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Beati Martiri dell'Abbazia Saint-Germain-des-Prés

Festa: 2 settembre

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† Abbazia Saint-Germain-des-Prés, Parigi, 2 settembre 1792

Nelle ore convulse che seguirono la caduta della monarchia francese, tra il 2 e il 3 settembre 1792, Parigi fu teatro di uno degli episodi più drammatici della Rivoluzione: l'eccidio sistematico di sacerdoti e religiosi detenuti nelle prigioni della capitale. Nelle celle umide dell'Abbazia di Saint-Germain-des-Prés, del convento dei Carmelitani e della prigione de La Force, 191 uomini di Chiesa attesero la morte con una serenità che sconcertò gli stessi carnefici. Erano vescovi, parroci, seminaristi, religiosi di ogni ordine: uomini che avevano rifiutato di piegarsi alla Costituzione civile del clero, quel tentativo scismatico di sottomettere la Chiesa allo Stato rivoluzionario. Arrestati, deportati a Parigi, rinchiusi in condizioni disumane, trascorsero le ultime settimane in preghiera, preparando le anime loro e quelle dei compagni di sventura. Quando le bande armate fecero irruzione nei luoghi di detenzione, chiamandoli uno ad uno per "giudicarli" sommarmente prima di massacrarli a colpi di picca e sciabola, non opposero resistenza. Molti perdonarono i loro assassini, altri morirono invocando Dio per la Francia. Papa Pio XI li elevò agli onori degli altari il 17 ottobre 1926, riconoscendo in loro testimoni della fede che preferirono la morte all'apostasia. 

Emblema: Palma del martirio, paramenti sacerdotali insanguinati, catene, prigione.

Martirologio Romano: Nello stesso luogo, giorno e anno, beato Pietro Giacomo Maria Vitalis, sacerdote, e venti compagni, martiri, uccisi in odio alla Chiesa nella medesima circostanza nell’abbazia di Saint-Germain-des-Prés.


La Rivoluzione francese, esplosa nel 1789 con promesse di libertà e rinnovamento, rivelò ben presto un volto ostile alla Chiesa cattolica. Il 12 luglio 1790 l'Assemblea Nazionale Costituente approvò la Costituzione civile del clero, una riforma che mirava a trasformare i sacerdoti in funzionari stipendiati dallo Stato, imponendo l'elezione popolare di vescovi e parroci e richiedendo un giuramento di fedeltà che di fatto sanciva la rottura con l'autorità del Papa.
Pio VI condannò il provvedimento nel marzo 1791, e la Chiesa francese si spaccò drammaticamente: circa la metà del clero parrocchiale e quasi tutti i vescovi rifiutarono il giuramento, divenendo "refrattari" o "insermentés". Questi sacerdoti furono progressivamente emarginati, privati dei loro benefici, sottoposti a sorveglianza poliziesca e infine perseguitati.

La deportazione a Parigi
Con il precipitare degli eventi nell'estate del 1792 - la guerra contro Austria e Prussia, la caduta della monarchia il 10 agosto, l'incarcerazione di Luigi XVI - la situazione dei preti refrattari divenne disperata. Decreti successivi ne imposero la deportazione nella Guyana francese o l'arresto preventivo. Centinaia furono rastrellati in tutta la Francia e condotti a Parigi, in attesa di essere trasferiti o giudicati.
L'Abbazia di Saint-Germain-des-Prés, antico monastero benedettino soppresso e trasformato in prigione, divenne uno dei principali luoghi di detenzione. Qui furono rinchiusi in condizioni spaventose: celle sovraffollate, scarsa igiene, cibo insufficiente. Tra loro vi erano figure di spicco come Pierre-Louis de la Rochefoucauld, vescovo di Saintes, e suo fratello François-Joseph, vescovo di Beauvais, entrambi settantenni, insieme a decine di parroci di campagna, seminaristi poco più che ventenni, gesuiti, lazzaristi, carmelitani.

La prigionia come preparazione al martirio
Le testimonianze dei sopravvissuti - una quarantina di persone che scamparono al massacro - dipingono un quadro di straordinaria dignità spirituale. I prigionieri organizzarono una vera e propria comunità di preghiera: si confessavano a vicenda, celebravano la messa con paramenti di fortuna, recitavano insieme l'ufficio divino, preparavano spiritualmente chi temeva di non resistere alla prova.
L'abate Jean-Marie du Lau d'Allemans, arcivescovo di Arles, divenne un punto di riferimento per tutti. Con la sua calma e la sua bontà, incoraggiava i più giovani, ascoltava le confessioni, distribuiva consigli spirituali. Molti scrivevano lettere commoventi alle loro famiglie, esprimendo non lamento ma gratitudine per la sorte di morire per la fede.

