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† Oldenzaal o Deventer (attuali Paesi Bassi), 760-775
Marchelmo fa parte di quel gruppo di monaci anglosassoni che sbarcati
sul continente evangelizzarono i popoli germanici del sec. VIII. Da S.
Gregorio vescovo di Utrecht, fu inviato assieme con s. Lebuino nella
regione d’Over- Yssel, dove costruirono una chiesa a Wilp. Di là
Marchelmo evangelizzò la parte più orientale fino ad Oldenzaal dove morì
molto vecchio. Il corpo fu portato a Deventer, dove si venera nella
chiesa di S. Lebuino; una parte invece fu trasferita nel collegio dei
Gesuiti a Emmerich. Il suo nome non appare negli antichi martirologi e
questo ne spiega il culto molto limitato nel Medioevo. Nel sec. XV,
sotto il falso nome di Marchelmo ribattezzato Marcellino furono redatti
gli Atti di S. Suitberto.
Martirologio Romano: A Deventer in Frisia, oggi in Olanda, san Marchelmo, sacerdote e monaco, che, di origine inglese, fu sin dall’infanzia discepolo di san Villibrordo e suo compagno nelle opere sostenute per Cristo.
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Le notizie certe sulla vita di Marchelmo (Markhelm, Marchelm. Marcellino, erroneamente) sono molto limitate. Le fonti concordano nell'indicare la sua origine inglese e il suo ingresso, ancora giovanissimo, nella cerchia di san Villibrordo, il grande evangelizzatore della Frisia. In quel periodo numerosi monaci provenienti dalle isole britanniche lasciavano i monasteri per dedicarsi alla missione sul continente europeo, sostenuti dall'ideale della peregrinatio pro Christo, il volontario esilio per Cristo. Marchelmo fu uno di questi missionari, condividendo la vita austera e itinerante tipica dei monaci evangelizzatori dell'epoca.
Alla scuola di san Villibrordo Secondo il Martirologio Romano, Marchelmo fu «fin dall'infanzia discepolo di san Villibrordo». Questa testimonianza, benché sintetica, è considerata attendibile e costituisce il dato storico più sicuro sulla sua formazione. Villibrordo, originario della Northumbria e consacrato vescovo a Roma nel 695, organizzò una vasta opera missionaria nelle regioni frisone. Attorno a lui si raccolse un gruppo di collaboratori che continuarono la sua opera anche dopo la sua morte. Marchelmo fu probabilmente uno dei più fedeli tra essi.
Collaboratore di Bonifacio e Gregorio di Utrecht Alcune fonti medievali e gli studi moderni ritengono probabile che Marchelmo abbia operato inizialmente sotto la guida di san Gregorio di Utrecht e che abbia accompagnato san Bonifacio in uno dei suoi viaggi a Roma. Questi particolari non possono essere dimostrati con assoluta certezza, ma risultano coerenti con la rete missionaria che univa i principali evangelizzatori anglosassoni del tempo. È invece certo che svolse un'intensa attività pastorale nelle regioni della Frisia e del Gheldria per molti anni.
L'evangelizzazione dell'Overyssel Negli ultimi anni della sua attività Marchelmo fu inviato insieme a san Lebuino nell'attuale Overijssel, territorio posto a oriente della Frisia e ancora esposto alle incursioni e alle resistenze delle popolazioni sassoni. La tradizione attribuisce ai due missionari la fondazione o il consolidamento della comunità cristiana di Deventer, destinata a diventare uno dei principali centri di evangelizzazione dell'Europa nord-occidentale. Gli studiosi ritengono plausibile il suo contributo alla nascita di questa importante sede missionaria, pur non essendo possibile definirne con precisione il ruolo.
La morte Le fonti collocano la morte di Marchelmo intorno al 760, mentre altre tradizioni indicano una data vicina al 775. Morì probabilmente a Oldenzaal, dove aveva continuato il proprio ministero sacerdotale. Successivamente le sue reliquie sarebbero state trasferite a Deventer, dove il suo culto rimase vivo per secoli. La scarsità della documentazione impedisce di stabilire con precisione cronologia e circostanze della traslazione.
Il culto Marchelmo non compare nei più antichi martirologi occidentali. Il suo culto rimase inizialmente limitato ad alcune Chiese locali dei Paesi Bassi. Nel XIV secolo si diffuse una tradizione secondo cui egli, identificato con il nome di Marcellino, sarebbe stato autore degli Acta di san Suitberto e membro del gruppo degli undici missionari che accompagnarono personalmente san Villibrordo. Gli studi storici moderni considerano queste attribuzioni prive di fondamento documentario. Nonostante tali leggende, la devozione nei suoi confronti si consolidò progressivamente, tanto da determinare l'inserimento del suo nome nel Martirologio Romano durante il XVI secolo. Oggi la Chiesa lo commemora il 14 luglio.
Autore: Giampietro Cattini
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