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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera G > Beati Guglielmo Lacey e Riccardo Kirkman Condividi su Facebook

Beati Guglielmo Lacey e Riccardo Kirkman Sacerdoti e martiri

Festa: 22 agosto

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† York, Inghilterra, 22 agosto 1582

Appartengono alla generazione di sacerdoti cattolici che, nella seconda metà del XVI secolo, affrontarono clandestinamente la missione in Inghilterra durante il regno di Elisabetta I. Entrambi erano sacerdoti secolari formati nei seminari inglesi sorti sul continente per preparare uomini destinati al ministero clandestino tra i cattolici inglesi. Lacey, originario dello Yorkshire, aveva alle spalle una vita già segnata dalle persecuzioni religiose: sposato due volte e rimasto vedovo, lasciò l'Inghilterra, studiò a Reims e ricevette a Roma l'ordinazione sacerdotale dopo aver ottenuto la necessaria dispensa. Kirkman, nato ad Addingham, era invece giunto a Douai nel 1577 e fu ordinato sacerdote a Reims nel 1579. Tornati entrambi in patria, esercitarono il ministero in clandestinità, tra spostamenti, identità nascoste e il costante rischio dell'arresto. Il destino li riunì nella prigione di York. Lacey fu arrestato il 22 luglio 1582, mentre assisteva alla Messa celebrata nella cella di Thomas Bell; Kirkman fu catturato pochi giorni dopo, l'8 agosto, nei pressi di Wakefield. Condannati in quanto sacerdoti cattolici entrati clandestinamente nel regno, furono giustiziati insieme il 22 agosto 1582 a Knavesmire, fuori dalle mura di York. Leone XIII li annoverò tra i martiri inglesi beatificati il 29 dicembre 1886.

Etimologia: Guglielmo: dall'antico germanico Willahelm, 'protettore deciso' o 'colui che protegge con la volontà'. Riccardo: dall'antico germanico Rikhard, 'forte nel potere' o 'potente e valoroso'.

Emblema: Abito sacerdotale, palma del martirio.

Martirologio Romano: Nello stesso luogo, sotto la medesima regina, beati Guglielmo Lacey e Riccardo Kirkman, sacerdoti e martiri, che, condannati a morte per essere entrati da sacerdoti in Inghilterra, furono condotti al patibolo.


La vicenda di Lacey e Kirkman va collocata nella profonda frattura religiosa prodotta dalla Riforma inglese. Dopo la separazione dalla comunione con Roma, la legislazione della monarchia Tudor aveva progressivamente trasformato l'adesione alla Chiesa cattolica in una questione anche politica. Sotto Elisabetta I, la celebrazione della Messa cattolica e l'attività dei sacerdoti inviati dall'estero furono sottoposte a severe sanzioni.
In questo contesto nacquero sul continente i seminari destinati alla formazione dei sacerdoti inglesi. Douai e, dal 1578, Reims divennero importanti centri di preparazione per uomini chiamati a rientrare clandestinamente in patria. Il loro compito non era quello di combattere militarmente il governo, ma di assicurare la continuità della vita sacramentale e pastorale dei cattolici rimasti fedeli a Roma. La stessa presenza di un sacerdote ordinato all'estero poteva tuttavia essere considerata dalle autorità un atto di tradimento. I due beati furono vittime di questo sistema repressivo.