I giorni del massacro
Il 2 settembre 1792, la notizia dell'avanzata delle truppe nemiche su Verdun scatenò il panico a Parigi. Girò voce che i prigionieri stessero tramando una evasione per unirsi agli invasori. Bande di sans-culottes, guardie nazionali e federati marsigliesi si radunarono davanti alle prigioni, decisi a "giustiziare" i detenuti prima che fosse troppo tardi.
Verso le 14:00, un "tribunale popolare" improvvisato si insediò all'ingresso dell'Abbazia. Uno ad uno, i prigionieri furono chiamati a comparire davanti a questa parodia di giustizia. Le domande erano sempre le stesse: "Hai prestato giuramento?" Alla risposta negativa, seguiva la condanna a morte. Usciti dal cortile, i condannati venivano accolti da una doppia fila di assassini armati di picche, sciabole, bastoni chiodati. Pochi secondi, e tutto era finito.
Il massacro proseguì ininterrotto per due giorni. All'Abbazia morirono circa 115 sacerdoti, ai Carmelitani 56, alla Force una ventina. Le vittime furono gettate in fosse comuni o nei giardini dell'Abbazia. Alcuni dettagli emergono dalle testimonianze: l'abate Ambroise Chevreux, superiore generale dei Benedettini di San Mauro, ottantenne, fu ucciso per ultimo dopo aver assistito tutti i suoi confratelli; il vescovo de la Rochefoucauld, mentre veniva trascinato al supplizio, benedisse la folla urlante; molti morirono gridando "Viva il Re!" o "Viva Cristo!".

Le testimonianze dei sopravvissuti
Alcuni prigionieri scamparono per caso o per intercessione di amici influenti. L'abate François de Beaumont, futuro vescovo di Valence, fu risparmiato all'ultimo momento. Le loro memorie, scritte negli anni seguenti, costituiscono la fonte principale per ricostruire gli eventi. Emergono dettagli toccanti: sacerdoti che si abbracciano prima di morire, giovani seminaristi che chiedono perdono per le loro colpe, vecchi che incoraggiano i più giovani.
Un sopravvissuto, l'abate Jean-Baptiste-Marie de Cambon, raccontò: "Vidi morire i miei fratelli con un coraggio sovrumano. Non un lamento, non una bestemmia. Solo preghiere e perdono. Erano santi, ne sono certo."

La beatificazione
Il processo di beatificazione si aprì nella seconda metà dell'Ottocento, ma fu solo dopo la Prima Guerra Mondiale che Pio XI volle portare a compimento l'iter, riconoscendo in questi martiri un esempio per la Chiesa universale. Il 17 ottobre 1926, in San Pietro, 191 martiri furono proclamati beati: 115 dell'Abbazia, 56 dei Carmelitani, 20 della Force.
Il Papa sottolineò come avessero testimoniato "non solo la fedeltà a Dio, ma anche l'amore per la patria francese", ricordando che molti di loro, pur rifiutando il giuramento scismatico, non avevano mai cessato di pregare per la Francia.

Elenco dei principali martiri
Tra i 191 beati figurano:
- Pierre-Louis de la Rochefoucauld (1724-1792), vescovo di Saintes
- François-Joseph de la Rochefoucauld (1730-1792), vescovo di Beauvais, fratello del precedente
- Jean-Marie du Lau d'Allemans (1738-1792), arcivescovo di Arles
- Ambroise Chevreux (1728-1792), superiore generale dei Benedettini di San Mauro
- Louis Barreau de la Giraudais (1734-1792), superiore dei Sulpiziani
- François-Louis Hébert (1750-1792), superiore del Seminario di Saint-Firmin
- Alexandre-Charles de Rosambo (1762-1792), seminarista, nipote di Malesherbes

Le reliquie
I corpi dei martiri furono inizialmente sepolti in fosse comuni nei giardini dell'Abbazia. Durante la Restaurazione, nel 1826, i resti furono traslati nelle catacombe sotto la chiesa di Saint-Germain-des-Prés, dove sono tuttora venerati. Alcune reliquie sono conservate in varie chiese francesi, specialmente nelle diocesi di origine dei martiri.

