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Beati Paolo e Maria Tanaca Sposi e martiri

Festa: 10 settembre

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† Nagasaki, Giappone, 10 settembre 1622

Sposi giapponesi del XVII secolo, vissero negli anni più drammatici della persecuzione contro il cristianesimo nell'arcipelago nipponico, quando lo shogunato Tokugawa aveva deciso di sradicare con la forza una fede considerata estranea alla cultura tradizionale e potenzialmente sovversiva. Paolo esercitava il ministero di catechista, figura cruciale nelle comunità cristiane giapponesi costrette alla clandestinità dopo l'espulsione dei missionari. La sua opera di formazione e sostegno ai fedeli lo rese bersaglio privilegiato delle autorità. Maria, sua moglie, condivise pienamente la scelta di fede del coniuge, affrontando con lui la prigionia e il martirio. Il 10 settembre 1622, a Nagasaki, la coppia fu giustiziata insieme ad altri cinquantatre cristiani in quello che la storia ricorda come il massacro dei Martiri Genna, uno degli episodi più cruenti della persecuzione. La loro memoria è stata ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa con la beatificazione celebrata da Papa Pio IX nel 1867.

Etimologia: Paolo deriva dal latino Paulus, che significa piccolo; Maria dall'ebraico Miryam, interpretato come amata da Dio o signora.

Emblema: Palma del martirio, abiti giapponesi del XVII secolo.


Per comprendere la testimonianza di Paolo e Maria Tanaca occorre collocarla nel contesto storico del Giappone del primo Seicento. Il cristianesimo era arrivato nell'arcipelago nel 1549 con san Francesco Saverio, trovando inizialmente una certa apertura. In pochi decenni le comunità cristiane si erano moltiplicate, soprattutto nel sud del paese, a Kyushu, dove i signori feudali (daimyo) vedevano nei missionari anche un'opportunità di sviluppo nei commerci con l'Occidente.
Ma la situazione cambiò radicalmente con l'unificazione del paese sotto lo shogunato Tokugawa. Tokugawa Ieyasu e i suoi successori videro nel cristianesimo una minaccia all'unità nazionale e alla struttura feudale del potere. Nel 1614 fu emanato l'editto di proscrizione: i missionari furono espulsi, le chiese distrutte, i convertiti costretti a rinnegare la fede sotto pena di morte.

Paolo catechista e la vita nella clandestinità
In questo clima di crescente repressione si colloca la figura di Paolo Tanaca. Non possediamo notizie dettagliate sulla sua nascita e giovinezza, ma sappiamo che divenne catechista, assumendo un ruolo di responsabilità nella comunità cristiana di Nagasaki o dei dintorni.
Il catechista nel Giappone perseguitato era una figura essenziale. Con i missionari espulsi o costretti a vivere nella più assoluta clandestinità, erano i laici preparati a mantenere viva la fede delle comunità, amministrare i sacramenti quando possibile, istruire i nuovi convertiti, sostenere i deboli nelle prove. Un compito pericolosissimo che esponeva a rischi costanti.
Paolo svolse questo ministero con dedizione, affiancato dalla moglie Maria. La loro unione matrimoniale divenne così anche comunione nella missione evangelizzatrice. In un'epoca in cui essere cristiani significava vivere costantemente sotto minaccia, la loro casa dovette essere probabilmente un punto di riferimento per i fedeli, un luogo dove trovare sostegno spirituale e umano.

L'arresto e la prigionia
La grande ondata repressiva del 1622 colpì duramente le comunità cristiane di Nagasaki. Le autorità dello shogunato decisero di dare un esempio eclatante, eliminando fisicamente un gran numero di cristiani per terrorizzare gli altri e indurli all'apostasia.
Paolo Tanaca fu arrestato insieme a molti altri fedeli. Le cronache dell'epoca, redatte da testimoni oculari o da missionari che riuscirono a rimanere nel paese, ci tramandano un quadro drammatico di quelle settimane. I prigionieri furono sottoposti a interrogatori serrati, torture, pressioni psicologiche perché rinunciassero alla fede. A molti fu offerta la possibilità di salvarsi calpestando immagini sacre o pronunciando formule di abiura.
Maria condivise la sorte del marito. Non sappiamo se fu arrestata insieme a lui o in un momento successivo, ma la sua presenza tra i condannati dimostra la coerenza di una scelta di fede maturata pienamente. Nel Giappone del Seicento le donne cristiane diedero spesso testimonianza eroica, rifiutando di salvare la vita a prezzo della rinuncia al Vangelo.

Il martirio del 10 settembre 1622
Il 10 settembre 1622, sul monte Nishizaka a Nagasaki, fu consumato uno dei più grandi martiri collettivi della storia della Chiesa. Cinquantacinque cristiani furono condotti al supplizio: missionari francescani e domenicani, gesuiti giapponesi, catechisti, laici, donne e bambini. Tra loro Paolo e Maria Tanaca.
Le modalità dell'esecuzione furono studiate per incutere massimo terrore. Alcuni furono decapitati, altri bruciati vivi, altri ancora sottoposti a torture prolungate prima di essere uccisi. Le cronache raccontano che i martiri affrontarono la morte con serenità, cantando inni e pregando fino all'ultimo.
Paolo e Maria morirono insieme, testimoni fino alla fine del vincolo matrimoniale sancito non solo davanti agli uomini ma soprattutto davanti a Dio. La loro morte si unì a quelle di altri grandi martiri giapponesi come Tommaso Akahoshi, Leone Tanaka (forse parente), e tanti altri il cui nome è giunto fino a noi attraverso le relazioni invate in Europa dai pochi missionari superstiti.

