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Beato Gioacchino da Albocacer (José Ferrer Adell) Sacerdote e martire

Festa: 30 agosto

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Albocácer, Castellón de la Plana, Spagna, 23 aprile 1879 - Albocácer, Castellón de la Plana, Spagna, 30 agosto 1936

José Ferrer Adell nacque ad Albocácer, nella provincia spagnola di Castellón, il 23 aprile 1879. Figlio unico di José Ferrer e Antonia Adell, entrò ancora giovane nel Seminario serafico dei Cappuccini di Massamagrell. Il 1° gennaio 1896 vestì l'abito religioso assumendo il nome di fra Gioacchino da Albocacer e il 3 gennaio 1897 emise la prima professione. Dopo gli studi filosofici a Totana e quelli teologici a Orihuela, fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1903 dal vescovo di Segorbe. La sua vita sacerdotale ebbe una marcata dimensione missionaria. Nel 1913 partì per la Colombia e nel 1925 fu nominato superiore regolare della Custodia cappuccina di Bogotá. Tornato in Spagna, divenne direttore del Seminario serafico di Massamagrell, dove si dedicò alla formazione dei giovani aspiranti alla vita religiosa, cercando di trasmettere loro insieme alla vocazione francescana anche lo spirito missionario. La sua spiritualità fu fortemente incentrata sull'Eucaristia e sulla preghiera. Quando nel 1936 esplose in Spagna la persecuzione religiosa, Gioacchino si preoccupò anzitutto di mettere in salvo i seminaristi. Rifugiatosi a Rafelbuñol, continuò a interessarsi di loro e visse nell'attesa degli eventi nella preghiera. Il 30 agosto 1936 venne arrestato. Dopo essere stato condotto ad Albocácer, fu trasferito sulla strada tra Puebla Tornesa e Villafamés e ucciso nello stesso giorno. Prima di essere separato dai familiari, secondo la testimonianza raccolta nella causa, li salutò con parole che esprimono la serenità con cui affrontò la morte: 'Se non ci rivediamo sulla terra, arrivederci nella gloria'. La Chiesa lo ha riconosciuto come martire della persecuzione religiosa in Spagna. Gioacchino da Albocacer fu beatificato da Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001 insieme ad altri 232 martiri della persecuzione religiosa nella regione valenciana.

Etimologia: Dall'ebraico Yehoyaqim e significa 'YHWH innalza' oppure 'Dio ristabilisce'.

Emblema: Abito cappuccino, crocifisso, palma del martirio.

Martirologio Romano: Sulla strada tra Puebla Tornesa e Villafamés vicino a Castellón de la Plana sempre in Spagna, beato Gioacchino (Giuseppe) Ferrer Adell, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire, che con il martirio conseguì il premio promesso a chi persevera nella fede.


José Ferrer Adell nacque il 23 aprile 1879 ad Albocácer, allora appartenente alla diocesi di Tortosa e alla provincia civile di Castellón de la Plana. Era l'unico figlio di José Ferrer e Antonia Adell. Secondo la documentazione conservata nella memoria della causa, venne battezzato nello stesso giorno della nascita.
La sua formazione iniziale avvenne nell'ambiente cappuccino. Entrò nel Seminario serafico dell'Ordine, a Massamagrell, e il 1° gennaio 1896 ricevette l'abito religioso, assumendo il nome di Gioacchino da Albocacer. Un anno più tardi, il 3 gennaio 1897, emise la professione religiosa. Proseguì la preparazione agli ordini sacri attraverso gli studi di filosofia nel convento di Totana, nella regione di Murcia, e di teologia a Orihuela, nella provincia di Alicante.
Nel 1900 emise la professione perpetua e il 19 dicembre 1903 ricevette l'ordinazione sacerdotale per le mani del vescovo di Segorbe. La sua formazione cappuccina univa quindi la disciplina della vita religiosa, lo studio e la preparazione al ministero pastorale.

Missionario in Colombia
La prima grande stagione del suo ministero si svolse fuori dalla Spagna. Nel 1913 i superiori lo inviarono come missionario in Colombia. La scelta si inseriva nella tradizione missionaria dei Cappuccini, per i quali la predicazione, la formazione cristiana e la presenza pastorale costituivano aspetti essenziali della propria vocazione.
Durante gli anni trascorsi in Colombia Gioacchino svolse diversi incarichi e nel 1925 fu nominato superiore regolare della Custodia di Bogotá. L'incarico testimonia la fiducia riposta in lui dai superiori e la sua esperienza nella guida della comunità religiosa.
Una traccia della sua attività in Colombia è legata anche alla città di Barranquilla, dove il sacerdote cappuccino spagnolo Joaquín de Albocácer ebbe rapporti con iniziative ecclesiali locali. In particolare, sostenne l'iniziativa di una comunità di Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia, che nel 1920 si stabilì nel quartiere Abajo del Río, dando origine a un'opera assistenziale destinata agli orfani. La documentazione disponibile conferma quindi che il suo apostolato colombiano non fu limitato alla vita interna dell'Ordine, ma si inserì anche nella vita pastorale e sociale delle comunità locali.