Guglielmo Lacey, da uomo di legge a sacerdote
Guglielmo Lacey nacque nello Yorkshire occidentale, probabilmente a Horton, presso Settle. Le fonti lo presentano come un uomo di condizione sociale rispettabile, che aveva ricoperto un incarico alle dipendenze della Corona e si era distinto come uomo di legge. Il suo percorso fu dunque molto diverso da quello dei giovani seminaristi che, ancora celibi, lasciavano l'Inghilterra per prepararsi al sacerdozio.
Lacey si sposò due volte, almeno una delle quali con una vedova della famiglia Creswell. I figli di lei, Arthur e Joseph Creswell, divennero in seguito gesuiti. La sua fedeltà alla Chiesa cattolica lo espose progressivamente alle conseguenze della politica religiosa della Corona. Per circa quattordici anni fu sottoposto a multe, controlli e persecuzioni; in una circostanza fu anche imprigionato a Hull. La sua casa era inoltre considerata un luogo di accoglienza per cattolici perseguitati e, secondo le fonti agiografiche, per sacerdoti clandestini.
La morte della seconda moglie, nel 1579, segnò una svolta. Rimasto vedovo e ormai avanti negli anni rispetto alla maggior parte dei seminaristi, Lacey decise di consacrarsi al sacerdozio. Il 22 giugno 1580 raggiunse il Collegio inglese di Reims. Il 25 settembre dello stesso anno proseguì per Roma, dove ottenne una dispensa necessaria a superare l'impedimento derivante dai suoi precedenti matrimoni. Fu quindi ordinato sacerdote nel 1581.
Prima di rientrare in patria passò anche da Loreto, dove si trovava il 10 maggio 1581. Nello stesso anno tornò in Inghilterra e iniziò il ministero clandestino nello Yorkshire. La sua esperienza di uomo maturo, già provato dalle persecuzioni e dalla vita familiare, conferì alla sua scelta sacerdotale un carattere particolare: Lacey non entrava nella clandestinità per impulso giovanile, ma dopo una lunga esperienza di fedeltà alla propria coscienza religiosa.

Riccardo Kirkman e la missione inglese
Molto meno conosciute sono le origini di Riccardo Kirkman. Le fonti concordano nell'indicarne la nascita ad Addingham, nello Yorkshire occidentale, ma non conservano una data sicura. Nel 1577 raggiunse Douai, dove entrò nel percorso di formazione destinato ai sacerdoti della missione inglese. Quando il Collegio inglese fu trasferito a Reims, Kirkman proseguì gli studi nella nuova sede.
Il 14 marzo 1579 ricevette il suddiaconato insieme a Riccardo Thirkeld e, il Sabato santo dello stesso anno, fu ordinato sacerdote. Le fonti indicano il 19 aprile 1579 come data dell'ordinazione. Celebrò la sua prima Messa nella chiesa abbaziale delle benedettine di Saint-Pierre.
Il 3 agosto 1579 partì per la missione inglese insieme ad Alexander Briant e ad altri compagni. Rientrato in patria, trovò un rifugio presso Robert Dymoke a Scrivelsby, nel Lincolnshire. Dymoke, appartenente a una famiglia di antica nobiltà e tradizionalmente titolare dell'ufficio di Champion of England, era rimasto fedele al cattolicesimo. Per non destare sospetti, Kirkman svolse ufficialmente il compito di precettore dei figli della famiglia. Dietro questa copertura esercitava invece il ministero sacerdotale clandestino.
Dopo l'arresto di Dymoke nel 1580, Kirkman dovette abbandonare il rifugio. Si spostò verso il nord dell'Inghilterra, operando tra i cattolici dello Yorkshire e delle regioni vicine. La sua attività si svolse necessariamente nell'ombra: spostamenti frequenti, prudenza nelle relazioni personali e celebrazione clandestina dei sacramenti costituivano la quotidianità dei sacerdoti della missione inglese.

