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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera C > Santa Consolata di Reggio Emilia Condividi su Facebook

Santa Consolata di Reggio Emilia Martire

Festa: 6 settembre

Reggio Emilia o Roma, III sec. (?)

E' uno dei casi più emblematici di quelle figure sante il cui culto si è sviluppato nel corso dei secoli pur in assenza quasi totale di documentazione storica. Venerata il 6 settembre, questa martire cristiana compare per la prima volta nelle fonti scritte all'inizio del XVII secolo, quando l'agiografo Filippo Ferrari la menziona nel suo 'Catalogus Generalis' pubblicato a Venezia nel 1613. Secondo quanto riportato dal Ferrari, al suo tempo la santa era oggetto di devozione sia nella cattedrale di Reggio Emilia sia in una chiesa della diocesi a lei dedicata. Tuttavia, lo stesso studioso ammetteva candidamente di non essere riuscito a reperire alcuna informazione sul suo luogo d'origine, sul tempo del martirio o sulle circostanze della sua morte. L'ipotesi avanzata collocava Consolata tra le vittime delle persecuzioni contro i cristiani dei primi secoli, con reliquie traslate dalle catacombe romane per salvarle dalle devastazioni barbariche. Nonostante questa attestazione seicentesca, la figura di Santa Consolata di Reggio Emilia presenta elementi di forte problematicità: già nella seconda edizione aggiornata del suo catalogo, pubblicata nel 1625, il Ferrari ometteva completamente il nome della santa. Inoltre, gli scrittori locali di Reggio Emilia, sia antichi che moderni, non fanno menzione di questa martire, fatto che solleva interrogativi sulla consistenza storica del suo culto locale.

Etimologia: Dal latino 'consolatio' (consolazione), derivato dal verbo 'consolari' (confortare).

Emblema: Palma del martirio, corona del martirio, abiti da matrona romana.


La figura di Santa Consolata di Reggio Emilia si colloca in quella vasta categoria di santi e martiri dei primi secoli cristiani dei quali non è pervenuta alcuna notizia biografica certa. A differenza di tanti altri santi per i quali almeno le tradizioni agiografiche tarde hanno tramandato racconti, leggende o particolari del martirio, di Consolata non possediamo nemmeno questo patrimonio devozionale successivo.

Le fonti documentarie e il loro silenzio
L'unica attestazione scritta che ci sia pervenuta riguardo a questa santa martire è contenuta nel 'Catalogus Generalis Sanctorum' di Filippo Ferrari, opera pubblicata a Venezia nel 1613. Filippo Ferrari (1551-1626) fu un frate servita italiano, cosmografo, matematico, teologo e agiografo di notevole erudizione, autore di importanti opere di geografia e di cataloghi di santi italiani. Nella pagina 576 della sua opera, il Ferrari registra che ai suoi tempi, cioè all'inizio del XVII secolo, veniva venerata il 6 settembre una santa Consolata martire sia nella cattedrale di Reggio Emilia sia in una chiesa della diocesi a lei dedicata.
Tuttavia, ciò che rende particolarmente significativa questa testimonianza è l'onestà intellettuale con cui il Ferrari affronta la questione. Lo studioso ammette esplicitamente di non essere riuscito a conoscere né il luogo d'origine della santa, né l'epoca precisa del suo martirio, né le circostanze della sua morte. Questa dichiarazione rappresenta un elemento di grande importanza metodologica: già all'alba del Seicento, un agiografo rigoroso come il Ferrari prendeva atto dell'assenza totale di documentazione storica su questa figura.
Ancor più significativo è ciò che accadde dodici anni dopo. Quando nel 1625 il Ferrari pubblicò una edizione aggiornata e corretta del suo 'Catalogus Generalis', il nome di Santa Consolata di Reggio Emilia scomparve completamente dall'opera. Questa omissione non può essere considerata casuale: essa rivela che lo stesso autore, approfondendo le sue ricerche o ricevendo nuove informazioni, aveva maturato dubbi sulla consistenza storica di questa figura o sulla legittimità del suo culto.
Un ulteriore elemento che avvalora questa interpretazione è il silenzio pressoché totale delle fonti locali reggiane. Né gli scrittori antichi né quelli moderni della città emiliana fanno menzione di questa santa martire, fatto che risulta particolarmente significativo considerando che normalmente le città custodivano e tramandavano con orgoglio la memoria dei propri martiri e patroni.