I Martiri Genna

Il gruppo di cinquantacinque cristiani giustiziati il 10 settembre 1622 è passato alla storia come i Martiri Genna, dal nome dell'era giapponese in cui avvenne il massacro (Genna II). Tra loro vi erano ventidue religiosi (francescani, domenicani, gesuiti) e trentatré laici giapponesi, tra uomini, donne e bambini.
Questo martirio collettivo rappresentò l'apice della persecuzione anti-cristiana del primo Seicento. Le autorità vollero dare un segnale inequivocabile: nessuna tolleranza per la religione straniera, nessuna eccezione per sesso o età. L'eccidio ebbe però l'effetto contrario a quello sperato: invece di spegnere la fede, la testimonianza eroica dei martiri la rafforzò, alimentando la resistenza delle comunità cristiane giapponesi che sopravvissero nella clandestinità per oltre due secoli.

La beatificazione
Il processo di riconoscimento del martirio fu lungo e complesso, ostacolato dalla difficoltà di raccogliere documentazione in un paese chiuso agli stranieri. Solo nel XIX secolo, con la riapertura del Giappone all'Occidente e il ritorno dei missionari, fu possibile istruire regolarmente le cause.
Papa Pio IX, con decreto del 7 luglio 1867, beatificò i cinquantacinque martiri di Nagasaki del 1622, riconoscendone il martirio in odio alla fede. La beatificazione fu un atto significativo che volle onorare non solo le vittime ma anche la Chiesa silenziosa giapponese che aveva saputo conservare la fede senza pastori per generazioni.

Il cristianesimo nascosto
Dopo la persecuzione del Seicento, il cristianesimo in Giappone non scomparve ma si trasformò in una Chiesa sotterranea (kakure kirishitan). Per oltre duecento anni, fino alla riapertura del paese nel 1853, comunità di fedeli conservarono la fede trasmessa oralmente, adattando preghiere e pratiche in forme criptate per non destare sospetti.
Paolo e Maria Tanaca, con il loro martirio, contribuirono a tenere viva la fiamma della fede in quelle comunità. La loro testimonianza coniugale mostrò che la santità era possibile non solo per religiosi e missionari ma anche per laici impegnati nella vita ordinaria del matrimonio.

Curiosità
- Nagasaki, teatro del martirio, rimase nei secoli successivi il principale centro del cattolicesimo giapponese. Ancora oggi vi si trovano importanti santuari e la cattedrale di Urakami, ricostruita dopo la bomba atomica del 1945.
- I martiri del 1622 furono giustiziati sul monte Nishizaka, lo stesso luogo dove nel 1597 erano stati crocifissi i ventisei martiri di san Paolo Miki. Oggi il sito è segnato da un memoriale e da una via crucis.
- Alcuni discendenti dei cristiani giapponesi del Seicento, quando nel 1865 i missionari francesi si ripresentarono a Nagasaki, si rivelarono mostrando immagini sacre nascoste e chiedendo: Dove sono i vostri santi? Dove sono le immagini della Vergine Maria?

Cronologia
- Inizio XVII secolo: Nascita di Paolo e Maria (date ignote)
- 1614: Editto di proscrizione del cristianesimo in Giappone
- 1622: Arresto di Paolo e Maria Tanaca durante la grande persecuzione
- 10 settembre 1622: Martirio a Nagasaki insieme ad altri 53 cristiani
- 7 luglio 1867: Beatificazione da parte di Papa Pio IX
- 10 settembre: Memoria liturgica annuale.

Autore: Enrico Quiri
 


 

La Chiesa propone alla venerazione ed all’imitazione da parte dei fedeli una folta schiera di coppie di sposi che hanno fatto propri gli ideali evangelici, spesso purtroppo dimenticate, tra le quali ben sedici coppie di nazionalità giapponese come i beati coniugi Paolo e Maria Tanaca, oggetto della presente scheda agiografica.
E’ facilmente comprensibile che purtroppo non siano state tramandate dettagliate informazioni sul loro conto, come d’altronde sin dai tempi antichi l’effusione del sangue in odio alla fede cristiana è sempre stata considerata l’espressione massima dela santità di una persona. Cerchiamo comunque di ricostruire la trama della loro vicenda di martirio.
Paolo era nativo di Tosa nei pressi di Shikoku. Al fine di impedire la permanenza di missionari cristiani in Giapppone, le leggi dello stato punivano severamente chi li ospitava o non ne denunciava la presenza. I coniugi Tanaca non ottemperarono a queste ordinanze e furono imprigionati a Nagasaki per aver ospitato in casa loro alcuni missionari. Dopo aver tentato invano di farli abiurare, il governatore Gonrocu ordinò la loro decapitazione. L’esecuzione della sentenza avvenne il 10 settembre 1622 sulla collina di Nagasaki unitamente ad una cinquantina di altri condannati.
Il sommo pontefice Beato Pio IX beatificò questi santi coniugi il 7 maggio 1867, insieme con un gruppo complessivo di ben 205 martiri in terra giapponese.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2026-09-02

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