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Santi Reinilde, Grimoaldo e Gondolfo Martiri
Festa:
16 luglio
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Kontich, Brabante, 630 circa - Saintes, Hainault, 680 circa
Reinilde era figlia del conte merovingio Witger e di Amalberga. Aveva
una sorella S. Gudula, partrona di Bruxelles e un fratello S. Emeberto.
Nacque nella villa del padre, che oggi viene identificata nel villaggio
di Kontich. Reinilde e Gudula decisero di consacrarsi a Crsto, senza
farsi suore e si recarono a Lobbes. In seguito si recò in Terra Santa
,dopo due anni tornò e portò con se alcune preziose reliquie. La sua
vita si concluse a Xantas dove fu martirizzata insieme a due servitori
il chierico Grimoaldo e il laico Gandolfo. Reinilde insieme ai suoi
compgni è molto venerata nell’arcidiocesi di Saintes e in particolare a
Kontich. E’ invocata contro le malattie degli occhi. Nell’iconograifa la
santa è rappresentata come principessa o a volte come pellegrina con il
bastone o come martire con la spada.
Patronato: Protettrice contro le malattie degli occhi e le ferite aperte.
Etimologia: Reinilde, dal germanico 'ragin' (consiglio, decisione) e 'hild' (battaglia).
Emblema: Principessa con corona, pellegrina con bastone e bisaccia, martire con la spada, talvolta con un vassoio recante due occhi.
Martirologio Romano: A Saintes nell’Hainault, attualmente in territorio belga, santi martiri Reinilde, vergine, e Grimoaldo e Gondolfo, che si tramanda siano stati uccisi da predoni.
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Reinilde (o Reineldis, Raineldis, Reinhild) nacque intorno alla metà del VII secolo nella villa di Kontich, nel Brabante, in un contesto aristocratico profondamente cristianizzato. Le fonti agiografiche la identificano come figlia del conte Witger e di Santa Amalberga di Maubeuge, inserendola in una genealogia sacra di notevole rilievo per l'epoca. Crebbe insieme alle sorelle Gudula, Farailde ed Ermelinde, e al fratello Emeberto, tutti venerati come santi dalla tradizione locale. Fin dalla giovinezza, manifestò una decisa inclinazione alla vita spirituale, cercando inizialmente di seguire il padre presso l'abbazia di Lobbes. Tale scelta le fu preclusa, spingendola a maturare una vocazione autonoma e laicale, lontana dalle rigide strutture monastiche dell'epoca ma non meno radicale nel suo impegno.
Il pellegrinaggio e la vocazione Desiderosa di approfondire la propria fede e di toccare con mano le radici del cristianesimo, Reinilde intraprese un lungo e pericoloso pellegrinaggio verso la Terra Santa. Questo viaggio, ampiamente documentato dalle tradizioni medievali, la portò a visitare i luoghi della vita di Cristo. Durante il soggiorno in Oriente, raccolse preziose reliquie da riportare in patria, un gesto che ne accrebbe il prestigio spirituale. Al suo ritorno, si stabilì nella località di Saintes, nell'Hainault, dedicandosi alla preghiera, all'assistenza dei poveri e alla diffusione del Vangelo in una regione ancora in parte legata alle tradizioni pagane. La sua figura di pellegrina e donna consacrata divenne un punto di riferimento stabile per la comunità locale.
Il martirio a Saintes La vita di Reinilde si concluse tragicamente per mano di un gruppo di predoni che invasero la regione, approfittando della frammentazione politica del periodo. Il Martirologio Romano ricorda che fu uccisa insieme a due fedeli compagni: il diacono Grimoaldo e il servitore laico Gondolfo, che avevano condiviso con lei il cammino di fede. La tradizione riporta che i tre furono decapitati, sigillando con il sangue la loro fedeltà a Cristo. Sebbene le agiografie tarde attribuiscano l'attacco agli Unni, un'anacronistica etichetta utilizzata per indicare genericamente gli invasori barbari, gli storici propendono per incursioni di predoni locali o, in epoca leggermente successiva, di gruppi vichinghi. Il martirio avvenne intorno alla fine del VII secolo, trasformando Saintes in un luogo di venerazione e memoria collettiva.
Culto e iconografia Il culto di Santa Reinilde è radicato principalmente nell'arcidiocesi di Malines-Bruxelles e nella regione dell'Hainault. A Saintes e a Kontich la sua memoria è custodita con particolare devozione. Nell'arte sacra, viene raffigurata con attributi che ne raccontano la vita: come principessa con una corona, come pellegrina con il bastone e la bisaccia, o come martire con la spada, strumento del suo supplizio. In alcune rappresentazioni tardive, tiene in mano un vassoio con due occhi, riferimento diretto al suo patronato contro le malattie oftalmiche, una devozione popolare che ha resistito nei secoli.
Autore: Enrico Quiri
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