Il contesto storico delle persecuzioni
Nonostante l'assenza di dati specifici su Consolata, è possibile collocare la sua eventuale esistenza nel più ampio contesto della cristianizzazione dell'Emilia-Romagna e delle persecuzioni contro i cristiani nei primi secoli. Secondo la 'Passio Sancti Apollinaris', la fede cristiana sarebbe giunta in Emilia già sul finire del I secolo grazie alla predicazione evangelizzatrice, sebbene gli studi moderni tendano a considerare questa datazione come troppo anticipata.
È più probabile che il cristianesimo si sia diffuso e radicato nella regione emiliana in modo graduale nel corso di un lungo periodo, tra il II e il IV secolo, con comunità cristiane che si svilupparono dapprima nelle città lungo la via Emilia e successivamente nelle aree rurali. Reggio Emilia, l'antica Regium Lepidi, fondata come colonia romana nel 183 a.C., rappresentava un importante nodo stradale lungo la via Emilia e questo favoriva naturalmente la circolazione di idee e persone, inclusi i missionari cristiani.
La tradizione agiografica locale conserva memoria di alcuni martiri del III secolo che divennero poi patroni della città: i santi Crisante e Daria, che secondo le fonti avrebbero subito il martirio a Roma intorno al 283, durante le persecuzioni dell'imperatore Numeriano. Le loro reliquie sarebbero state traslate a Reggio Emilia in epoca successiva, diventando oggetto di particolare venerazione.
Le persecuzioni contro i cristiani si intensificarono particolarmente nel III secolo, con momenti di particolare violenza sotto gli imperi di Decio (249-251), Valeriano (257-260) e Diocleziano (303-305). In questi periodi, molti cristiani subirono il martirio per non aver voluto rinnegare la propria fede o partecipare ai sacrifici agli dèi romani. Le loro tombe nelle catacombe romane divennero subito oggetto di venerazione da parte delle comunità cristiane.

L'ipotesi della traslazione delle reliquie
In assenza di informazioni più concrete, l'ipotesi avanzata già dal Ferrari e ripresa dalla tradizione agiografica successiva è che le reliquie di Santa Consolata siano state traslate dalle catacombe romane a Reggio Emilia, seguendo una pratica ampiamente documentata tra il VI e il IX secolo. Durante questo periodo, infatti, le invasioni barbariche e le devastazioni che colpirono Roma e il suo territorio resero necessaria la messa in sicurezza delle reliquie dei martiri, che rischiavano di essere profanate o distrutte.
La traslazione delle reliquie dai cimiteri suburbani romani verso chiese urbane o verso altre città italiane fu un fenomeno di vaste proporzioni. Sin dal Medioevo era radicata la convinzione che nelle catacombe romane fossero stati sepolti esclusivamente martiri delle più antiche persecuzioni, sebbene gli studi moderni abbiano dimostrato che la situazione era più complessa e che non tutti i defunti sepolti nelle catacombe erano martiri.
Le reliquie traslate spesso ricevevano un culto locale molto intenso, e in molti casi le comunità che le accoglievano finivano per considerare questi martiri come originari del proprio territorio, perdendosi nel tempo la memoria della loro reale provenienza. Questo fenomeno potrebbe spiegare il culto di Santa Consolata a Reggio Emilia: le sue reliquie, identificate come quelle di una martire cristiana, sarebbero state portate dalla città eterna e avrebbero ricevuto venerazione locale, sviluppando col tempo una tradizione che la considerava martire reggiana.

La questione dell'omonimia con Santa Consolata di Genova
Un elemento di confusione che ha accompagnato la figura di Santa Consolata di Reggio Emilia è la presenza di un'altra santa con lo stesso nome, venerata a Genova il 5 dicembre. Secondo la leggenda agiografica, questa Consolata sarebbe nata nei pressi del lago di Tiberiade durante un pellegrinaggio dei suoi genitori e sarebbe poi diventata monaca.
È fondamentale sottolineare che non esistono punti di contatto tra le due sante: esse vissero secondo le leggende in epoche diverse, in luoghi diversi, e soprattutto morirono in circostanze diverse - una martire (quella di Reggio Emilia) e l'altra no (quella di Genova). La confusione tra le due figure è stata frequente nel corso dei secoli, contribuendo a offuscare ulteriormente la già scarsa definizione storica della martire reggiana.
Il nome Consolata, peraltro, è principalmente associato alla devozione mariana, in particolare al titolo di Maria Santissima della Consolazione o Consolata, venerata soprattutto a Torino dove è patrona della città e dell'arcidiocesi. Questo titolo mariano esprime un aspetto specifico del culto rivolto alla Vergine Maria come consolatrice degli afflitti, e deriva dal latino 'consolatio' che significa consolazione, conforto.

Le reliquie e la loro collocazione
Non esistono informazioni certe sulla collocazione attuale di eventuali reliquie di Santa Consolata di Reggio Emilia. Se effettivamente ci fu una traslazione dalle catacombe romane, come ipotizzato, le reliquie avrebbero potuto essere conservate nella cattedrale o in una chiesa dedicata alla santa, ma nessuna fonte locale conferma la loro presenza. La chiesa dedicata a Santa Consolata menzionata dal Ferrari nel 1613 non è altrimenti documentata nelle fonti storiche reggiane, e non è chiaro se si trattasse di un edificio di culto pubblico o di una cappella privata.
È possibile che le reliquie siano andate disperse nel corso dei secoli, oppure che siano state dimenticate e mai più identificate. In molti casi, durante i lavori di restauro o ristrutturazione delle chiese antiche, sono state ritrovate reliquie di santi martiri prive di adeguata documentazione, testimonianza del fatto che la memoria del culto si era perduta nel tempo.