L'arresto di Guglielmo Lacey
Il 22 luglio 1582 Lacey si trovava nel castello di York. Nella prigione era detenuto il sacerdote Thomas Bell, che celebrò la Messa nella propria cella. Lacey vi assistette e, subito dopo la celebrazione, fu arrestato. La circostanza mostra quanto fosse pericoloso, per un sacerdote cattolico, anche il semplice fatto di partecipare pubblicamente a una celebrazione eucaristica.
Lacey fu sottoposto a pesanti condizioni di detenzione. Le fonti ricordano catene, una prigionia in un sotterraneo e numerosi interrogatori. L'11 agosto comparve davanti ai giudici e fu condannato. Il procedimento si inseriva nella legislazione che puniva l'ingresso nel regno dei sacerdoti formati e ordinati all'estero e la loro attività in favore dei cattolici.
La sua vicenda assunse inoltre un significato particolare perché Thomas Bell, il sacerdote presso il quale era stato arrestato, non rimase fedele fino alla fine. Bell avrebbe successivamente apostatato, mentre Lacey mantenne la propria scelta. La differenza tra i due mostra la tensione estrema nella quale vivevano i sacerdoti cattolici catturati dalle autorità.

L'arresto di Riccardo Kirkman
Kirkman fu individuato mentre cercava di continuare la propria attività nel nord dell'Inghilterra. La sua presenza, quella di un uomo estraneo alla zona e probabilmente sospetto per le sue modalità di vita, attirò l'attenzione delle autorità.
L'8 agosto 1582 fu arrestato nei pressi di Wakefield da Francis Wortley, giudice di pace. Le fonti ricordano che, sottoposto a interrogatorio, Kirkman non nascose di essere sacerdote cattolico. Fu incriminato sulla base della legislazione contro i sacerdoti missionari e contro quanti rifiutavano la supremazia religiosa della Corona.
Dopo la condanna fu trasferito nella prigione di York. Per un breve periodo egli e Lacey furono rinchiusi nella stessa cella, in una torre del castello. In seguito Kirkman fu trasferito in un sotterraneo, dove rimase fino all'esecuzione.

Una breve fraternità nella prigione
Il loro incontro nella prigione di York fu breve, ma significativo. Due uomini provenienti da esperienze profondamente differenti si trovarono accomunati dalla stessa condizione: entrambi erano sacerdoti cattolici, entrambi avevano esercitato clandestinamente il ministero ed entrambi erano stati condannati per la loro presenza sacerdotale in Inghilterra.
Le fonti agiografiche ricordano che i due sacerdoti si sostennero reciprocamente nella preparazione al martirio. La loro comunanza non derivava da una collaborazione precedente particolarmente documentata, ma dalla situazione creatasi negli ultimi giorni della loro vita.

Il martirio a Knavesmire
Il 22 agosto 1582 Guglielmo Lacey e Riccardo Kirkman furono condotti a Knavesmire, il luogo delle esecuzioni situato fuori dalle mura di York. Furono sottoposti alla pena prevista per l'alto tradimento, cioè l'impiccagione, lo sventramento e lo squartamento. Tale supplizio, particolarmente crudele, era riservato ai condannati per tradimento.
La morte dei due sacerdoti si inserisce in una lunga serie di esecuzioni di ecclesiastici cattolici durante il regno di Elisabetta I. Nello stesso periodo York fu teatro del martirio di numerosi sacerdoti della missione inglese, tra cui James Thompson, William Hart e Richard Thirkeld.
Il loro caso mostra anche un elemento essenziale della persecuzione elisabettiana: il sacerdote cattolico non veniva necessariamente perseguito per un'azione violenta o per un complotto politico. La semplice ordinazione sacerdotale ricevuta all'estero e il successivo ingresso clandestino nel regno erano sufficienti per esporlo alla pena capitale secondo la legislazione allora vigente.

Il culto e la beatificazione
La memoria dei due martiri rimase inserita nel più ampio culto dei martiri inglesi. Nel XIX secolo la Santa Sede avviò il riconoscimento formale di numerosi uomini e donne uccisi durante e dopo la Riforma inglese.
Guglielmo Lacey e Riccardo Kirkman furono beatificati da papa Leone XIII il 29 dicembre 1886, insieme a un gruppo di 54 martiri inglesi. La stessa procedura comprendeva figure celebri come John Fisher e Thomas More e diversi futuri santi dei Quaranta martiri d'Inghilterra e Galles.
La loro memoria liturgica è fissata al 22 agosto, anniversario della morte. Il Martirologio ricorda entrambi come sacerdoti e martiri uccisi a York sotto la regina Elisabetta I.
Non essendo stati successivamente canonizzati, il loro titolo liturgico rimane quello di beati. La loro memoria è tuttavia strettamente legata a quella della più ampia schiera dei martiri inglesi, molti dei quali furono riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa nel corso di diversi processi tra XIX e XX secolo.

