione all'eventualità del martirio sono sostenute dalle testimonianze raccolte nella causa; le parole precise attribuitegli negli ultimi giorni appartengono invece alla tradizione testimoniale trasmessa attraverso il processo.
L'arresto e il martirio Il 26 agosto 1936 i miliziani raggiunsero il luogo nel quale Pietro si trovava nascosto e lo arrestarono. Quella stessa sera fu condotto verso l'Alberca di Denia, dove venne ucciso. Il Martirologio Romano lo ricorda come sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire della persecuzione religiosa in Spagna. Una delle espressioni più note associate alla sua vicenda è quella che avrebbe ripetuto alla sorella durante il periodo della clandestinità: 'Se vengono a prendermi, sono pronto'. La frase, trasmessa dalle testimonianze della causa, sintetizza l'atteggiamento con cui affrontò il pericolo. Altre fonti riportano una frase attribuita a Pietro al momento della morte: 'Vi perdono tutti; non sapete il bene che mi farete'. La formulazione è entrata nella memoria agiografica del beato ed è stata ripresa dalle fonti francescane. Dal punto di vista storico, va considerata una testimonianza tramandata nel contesto della causa, non una registrazione contemporanea dell'ultima scena. Il corpo fu sepolto inizialmente nel cimitero di Denia. Il 30 luglio 1939, dopo la fine della guerra civile, i suoi resti furono riesumati. Secondo la documentazione cappuccina, il cranio risultava gravemente frantumato e il corpo presentava i segni di numerosi colpi d'arma da fuoco. Le reliquie furono successivamente trasferite nella cappella dei Martiri del convento di Santa Maria Maddalena a Massamagrell, dove sono tuttora venerate.
La beatificazione del 2001 Pietro da Benisa fu inserito nella causa comprendente José Aparicio Sanz e altri 232 compagni, appartenenti al clero secolare, agli istituti religiosi e al laicato. La Santa Sede documenta esplicitamente la presenza di Pietro, indicato come Alejandro Mas Ginester, sacerdote, con nascita a Benissa l'11 dicembre 1876 e morte a Denia il 26 agosto 1936. L'11 marzo 2001, in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II beatificò José Aparicio Sanz e i suoi 232 compagni. La celebrazione costituì uno degli eventi più significativi della memoria ecclesiale della persecuzione religiosa in Spagna nel Novecento. Il documento ufficiale della Santa Sede sottolineò la varietà delle persone comprese nel gruppo: sacerdoti diocesani, religiosi, religiose e laici di diverse condizioni sociali. Pietro non fu quindi beatificato attraverso una celebrazione individuale, ma come membro di una causa collettiva. La sua beatificazione ha riconosciuto il martirio subito nel contesto della persecuzione religiosa del 1936 e la sua appartenenza alla schiera dei martiri valenciani.
Il contesto dei martiri cappuccini valenciani Pietro apparteneva alla provincia cappuccina di Valencia e fu uno dei dodici cappuccini inclusi nel gruppo dei martiri beatificati nel 2001, insieme a cinque clarisse cappuccine. Le fonti francescane ricordano che questi religiosi vivevano e lavoravano nelle comunità della regione valenciana quando nel 1936 ebbe inizio la persecuzione. La sua storia deve pertanto essere letta all'interno di un fenomeno più ampio. La causa del 2001 non riguarda esclusivamente membri degli Ordini religiosi, ma comprende 233 persone diverse per stato di vita e provenienza. La Santa Sede sottolineò proprio questa varietà, considerandola una caratteristica significativa del gruppo. Nel caso di Pietro, tuttavia, il fatto di essere religioso e sacerdote ebbe un peso determinante nella sua identificazione da parte dei persecutori. Egli non fu coinvolto in un'azione militare: le fonti cappuccine lo ricordano come un religioso costretto ad abbandonare il convento e successivamente arrestato nel luogo in cui si era rifugiato.