L'iconografia
Non esiste una tradizione iconografica specifica per Santa Consolata di Reggio Emilia, data l'assenza totale di informazioni sulla sua vita e sul suo martirio. In linea con la prassi generale per i martiri dei primi secoli privi di attributi specifici, ella può essere rappresentata con gli elementi iconografici convenzionali del martirio: la palma, simbolo della vittoria sulla morte e del sacrificio supremo per la fede; la corona, segno del premio celeste riservato ai martiri; abiti romani del III secolo, coerenti con il periodo storico ipotizzato.
In assenza di dettagli sul tipo di martirio subito (che avrebbe potuto fornire attributi più specifici, come nel caso di sant'Agata con le tenaglie o di santa Lucia con gli occhi), la rappresentazione di Consolata rimane necessariamente generica e simbolica, limitata agli elementi che identificano genericamente un martire cristiano dei primi secoli.

Il culto
Il culto di Santa Consolata di Reggio Emilia, attestato dal Ferrari all'inizio del XVII secolo, sembra essersi estinto già pochi decenni dopo, dato che nel 1625 lo stesso agiografo non la include più nella sua opera aggiornata. Non esistono testimonianze di devozioni popolari, processioni, confraternite o altre manifestazioni del culto legate a questa santa nella storia di Reggio Emilia.
Attualmente, la memoria liturgica del 6 settembre non è inclusa nel Martirologio Romano ufficiale, né è celebrata nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. La scheda su Santiebeati.it e altre fonti online mantengono viva la conoscenza di questa figura, ma si tratta di una memoria puramente storica e documentaria, priva di risvolti devozionali attuali.

La rimozione dal Catalogus del 1625
Un aspetto particolarmente interessante della vicenda di Santa Consolata di Reggio Emilia è la sua scomparsa dalla seconda edizione del 'Catalogus Generalis' di Filippo Ferrari. Questa decisione dell'agiografo servita merita una riflessione sul metodo critico già presente nella ricerca agiografica del Seicento.
Filippo Ferrari era un uomo di grande cultura e rigore scientifico. Quando nel 1613 pubblicò la prima edizione del suo catalogo, incluse tutte le figure sante per le quali esisteva una qualche attestazione di culto, anche in assenza di dati biografici. Tuttavia, nei dodici anni successivi, è probabile che lo studioso abbia condotto ulteriori ricerche o ricevuto segnalazioni da parte di corrispondenti locali.
Il fatto che Reggio Emilia non avesse una tradizione viva su questa santa, che gli scrittori locali non ne parlassero, e che non ci fossero elementi concreti a sostegno del culto, convinse probabilmente il Ferrari che l'inclusione di Consolata non fosse giustificata. Questa scelta testimonia l'onestà intellettuale e il progresso del metodo critico nell'agiografia seicentesca, che già iniziava a distinguere tra tradizioni documentate e semplici omonimie o confusioni.

Il fenomeno delle omonimie agiografiche
Il caso di Santa Consolata di Reggio Emilia si inserisce in un fenomeno più ampio che ha caratterizzato l'agiografia cristiana: la moltiplicazione di santi con lo stesso nome, spesso dovuta a confusioni, omonimie, o interpretazioni errate di iscrizioni o documenti antichi.
Nel corso dei secoli, capitolò che reliquie trovate nelle catacombe con iscrizioni frammentarie o poco chiare venissero attribuite a martiri inesistenti o confusi con altri santi. In alcuni casi, lo stesso nome poteva essere interpretato sia come nome di persona sia come titolo o epiteto, generando ulteriori confusioni.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Santa Consolata martire, venerata a Reggio Emilia, è stata spesso confusa oppure identificata con l’altra santa omonima di Genova, venerata però il 5 dicembre.
Non ci sono punti di contatto fra le due sante, vissute secondo le leggende, in epoche diverse, in luoghi diversi e morte una martire e l’altra no.
Per quanto riguarda la santa Consolata, oggetto di queste poche note, ella è menzionata nel “Catalogus Generalis” del Ferrari, alla pag. 576, edito a Venezia nel 1613.
Lo studioso agiografo, afferma che ai suoi tempi, cioè all’inizio del XVII secolo, era venerata il 6 settembre, santa Consolata martire, sia nella cattedrale di Reggio Emilia, sia in una chiesa della diocesi, a lei dedicata.
Lo studioso aggiungeva, che non era riuscito a conoscere, né il suo luogo d’origine, né il tempo del martirio; l’ipotesi era che si trattasse di una martire del periodo delle persecuzioni contro i cristiani, le cui reliquie siano state traslate, come quelle di tanti altri martiri, dalle catacombe in varie zone d’Italia, per salvarle dalle distruzioni e profanazioni dei barbari, arrivati fino a Roma; e che in seguito ebbero culto locale, a volte credendoli originari del luogo.
Lo stesso agiografo Ferrari, quando dopo dodici anni, nel 1625, ristampò il suo “Catalogus Generalis”, in edizione aggiornata e corretta, non inserì più il nome di santa Consolata; del resto gli stessi scrittori di Reggio Emilia, sia antichi che moderni non parlano di lei.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-08-20

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