Il formatore del Seminario di Massamagrell
Terminato il periodo di servizio nella Custodia di Bogotá, Gioacchino tornò in Spagna. I superiori gli affidarono la direzione del Seminario serafico di Massamagrell, incarico particolarmente significativo perché riguardava la formazione dei giovani destinati alla vita cappuccina.
Le testimonianze raccolte durante il procedimento ecclesiastico lo descrivono come un educatore instancabile, capace di trattare i seminaristi con attenzione paterna. Il suo intento non era soltanto quello di trasmettere conoscenze religiose, ma di formare uomini capaci di vivere la vocazione francescana con una concreta apertura missionaria.
Questa dimensione educativa costituisce uno degli elementi più caratteristici della sua figura. Il futuro martire non appare soltanto come un sacerdote vittima della persecuzione del 1936, ma come un religioso che per molti anni aveva esercitato responsabilità pastorali, missionarie e formative.

Una spiritualità centrata sull'Eucaristia
Le fonti cappuccine ricordano in modo particolare la sua intensa vita spirituale e il suo amore per l'Eucaristia. A questa sensibilità collegò diverse iniziative di apostolato eucaristico: la rivista 'Vita eucaristica', l'adorazione diurna, le Ore Sante e i Giovedì eucaristici.
La sua spiritualità comprendeva anche una forte dimensione mariana. Le testimonianze ricordano la diffusione della pratica delle Tre Ave Maria, che egli raccomandava nella vita quotidiana. Questi elementi mostrano una religiosità caratteristica della pastorale cattolica della prima metà del Novecento, nella quale l'Eucaristia, l'adorazione e la devozione mariana costituivano strumenti importanti di formazione spirituale.
Le testimonianze della causa lo presentano inoltre come una persona mite e raccolta, dedita alla preghiera e disponibile verso gli altri. Una testimonianza lo definisce una persona 'mistica' e sottolinea la sua dolcezza nei rapporti con le persone. Si tratta naturalmente di giudizi testimoniali, non di definizioni storiche assolute, ma contribuiscono a delineare il profilo umano che emerge dalla documentazione.

La persecuzione religiosa del 1936
Nel luglio 1936 la situazione politica e sociale spagnola precipitò rapidamente nella guerra civile. In diverse zone controllate dalle forze repubblicane si sviluppò una violenta persecuzione contro sacerdoti, religiosi e altri esponenti della vita ecclesiale. I conventi furono abbandonati e molti religiosi cercarono rifugio presso famiglie amiche.
Anche il Seminario serafico di Massamagrell fu coinvolto nella situazione di pericolo. Gioacchino si preoccupò anzitutto dei giovani affidati alla sua responsabilità e riuscì a metterli in salvo. Solo dopo essersi assicurato della loro sicurezza lasciò il luogo e si rifugiò a Rafelbuñol, presso la famiglia Piquer. Da quella casa continuò a seguire, per quanto gli era possibile, la situazione dei suoi seminaristi.
Le fonti riferiscono che durante il periodo del nascondimento trascorreva molto tempo nella preghiera, confidando nella Provvidenza. Non risulta invece documentata una sua attività politica o militare: la causa lo presenta come vittima della persecuzione in quanto sacerdote e religioso.

L'arresto e il martirio
Il 30 agosto 1936 Gioacchino fu arrestato dai miliziani nel luogo in cui si era rifugiato. Venne condotto ad Albocácer insieme ad alcuni familiari. La ricostruzione della sua ultima giornata, trasmessa dalla documentazione della causa, indica che fu portato davanti al presidente del Comitato di Rafelbuñol e successivamente trasferito verso la strada tra Puebla Tornesa e Villafamés.
Secondo la ricostruzione riportata dalle fonti, il trasferimento avvenne nel pomeriggio e Gioacchino fu ucciso presso il chilometro 4 della strada che collega Puebla Tornesa a Villafamés. Aveva 57 anni.
Il particolare più significativo della testimonianza relativa alle sue ultime ore riguarda il comportamento tenuto dopo la cattura. Le testimonianze lo descrivono umile e docile e ricordano che cercò di incoraggiare gli altri detenuti. Al momento del distacco dalla famiglia pronunciò la frase: 'Se non ci rivediamo sulla terra, arrivederci nella gloria'.
La Chiesa riconosce in questa morte il martirio, cioè la testimonianza cristiana resa fino all'effusione del sangue nel contesto della persecuzione religiosa.

La sepoltura e le reliquie
Dopo l'uccisione, il corpo di Gioacchino fu sepolto nel cimitero di Villafamés. Diversamente da quanto avvenne per alcuni altri martiri cappuccini della stessa persecuzione, le sue spoglie non furono successivamente identificate. La documentazione vaticana relativa alla sua vita precisa infatti che i resti non poterono essere riconosciuti.
Per questo motivo non è corretto attribuirgli oggi una reliquia insigne o una tomba contenente con certezza i suoi resti. Il luogo della prima sepoltura rimane invece legato alla memoria storica del suo martirio.