Culto e memoria Il culto liturgico di Pietro da Benisa è legato alla memoria dei martiri della persecuzione religiosa spagnola. Il suo dies natalis è ricordato il 26 agosto, giorno della morte. La celebrazione collettiva dei 233 martiri beatificati nel 2001 è stata fissata anche al 22 settembre dalle fonti francescane, mentre il Martirologio e le tradizioni liturgiche relative ai singoli martiri conservano per Pietro la data del 26 agosto. Questa distinzione spiega la presenza di due date nella documentazione relativa al gruppo: il 26 agosto corrisponde alla memoria individuale di Pietro e alla data del suo martirio, mentre il 22 settembre è associato alla celebrazione comune del gruppo dei martiri valenciani beatificati nel 2001.
Reliquie Dopo l'esecuzione, il corpo di Pietro fu sepolto nel cimitero di Denia. La riesumazione del 30 luglio 1939 permise il riconoscimento delle spoglie, che furono successivamente trasferite a Massamagrell. Le reliquie sono conservate nella cappella dei Martiri del convento di Santa Maria Maddalena, luogo particolarmente legato alla sua formazione religiosa e alla storia dei cappuccini valenciani. La conservazione delle reliquie nello stesso convento nel quale Pietro aveva vestito l'abito cappuccino crea un significativo legame materiale tra gli inizi della sua vocazione e la memoria successiva del martirio. Autore: Giampietro Cattini
Nacque a Benisa (Alicante) l’11 dicembre 1876, ultimo dei quattro figli degli sposi D. Francisco Mas e Donna Vicenta Ginestar; e fu battezzato il 12 dicembre 1876 nella parrocchia della “Purísima xiqueta” di Benisa. Entrò nell’Ordine cappuccino, vestendo l’abito il 1° agosto 1893 nel convento di S. Maria Maddalena a Massamagrell. Fece la professione temporanea il 3 agosto 1894 e quella perpetua l’8 agosto 1897. Terminati gli studi ecclesiastici, fu ordinato sacerdote a Ollería il 22 dicembre 1900. E da allora svolse il suo ministero apostolico in diverse case della Provincia, consacrandosi principalmente all’apostolato della gioventù e della catechesi. Si distinse sempre per la sua fedeltà alla Regola. “Era fedele osservante della Regola francescana e delle Costituzioni - dice di lui D. Francisco Barres, abitante di Massamagrell - fino al punto di lasciare i giovani alcuni momenti prima del suono della campana per un qualsiasi atto comunitario per poter arrivare in tempo”. Tutti sapevano che era “uomo di carattere, ma sapeva dominarsi e si dimostrava persona piena di bontà”. “Fu un buon religioso - afferma Donna Josefa Moreno - e, data la sua bontà, in più di un’occasione intervenne presso i suoi per risolvere situazioni difficili in famiglia, conciliando gli animi e procedendo sempre con squisita prudenza”. “Mentre era nascosto - dichiara la Sig.na Mercedes Lloris - mostrò sempre grande serenità. Pregava moltissimo e il santo Rosario lo recitavamo sempre in famiglia su suo invito”. Pure lui si vide obbligato ad abbandonare il convento dopo il 18 luglio 1936 e si rifugiò prima in casa di alcuni amici e poi in casa di una sorella, a Vergel (Alicante). “Durante questo tempo - ricorda il Sig. Barres Ferrer - lo si vide sereno, senza lamentarsi che Dio permettesse tali cose. Dimostrò pazienza e recitava l’Ufficio divino”. “Si rendeva perfettamente conto - afferma la Sig.a María Jansarás - del grande pericolo che correvano lui e tutti, e lo diceva molto a mio padre. Ci esortava a pregare molto e ad essere sempre preparati abbandonandoci nelle mani di Dio. Durante il tempo in cui stette nascosto, ogni volta che gli facevamo visita, si mostrava rassegnato e ci ripeteva molte volte ‘che non piangessimo, perché, dal momento che Dio lo permetteva, ciò era bene per noi’. Pregava costantemente”. Fu preso dai miliziani il 26 agosto 1936 e poi ucciso nella cosiddetta “Alberca de Denia”; poi sepolto nel cimitero di Denia. Il 30 luglio 1939 i suoi resti furono esumati; il suo cranio era totalmente fracassato. Aveva ricevuto più di quattordici fucilate. I suoi resti riposano nella cappella dei martiri cappuccini del convento della Maddalena a Massamagrell. I sentimenti di P. Pietro davanti alla morte sono condensati in alcune espressioni che egli ripeteva alla sorella: “Se vengono a prendermi, sono pronto”.
Autore: Santa Sede
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