I seminari inglesi sul continente
La storia di Kirkman e Lacey non può essere separata dalla nascita dei seminari inglesi di Douai e Reims. Dopo la separazione dell'Inghilterra da Roma, la formazione dei sacerdoti destinati alla popolazione cattolica non poteva più svolgersi normalmente sul territorio inglese. Le comunità di esuli crearono quindi istituzioni formative sul continente.
Douai fu uno dei principali centri di questa attività; il trasferimento a Reims rese il collegio ancora più importante per la preparazione della missione. Da questi ambienti uscirono numerosi sacerdoti che rientrarono clandestinamente in Inghilterra e che, in molti casi, morirono martiri.

La missione clandestina
I sacerdoti della missione inglese vivevano in condizioni molto diverse da quelle del normale ministero parrocchiale. Non potevano disporre di chiese pubbliche, registri parrocchiali o residenze riconoscibili. Il loro ministero dipendeva dall'aiuto delle famiglie cattoliche che offrivano rifugio e permettevano la celebrazione della Messa.
Kirkman ne è un esempio particolarmente evidente. La sua attività di precettore presso la famiglia Dymoke gli consentiva di vivere sotto una copertura apparentemente ordinaria. Lacey, invece, rientrò in patria già dopo aver ricevuto l'ordinazione a Roma e si inserì nella rete clandestina dei cattolici dello Yorkshire.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

BEATO RICCARDO KIRKMAN

Appartenente ad un'ottima famiglia dello Yorkshire, il K. nacque ad Addingham, nel West Riding, a pochi chilometri da Skipton. Terminati gli studi, decise di dedicarsi all'assistenza spirituale dei suoi perseguitati correligionari, per cui si recò nel 1577 in Francia allo scopo di prepararsi al sacerdozio nel Collegio inglese di Douai.
A Reims, dove il seminario si era dovuto trasferire poco dopo, il K. ricevette la sacra ordinazione nella primavera del 1579, e da lì parti, il 3 ag. successivo, per la missione inglese, insieme con alcuni altri sacerdoti (cf. The first and second diaries of the English College, Douay, ed. Th. F. Knox, Londra 1878, p. 154). Appena rientrato in patria, fondò, unitamente a Roberto Dymoke, un ritiro a Scrivelsby Hall nella contea di Lincoln, che dovette però ben presto lasciare per andarsi a rifugiare nel Northumberland, in seguito all'arresto del Dymoke (m. 1580).
Non molto tempo tuttavia durò l'attività missionaria del K., perché 1*8 ag. 1582, mentre viaggiava per lo Yorkshire, venne arrestato nelle vicinanze di Wakefield e condotto subito davanti al giudice Francis Wortley, uno dei più spietati persecutori dei ricusanti. Denunziata la sua qualità di sacerdote cattolico, fu rinchiuso nel castello di York, venendo quindi processato dopo qualche giorno sotto l'accusa di alto tradimento, in quanto era prete di Douai e svolgeva attività missionaria. Quando udì la sua condanna a morte, si dichiarò indegno dell'onore del martirio, che subì nondimeno il 22 ag. 1582, venendo impiccato in località Knavesmire, poco fuori la città di York, senza che gli fosse permesso di parlare alla folla, come vivamente desiderava.
Innalzato da Leone XIII all'onore degli altari, il 29 die. 1886, il beato viene commemorato il 22 agosto.


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-11

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