La beatificazione
Gioacchino da Albocacer appartiene al gruppo dei 233 martiri della persecuzione religiosa in Spagna, molti dei quali furono uccisi nel territorio valenciano tra il 1936 e gli anni successivi. Tra questi figuravano dodici religiosi della famiglia cappuccina appartenenti alla provincia religiosa della Valencia, fra i quali lo stesso Gioacchino.
Il riconoscimento ecclesiale culminò nella beatificazione celebrata a Roma da papa Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001. La lettera apostolica Afflictus est elenca espressamente 'Ioachim ab Albocácer', al secolo Joseph Ferrer Adell, tra i sacerdoti cappuccini martiri, ricordandone la nascita ad Albocácer, la professione perpetua, l'ordinazione sacerdotale, la missione a Bogotá, il servizio come rettore del Seminario serafico di Massamagrell e la morte a Villafamés il 30 agosto 1936.
Il suo culto liturgico è fissato al 30 agosto, giorno anniversario della morte.

Il gruppo dei martiri cappuccini valenciani
Gioacchino fu uno dei dodici Cappuccini della provincia religiosa di Valencia inseriti nel gruppo dei martiri beatificati nel 2001. Tra i suoi compagni figurano Aurelio da Vinalesa, Ambrogio da Benaguacil, Pietro da Benisa, Modesto da Albocacer, Germano da Carcagente, Bonaventura da Puzol, Santiago da Rafelbuñol, Enrico da Almazora, Fedele da Puzol, Berardo da Lugar Nuevo de Fenollet e Pacifico da Valencia.
La loro vicenda permette di collocare Gioacchino nel più ampio quadro della persecuzione religiosa spagnola del 1936-1939, senza però confondere le singole biografie. Ciascuno di essi ebbe infatti una storia personale e un percorso ministeriale differenti.

La strada del martirio
Il luogo indicato dal Martirologio Romano è la strada tra Puebla Tornesa e Villafamés, nei pressi di Castellón de la Plana. La stessa localizzazione compare nella documentazione pontificia della beatificazione.
Il riferimento geografico è importante perché consente di distinguere il luogo della morte da quello dell'arresto e da quello della sepoltura. Gioacchino fu arrestato a Rafelbuñol, ucciso sulla strada verso Villafamés e sepolto nel cimitero di Villafamés.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Nacque il 23 aprile 1879 a Albocácer, diocesi di Tortosa e provincia di Castellón de la Plana. Venne battezzato lo stesso giorno della nascita. Era figlio unico degli sposi D. José Ferrer e Donna Antonia Adell.
Dopo aver compiuto i primi studi nel Seminario serafico dei Cappuccini, vestì l’abito a Massamagrell il 1° gennaio 1896 e professò il 3 gennaio dell’anno seguente. Fece gli studi di filosofia a Totana (Murcia) e quelli di teologia a Orihuela (Alicante). Fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1903 per le mani del Vescovo di Segorbe.
Nel 1913 partì come missionario per la Colombia, dove nel 1925 fu nominato Superiore regolare della Custodia di Bogotá. Terminato il servizio di Superiore regolare, ritornò in Spagna e fu nominato direttore del Seminario serafico di Massamagrell. Come direttore cercò di infondere lo spirito missionario negli aspiranti ala vita religiosa. “Il P. Joaquín - dice D. José Piquer - si dedicava nel convento di Massamagrell all’insegnamento dei seminaristi come direttore del detto Seminario”. “Era infaticabile nel lavoro e nell’insegnamento agli alunni e li trattava come un buon padre”, dichiara di lui D. Antonio Sales. Viene ricordato come un mistico: “Era una persona mistica; dolce nel tratto con tutti”, dice di lui il Sig. Antonio Sales. Era veramente consacrato alla salvezza di tutti. Fu anima eucaristica: la rivista “Vita eucaristica” da lui fondata, l’adorazione diurna, le Ore Sante, i Giovedì eucaristici, furono opere a cui si dedicò con autentica generosità.
Quando si scatenò la persecuzione religiosa, prima mise in salvo i suoi seminaristi, poi andò a Rafelbuñol (Valencia) e si rifugiò in casa “Piquer”, seguendo di lì i suoi studenti e occupando il tempo nella preghiera con piena fiducia nella Provvidenza divina. Lì fu catturato dai miliziani il 30 agosto e condotto a Albocácer con i suoi familiari. Poi sarebbe portato davanti al presidente del Comitato di Rafelbuñol alle dieci del mattino e alle quattro del pomeriggio dello stesso giorno, con la stessa auto, sarebbe condotto al km. 4 della strada di Puebla Tornesa a Villafamés, dove fu ucciso, e poi sepolto nel cimitero di Villafamés. I suoi resti non hanno potuto essere identificati.
Il P. Joaquín, durante le sue poche ore di carcere, cercò di incoraggiare e aiutare i suoi compagni. Alcuni testimoni dicono che “quando fu catturato ebbe un atteggiamento di massima umiltà e arrendevolezza” e salutando i suoi familiari disse loro: “Se non ci rivediamo sulla terra, arrivederci nella gloria”.


Autore:
Santa Sede

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Aggiunto/modificato il 2026-08-17

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