Iconografia
L'arte dell'Ottocento ha rappresentato frequentemente questi martiri. La scena tipica mostra i sacerdoti in paramenti liturgici che emergono dalla prigione, alcuni con la palma del martirio, altri con le mani legate, mentre vengono colpiti dagli assassini. Spesso compare sullo sfondo l'Abbazia di Saint-Germain-des-Prés con la sua caratteristica torre romanica. Un affresco ottocentesco nella chiesa di Saint-Germain-des-Prés commemora l'evento.

Il culto
Il culto dei Beati Martiri di Settembre è particolarmente vivo in Francia, specialmente a Parigi. Ogni anno, il 2 settembre, viene celebrata una messa solenne a Saint-Germain-des-Prés. La loro memoria è inserita nel Martirologio Romano. Sono invocati come protettori della libertà religiosa e della fedeltà alla Chiesa.

Curiosità
- Tra i martiri vi erano tre fratelli: i de la Rochefoucauld (due vescovi) e un terzo fratello laico che morì anch'egli nelle stesse giornate.
- L'abate Ambroise Chevreux, all'età di 64 anni, chiese e ottenne di essere l'ultimo a morire per poter assistere spiritualmente tutti i suoi confratelli fino alla fine.
- Alcuni assassini, colpiti dalla serenità delle vittime, si convertirono negli anni seguenti e divennero ferventi cattolici.
- Una tradizione racconta che, mentre venivano massacrati, comparve nel cielo una croce luminosa visibile da molti testimoni.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Durante la Rivoluzione Francese un’innumerevole schiera di cristiani preferì morire anziché rinnegare la propria fede. Tra essi uno è già venerato come Santo, ben 439 sono già venerati come Beati e per molti altri sono in corsi i processi per elevarli alla gloria degli altari. Il 17 ottobre 1926, riconosciutone il martirio “in odium fidei”, Pio XI beatificò 191 vittime dei cosiddetti “massacri di settembre”, ai quali il Martyrologium Romanum dedica quattro commemorazioni tra il 2 ed il 3 settembre, in base al giorno ed al luogo della morte.
Il gruppo oggetto della presente consta di ventuno martiri uccisi il 2 settembre 1792 nell’abbazia parigina di Saint-Germain-des-Prés ed è capeggiato dal sacerdote Pietro Giacomo Maria Vitalis. Questi martiri, chierici e religiosi appartenenti a varie diocesi e congregazioni, rifiutarono di prestare il giuramento imposto agli eccesiastici durante la Rivoluzione Francese e perciò vennero assassinati in odio alla religione cristiana.

Ecco l’elenco completo dei ventuno beati martiri:

99578 - Pierre-Jacques-Marie Vitalis, sacerdote dioc. Parigi, * Carpentras, 1759
99332 - Daniel-Louis André des Pommerayes, sacerdote dioc. Parigi
97625 - Louis-Remi (o René) Benoist, sacerdote dioc. Parigi
97626 - Louis-Remi-Nicolas Benoist, sacerdote dioc. Parigi
97619 - Antoine-Charles-Octavien du Bouzet, sacerdote dioc. Châlons
97620 - Jean-André Capeau, sacerdote dioc. Avignon
99333 - Armand-Anne-Auguste-Antonin-Sicaire Chapt de Rastignac, sacerdote dioc. Orléans
99334 - Claude Fontaine, sacerdote dioc. Parigi
97621 - Pierre-Louis Gervais, sacerdote dioc. Parigi
99335 - Saintin Huré, sacerdote dioc. Versailles
93201 - Charles-Louis Hurtrel, sacerdote dei Minimi
99336 - Louis-Benjamin Hurtrel, diacono dioc. Parigi
93202 - Anne-Alexandre-Charles-Marie Lanfant, sacerdote gesuita
99574 - Laurent, sacerdote dioc. Parigi
99573 - Louis le Danois, sacerdote dioc. Parigi, * Moitiers-en-Beauptois, 1744
- Thomas-Jean Montsaint, sacerdote dioc. Parigi, * Villerville, 18 dicembre 1725
99576 - Francois-Joseph Pey, sacerdote dioc. Parigi, * Solliès-Pont, 1759
99577 - Jean-Joseph Rateau, sacerdote dioc. Parigi, * Bordeaux, 18 novembre 1758
- Marc-Louis Royer, sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 1720
99575 - Jean-Louis Guyard de Saint-Clair, sacerdote dioc. Beauvais, * Avenelles, 1734
- Jean-Pierre Simon, sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, ?


Autore:
Don Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2026-08-18

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